Meta patteggia per 17 miliardi di dollari sulla dipendenza da social dei minori
Meta ha deciso di chiudere con un accordo extragiudiziale il maxi-processo intentato da 29 Stati americani, che accusavano l'azienda di Mark Zuckerberg di aver progettato deliberatamente Facebook e Instagram per creare dipendenza negli adolescenti, nascondendo scientemente i rischi legati all'uso dei social network. Come riporta Key4biz, l'accusa si basava anche sulla testimonianza di un ex responsabile della sicurezza di Facebook, secondo cui l'azienda era consapevole dei danni provocati dalle proprie piattaforme.
Il patteggiamento prevede un pagamento fino a 16,7 miliardi di dollari, cifra che sale a circa 17 miliardi se si considerano anche altre voci dell'intesa. Gli Stati coinvolti nella causa, guidati dai procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey, chiedevano un risarcimento complessivo che nelle fasi iniziali del processo era stato stimato fino a 200 miliardi di dollari, mentre Meta aveva paventato il rischio di dover fronteggiare richieste fino a 1.400 miliardi di dollari, una cifra quasi equivalente al valore in borsa dell'intera azienda.
L'accordo non comporta alcuna ammissione di colpa da parte di Meta. Tra le misure concordate figurano un limite di due ore giornaliere di navigazione per gli utenti minori di 18 anni, il blocco delle applicazioni tra mezzanotte e le 6 del mattino (la cosiddetta "modalità notturna") e la disattivazione delle notifiche push dalle 8 alle 15 durante l'orario scolastico, denominata "modalità scuola". L'intesa impone inoltre controlli di verifica dell'età più severi e la messa a disposizione di nuovi strumenti di controllo per i genitori. Queste restrizioni dovranno restare in vigore per dieci anni.
Oltre alla cifra concordata con la coalizione di Stati, Meta pagherà separatamente 2,2 miliardi di dollari allo Stato della California. Il patteggiamento evita inoltre a Zuckerberg di dover testimoniare personalmente in tribunale, un'eventualità che si sarebbe verificata se il processo, iniziato nei giorni scorsi nel tribunale federale di Oakland, fosse proseguito fino al verdetto della giuria.
La notizia dell'accordo è stata accolta positivamente dai mercati: le azioni di Meta sono salite del 4,7% subito dopo l'annuncio. La vicenda giudiziaria era stata paragonata da più osservatori alle cause intentate negli anni Novanta contro l'industria del tabacco, quando le principali aziende produttrici di sigarette furono accusate di aver ignorato consapevolmente gli effetti dannosi dei propri prodotti.