Cassazione: affidamento eterofamiliare solo con pregiudizio reale e durata definita
La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sull'affidamento eterofamiliare dei minori, ribadendo con chiarezza i presupposti che ne legittimano l'applicazione e i limiti che i giudici di merito sono tenuti a rispettare. Come riporta Altalex, la pronuncia ha accolto il ricorso di una madre che contestava l'allontanamento della figlia, lamentando l'assenza di un pregiudizio concreto e attuale e l'omessa indicazione della durata dell'affidamento nel provvedimento impugnato.
La Suprema Corte ha ribadito che l'affidamento eterofamiliare — cioè il collocamento del minore presso una famiglia diversa da quella d'origine — è una misura eccezionale, temporanea e residuale. Può essere disposta esclusivamente quando sia accertato un grave pregiudizio attuale per il minore, non meramente ipotetico o astratto, e soltanto dopo aver verificato che tutte le misure meno invasive di sostegno alla genitorialità siano risultate impraticabili o insufficienti.
Il provvedimento con cui si dispone l'affidamento deve essere adeguatamente motivato su tre punti: l'inidoneità degli strumenti di supporto alla famiglia d'origine, la concretezza del pregiudizio che giustifica l'allontanamento e la proporzionalità della misura rispetto all'interesse del minore. Non basta, dunque, una valutazione generica o prudenziale: occorre un accertamento rigoroso della situazione.
Sul piano della durata, la Cassazione ha chiarito che il giudice è tenuto a indicare nel provvedimento la prevedibile durata dell'affidamento, correlata al programma di recupero delle capacità genitoriali della famiglia biologica. Non è ammissibile una collocazione a tempo indeterminato, che trasformerebbe di fatto una misura temporanea in una sostanzialmente definitiva, snaturandone la funzione. L'obiettivo dell'istituto rimane il rientro del minore nella famiglia d'origine, non appena le condizioni lo consentano.
La pronuncia rafforza le garanzie a tutela del legame familiare originario e pone un freno a interventi eccessivamente invasivi da parte delle autorità, ricordando che l'affidamento eterofamiliare è uno strumento di ultima istanza, non un rimedio di prima scelta di fronte a difficoltà genitoriali temporanee o superabili con il sostegno adeguato.