Martedì 4 agosto 2026
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Apple contro il governo britannico: no alla backdoor sui dati iCloud

EUROPA - REGNO UNITO
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Lo scontro tra Apple e il governo del Regno Unito sulla crittografia dei dati torna davanti ai tribunali. Come riporta La Repubblica, la società di Cupertino ha presentato un nuovo ricorso all'Investigatory Powers Tribunal (IPT), l'organo giudiziario indipendente britannico, per opporsi alla richiesta del Ministero dell'Interno di accedere ai backup cifrati degli utenti conservati su iCloud.

 

La vicenda ha una storia che risale ai primi mesi del 2025, quando il governo britannico aveva notificato ad Apple un cosiddetto "Technical Capability Notice" (TCN), strumento previsto dall'Investigatory Powers Act del 2016, che consente alle autorità di imporre alle aziende tecnologiche specifiche capacità tecniche a supporto delle attività investigative e di intelligence. Quella prima richiesta riguardava l'accesso ai dati cifrati sia degli utenti britannici che di quelli statunitensi, scatenando forti tensioni diplomatiche tra Londra e Washington. Il governo britannico aveva quindi ritirato quella versione. Nella seconda metà del 2025, però, il Ministero dell'Interno ha emesso un nuovo TCN, questa volta circoscritto ai soli utenti del Regno Unito. Ed è proprio questa seconda richiesta a essere ora oggetto del nuovo ricorso di Apple.

 

Nel frattempo, di fronte alla prima ingiunzione, Apple aveva già scelto di eliminare la funzionalità Advanced Data Protection (ADP) — la protezione con crittografia end-to-end per foto, note e backup dei dispositivi — per tutti gli utenti britannici, piuttosto che creare una backdoor che avrebbe compromesso la sicurezza globale del sistema. Se ADP è attiva, infatti, l'unica via per accedere ai dati sarebbe proprio introdurre una "porta di servizio" nei sistemi di cifratura.

 

Apple sostiene da anni che qualsiasi backdoor renderebbe i propri servizi meno sicuri per tutti gli utenti, creando vulnerabilità potenzialmente sfruttabili anche da soggetti malintenzionati. La società ha confermato di aver ricevuto la notifica del nuovo TCN, ma si è rifiutata di commentare ulteriormente. Il Tribunale ha notificato il ricorso anche a Privacy International, organizzazione che insieme a Liberty aveva già avviato un'azione legale autonoma contro il sistema dei TCN, ritenendo che tali strumenti possano ledere il diritto alla privacy e alla sicurezza delle comunicazioni digitali.

 

Il governo britannico, dal canto suo, giustifica la richiesta con la necessità di contrastare terrorismo, criminalità grave e abusi sessuali sui minori, sostenendo che le forze dell'ordine debbano poter accedere alle comunicazioni "quando necessario e proporzionato". Gli esperti di sicurezza informatica, però, contestano questa posizione: non esiste una backdoor "sicura", e qualsiasi eccezione alla crittografia end-to-end finirebbe inevitabilmente per indebolire la protezione di tutti gli utenti, esponendoli a frodi, furti di identità e attacchi informatici.

 

La nuova causa rappresenta uno dei più importanti test giuridici sul rapporto tra crittografia, privacy e poteri dello Stato, con implicazioni che vanno ben oltre i confini britannici e che riguardano i diritti digitali di chiunque utilizzi servizi cifrati.

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