Europol e sorveglianza: il Garante UE lancia l'allarme sui "rischi gravi"
Il Garante europeo della protezione dei dati (EDPS) ha lanciato un nuovo e pesante avvertimento sulle pratiche di sorveglianza di Europol, l'agenzia di polizia dell'Unione europea. Secondo quanto riporta Politico, l'autorità di controllo ha sollevato preoccupazioni concrete sui "rischi gravi" che le attività dell'agenzia comportano per i diritti fondamentali e la privacy dei cittadini europei.
Al centro della vicenda c'è la gestione di enormi quantità di dati personali da parte di Europol. Come emerso da indagini giornalistiche condotte da più testate europee, l'agenzia con sede all'Aia avrebbe costruito e gestito per anni un sistema informatico parallelo — definito dagli addetti ai lavori un vero e proprio "ambiente shadow IT" — contenente volumi massicci di informazioni sensibili, tra cui tabulati telefonici, documenti di identità, dati bancari e di geolocalizzazione, inclusi quelli di persone non indagate per alcun reato.
L'EDPS, che ha il compito istituzionale di vigilare sulla liceità del trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organi dell'Unione europea, ha ripetutamente segnalato come la raccolta indiscriminata di dati da parte di Europol — inclusi quelli di cittadini dell'UE e di paesi terzi privi di qualsiasi collegamento accertato con attività criminali — ponga seri rischi per i diritti fondamentali.
Le criticità non si limitano al volume dei dati accumulati. Il Garante ha anche rilevato che i sistemi di registrazione degli accessi presentavano lacune tali da rendere impossibile determinare con certezza se specifici dati personali fossero stati consultati o modificati: gli investigatori potevano solo "inferire" l'avvenuto accesso. Nel febbraio 2026, l'EDPS ha comunicato al Gruppo parlamentare congiunto di controllo (JPSG) — organo composto da parlamentari europei e nazionali — la decisione di chiudere il monitoraggio del sistema dopo quasi un decennio di scambi con Europol, nonostante 15 raccomandazioni su 150 non fossero ancora state attuate, riguardanti peraltro questioni di "particolare importanza", tra cui salvaguardie di sicurezza fondamentali.
La questione si inserisce in un contesto più ampio di tensione tra l'espansione dei poteri operativi di Europol e il rispetto delle norme europee sulla protezione dei dati. La Commissione europea ha presentato a giugno 2026 una nuova proposta di riforma del regolamento Europol — la terza in sei anni — che punta ad ampliare ulteriormente il mandato operativo dell'agenzia, con una dotazione finanziaria da 3 miliardi di euro. La proposta, secondo diverse organizzazioni per i diritti civili, ridurrebbe il ruolo dell'EDPS nella supervisione preventiva, consentendo ad Europol di procedere con operazioni sensibili di trattamento dei dati anche senza l'approvazione del Garante, qualora l'agenzia stessa lo ritenga "urgente e necessario".
Diversi eurodeputati hanno chiesto di sospendere l'iter di espansione del mandato di Europol fino a quando le accuse emerse non saranno state pienamente investigate. Una lettera inviata alla Commissione europea avverte che le modalità con cui Europol — e l'agenzia di frontiera Frontex — trattano, conservano e trasferiscono i dati sollevano "gravi preoccupazioni" rispetto al diritto europeo sulla protezione dei dati e ai principi fondamentali dello stato di diritto.