Domenica 20 settembre 2026
Menu

Ginecologi romani: rianimare feto abortito

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"Vi e' un netto miglioramento della capacita' assistenziale e diagnostica dell'ostetricia quando possiamo permetterci di far nascere bimbi in eta' precoce. Dal supporto dei neonatologi abbiamo accertato che in letteratura la percentuale di bimbi che nascono e sopravvivono inizia a essere presente dopo la 23esima settimana di gravidanza: la percentuale varia a seconda dei lavori scientifici ma va dallo 0% al 26%. Cio' significa che per il neonato vi e' una possibilita' di sopravvivere. Per questo abbiamo detto una cosa molto banale: se un neonato e' vitale deve essere rianimato". E' quanto ha detto all'Adnkronos Domenico Arduini, direttore della clinica di ostetricia e ginecologia dell'universita' di Tor Vergata, spiegando il documento firmato dai direttori delle cliniche ginecologiche delle facolta' di medicina delle universita' romane, Tor Vergata, La Sapienza, La Sapienza Sant'Andrea, Cattolica e Campus Biomedico a conclusione del convegno al Fatebenefratelli sui risvolti medici ed etici della nascita prematura.
Una posizione, sottolinea Arduini, "che riprende la stessa legge 194 e che ricalca la Costituzione in base alla quale il neonato ha diritto alla vita". Proprio per questo, spiega Arduini, per intervenire e assistere il neonato non c'e' bisogno del consenso dei genitori: "quando nasce il neonato e' un essere e in quanto tale ha diritto di vivere. L'assistenza e' finalizzata a guadagnare quelle ore o quei minuti necessari per prendere una decisione oculata e capire se deve essere o meno praticata l'assistenza". E sulla possibilita' che alcuni neonati sopravvivano ma riportando handicap, Arduini spiega: "questo non puo' essere deciso a priori, alcuni sopravvivono senza handicap".
Nel documento si legge che 'un neonato vitale, in estrema prematurita', va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente'. 'Con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all'assistenza sanitaria'. 'L'attivita' rianimatoria esercitata alla nascita da' il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e delle possibilita' di sopravvivenza, e permette di discutere il caso con il personale dell'Unita' ed i genitori'.
'Se ci si rendesse conto dell'inutilita' degli sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico', conclude il documento. Arduini si e' detto stupito dallo scalpore suscitato dalla posizione formalizzata ieri. Un documento che solo per caso arriva a pochi giorni dalla richiesta dei vescovi di aggiornare la 194: "Non sapevamo di quella posizione - sottolinea infatti Arduini - Abbiamo deciso il tema del convegno di ieri un anno fa, non potevamo prevedere che l'argomento fosse tanto attuale!".

"Se il neonato è vitale, il codice deontologico impone ai medici di intervenire, perché il neonato acquisisce un suo diritto autonomo. Mi auguro però che nessuno voglia usare ideologicamente queste questioni, ora più che mai occorre il dialogo e tenere vivo il principio di laicità". Per il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, intervistata da La Repubblica, il documento necessita di una discussione seria. "Teniamo distinto - precisa però il ministro - l'argomento dell'autonomia e della responsabilità della donna sull'interruzione volontaria di gravidanza, che deve essere pienamente rispettato".
Il ministro Pollastrini pone però delle premesse al dibattito sulle prese di posizione dei medici romani: "Primo punto: l'amore per la vita appartiene a tutti, non è di una parte. Il secondo è che l'autodeterminazione della donna non si tocca, come dice la 194, una legge lungimirante e saggia. Terzo, è evidente che si fanno i conti con l'avanzare della medicina". Il ministro Pollastrini lancia una provocazione: "Perché non c'è amore per la vita quando si tratta di rendere migliore la legge sulla fecondazione assistita? Perché non c'è amore per la persona quando si tratta di trovare una mediazione sul testamento biologico? Perché non c'è lo stesso amore per la vita cercando in tutti i modi di realizzare una vera prevenzione del dramma dell'aborto e cioè puntando all'educazione sessuale, allargando l'uso dei preservativi?".
Il ministro, comunque, si augura che lo scontro tra laici e cattolici non si inasprisca quando inizierà la campagna elettorale. "Stop agli usi ideologici di questi temi", ha detto Barbara Pollastrini. "Parliamo della prevenzione, della dignità femminile, del fatto che nessuna donna dovrebbe essere messa nelle condizioni di abortire".

