Sabato 1 agosto 2026
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Corte costituzionale boccia il riconoscimento dei matrimoni egualitari UE

U.E. - POLONIA
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Il Tribunale costituzionale della Polonia ha dichiarato incostituzionale il regolamento adottato dal Ministro della Digitalizzazione per consentire la registrazione degli atti di matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero. La sentenza, emessa martedì 29 luglio 2026, blocca sul nascere il tentativo del governo di dare attuazione, per via amministrativa, agli obblighi derivanti dal diritto europeo.

 

Come riporta Euronews, il Tribunale ha stabilito che il regolamento ministeriale del 22 maggio 2026 — che modificava i modelli di documenti dello stato civile introducendo moduli appositi per le unioni tra persone dello stesso sesso contratte fuori dalla Polonia — è in contrasto con l'articolo 18 della Costituzione polacca, che definisce il matrimonio come unione esclusivamente tra un uomo e una donna.

 

La vicenda affonda le radici in un caso concreto: due cittadini polacchi sposatisi legalmente a Berlino nel 2018 si erano visti rifiutare la trascrizione del loro atto di matrimonio nel registro civile polacco. La loro battaglia legale era arrivata fino alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che il 25 novembre 2025 aveva stabilito che tutti gli Stati membri sono tenuti a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso legalmente contratti in altri paesi UE — senza per questo imporre ai singoli Stati di introdurre il matrimonio egualitario nel proprio ordinamento. Nel marzo 2026, la Corte Suprema Amministrativa polacca aveva recepito quella pronuncia europea, creando un precedente vincolante per gli uffici di stato civile del paese. A maggio 2026 il comune di Varsavia aveva effettuato la prima trascrizione di un atto di matrimonio omosessuale.

 

Il regolamento ministeriale bocciato dal Tribunale costituzionale era appunto lo strumento tecnico predisposto dal governo Tusk per dare seguito sistematico a queste sentenze. I deputati del partito ultraconservatore Legge e Giustizia (PiS) avevano impugnato il provvedimento.

 

La ministra per le Pari Opportunità Katarzyna Kotula, esponente di Lewica, ha risposto con fermezza alla sentenza: "Non permetteremo che un Tribunale costituzionale politicizzato decida chi in Polonia è sposato e chi no". Secondo Kotula la pronuncia non incide sull'operatività del governo: quasi 200 cittadini polacchi hanno già ottenuto la trascrizione del proprio atto di matrimonio straniero, e dal 23 agosto entrerà in vigore un nuovo regolamento del vicepremier e ministro per la Digitalizzazione Krzysztof Gawkowski sulla trascrizione degli atti esteri.

 

La Polonia rimane uno dei sei paesi dell'Unione Europea che non riconosce alcuna forma di unione tra persone dello stesso sesso, insieme a Bulgaria, Lettonia, Lituania, Romania e Slovacchia. Il braccio di ferro istituzionale tra il governo del premier Donald Tusk e le istituzioni ereditate dall'era PiS — tra cui il Tribunale costituzionale — continua dunque a ripercuotersi direttamente sui diritti delle coppie LGBTQ+.

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