Martedì 9 giugno 2026
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Cassazione: nel matrimonio non c'e' diritto all'amplesso

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il matrimonio non vuol dire sesso a tutti i costi. La Cassazione, ricordando che "all'interno del rapporto coniugale non esiste un diritto all'amplesso", conferma che il marito che pretende "plurimi rapporti sessuali" anche quando la moglie non ne ha voglia si becca una condanna per violenza sessuale e maltrattamenti.
Soprattutto se le sue pretese sono "minacciose". E non ne parliamo se poi addirittura minaccia con un machete la moglie con il "mal di testa". Queste le "indicazioni" che vengono dai giudici della terza sezione penale della Corte che, con la sentenza 26345, pur annullando con rinvio la decisione della Corte d'appello di Torino nei confronti di un quarantenne di Novare, confermano che simili comportamenti costituiscono un reato. Anzi due: violenza sessuale e maltrattamenti. La Cassazione non ha condiviso nemmeno l'ipotesi che si sia trattato di "semplici" maltrattamenti e non anche di violenza sessuale. In pratica, secondo l'imputato, e' vero che l'aveva maltrattata un po', la moglie, ma insomma, non c'era cattiveria. E poi, sosteneva il marito, che violenza sessuale ci puo' essere all'interno del matrimonio? Una tesi che, invece, gia' da anni la Cassazione ha spiegato essere del tutto infondata.
"Costituisce violenza sessuale - precisa la Corte - qualsiasi forma di costrizione, a nulla rilevando l'esistenza di un rapporto di coppia coniugale, o paraconiugale, dal momento che non esiste all'interno di tale rapporto un diritto all'amplesso". A scanso di equivoci, la Cassazione aggiunge anche chiaramente che non esiste "il potere di esigere o imporre prestazioni sessuali". Infine i giudici della Corte dedicano un passaggio all'obiezione dell'imputato secondo il quale il fatto che la moglie non si opponeva in modo altrettanto energico ai suoi desideri, dovrebbe essere la prova che non c'era realmente violenza. Anche in questo caso la Corte sbarra il passo al ricorso: "in tema di reati contro la liberta' sessuale - spiega la Cassazione - nei rapporti di coppia di tipo coniugale, non ha valore il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando e' provato che l'autore, per le violenze e minacce precedenti poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima, aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali".
In altre parole, se lui e' "costretto" a ricorrere sempre a minacce e costrizioni, allora vuol dire che tutto questo entusiasmo da parte di lei non c'e'. Chi non lo capisce fa, come si dice, il finto tonto e se non rispetta la dignita' e il diritto della donna ad essere lasciata in santa pace, non puo' poi sperare di cavarsela. Infatti il quarantenne novarese non se l'e' cavata: condannato in appello a 6 anni e 4 mesi di carcere, ha ottenuto l'annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado soltanto perche' la Cassazione ha giudicato "non adeguatamente motivata" la condanna anche per maltrattamenti nei confronti dei figli (che costituiva un diverso e ulteriore capo d'imputazione) e dunque soltanto su questo punto si dovra' rifare il processo d'appello. Intanto, se e' vero che le donne non si picchiano nemmeno con un fiore, a maggior ragione le mogli non si minacciano con un machete.
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