Mercoledì 10 giugno 2026
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Trento: cittadinanza italiana a quattro minori siriani, bocciata la circolare del Ministero

U.E. - ITALIA
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Con la sentenza del 6 maggio 2026, il Tribunale civile di Trento ha riconosciuto la cittadinanza italiana a quattro minori siriani nati all'estero, figli di un rifugiato poi naturalizzato cittadino italiano. Come riporta Melting Pot, la pronuncia stabilisce che le modifiche alla normativa sulla cittadinanza introdotte nel 2025 non si applicano ai figli minorenni di chi ha acquisito la cittadinanza per naturalizzazione. Una decisione che, secondo gli esperti del settore, potrebbe sbloccare migliaia di situazioni analoghe in tutta Italia.

 

La vicenda riguarda una famiglia siriana arrivata in Italia nel gennaio 2018 attraverso i corridoi umanitari. L'intero nucleo familiare ha ottenuto subito lo status di rifugiato, si è stabilito a Trento e vi ha risieduto ininterrottamente. Nel 2023 nascono in Italia due figli gemelli. Nel luglio dello stesso anno il padre presenta domanda di naturalizzazione, avendo maturato i cinque anni di residenza previsti dalla legge per i rifugiati. Il decreto presidenziale di concessione della cittadinanza arriva il 24 marzo 2025, ma le autorità comunali rifiutano di riconoscere automaticamente la cittadinanza ai quattro figli minorenni, applicando le nuove circolari restrittive del Ministero dell'Interno. La famiglia, con il supporto dell'associazione Melting Pot e dello Sportello casa per Tutt* di Trento, ricorre al tribunale civile. Nel frattempo il padre si ammala gravemente e muore prima della sentenza.

 

Il Tribunale ha riconosciuto la cittadinanza ai quattro minori nonostante il decesso del padre, precisando che la morte del genitore non incide sull'acquisto dello status, poiché quest'ultimo si era già prodotto istantaneamente al verificarsi delle condizioni di legge. Tutti i minori risultavano da sempre conviventi con il padre e residenti a Trento dal 2018.

 

Al centro della controversia c'è il decreto legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025, che ha introdotto il nuovo articolo 3-bis della legge 91/1992: chi è nato all'estero e possiede un'altra cittadinanza deve considerarsi come se non avesse mai acquistato quella italiana. La norma nasce per limitare la trasmissione automatica della cittadinanza per discendenza a soggetti nati all'estero da generazioni — spesso in paesi di tradizionale emigrazione italiana come il Sud America o gli Stati Uniti — senza alcun legame effettivo con l'Italia. Il Ministero dell'Interno aveva però esteso questa logica restrittiva anche ai figli di stranieri naturalizzati, con circolari che hanno bloccato o scoraggiato migliaia di domande di riconoscimento della cittadinanza per minori nati all'estero da genitori poi diventati cittadini italiani.

 

Il giudice trentino ha respinto questa interpretazione, richiamando anche la recentissima sentenza della Corte Costituzionale n. 63 del 2026, che ha chiarito come l'articolo 3-bis riguardi esclusivamente la cosiddetta "cittadinanza virtuale" degli italo-discendenti — un legame che si perpetua di generazione in generazione senza riscontro concreto — e non la naturalizzazione. Chi si naturalizza, ha scritto il Tribunale, ha già dimostrato un legame effettivo con il paese attraverso anni di residenza: non vi è alcuna ragione logica né normativa per applicargli, e ai suoi figli, una limitazione pensata per un fenomeno del tutto diverso.

La sentenza è stata accolta con favore dagli operatori del settore, che la considerano potenzialmente riproducibile in ogni tribunale italiano, capace di contrastare stabilmente la prassi amministrativa restrittiva adottata finora dal Viminale.

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