Cossiga: niente guerra all'aborto, i cattolici non vincerebbero mai
Da "cattolico infante, quasi un teocon", il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga si dice "pienamente" d'accordo con le critiche formulate di recente dal Papa alla legge 194 sull'aborto, ma "sul piano politico il discorso è diverso".
"Questo Parlamento, questo Governo, questa opposizione, questo 'Governo ombra' - scrive Cossiga in una lettera al 'Corriere della Sera' - sono i piú laici, anzi anche un po' 'laicisti', che la storia della Repubblica ricordi. Si tratta di un sistema istituzionale e politico nel quale è venuta quasi totalmente mento, pià accentuatamente a destra e un po' meno a sinistra, la presenza di cattolii legati ai grandi movimenti laicali o espressione del 'cattolicesimo miltiante'. Non vi sarebbe quindi alcuno spazio per una azione a livello parlamentare e neanche di 'base', avviandosi la Chiesa italiana a diventare una 'Chiesa della diaspora'.
Sarebbe velleitario e pericoloso per la pace civile e religiosa e per la stabilità civile e politica - conclude il senatore a vita - prendere iniziative politiche in questa materia, salvo che, per principio del 'male minore', collaborare per modifiche in senso morale migliorative della legge, ad esempio in materia di consultori, che possano avere un largo consenso. Perché uno è 'testimoniare', che è un dovere, l'altro è 'fare guerre', nella certezza di perderle".
"Questo Parlamento, questo Governo, questa opposizione, questo 'Governo ombra' - scrive Cossiga in una lettera al 'Corriere della Sera' - sono i piú laici, anzi anche un po' 'laicisti', che la storia della Repubblica ricordi. Si tratta di un sistema istituzionale e politico nel quale è venuta quasi totalmente mento, pià accentuatamente a destra e un po' meno a sinistra, la presenza di cattolii legati ai grandi movimenti laicali o espressione del 'cattolicesimo miltiante'. Non vi sarebbe quindi alcuno spazio per una azione a livello parlamentare e neanche di 'base', avviandosi la Chiesa italiana a diventare una 'Chiesa della diaspora'.
Sarebbe velleitario e pericoloso per la pace civile e religiosa e per la stabilità civile e politica - conclude il senatore a vita - prendere iniziative politiche in questa materia, salvo che, per principio del 'male minore', collaborare per modifiche in senso morale migliorative della legge, ad esempio in materia di consultori, che possano avere un largo consenso. Perché uno è 'testimoniare', che è un dovere, l'altro è 'fare guerre', nella certezza di perderle".
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