Mercoledì 30 settembre 2026
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I falsi articoli dei giornali occidentali creati dalla Russia sono aumentati dell’850 per cento

MONDO
Notizia ·

Non serve più inventare una fonte. Basta rubarne una. È questa la logica delle campagne di influenza russe che imitano testate giornalistiche occidentali per dare credibilità a contenuti che quelle testate non hanno mai pubblicato. Secondo un nuovo report di NewsGuard, dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina sono stati individuati 906 contenuti giornalistici falsi, attribuiti a 163 testate di 21 Paesi. E la tecnica è diventata molto più frequente: gli articoli fittizi sono passati dai 44 della prima metà del 2025 ai 421 della prima metà del 2026, un aumento dell’850 per cento.

 

La falsificazione è spesso abbastanza semplice da funzionare. I contenuti riproducono logo, grafica e stile della testata imitata e, in alcuni casi, vengono pubblicati su siti con indirizzi quasi identici a quelli originali. Possono contenere anche citazioni inventate attribuite a persone reali. Il lettore non viene quindi portato verso una fonte apertamente filorussa: gli viene mostrato qualcosa che assomiglia a una fonte di cui già conosce il nome.

 

Dietro la maggior parte dei casi censiti da NewsGuard e disponibili sul Centro di monitoraggio delle testate giornalistiche vittime di falsa attribuzione, ci sono soprattutto due operazioni, Matrioska e Storm-1516, mentre la precedente Doppelganger sembra avere ridotto sensibilmente la propria attività dal 2024. Le due campagne hanno modalità diverse. Matrioska produce grandi quantità di video falsi e li distribuisce soprattutto attraverso X e Telegram. Storm-1516 lavora invece su un numero inferiore di contenuti, ma costruisce operazioni più elaborate: un falso articolo o servizio video viene fatto circolare attraverso una rete di account fino a raggiungere, in alcuni casi, decine di milioni di visualizzazioni.

 

Il bersaglio principale è l’Europa. Euronews è la testata più imitata, con 82 contenuti falsi individuati da NewsGuard tra marzo 2023 e settembre 2026. Seguono, tra gli altri, Libération con 39, BFM con 35, France 24 con 34, la BBC con 30, Deutsche Welle con 28 e Politico con 22. Complessivamente sono state imitate testate di 21 Paesi, compresa l’Italia. La scelta non sembra casuale. Le campagne prendono di mira soprattutto Paesi europei fortemente coinvolti nel sostegno all’Ucraina e società nelle quali esistono divisioni politiche già sfruttabili. L’obiettivo non è necessariamente convincere tutti di una singola falsità. È sufficiente introdurre un contenuto falso nella circolazione ordinaria delle notizie e farlo apparire abbastanza credibile da essere ripreso, commentato o utilizzato come «fonte» da altri.

 

È qui che compare la parte più nuova del fenomeno. I falsi articoli non restano necessariamente sui social. NewsGuard sostiene che alcuni siano stati rilanciati dalla rete Pravda, un insieme di circa 280 siti che nel 2025 avrebbe pubblicato 6,3 milioni di articoli e rilanciato 115 affermazioni false. L’enorme quantità di contenuti serve anche a moltiplicare le possibilità che una falsità finisca nell’ecosistema da cui i sistemi di IA ricavano informazioni.

Un caso citato nel report riguarda un falso articolo attribuito a Le Point, secondo cui 20.000 soldati ucraini evacuati in Francia per cure mediche avrebbero disertato e aderito a organizzazioni criminali. Il contenuto non era mai stato pubblicato da Le Point, ma tre giorni dopo la sua comparsa NewsGuard ha rilevato che AI Overview di Google lo aveva presentato come vero, citando proprio il presunto articolo come fonte. Google ha contestato la possibilità di replicare il risultato sulla base dello screenshot fornito da NewsGuard.

 

La tecnica produce così un effetto che va oltre la singola bugia. Prima si prende in prestito la reputazione di un giornale. Poi si moltiplica il contenuto attraverso siti, social e canali di distribuzione. Infine si lascia che quella massa di riferimenti possa diventare una traccia nell’ecosistema informativo da cui vengono costruite nuove risposte.

 

Non è soltanto una questione di far credere una notizia falsa. È anche un modo per rendere più difficile distinguere una fonte autentica da una fonte che ne ha copiato l’identità. E quando la copia comincia a circolare abbastanza, il problema non è più soltanto capire quale articolo sia falso: è capire quanta parte dell’ambiente informativo che lo circonda sia stata costruita per farlo sembrare vero.

 

(Linkiesta)

 

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