Parlamento vieta l’uso di termini come carne e bistecca per i nuovi alimenti
Via libera del Parlamento europeo a una maggiore trasparenza per i consumatori e a nuove garanzie per il reddito degli agricoltori. Il voto in plenaria sulla riforma dell’Organizzazione Comune dei Mercati Ocm recepisce infatti alcune delle principali richieste avanzate da Coldiretti e Filiera Italia, a partire dal divieto di utilizzare denominazioni come “carne”, “bistecca” o altri termini tradizionalmente associati ai prodotti zootecnici per gli alimenti prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali, piante, microorganismi, funghi o alghe.
Stop alle denominazioni della tradizione zootecnica per i nuovi alimenti
La misura introduce un divieto specifico sull’utilizzo di parole come “carne”, “bistecca” e altre definizioni legate ai prodotti di origine animale per alimenti ottenuti da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali, piante, microorganismi, funghi o alghe.
L’intesa prevede inoltre una lista di denominazioni riservate che non potranno essere impiegate nemmeno per alcuni prodotti alternativi di origine vegetale, per evitare il rischio di pratiche commerciali fuorvianti. Tra gli esempi figurano termini come “filetto”, “costata”, “fiorentina” e “bacon”.
Più trasparenza per consumatori e nuove regole sulle etichette
Secondo quanto emerge dal provvedimento, l’obiettivo è rafforzare la chiarezza delle etichette e consentire ai cittadini di compiere scelte di acquisto più consapevoli.
Si tratta di un risultato considerato significativo nella battaglia portata avanti da Coldiretti e Filiera Italia, che sottolineano la necessità di continuare a lavorare per garantire informazioni chiare lungo tutta la filiera agroalimentare.
Contratti scritti e tutela del reddito agricolo
Tra le novità approvate figurano anche i contratti scritti obbligatori lungo le filiere agroalimentari e il riconoscimento dei costi di produzione come elemento da considerare nella determinazione dei prezzi.
La misura punta a contrastare le pratiche commerciali sleali e a rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori, assicurando una più equa distribuzione del valore lungo la catena alimentare.
(da FoodAffairs.it)