Europol, a Lisbona la conferenza su protezione dati e diritti fondamentali
Come funzionare l'applicazione della legge in modo efficace senza sacrificare i diritti fondamentali e lo stato di diritto? È questa la domanda al centro della 17esima conferenza della rete di esperti in protezione dei dati di Europol (EDEN, Europol Data Protection Experts Network), svoltasi a Lisbona, in Portogallo, il 22 e 23 settembre 2026, con il titolo "Do Not Cross: Protecting Citizens, Preserving Rights" (Non oltrepassare il limite: proteggere i cittadini, preservare i diritti).
Come riporta Europol, l'evento ha messo al centro del dibattito protezione dei dati, cybersicurezza e diritti fondamentali, in un momento in cui le minacce alla sicurezza evolvono più rapidamente delle norme pensate per contenerle e i confini digitali diventano sempre più incerti.
La conferenza è stata organizzata congiuntamente da Europol, dalle autorità delle forze dell'ordine portoghesi e dall'Accademia di Diritto Europeo (ERA), e si è svolta nella sede della Polícia Judiciária di Lisbona. Tra le voci principali presenti figuravano il direttore esecutivo di Europol, il Garante europeo per la protezione dei dati (EDPS) e un rappresentante di alto livello della polizia giudiziaria portoghese, insieme a funzionari dell'Unione europea, responsabili della protezione dei dati (DPO), accademici, rappresentanti della società civile, del settore privato e della magistratura.
Secondo il programma dell'evento pubblicato dall'Accademia di Diritto Europeo, i lavori hanno affrontato i punti di frizione che caratterizzano l'attività di polizia moderna, tra cui il tema della sovranità digitale in un contesto sempre più dipendente dal cloud, la necessità di garantire un uso sicuro e legale dei dati nelle attività di contrasto, e la crescente diffusione di reti "nichiliste violente" online, un fenomeno che si colloca all'incrocio tra sicurezza, tecnologia e diritti fondamentali.
Tra i temi discussi durante i due giorni di lavori figurano anche l'intelligenza artificiale, l'apprendimento automatico e il riconoscimento facciale, strumenti sempre più utilizzati dalle forze di polizia ma che pongono interrogativi delicati sul piano della tutela della privacy e dei diritti dei cittadini nelle indagini transnazionali.
La rete EDEN, istituita nel 2015 dalla funzione di protezione dei dati di Europol, riunisce oggi oltre 700 tra esperti delle forze dell'ordine, rappresentanti del settore privato, del mondo accademico e delle organizzazioni non governative, con l'obiettivo di favorire lo scambio di conoscenze e buone pratiche in materia di protezione dei dati personali nell'ambito della cooperazione di polizia europea.