Martedì 9 giugno 2026
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Cina. "Staccare la spina? Una ragazza divide la Cina"

ASIA - CINA
Notizia ·
La Repubblica Popolare fa i conti con il caso di Li Yan, paralizzata dall'età di 4 anni. La testimonianza raccontata su un blog

PECHINO - La Cina fa i conti con l'eutanasia e si divide richiamando tutte le argomentazioni di teisti e antiteisti che un tema tanto delicato riesce a sollevare. È giusto staccare la spina? Non era mai accaduto che il Dragone si ritrovasse impegnato in una riflessione pubblica di carattere etico e morale. Lo si deve a una donna, gravemente ammalata, che è riuscita ad esporre il suo caso a una giornalista televisiva, la quale poi l'ha rilanciato attraverso uno dei blog più seguiti su Internet. Si è scatenato un dibattito con migliaia di interventi e, infine, con un appello indirizzato all'Assemblea Nazionale, il parlamento cinese.

SUL BLOG - Due frasi drammatiche. La prima più in grande: "Amo la vita ma non voglio vivere". La seconda: "Vivere con dolore o morire in pace?" (Guarda il messaggio online) Le ha scritte Li Yan, oggi ventottenne, paralizzata dall'età di 4 anni: distrofia muscolare progressiva. Li Yan è stanca di combattere e chiede che le venga riconosciuto il diritto di chiudere gli occhi per sempre. "Non solo a me ma a tutti coloro che soffrono fisicamente e spiritualmente".

EUTANASIA - Il 12 marzo sul sito "Sina.com", nella finestra curata da Chai Jing (redattrice della Cctv, la televisione di Stato), Li Yan ha proposto la legalizzazione dell'eutanasia e ha fatto consegnare l'iniziativa ai delegati del Congresso del Popolo. Motivazioni forti quelle che l'hanno spinta a un passo così delicato e clamoroso per un Paese, come la Cina, per niente

incline a ragionare a voce alta di questioni bioetiche e di morte dolce. Tre ragioni a favore dell'eutanasia che Li Yan ha esposto con passione e con lucidità. Dal punto di vista dei malati: "La vita che se ne va durante il sonno più profondo realizza il principio della vera umanità che noi cinesi riassumiamo nel detto buon inizio e buona fine". Dal punto di vista delle famiglie che "si trovano in grosse difficoltà economiche per le spese enormi" e alle quali "non resta che una esistenza indebitata". Parenti - riconosce Li Yan - che spesso mossi da pietà sono spinti a violare la legge ricorrendo a forme occulte di eutanasia. Dal punto di vista della ricerca: "Noi potremmo donare gli organi per favorire altre vite. Il compagno Deng Xiaoping ha donato le cornee. noi aiuteremmo la scienza.". Le conclusioni: "Non ho tanta cultura. ho messo giù queste cose e spero che possiate incoraggiarmi e magari di correggermi".

BOOM DI CONTATTI - Il blog su Sina.com con il caso di Li Yan é stato preso d'assalto. "Perché costringere una malato alla sofferenza?". "Pregherò per te affinché vada al più presto in paradiso". "È giusto legalizzare l'eutanasia ma occorrono controlli molto severi per evitare gli abusi". "Invoco la pietà del nostro Budda". "No è sbagliato legalizzare l'eutanasia, sopprimere una vita è omicidio intenzionale". "Li Yan continua a vivere, ti supplico". "L'eutanasia é contraria alla Costituzione". "Deve prevalere il diritto alle felicità e se Li Yan insegue la sua felicità in un altro mondo è legittimo assecondarla". Laici e credenti, buddisti e cristiani, protestanti e cattolici, giuristi e semplici cittadini. Un dibattito di massa. La Cina si è appassionata alla vicenda di Li Yan e ha perso la tradizionale riservatezza mostrando i suoi mille volti nascosti. Una società assai meno ingessata di ciò che il grigio teatro della politica continua a rappresentare.

(Fonte: Corriere.it, di Fabio Cavalera)
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