Martedì 9 giugno 2026
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Consumo droghe. Giovani umbri: quotidiano e diffuso. Ricerca

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Illustrati nella commissione del consiglio regionale su criminalita' e tossicodipendenze gli esiti della ricerca ''Una normalita' deviante'' sul rapporto giovani umbri e droga. Dai dati - riferisce un comunicato della Regione - emerge che tra i giovani umbri in eta' compresa tra i 14 e i 18 anni il consumo di droghe (prevalentemente leggere) sembra ormai entrato nella quotidianita' come ingrediente di contesti di socializzazione. Quello che si determina e' un approccio al fenomeno delle fasce piu' giovani della popolazione definito ''consumistico e insensato'', cioe' largamente diffuso sia per cio' che riguarda l'uso, sia per la consuetudine, anche non diretta, che si ha con questa pratica a cui non sono pero' legati particolari valori simbolici o ''culturali''. Cio' fa supporre agli addetti ai lavori che un giovane su due possa avere avuto la possibilita', anche in modo occasionale, di fare uso di stupefacenti. La commissione - continua la nota - ha incontrato anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Perugia, Giovanni Rossi, che ha parlato della necessita' da parte delle istituzioni di attuare una forte attivita' di informazione e prevenzione nei confronti dei giovani, per spiegare la oggettiva pericolosita' sanitaria dell'uso di droga, e per far capire sempre meglio che con un presunto, ''normale'' consumo di droga si alimenta un circuito criminale di alta pericolosita'. La fotografia 2010 fa registrare tra i giovani un processo di ''rapidissimo apprendimento del fenomeno droga di cui si ha una conoscenza credibile che per lo piu' non scandalizza ne' impaurisce. Le sostanze stupefacenti per questi giovani hanno un significato contestuale, non un significato di per se'; non c'e' una cultura della droga con significati simbolici come negli anni '60-'70. Gli stupefacenti sono invece gli ingredienti di un contesto relazionale che vanno a condire determinate situazioni. Questi giovani fanno uso prevalentemente di cannabis, sporadicamente cocaina, ancor piu' sporadicamente di eroina. Non c'e' un nesso causale automatico tra consumo e passaggio alla tossicodipendenza, tra i giovani queste modalita' di consumo sono tra loro incomunicanti: il consumo di eroina e' considerato 'insensato' perche' rappresenta un'esperienza individuale, non funzionale alle modalita' del consumo che sono esperienze prevalentemente collettive, di socializzazione. A differenza della ricerca del '94 in cui la droga era considerata come una risposta al disagio, oggi non e' piu' cosi': e' un fatto considerato normale e non solo da chi ne fa uso''. Riguardo ai reati minorili per droga, la ricerca ha esaminato 448 fascicoli, 371 di questi sono stati archiviati perche' notizia di reato infondata, degli altri 77, 10 a dibattimento, gli altri 67 definiti in udienza preliminare al Gip, solo 12 i casi in cui e' saltuariamente presente l'eroina. Non si e' quindi rilevato alcun caso di tossicodipendenza in senso tecnico e reale, con dipendenza conclamata da eroina. Rilevata la presenza di giovani spacciatori, soprattutto provenienti dal Maghreb, in particolare dalla Tunisia: una tipologia di ragazzi particolare, nei confronti dei quali i servizi sociali possono intervenire solo finche' sono nel circuito penale, tutti clandestini. Dalla ricerca emerge la larghissima percezione di un forte uso delle droghe (sia 'leggere' che sintetiche). C'e' inoltre un alto consumo di alcol e tabacco che pero' non vengono percepiti come droghe. Gli intervistati in genere rilevano un aumento del consumo di stupefacenti nella propria scuola, soprattutto di quelli 'leggeri'. Vengono indicati una grande varieta' di luoghi dove e' possibile reperire facilmente la droga (locali pubblici, discoteche, parchi, sale gioco). Il consumo e' sempre ''contestualizzato'', non e' un fatto individuale, lo si fa in contesti ricreativi. Tra i giovani intervistati si registra inoltre una maggiore consapevolezza sulle conseguenze, e sui danni derivanti dal consumo di sostanze, meno significati simbolici ma piu' per conoscenza diretta per informazione mirata, ed e' minore l'immagine di morte legata a questa pratica. Emerge poi una maggiore indifferenza nei confronti di chi fa consumo di droga: non ci si pone il problema dal punto di vista generale, anche se c'e' disponibilita' ad aiutare gli 'amici' in difficolta'. Due i modelli che classificano il modo in cui i ragazzi pensano la droga: il primo ''la droga fa male''; il secondo ''la droga e' normale''. Il primo, che riguarda soprattutto i piu' giovani (in maggioranza le femmine), vede la droga come danno: tutte le droghe sono dannose, gli utilizzatori di esse sbagliano e sono delle vittime. Il secondo modello, che considera la droga ''normale'', considerata come sostanza che altera le percezioni, utilizzata da persone ''normali'', le sostanze non sono tutte uguali e chi le consuma non e' da condannare. Una sorta di laicizzazione, normalita', pragmatismo nell'utilizzo: la droga altera, sballa ma provoca piacere e benessere. Maggiore controllo e ordine. Sulle eventuali soluzioni al problema si evidenzia l'esigenza di controllo e di ordine (soprattutto trai 14-15enni, in maggioranza donne), con la richiesta di inasprimento delle pene, sia per chi spaccia che per chi consuma. Pochi gli antiproibizionisti tra i giovani. Ci sono poi errori nella valutazione di droghe leggere e pesanti: ad esempio il 75 per cento dei giovani tra 14 e 15 anni individuano la cannabis come ''molto pericolosa'', evidenziando una esigenza di maggiore conoscenza e informazione tecnica.
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