Filiera della carne: cinque gruppi controllano oltre la metà del mercato
Una bistecca al ristorante, un affettato al supermercato o la mozzarella nel banco frigo: dietro ogni prodotto a base di carne si cela un sistema produttivo in cui pochissimi grandi gruppi industriali hanno assunto il controllo dell'intera catena. Come riporta Businessonline, cinque aziende dominano oggi il settore della carne in Italia, gestendo tutte le fasi della produzione: dai mangimi fino alla distribuzione e alla commercializzazione del prodotto finito.
Questo fenomeno, definito dagli esperti integrazione verticale, significa che gli stessi gruppi imprenditoriali controllano ogni anello della catena: dalla produzione dei mangimi, all'allevamento, alla macellazione, fino alla vendita nei punti vendita o nei ristoranti di proprietà. La concentrazione si è rafforzata nel tempo attraverso la crescita delle dimensioni aziendali e l'acquisizione di concorrenti, estendendosi ben oltre il semplice allevamento per abbracciare trasformazione, logistica e distribuzione.
Un esempio concreto di tale dominio è offerto dal Gruppo Veronesi, presente nella produzione di mangimi, nell'allevamento, nella macellazione e nella trasformazione alimentare. I consumatori, spesso ignari di queste dinamiche, trovano sulle proprie tavole prodotti che provengono da una filiera quasi completamente gestita da un numero ristretto di soggetti industriali.
Il fenomeno riguarda anche il rapporto tra grandi gruppi e allevatori. Il contratto di soccida — un accordo in cui il grande gruppo fornisce animali e mangimi mentre l'allevatore mette a disposizione lavoro e struttura — interessa ormai l'86% degli allevamenti avicoli e circa la metà della suinicoltura destinata a produzioni di pregio. Se da un lato questo garantisce all'allevatore una certa stabilità, dall'altro riduce drasticamente la sua autonomia: la possibilità di crescita e di guadagno dipende interamente dalle condizioni fissate dal gruppo capo-filiera.
Per i consumatori, le conseguenze sono concrete. Il sistema integrato consente economie di scala, ma il beneficio in termini di prezzi non è sempre riscontrabile: negli ultimi anni si sono registrati aumenti dei costi, anche a causa della dipendenza dalle importazioni e dai costi energetici e dei mangimi. Inoltre, l'offerta tende ad appiattirsi su pochi standard industriali, riducendo la varietà disponibile per chi cerca carne di origine locale, di filiera corta o prodotta secondo criteri etici e ambientali alternativi.