BTP 2028 allo 0,5%: il titolo di Stato che ha penalizzato chi lo comprò all'emissione
Il BTP con scadenza 15 luglio 2028 e cedola dello 0,50% (ISIN: IT0005445306) è tornato sotto i riflettori in occasione della sua dodicesima tranche d'asta, prevista per martedì 28 luglio con un'offerta del Tesoro fino a 1,25 miliardi di euro. Come riporta Investireoggi, si tratta di un titolo che fin dal primo giorno si è configurato come un investimento penalizzante per chi lo ha sottoscritto all'emissione.
Il bond, emesso nel maggio 2021 con prezzo di emissione a 98,69, quota oggi sul mercato secondario intorno a 95,50 centesimi, ovvero con uno sconto di circa il 4,50% rispetto al valore nominale. Chi avesse acquistato il titolo alla prima emissione si trova oggi con cedole nette cumulate pari ad appena il 2,30% del capitale investito e, in caso di rivendita, con una minusvalenza netta di circa il 3%.
Chi acquistasse il titolo adesso, invece, si garantirebbe un rendimento lordo vicino al 3% annuo per la durata residua di circa due anni: nulla di straordinario, ma nemmeno da scartare considerata la breve scadenza. Il problema, dunque, non riguarda chi investe oggi bensì chi comprò quel BTP agli esordi, in piena era di tassi a zero.
A spiegare la trappola è il contesto in cui il titolo fu emesso. Negli anni precedenti, i risparmiatori avevano atteso a lungo rendimenti obbligazionari adeguati, senza che quell'attesa venisse mai soddisfatta. L'impazienza accumulata si è tradotta in acquisti compulsivi, non solo da parte del pubblico retail. Un esempio estremo di quegli anni fu la Germania, che nell'estate del 2019 riuscì a collocare il primo Bund trentennale senza cedola e con rendimento negativo. Le condizioni monetarie erano diventate così distorte che l'allora ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble arrivò a definire il governatore della BCE Mario Draghi "assassino dei risparmiatori". In sostanza, si determinò un vero e proprio trasferimento di ricchezza dai risparmiatori ai debitori — governi, banche e imprese — attraverso la compressione artificiale dei tassi.
Il caso del BTP luglio 2028 illustra con chiarezza i rischi dei titoli a cedola bassa acquistati in un contesto di tassi minimi: quando i tassi salgono, il prezzo del titolo scende e l'investitore subisce perdite in conto capitale. Per chi valuta l'acquisto di obbligazioni governative, la lezione è che non basta il nome "BTP" a garantire un buon investimento: contano la cedola, il prezzo di acquisto, la duration e il rendimento effettivo a scadenza.