Il bioeticista cattolico: trans incinto va biasimato pubblicamente per sue pulsioni irrisolte
Un'immagine scioccante, quella del trans incinto, ma in realta' "nulla di straordinario" da un punto di vista fisiologico. Secondo il direttore del Centro di bioetica dell'Universita' Cattolica, Adriano Pessina, resta invece assolutamente problematico il profilo psicologico del 'caso Thomas Beatie', "e fermamente criticabile l'aspetto etico. La foto di questa persona, dall'aspetto maschile e tale dal punto di vista legale, ha evocato presunte trasformazioni antropologiche finora impensate. In realta', dal punto di vista fisiologico non e' avvenuto nulla di straordinario: questa persona e' e resta, dal punto di vista anatomico, una donna, visto che la sua trasformazione maschile ha comportato l'asportazione dei seni e l'assunzione di ormoni maschili, ma ha conservato intatto l'apparato riproduttivo femminile".
Resta invece assolutamente problematico il profilo psicologico della vicenda "e fermamente criticabile l'aspetto etico. Non si tratta di formulare un giudizio sulla personalita' irrisolta di chi, decidendo di essere maschio, non rinuncia a essere femmina, ma di rimarcare lo sconcerto e la disapprovazione di fronte a quello che appare un abuso e anche un atto di violenza psicologica esercitata nei confronti di un figlio generato per soddisfare la duplice esigenza di maternita', del signor Beatie e della moglie Nancy". Insomma, "rompendo le barriere della presunta neutralita' del politicamente corretto, occorre biasimare e condannare questa scelta tragica di considerare i figli come un puro strumento delle irrisolte pulsioni psichiche di un individuo e di una coppia, alla ricerca confusa di esperienze che sostituiscano identita' perdute". Non si puo', infatti, secondo i bioeticista, liquidare questa vicenda "ne' come un puro fenomeno di morbosa curiosita', ne' come una vicenda privata di una coppia decisamente anomala. La richiesta di riconoscimento pubblico di queste scelte (diventare uomo e partorire come donna) richiede una valutazione altrettanto pubblica. E in questo senso - conclude - non ci si puo' sottrarre a un giudizio negativo".
Resta invece assolutamente problematico il profilo psicologico della vicenda "e fermamente criticabile l'aspetto etico. Non si tratta di formulare un giudizio sulla personalita' irrisolta di chi, decidendo di essere maschio, non rinuncia a essere femmina, ma di rimarcare lo sconcerto e la disapprovazione di fronte a quello che appare un abuso e anche un atto di violenza psicologica esercitata nei confronti di un figlio generato per soddisfare la duplice esigenza di maternita', del signor Beatie e della moglie Nancy". Insomma, "rompendo le barriere della presunta neutralita' del politicamente corretto, occorre biasimare e condannare questa scelta tragica di considerare i figli come un puro strumento delle irrisolte pulsioni psichiche di un individuo e di una coppia, alla ricerca confusa di esperienze che sostituiscano identita' perdute". Non si puo', infatti, secondo i bioeticista, liquidare questa vicenda "ne' come un puro fenomeno di morbosa curiosita', ne' come una vicenda privata di una coppia decisamente anomala. La richiesta di riconoscimento pubblico di queste scelte (diventare uomo e partorire come donna) richiede una valutazione altrettanto pubblica. E in questo senso - conclude - non ci si puo' sottrarre a un giudizio negativo".
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