Paola Binetti, senatrice del partito Democratico ed esponente teodem, appoggia il documento. In un'intervista a La Repubblica Binetti sostiene che "in quel documento c'è un tema forte, un obiettivo: i neonatologi si riservano di valutare le condizioni del bambino e anche la rianimazione è in base all'età gestazionale, alle condizioni specifiche". Per la senatrice non ci si trova di fronte a un caso di accanimento terapeutico, perché "il modo d'intervenire è sempre subordinato alla valutazione clinica che se ne fa e alle possibili cure". "Ogni bambino - aggiunge la senatrice - ha la sua storia, le sue esigenze, questo significa che il bambino va trattato come una persona dandogli ciò che giova".
Per la senatrice Binetti è venuto il momento di abbassare il limite per l'aborto terapeutico "perché si risparmia questa situazione dolorosa anche alla madre che decide di abortire". E a proposito della modifica della legge 194, Binetti ribadisce la propria posizione a favore di una piena applicazione della norma: "La 194 oggi chiede una nuova intelligenza, vanno attuate le parti inespresse, si facciano esplodere le potenzialità di difesa della vita che sono in quelle norme, esistono ma sono rimaste sullo sfondo, è più facile - conclude la senatrice - tirar fuori il bene che c'è nella 194 che cambiare, dobbiamo guardare alla tutela sociale della maternità".

Cinzia Caporale
, membro del Comitato nazionale di bioetica, condivide il documento e quindi e' d'accordo di rianimare sempre il neonato prematuro.
'Nell'immediatezza della nascita il medico deve agire in scienza e coscienza sulla opzione di rianimare, indipendentemente dai genitori, a meno che non si palesi un caso di accanimento terapeutico'.
Secondo Caporale il medico deve quindi rianimare sempre, decidendo caso per caso. Nell'ipotesi in cui il feto sopravviva all'aborto 'non ritengo necessario chiedere il consenso della madre. In questo caso infatti si esercita un'opzione di garanzia con cui si tutela un individuo fragile e vulnerabile, qual e' il neonato, in un fase in cui non si hanno certezze cliniche.
Secondo me si puo' presumere lo stato di abbandono giuridico del neonato da parte della madre, che ovviamente puo' tornare indietro sulla sua decisione'.
Una volta che pero' la rianimazione ha avuto inizio e la situazione clinica evolve comunque in modo sfavorevole, 'con mezzi di cura troppo onerosi rispetto ai risultati che si possono ottenere - conclude - non c'e' l'obbligo di cura, ma e' anzi doveroso moralmente sospendere la terapia e dare al neonato le cure compassionevoli'.

Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, a Sestola nel modenese per concludere il VII incontro Udc sulla neve ha commentato con parole positive il documento firmato dai medici di 4 ospedali romani sulla necessita' di dover rianimare il feto abortito se e' ancora vitale. "Questo documento - ha spiegato Cesa - dimostra l'importanza della vita che va difesa sin dalla nascita.
Bisogna fare di tutto per salvarla perche' i feti sono persone", ha detto ancora Cesa, che ha spiegato che il partito e' contrario all'aborto e all'eutanasia. Alla lista politica relativa alla moratoria sull'aborto presentata oggi da Giuliano Ferrara sul Foglio il segretario dell'Udc ha commentato: "Ci saranno tanti esponenti dell'Udc che aderiranno a questa lista".

'E' coraggiosa e coerente la presa di posizione dei neonatologi che hanno ricordato il dovere di rianimare ed assistere i feti abortiti che manifestassero comunque segni di vita'. Lo sottolinea Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc.
'Questo, del resto - spiega in una nota - corrisponde alle prescrizioni legislative della legge 194 e ad un obbligo preciso imposto da tale legge. Non e' ammissibile l'idea, pur avanzata da alcuni, che il feto abortito debba essere comunque condannato a morte anche se riesce a sopravvivere alla espulsione dall'utero, magari privandolo della assistenza cui ha diritto. Seguendo lo spirito e la lettera della legge 194 si puo' aggiungere che quando esiste una possibilita' anche minima di sopravvivenza e' un obbligo preciso evitare metodi abortivi che possono danneggiare il feto. Le procedure dell'aborto devono avvicinarsi, in questi casi, a quelle di un parto pilotato. Mi permetto infine - conclude Buttiglione - di fare notare che bisognerebbe evitare l'aborto quando l'eta' del feto e' cosi' avanzata da dare una probabilita', anche piccola, di vita extrauterina'.

