Etf, investitori confusi da troppa scelta e complessità: la ricerca
Secondo uno studio di Moneyfarm, il 51% degli investitori in etf dichiara disorientamento di fronte all’offerta, mentre il 45% individua nella presenza di strumenti troppo simili la principale criticità nel processo di selezione.
Il troppo stroppia, anche negli etf. Il mercato italiano degli exchange traded fund sta vivendo una fase di espansione strutturale, caratterizzata non solo da un aumento delle masse gestite, ma anche da una proliferazione dell’offerta. A fronte di oltre 39 miliardi di euro investiti da 2,4 milioni di risparmiatori, il numero di strumenti quotati su Borsa Italiana ha superato quota 2.000, con 287 nuove quotazioni nel 2025 e 228 nei primi otto mesi del 2026. Tuttavia, questa ampiezza di scelta genera una distorsione comportamentale tra gli investitori. Secondo una ricerca elaborata da Moneyfarm, il 51% degli utenti dichiara disorientamento di fronte all’offerta, mentre il 45% individua nella presenza di strumenti troppo simili la principale criticità nel processo di selezione.
Da veicoli a replica passiva e di semplice comprensione, gli etf si stanno trasformando in involucri fiscalmente efficienti che ospitano strategie complesse, includendo gestioni attive, esposizioni a leva e concentrazioni su singoli titoli azionari. Questa evoluzione tecnica si scontra con l’ingresso sul mercato di investitori anagraficamente più giovani, i quali hanno maturato un’esperienza limitata a fasi prevalentemente rialziste dei mercati e risultano strutturalmente meno preparati per affrontare prolungati periodi di correzione o elevata volatilità.
Il profilo demografico dell’investitore autonomo analizzato sulla piattaforma evidenzia una prevalenza maschile nella fascia di età tra i 25 e i 44 anni, con un reddito mediano di 30.000 euro e un orizzonte temporale focalizzato sulla costruzione del patrimonio a lungo termine. Le metriche operative confermano un incremento dell’attività sul conto di intermediazione in regime amministrato, con volumi scambiati in crescita del 338% e ordini aumentati del 520% in meno di due anni.
L’analisi dei criteri di scelta evidenzia una focalizzazione asimmetrica della clientela retail sulle componenti di costo esplicito. Il 32% degli investitori utilizza il total expense ratio come parametro prioritario per la selezione dello strumento. Un approccio valutativo limitato al solo costo gestionale risulta tuttavia inefficiente, poiché trascura oneri impliciti e rischi strutturali del prodotto. Lo spread bid-ask, ovvero il differenziale tra il prezzo di acquisto e di vendita offerto dai market maker, assume una rilevanza finanziaria superiore al ter quando quest’ultimo scende sotto determinate soglie dimensionali, andando a incidere pesantemente sul rendimento finale dell’investimento. Inoltre, il parametro relativo alle masse in gestione e l’anzianità di quotazione sono fattori determinanti per valutare il rischio di chiusura del fondo.
La liquidazione di un etf comporta inefficienze fiscali e disagi operativi per l’investitore, una dinamica che si sta verificando con crescente frequenza, in particolar modo per i fondi tematici di piccole dimensioni lanciati nel biennio di espansione del mercato tra il 2021 e il 2022.
Per razionalizzare il processo decisionale e mitigare i rischi legati a selezioni inefficienti, la società ha integrato all’interno della propria architettura digitale l’etf Selector, uno strumento di classificazione supportato dal Moneyfarm Index. Tale indice fornisce una valutazione quantitativa compresa tra zero e dieci, calcolata su base percentilica all’interno di categorie omogenee di strumenti. La metodologia non esprime un giudizio sull’adeguatezza strategica dell’asset class rispetto al portafoglio del singolo cliente, ma ne quantifica l’efficienza microstrutturale rispetto ai prodotti concorrenti. L’algoritmo processa otto metriche oggettive per elaborare il punteggio finale: i costi complessivi, i volumi medi giornalieri, le masse in gestione, lo spread denaro-lettera, lo scostamento giornaliero tra prezzo di mercato e net asset value, l’anzianità di quotazione dello strumento, la metodologia di replica dell’indice sottostante e le politiche interne di prestito titoli.
L’applicazione rigorosa di questo filtro quantitativo ha dimostrato una correlazione diretta con la qualità dell’esecuzione degli ordini a mercato. Gli strumenti caratterizzati da un Moneyfarm Index elevato presentano spread effettivi nettamente più contenuti, con transazioni che si chiudono in aderenza alle quotazioni teoriche fornite dai circuiti informativi istituzionali, garantendo all’investitore l’assenza di costi occulti in fase di negoziazione. L’infrastruttura tecnologica si pone l’obiettivo di ridurre l’asimmetria informativa tra operatori istituzionali e clientela al dettaglio, filtrando in pochi passaggi un universo investibile di oltre 1.500 strumenti.
(Citywire del 29/09/2026)