ETS2: la tassa sulla CO2 che farà salire gas e carburanti dal 2028
Dal 2028 riscaldare casa a gas e fare il pieno di carburante costerà di più. È l'effetto dell'ETS2 (Emission Trading System 2), il secondo sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2, che estende il meccanismo già in vigore per industria e aviazione anche ai settori dell'edilizia residenziale e del trasporto stradale. Come riporta QualEnergia.it, le prime aste sono previste per gennaio 2027, un anno prima dell'avvio della fase di conformità piena nel 2028, quando il prezzo della CO2 comincerà a trasferirsi in modo più diretto sui prezzi finali pagati dai cittadini.
Il meccanismo non coinvolge direttamente i consumatori: l'obbligo di acquistare i permessi di emissione ricade sui fornitori di combustibili — le aziende che immettono sul mercato benzina, gasolio, gas naturale e altri combustibili. Saranno questi soggetti a dover acquistare all'asta quote corrispondenti alle emissioni di CO2 prodotte dai loro prodotti, e si prevede che trasferiranno i costi aggiuntivi sui prezzi finali, con ricadute inevitabili su bollette e distributori.
Le stime elaborate dal Laboratorio REF Ricerche indicano un extra-costo medio di circa 83 euro all'anno per il riscaldamento a gas (calcolato su un consumo medio di 703 metri cubi), con punte superiori ai 120 euro nelle zone più fredde della Pianura Padana, come le province di Mantova e Pavia. Per i carburanti, il rincaro atteso è nell'ordine di 0,13-0,14 euro al litro di benzina, pari a circa l'8% sul prezzo finale, con un impatto complessivo stimato di circa 210 euro all'anno per una famiglia tipo con due veicoli a motore termico.
Il rischio più segnalato dagli analisti è quello di un effetto regressivo: i rincari colpiranno in misura sproporzionata le famiglie a basso reddito, che difficilmente possono permettersi di investire in pompe di calore, ristrutturazioni energetiche o veicoli elettrici per sottrarsi al nuovo costo. In Italia, quasi 11 milioni di persone — circa il 19% della popolazione — sono già a rischio povertà, e per loro anche aumenti modesti dei costi energetici possono diventare ostacoli insormontabili.
Per attenuare questi impatti, l'Unione Europea ha istituito il Fondo Sociale per il Clima, dotato di 65-86 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032. All'Italia spetterebbero almeno 7 miliardi di euro, da gestire attraverso un Piano Sociale per il Clima redatto dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Le risorse dovrebbero finanziare sussidi diretti per le famiglie vulnerabili, incentivi per pompe di calore, riqualificazione degli edifici e mobilità sostenibile. La Banca Europea degli Investimenti ha già approvato un meccanismo di anticipazione da 3 miliardi di euro — il cosiddetto "Frontloading Facility" — per permettere agli Stati membri di avviare questi interventi prima ancora che l'ETS2 generi entrate proprie.
Rimane tuttavia aperta la questione della governance: la sfida non è solo raccogliere le risorse, ma spenderle in tempo e in modo mirato, prima che i rincari si facciano sentire sulle famiglie che non hanno alternative immediate ai combustibili fossili.