'I neonatologi confermano che la scienza e' al servizio della vita'. Lo afferma il senatore di An, Alfredo Mantovano commentando la presa di posizione di alcuni medici sull'aborto.
'La posizione dei docenti di neonatologia sulla difesa della vita nascente - aggiunge Mantovano - conferma che l'Universita' italiana non e' assimilabile alle poche decine di docenti che hanno protestato per la presenza del papa alla Sapienza e che la scienza e' capace di porsi al servizio dell'uomo quando aderisce al dato di realta''. 'Chi continua a sostenere una sorta di diritto di vita e di morte sull'essere umano innocente - conclude - mostra al tempo stesso la propria disumanita' e la propria arretratezza culturale e scientifica. Almeno di qualche millennio'.

"I socialisti esprimono profondo sdegno per l'aggressione alla legge 194 perpetrata nelle ultime settimane dalle gerarchie vaticane e da gruppi ad esse contigue".
Lo afferma il vicepresidente del Senato ed esponente del Partito socialista, Gavino Angius.
"La legge sull'interruzione volontaria di gravidanza - sottolinea in una nota - è buona e in Italia ha salvato centinaia di migliaia di donne dalla piaga dell'aborto clandestino e ne ha tutelato la salute. La 194 non è una legge omicida, bensì una legge rigorosa a tutela della vita la cui efficacia è stata ampiamente documentata dall'ultima relazione del Ministro della Salute, Livia Turco, sulla norma in questione. Appaiono quindi del tutto strumentali - conclude Angius - le voci di chi intende migliorare una legge che già funziona, visti i numeri in continua decrescita di aborti praticati nel nostro paese. Respingiamo dunque con grande e ferma convinzione questi attacchi rivolti al diritto all'autodeterminazione delle donne italiane".

"Ci sono gia' tutti i segni di una compagna elettorale a colpi bassi. Il colpo basso piu' inaccettabile e' quello contro le donne italiane sferrato attraverso l'attacco alla 194". Lo afferma Titti Di Salvo, capogruppo della Sinistra democratica alla Camera.
"Si tratta -aggiunge- di un attacco che si nutre di tante prese di posizione: da quelle della gerarchia ecclesiastica alla proposta di moratoria di Ferrara, al piu' recente annuncio di alcuni neonatologi non a caso lanciato nella giornata della vita. Perche' tanto livore contro le donne? La 194 e' una legge buona, non solo una buona legge.
Una legge buona perche' rispetta la liberta' delle donne, la loro autodeterminazione e conosce il dolore della rinuncia alla maternita' Fa veramente indignare che gli uomini ingaggino un duello elettorale su quella legge equilibrata e buona e confermata dal referendum popolare. Sarebbe necessario maggior riguardo per il senso di responsabilita' che le donne hanno e hanno dimostrato di avere, e per la loro liberta'. Se di moratoria si deve parlare -conclude Di Salvo- chiediamo la moratoria degli attacchi alla 194. Le donne italiane sapranno giudicare chi sta dalla loro parte".

"Vogliono scegliere per gli altri: al posto dei genitori, della madre. E vogliono prendere decisioni sulla vita di innocenti condannandoli ad un'esistenza di inferno sulla Terra. Sono i potenti del Vaticano, dei partiti e della medicina che molto probabilmente non sopporterebbero neanche per un minuto i fardelli, le pene e le sofferenze a cui il loro fanatismo destinerebbe, per una vita intera, le donne e gli uomini di questo nostro Paese". Lo afferma Rita Bernardini, segretaria di Radicali italiani.
"Colti da una forma di delirio di onnipotenza, forse -aggiunge- non capiscono che quella che chiamano 'difesa della vita', non e' altro che il prolungamento di una sopravvivenza che -come dimostrano i moltissimi casi documentati- si trasforma in un'atroce agonia. Non spetta ai medici, obbedienti ai diktat vaticani, il dovere di 'prolungare la vita' con l'uso dell'accanimento terapeutico; non ai partiti degli atei devoti. Soltanto i genitori possono assumersi questo compito. Sono loro -e soprattutto le donne, che non possono divenire mero contenitore dei 'figli della Patria'- ad avere il diritto e la capacita' di prendersi cura dei propri figli, con la dedizione naturale di chi concepisce, partorisce e porta avanti la vita con amore. Inoltre, chi oggi propone liste elettorali per la cosiddetta 'moratoria sull'aborto' -che avrebbe come esito il ritorno alla clandestinita' delle interruzioni di gravidanza- rischia di trascinare il nostro Paese verso quel modello liberticida che e' lo stato islamico, in cui -conclude Bernardini- il credo religioso di alcuni diventa obbligo di legge per tutti".

