La Corte Suprema dice un si' definitivo all'aborto legale
Con una decisione storica e inaspettata, la Corte Suprema del Messico ha avallato a maggioranza la costituzionalita' della legge sulla depenalizzazione dell'aborto nelle prime tre settimane, in vigore da un anno a Citta' del Messico, suscitando una dura replica da parte della Chiesa cattolica locale.
Per effetto di questa decisione, teoricamente ora qualsiasi Stato messicano potra', se lo desidera, introdurre una normativa per liberalizzare l'interruzione della gravidanza.
La sentenza - otto giudici hanno votato contro e tre a favore sulla proposta di revoca avanzata da un membro della Corte - ha suscitato una immediata reazione della Conferenza episcopale messicana che ha definito 'immorale' la decisione che permette di 'rendere legale un crimine'.
Di diverso avviso, ovviamente, le organizzazioni femministe e il governo di Citta' del Messico - retto da una coalizione di centro-sinistra - che hanno festeggiato la 'decisione giusta', congratulandosi con i giudici per non essersi 'persi in facili moralismi'.
Nell'aprile del 2007, l'assemblea legislativa della capitale messicana aveva approvato una norma che depenalizza l'aborto praticato entro la dodicesima settimana di gestazione, nonostante la contrarieta' manifestata dalla Chiesa e dal governo del presidente Felipe Calderon.
Alla vigilia del dibattito tenutosi nella Corte, la Chiesa messicana era scesa in campo anche con uno spot televisivo a favore della proposta di annullamento, che prevedeva anche una condanna dai tre ai sei mesi di detenzione per le donne che abortiscono.
Per effetto di questa decisione, teoricamente ora qualsiasi Stato messicano potra', se lo desidera, introdurre una normativa per liberalizzare l'interruzione della gravidanza.
La sentenza - otto giudici hanno votato contro e tre a favore sulla proposta di revoca avanzata da un membro della Corte - ha suscitato una immediata reazione della Conferenza episcopale messicana che ha definito 'immorale' la decisione che permette di 'rendere legale un crimine'.
Di diverso avviso, ovviamente, le organizzazioni femministe e il governo di Citta' del Messico - retto da una coalizione di centro-sinistra - che hanno festeggiato la 'decisione giusta', congratulandosi con i giudici per non essersi 'persi in facili moralismi'.
Nell'aprile del 2007, l'assemblea legislativa della capitale messicana aveva approvato una norma che depenalizza l'aborto praticato entro la dodicesima settimana di gestazione, nonostante la contrarieta' manifestata dalla Chiesa e dal governo del presidente Felipe Calderon.
Alla vigilia del dibattito tenutosi nella Corte, la Chiesa messicana era scesa in campo anche con uno spot televisivo a favore della proposta di annullamento, che prevedeva anche una condanna dai tre ai sei mesi di detenzione per le donne che abortiscono.
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