CPR: il Ministero dell'Interno ha sei mesi per rifare il capitolato d'appalto
Il Consiglio di Stato (Sezione Terza, sentenza n. 5450/2026) ha accolto il ricorso per ottemperanza presentato da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) e Cittadinanzattiva: il Ministero dell'Interno ha adempiuto in modo solo parziale alle disposizioni contenute in una precedente sentenza e dovrà ora, entro sei mesi, condurre una reale e approfondita istruttoria sulle condizioni di salute nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), al fine di redigere un nuovo capitolato d'appalto. Lo rende noto ASGI.
La vicenda ha radici nella sentenza n. 7839/2025, con cui il Consiglio di Stato aveva già annullato in parte il precedente schema di capitolato d'appalto per la gestione dei CPR — approvato con decreto ministeriale il 4 marzo 2024 — imponendo al Ministero dell'Interno di introdurre modifiche sostanziali per garantire la tutela della salute e prevenire il rischio suicidario all'interno dei centri. Quella pronuncia aveva accolto il ricorso originario di ASGI e Cittadinanzattiva, ribaltando il rigetto in primo grado da parte del TAR Lazio.
Il Ministero aveva comunicato alle associazioni di aver dato esecuzione alla sentenza, modificando lo schema di capitolato per recepire le disposizioni della cosiddetta Direttiva Lamorgese (la direttiva ministeriale del 19 maggio 2022 sull'organizzazione dei CPR). Tuttavia, secondo ASGI e Cittadinanzattiva, quell'intervento si era rivelato un'operazione puramente formale, priva di reali innovazioni nella gestione dei centri e incapace di rafforzare concretamente le garanzie per la salute e la prevenzione del rischio suicidario. Le associazioni avevano denunciato in particolare che l'istruttoria rafforzata imposta dai giudici — che avrebbe dovuto coinvolgere attivamente il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e il Ministero della Salute — non era stata effettivamente svolta.
L'11 marzo 2026, il collegio difensivo composto dalle avvocate e dagli avvocati Giulia Crescini, Salvatore Fachile, Gennaro Santoro, Ginevra Maccarrone, Maria Teresa Brocchetto, Livia Stemme e Valeria Capezio aveva quindi presentato un nuovo ricorso per ottemperanza, chiedendo al Consiglio di Stato di accertare l'inadempimento ministeriale e di ordinare una piena esecuzione della sentenza precedente.
Con la sentenza n. 5450/2026, i giudici hanno dato ragione alle associazioni. Il Ministero dell'Interno avrà sei mesi per effettuare una puntuale ricognizione della situazione esistente nei CPR, con particolare riguardo all'assistenza sanitaria e psicologica, alla formazione del personale impiegato e all'analisi degli episodi critici verificatisi nel corso dell'ultimo quinquennio. Per lo svolgimento di questa attività istruttoria sarà indispensabile la sinergia con il Ministero della Salute e con il Garante nazionale. Al termine del percorso, il Ministero dell'Interno dovrà adottare una motivata determinazione finale, esplicitando le ragioni delle scelte compiute.
Le due associazioni commentano la decisione sottolineando che in Italia solo le persone straniere possono essere trattenute in luoghi la cui gestione è interamente affidata a soggetti privati, e che il capitolato d'appalto rappresenta l'unico strumento giuridico capace di imporre agli enti gestori le attività e i servizi necessari a garantire i diritti fondamentali delle persone trattenute. Per questo, sottolineano ASGI e Cittadinanzattiva, il Consiglio di Stato richiede un'esecuzione piena e seria della sentenza, riconoscendo un ruolo essenziale ai soggetti intermedi — Ministero della Salute e Garante nazionale — tenuti a verificare e segnalare le criticità esistenti nei centri.