"Tengo a sottolineare che sia quest'ultimo documento dei docenti universitari,ma anche tutta la polemica che sta intorno alla questione dell'aborto, come pure la moratoria proposta da Ferrara, sono posizioni strumentali". A dirlo è Demetrio Neri, docente di Bioetica all'Università di Messina e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, in una dichiarazione ad Apcom sul documento firmato da docenti universitari delle cliniche di ostetricia e di ginecologia delle Facoltà di Medicina delle università romane.
"Sono strumentali - continua - per la semplice ragione che la nostra legge sull'aborto, la 194, pur avendo trent' anni è pronta, senza che debba essere modificata, ad accogliere gli sviluppi della neonatologia. Nella legge è previsto che, in caso si manifesti vita autonoma del feto, il medico debba adoprarsi per garantirne la sopravvivenza".
Secondo Demetrio Neri, però il problema è un altro. "Quando una donna in pericolo di vita, si reca ad abortire - afferma - lo fa perché la sua vita è minacciata. Quindi, non vedo come non si possa tener conto di questa circostanza e dire come, invece, hanno detto i firmatari del documento che il bambino va rianimato anche contro la volontà della donna. Sinceramente non lo capisco"
Neri ricorda, poi, la famosa sentenza della Corte Costituzionale del 1975, che aprì la strada alla legge sull'aborto, che diceva che quando c'è un possibile conflitto tra la vita della madre e la vita del feto, non si può non privilegiare la vita di chi persona lo è già e di chi, invece, lo deve ancora diventare.
"Nel caso dell'aborto - dice - se noi eliminiano questo scenario, non capiamo più nulla. Credo che tutte queste dichiarazioni che stranamente si stanno assommando in questi ultimi mesi siano puramente strumentali".
Quindi, come tiene a sottolineare Neri, non c'è alcun bisogno di cambiare la 194, che va semplicemente applicata bene . "Di fronte ad un parto prematuro - aggiunge - che, normalmente si presenta intorno alla 22-25ma settimana, ci sono delle linee guida che danno indicazioni ai medici e prevedono la possibilità di fare tutto il possibile per consentire la sopravvivenza del feto(ndr, 22 gennaio reso pubblico decalogo, del Ministero della Salute, sulle cure da impartire ai prematuri in relazione all'età), ma, qui la situazione è differente, perché la donna sta subendo un parto prematuro e sicuramente chiederà ai medici di fare di tutto per salvare il bambino. Nell'altro caso, dove c'è pericolo di vita per la madre, è diverso, perché la donna si reca in ospedale per salvare la sua vita. Come si fa a non tenere conto di questo? La volontà della donna non può essere ignorata a prescindere dalla situazione!"
Quindi come dice Neri non si può escludere la donna o i genitori dal processo decisionale anche per quel che riguarda ulteriori interventi per il bambino, che potrebbero essere invasivi e dolorosi.
"L'impressione leggendo il documento dei docenti firmatari è che decide tutto il medico e questo è sbagliato. Non riesco a convincermi che i medici debbano avere un atteggiamento prioritario di esclusione nei confronti della coppia che va incontro a nascita prematura".
Oggi grazie ai progressi fatti nel campo della neonatologia, dice Neri, possiamo salvare molti più bambini di quanto potevamo fare 10 anni fa . "Ma non possiamo prefigurare una situazione - sottolinea - in cui questi bambini diventano ostaggio della tecnologia , altrimenti da qui a pochi anni avremo gli stessi problemi che ci poniamo oggi nelle fasi finali della vita. Il problema di fondo - conclude - che dobbiamo affrontare è che la medicina può sì salvare la vita di quella persona in quel momento, ma bisogna evitare il rischio che questa persona diventi ostaggio della tecnologia. Altrimenti, diventa accanimento puro e semplice, e non terapeutico".

