ONU sulla tortura in Italia: carceri sovraffollate, migranti e garanzie insufficienti
Come riporta Eunews, il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura (CAT) ha pubblicato le proprie osservazioni conclusive sull'Italia — la settima revisione periodica, articolata in 47 paragrafi — adottate il 28 aprile 2026. Il documento spazia dalla definizione legislativa del reato di tortura alle condizioni nelle carceri, dagli accordi con Libia e Albania alla criminalizzazione delle attività di soccorso in mare. Il quadro che emerge desta, nelle parole dello stesso Comitato, "preoccupazione".
Il CAT è composto da dieci esperti indipendenti incaricati di monitorare l'attuazione della Convenzione ONU contro la tortura da parte degli Stati aderenti. A metà aprile una delegazione italiana di una ventina di funzionari si era presentata davanti alla 84esima sessione del Comitato a Ginevra. Le osservazioni della società civile erano state portate da Antigone e Medici Senza Frontiere. Nonostante la folta presenza governativa, quasi tutti i rilievi iniziali sono confluiti nel documento finale.
Il primo nodo riguarda la norma interna sul reato di tortura. L'articolo 613-bis del Codice Penale, introdotto solo nel 2017, non coincide pienamente con la definizione della Convenzione internazionale: omette l'intenzionalità e lo scopo dell'atto, e configura la tortura come reato comune commettibile da chiunque — non specificamente da un pubblico ufficiale, come invece richiede la Convenzione. Il Comitato segnala inoltre la preoccupazione per i tentativi parlamentari di abolire del tutto il reato, e rileva che il reato rimane soggetto a prescrizione.
Sul fronte carcerario, i dati sono allarmanti. Al 7 aprile 2026 nelle prigioni italiane si trovavano 63.940 persone a fronte di 46.331 posti disponibili: un sovraffollamento pari al 138%, con punte del 246% nel carcere di Lucca e del 231% a Milano San Vittore. Il CAT segnala un numero "persistentemente alto di morti durante la detenzione" e indagini sui suicidi condotte con "ritardo significativo". Per la prima volta anche le carceri minorili risultano sovraffollate, e sono aperti due processi per tortura a carico di minorenni, uno a Milano e uno a Roma. Il Garante nazionale dei detenuti viene bacchettato per la tendenza alle "presenze cerimoniali senza incidenza".
Il documento critica inoltre la legge 80/2025 (decreto Sicurezza), che ha introdotto 14 nuovi reati, rafforzato i poteri di polizia e previsto il reato di rivolta penitenziaria configurabile anche in caso di resistenza passiva a un ordine. Il CAT ne ha chiesto la depenalizzazione, ritenendolo uno strumento che rischia di silenziare le denunce dei detenuti.
Ampio spazio è dedicato alla gestione dei flussi migratori. Il memorandum con la Libia del 2017 — più volte rinnovato — finanzia la cosiddetta "guardia costiera libica" per intercettare i migranti in mare, nonostante sia accertato, anche dall'esito di alcuni processi, che in Libia tortura e trattamenti inumani siano prassi consolidate. I centri per il rimpatrio in Albania compaiono nel documento come luoghi dove il diritto d'asilo viene esternalizzato. All'interno del territorio italiano, i Centri di Permanenza e Rimpatrio (CPR) registrano molteplici accuse di uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine.
Il Comitato esprime inoltre "angoscia" per le accuse di intimidazione nei confronti dei difensori dei diritti umani impegnati nel soccorso in mare, criticando la legge n. 15/2023 (il cosiddetto decreto ONG) per le sue "formulazioni vaghe ed eccessivamente generiche" e per le sanzioni sproporzionate — in alcuni casi fino a 20 anni di reclusione — che rischiano di creare un clima intimidatorio per le organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo.
Infine, il documento richiama la decisione della Corte penale internazionale del 17 ottobre 2025 sull'inadempimento italiano all'obbligo di arrestare e consegnare alla Corte Osama Elmasry Njeem, accusato di crimini contro l'umanità e crimini di guerra — tra cui tortura — e ricorda l'obbligo convenzionale di estradare o perseguire penalmente chi sia sospettato di tortura. Le 47 raccomandazioni del CAT non hanno forza vincolante: il governo può leggerle e non dare seguito. Ma il referto è scritto, e l'Italia avrebbe preferito non riceverlo.