Famiglia Cristiana: no ad estremismi eutanasia e accanimento terapeutico
Dalle pagine di 'Famiglia Cristiana' il teologo moralista Luigi Lorenzetti lancia un appello di buon senso: salviamo la vita di chi va e di chi resta e, percio', no all'estremismo di eutanasia e accanimento terapeutico.
Certamente ci vogliono risposte a una condizione sempre piu' drammatica come hanno messo in luce le storie di Welby, Nuvoli e altri che non giungono all'onore delle cronache. 'Una risposta adeguata va trovata nell'autentico rapporto medico-paziente, nel quale si cerca insieme la possibile terapia proporzionata al malato in una data situazione; dove si verifica, cioe' si rende vero, un autentico e reciproco ascolto che, dal medico (e'quipe medica) e paziente, include i familiari.
Il principio di autodeterminazione e, quindi, il consenso informato alle cure da intraprendere o da rifiutare costituiscono un dato ormai acquisito nel codice di deontologia medica, e non vanno minimizzati, ma nemmeno enfatizzati. L'enfasi posta sul principio di autodeterminazione annulla in partenza il giusto rapporto con il medico, che viene ridotto a semplice destinatario ed esecutore passivo della volonta' del paziente, autentica o no che sia.
Il duplice no all'eutanasia e all'accanimento terapeutico e' necessario ma non basta; il no al testamento biologico (o dichiarazioni anticipate di trattamento), se inteso e voluto come eventuale richiesta di sospendere ogni cura, compresa quella del sostegno vitale, e' necessario ma non basta.
Resta da riempire, non soltanto in teoria, quanto e' detto dalla parola 'accompagnamento', che indica la solidarieta' affettiva e le cure proporzionate che, in ogni caso, vanno garantite.
E' questa l'unica strada umana e umanizzante per chi va e per chi resta'.
Certamente ci vogliono risposte a una condizione sempre piu' drammatica come hanno messo in luce le storie di Welby, Nuvoli e altri che non giungono all'onore delle cronache. 'Una risposta adeguata va trovata nell'autentico rapporto medico-paziente, nel quale si cerca insieme la possibile terapia proporzionata al malato in una data situazione; dove si verifica, cioe' si rende vero, un autentico e reciproco ascolto che, dal medico (e'quipe medica) e paziente, include i familiari.
Il principio di autodeterminazione e, quindi, il consenso informato alle cure da intraprendere o da rifiutare costituiscono un dato ormai acquisito nel codice di deontologia medica, e non vanno minimizzati, ma nemmeno enfatizzati. L'enfasi posta sul principio di autodeterminazione annulla in partenza il giusto rapporto con il medico, che viene ridotto a semplice destinatario ed esecutore passivo della volonta' del paziente, autentica o no che sia.
Il duplice no all'eutanasia e all'accanimento terapeutico e' necessario ma non basta; il no al testamento biologico (o dichiarazioni anticipate di trattamento), se inteso e voluto come eventuale richiesta di sospendere ogni cura, compresa quella del sostegno vitale, e' necessario ma non basta.
Resta da riempire, non soltanto in teoria, quanto e' detto dalla parola 'accompagnamento', che indica la solidarieta' affettiva e le cure proporzionate che, in ogni caso, vanno garantite.
E' questa l'unica strada umana e umanizzante per chi va e per chi resta'.
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