'Un plauso all'iniziativa dei ginecologi delle Universita' romane nel chiedere che vengano rianimati tutti i bambini nati vivi da aborto sia spontaneo che volontario cosi' come gia' sarebbe previsto dall'art 7 della 194'. A rivolgerlo e' la comunita' Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Giovanni Benzi.
'E' un orrore che certi medici intendano condizionare alla volonta' dei genitori l'assistenza di un bambino nato vivo!', sostiene una nota della comunita' riminese.
La Comunita' Papa Giovanni XXIII annuncia una iniziativa in due luoghi diversi, a cui invita a partecipare, contro l'interruzione volontaria di gravidanza: si tratta della Preghiera per la Vita Nascente 'nel giorno e nell'ora in cui si praticano gli aborti, all'ingresso del policlinico di Modena lunedi' alle ore 6.45 e all'ingresso dell'ospedale Infermi di Rimini, martedi' 5 febbraio alle ore 7.15'.
Si tratta di una preghiera pubblica iniziata a Rimini 9 anni fa per volonta' di Don Oreste Benzi e poi portata avanti ininterrottamente: 'ci siamo ritrovati a pregare ai piedi della croce di piu' di 5000 bambini/e - spiega ancora la nota - mentre veniva eseguita la loro condanna a morte e mentre le loro mamme venivano segnate per sempre dall'esperienza traumatica che e' l'aborto. Instancabilmente Don Oreste ci ricordava che 'questi piccoli che non hanno voce per potersi difendere sono condannati a morte da tutta la societa' che legalizza la loro soppressione perche' sono indesiderati, o inopportuni o non perfettamente sani, percio' siamo tutti complici' '.

'Basta con questo ping-pong sui neonati prematuri estremi iniziato da Formigoni e, ora proseguito dai direttori delle cliniche ginecologiche romane'.
E' quanto sottolinea in una nota Silvio Viale, ginecologo 'non obiettore' ed esponente radicale.
'A parte il tributo strumentale alla 'XXX giornata per la vita' - spiega Viale - il documento romano non risolve alcun problema, ma in compenso ne crea altri, poiche' l'adozione di un 'vitalismo' estremo sarebbe dannoso per le possibili conseguenze sul neonato, sulla famiglia e sulla societa'. Il rischio e' che, di fronte a patologie materne e fetali, si affretti la decisione di abortire per evitare di giungere ad un'epoca in cui un medico potrebbe decidere di rianimare ad ogni costo. Una donna, pienamente informata, di fronte al rischio di far nascere un neonato con paralisi cerebrale, potrebbe preferire abortire, senza attendere ulteriori sviluppi'.
Secondo l'esponente radicale, per evitare che si affermino atteggiamenti impropri da tifoseria ultra', 'occorre istituire al piu' presto un registro nazionale dei prematuri estremi, poiche' e' chiaro che nessun ospedale italiano e' in grado di avere da solo una casistica sufficiente'. 'Nemmeno l'Ospedale S.Anna di Torino - aggiunge Viale citando il luogo in cui lavora - che, con oltre 9000 parti, e' l'ospedale italiano con il maggior numero di nati prematuri. Forse addirittura il maggior numero in Europa, se si eccettua Il National MaternityHospital di Dublino, dove pero', essendo vietato l'aborto, sono inclusi anche gli aborti terapeutici'.

La scelta di rianimare il feto contro la volontà della madre è strumentale e crudele al tempo stesso.
Intervistata da tre quotidiani, Repubblica, la Stampa e il Messaggero, il ministro della Salute dimissionario, Livia Turco, torna a difendere la bontà della 194 e si dice sorpresa per il clamore suscitato dal documento presentato docenti romani. "E' una crudeltà insensata voler rianimare un feto contro la volontà della madre", ammonisce la Turco, secondo cui quello di questi giorni "non è un dibattito sereno": "non so quanto queste prese di posizione saranno efficaci per promuovere la capacità di accoglienza della maternità. Questo è invece importante: che chi vuole un figlio possa farlo con un sostegno, un'accoglienza".
Proprio su questo, per il ministro, c'è bisogno di un dibattito "serio": "bisognerebbe ragionare di più sulle persone e meno sui principi", dice l'esponente del Pd, bollando come "strumentali e volutamente crudeli" gli argomenti di chi "forse pensa così di attaccare la bontà della 194". Legge che la Turco continua a difendere, anche perché contiene già ciò che chiedono i medici: "la 194 prevede nell'articolo 7 la rianimazione nei confronti dei pre-termine che presentino le condizioni per essere assistiti".
Per il futuro, il ministro - che nonostante il difficile momento politico solleciterà gli indirizzi richiesti all'Istituto superiore di Sanità - è ottimista, e non crede che la 194 verrà cancellata: "Sfido chi vuole metterla in discussione. Vedendola da vicino - spiega - l'ho apprezzata ancora di più, ho apprezzato il suo equilibrio e la sua lungimiranza. La legge ha fatto leva su due principi etici fondamentali: la responsabilità femminile e la responsabilità del medico. Io sono serena. Tutti sanno che con questa legge l'aborto è diminuito. Ho fiducia nelle donne e nella loro saggezza".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →