Sabato 19 settembre 2026
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Le carceri, una polveriera con la miccia corta. Studio

AMERICHE - GUATEMALA
Notizia ·
Uno studio del Centro de Investigaciones Económicas Nacionales (CIEN) ha messo nero su bianco una realta' che, pur se conosciuta, e' drammatica: la sempre piu' massiccia presenza delle mafie nelle carceri, trasformando le stesse in una sorta di loro quartier generale, da dove si ordinano assassinii, sequestri, estorsioni e ogni tipo di crimine, in una situazione in cui lo Stato non ha nessuna capacita' di farvi fronte.
"Solo l'abbandono per decenni del sistema peniteziario, puo' spiegare perche' siamo arrivati a questi estremi", dice Corinne Dedik, esperta del CIEN che ha diretto lo studio. E aggiunge che il profilo del detenuto si e' evoluto insieme alla realta' sociale. Sottolinea inoltre che negli ultimi dieci anni la criminalita' si e' caratterizzata per azioni criminali delle bande (pandillas) giovanili o "maras", molto ben organizzate, e i cui complici in liberta' continuano a commettere crimini obbedendo agli ordini che giungono dai loro capi in carcere. Hanno anche armi e tecnologie moderne, ben oltre le disponibilita' della autorita' penitenziaria.
“A questo si aggiungano le mafie del narcotraffico, con una leadership molto forte e un potere economico immenso. Il sistema penitenziario non e' preparato per far fronte a questa situazione”, continua l'esperta, e segnala che la societa' guatemalteca soffre per questo aumento di pericoli come l'essere vittima di estorsioni. “Secondo alcune statistiche, il 75% delle estorsioni alla popolazione, e' ordinato da dentro le carceri”, e quasi tutte sono opera delle "maras".
E' un sistema penitenziario pieno di inefficienza. Per farvi fronte, non esiste l'adeguata separazione tra il profilo giudiziario, penale o di eta'. L'unica divisione e' per ragioni di sesso o per l'appartenenza alle bande (pandillas) giovanili, le sanguinarie “maras”. L'affollamento e' drammatico. Il numero di posti a disposizione e' di 6.500, mentre, a fine settembre, i reclusi erano circa 17.000, numeri che collocano le carceri guatemalteche tra le prime 10 al mondo per il tasso di affollamento.
I detenuti possono fruire dei servizi di medicina generale e odontoiatrici,, ma non esistono programmi di disintossicazione per dipendenze come l'alcolismo, la cocaina, il crack o la marijuana, dipendenze che riguardnoa, con un calcolo empirico, almeno il 50% dei reclusi. Droghe che, tra l'altro, si riescono ad ottenere facilmente all'interno delle carceri.
Stando cosi' le cose, conclude lo studio, la soluzione puo' esserci solo ad ampio raggio, convertendo il sistema penitenziario in politica di Stato e realizzando inversioni di rotta importanti in infrastrutture fisiche e in una maggiore considerazione delle guardie carcerarie, che hanno salari tanto bassi che la maggior parte di essi ricorre al pluri-impiego per soddisfare le proprie necessita' primarie.
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