Sabato 31 ottobre 2026
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Fini criticato per aver invocato la laicita' del Parlamento

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Gianfranco Fini non rinuncia a dire la sua sui temi politici, anche se lo fa cercando di riferirsi piu' alle questioni di principio e di metodo della politica che alla stretta attualita'.
Il presidente della Camera e' intervenuto su due problemi che sono altrettanti nervi scoperti sia per la maggioranza sia per l'opposizione: laicita' e immigrazione. Sul primo punto, le parole di Fini, impegnato in un dialogo con un gruppo di studenti sulla Costituzione nella cittadina pugliese di Monopoli, sono nette: 'Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso'.
La frase e' stata pronunciata nel contesto di un piu' ampio ragionamento sulla legge relativa al testamento biologico e sulla bioetica, in cui Fini ha auspicato che il confronto 'venga affrontato senza gli eccessi propagandistici di questi ultimi mesi' (il caso di Eluana Englaro).
Sull'immigrazione, mentre i ministri Ignazio La Russa e Roberto Maroni erano impegnati a smussare le polemiche tra il governo e l'Onu sui respingimenti, le parole del presidente di Montecitorio sono altrettanto chiare: 'Dovremmo sforzarci tutti ad affrontare una questione cosi' complessa e cosi' importante senza cadere nella tentazione di dare vita a un confronto finalizzato unicamente al voto per il Parlamento europeo'. L'auspicio, quindi, e' che si pratichino politiche che non occhieggino alla campagna elettorale in corso.
La replica della Santa sede non si e' fatta attendere. Per monsignor Elio Sgreggia, presidente emerito della Pontificia accademia della vita: 'La Chiesa cattolica non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano precetti religiosi, ma non tacera' sui temi di bioetica che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalita' umana e il bene comune'.
E' la seconda volta che si registra una frizione tra il presidente della Camera e il Vaticano. Qualche mese fa Fini, ricordando le leggi razziali del 1938 emanate da Mussolini, aveva richiamato le responsabilita' della Chiesa, annotando che all'epoca non si registrarono 'manifestazioni particolari di resistenza'. Il quotidiano 'L'osservatore romano', in quella occasione, aveva replicato scrivendo di 'approssimazione storica' e 'meschino opportunismo politico'.
Non piace l'esternazione di Fini sulla laicita' a Maurizio Lupi, Pdl, vicepresidente della Camera con un passato militante in Comunione e liberazione: 'Non capisco la sua preoccupazione quando parla della necessita' di evitare leggi orientate da preconcetti religiosi, so pero' che la nostra Carta costituzionale e' il frutto dell'incontro delle grandi tradizioni che hanno fatto la storia del Paese'.
Molto prudente la reazione di Dario Franceschini: 'Non e' possibile che nel Pd e nel centrosinistra ci siano batterie di dichiarazioni a commento degli interventi della Chiesa quando parla di cose che non vengono condivise. Le stesse persone poi plaudono alla Chiesa quando interviene criticando magari il governo, come e' accaduto sul tema dell'immigrazione'. Per il segretario del Pd, 'o la Chiesa interferisce sempre o non interferisce mai'.
Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, prende le distanze da Fini: 'Il Parlamento italiano non ha mai fatto leggi tenendo conto dei precetti religiosi. Il presidente Fini ha detto una cosa ovvia e vorrei sapere quando mai il Parlamento ha fatto una cosa tenendo conto dei precetti religiosi'.
Luca Volonte', anche lui Udc, non si allinea al galateo istituzionale e usa parole piu' forti: 'Fini oggi compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana. Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti, come ai tempi dei totalitarismi neri del Novecento'.
Quanto all'immigrazione, e' stato il ministro degli Interni Maroni a raffreddare la polemica con l'Unhcr, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati: 'Non sempre le posizioni sono identiche ma penso che le opinioni vadano rispettate e che i toni polemici non sono utili alla definizione dei dettagli degli accordi con la Libia che sono frutto di un lavoro di dieci mesi mio e del presidente Berlusconi'.
Maroni, mentre difende la linea dei respingimenti e chiede un impegno adeguato da parte degli altri paesi europei, sposta la polemica verso l'atteggiamento dell'opposizione: 'Sentire le critiche da sinistra e' grottesco, visto che l'accordo con la Libia e' nato sotto il governo Prodi ed e' stato firmato dal ministro Amato'.
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