Giovedì 11 giugno 2026
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Le famiglie investono in assicurazione-vita

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Sempre meno investimenti in titoli di Stato e sempre piu' polizze: le famiglie italiane investono un terzo dei loro risparmi in assicurazioni sulla vita. O comunque optano per prodotti finanziari come piani pensionistici, assicurazioni per la long term care, che garantiscono una migliore qualita' dell' esistenza. E in futuro crescera' anche la domanda assicurativa per la messa in sicurezza degli immobili o per tutelarsi dai rischi ambientali. E' questa la fotografia scattata dal Censis nel suo secondo 'Diario della Ristrutturazione del terziario', realizzato con la cooperazione del sistema delle Banche di credito cooperativo. Per il Censis "il terziario finanziario sta intercettando la voglia degli italiani di pensare al loro futuro non solo in termini di rendita finanziaria, ma anche di maggiore responsabilita' verso se stessi e la propria famiglia".
Se si guarda alle attivita' finanziarie delle famiglie italiane, infatti, secondo l'istituto di ricerca socio-economica, e' evidente che nel 2009 il flusso di investimenti verso i titoli di Stato e' diminuito di circa 60 miliardi di euro mentre il flusso dell'ultimo anno verso le assicurazioni del ramo vita si e' attestato su oltre 24 miliardi, il 35% del totale delle attivita' finanziarie. Le famiglie italiane, spiega il Censis, "hanno deciso quindi nell'ultimo anno di investire un terzo dei loro risparmi in assicurazioni vita. La consistenza dei premi del ramo vita e' cosi' aumentata del 12%. Mentre nel 2007 e nel 2008 la variazione della raccolta premi nei rami vita era risultata negativa (-11,4% e -11,2% rispettivamente), nel 2009 la raccolta e' aumentata del 48,7% rispetto all'anno precedente, superando 81 miliardi di euro (nel 2008 il valore era di 54,5 miliardi).
Anche le banche e la sanita' svolgono un ruolo in questo orizzonte. "I principali gruppi bancari italiani - spiega il Censis - sono impegnati in un processo di riterritorializzazione, per recuperare il rapporto con gli imprenditori locali: le banche che si erano trasformate in 'negozi' per la vendita di prodotti finanziari - quasi un pret-a'-porter della finanza - non hanno funzionato, e si ritorna a un'attenzione al territorio e a servizi tagliati su misura per le imprese". Nel 2009 il flusso finanziario verso strumenti emessi dalle banche, esclusi i depositi, si e' piu' che dimezzato (- 58%) e anche l'imprenditore cerca nella banca un sostegno e una consulenza per la sua azienda, piu' che strumenti di investimento. Non e' un caso che a febbraio del 2010 gli impieghi verso le imprese sono diminuiti del 2,9% presso le banche tradizionali, mentre nel sistema fortemente territorializzato delle Banche di Credito Cooperativo sono aumentati del 6%.
Il sistema sanitario, poi, "si appresta a giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo del Paese: puo' contare infatti su milioni di clienti, dispone di macchinari e tecnologia avanzati, nonche' di altissime competenze professionali".
Nell'ultimo decennio, ricorda il Censis, "la spesa sanitaria e' aumentata del 60% per cio' che riguarda le retribuzioni e del 105% per cio' che riguarda gli investimenti in attrezzature.
Una spinta verso la imprenditorializzazione, magari partendo dai centri di eccellenza esistenti, potrebbe facilitare anche un rapporto piu' produttivo con la finanza, in cui attivare il meccanismo virtuoso appena descritto". Basti pensare che secondo una recente indagine del Censis il 56% delle aziende sanitarie italiane rappresentano, sul territorio in cui agiscono, l'azienda con il fatturato piu' elevato.

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