Gip Laviola: diritto a vita e' sacro. Legale Riccio: ordinanza Gip viziata da contraddittorieta' e illogicita'
Il diritto alla vita e' 'sacro inviolabile e indisponibile' e, inoltre, costituisce 'un limite invalicabile da tutti gli altri diritti', compreso quello costituzionale dell'autodeterminazione, fissato nell'articolo 32 della Carta, secondo cui nessuno puo' essere obbligato al trattamento sanitario. Parole che potrebbero sembrare ispirate da una cattedra religiosa e che invece sono state scritte da una istituzione laica, il gip del Tribunale di Roma, Renato Laviola, firmatario dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di archiviazione della posizione di Mario Riccio, l'anestesista che interruppe la ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby.
Il gip Laviola spiega, in premessa, che il caso di Piergiorgio Welby 'presenta caratteristiche peculiari in quanto, molto avvertita anche da questo giudice, e' l'esigenza di rispettare la volonta' del paziente nella fase finale della propria vita'.
Ma poi aggiunge: 'In merito non si puo' che ribadire la necessita' di una disciplina normativa che preveda delle regole alle quali attenersi in simili casi, fissando in particolare, il momento in cui la condotta del medico rientri nel divieto di accanimento terapeutico. In assenza di tale disciplina normativa, pero', al principio sancito dall'art 32 della Costituzione o alle altre norme internazionali di grado secondario, non puo' essere riconosciuta una estensione tale da superare il limite insuperabile del diritto alla vita'. Dopo aver spiegato che Piergiorgio Welby 'era una persona costretta alla completa immobilita', senza possibilita' di guarigione ma non in fase terminale e, anzi, con una non breve aspettativa di vita', Laviola spiega che sulla morte dell'esponente radicale 'hanno influito media e politica'. 'L'evidente connotazione politica data al caso Welby e la forte esposizione mediatica - osserva il gip - hanno, in qualche modo, determinato una sovrapposizione di piani che invece dovevano rimanere distinti'. 'Suscitano forti perplessita', almeno in questo giudice, le modalita' seguite per dare attuazione a un diritto costituzionalmente garantito e pacificamente riconosciuto (il diritto di rifiuto delle terapie)'.
Dichiarazione dell'Avv. Giuseppe Rossodivita, legale del dottor Mario Riccio:
L'ordinanza del GIP Laviola, con la quale è stata disposta l'imputazione coatta nei confronti del dr. Mario Riccio, anche ad un primo esame, pare viziata da una intrinseca contraddittorietà ed illogicità.
Il GIP infatti, riconosce che nel nostro ordinamento il diritto di autodeterminazione del malato e di rifiuto delle terapie, di cui agli artt. 13 e 32 Cost., possono giungere sino al punto di rifiutare terapie salvavita, dovendo riconoscere al paziente la più ampia possibilità di scelta e di decisione.
Successivamente, però,lo stesso GIP afferma, che nel caso di specie, in ragione delle modalità concrete dell'intervento del dr. Riccio, sarebbe stato superato il limite invalicabile del diritto alla vita.
Ma il limite del diritto alla vita o è invalicabile, sempre, anche quando in senso diverso disponga la volontà del paziente o non lo è mai; certo non possono essere le modalità concrete di intervento, o di non intervento, a determinarne il superamento.
Sul piano squisitamente penale, il GIP pare dimentico dell'art. 40 del c.p., il quale prevede che non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Da questo punto di vista la posizione del dr. Riccio, che secondo le chiare ed in equivoche volontà di Welby, attivamente ha interrotto il ventilatore artificiale non è differente da quella - valutata come lecita dal GIP in osservanza peraltro di una copiosa giurisprudenza in materia - del medico che omette, ad esempio, una trasfusione salvavita, perché in tal senso si è espressa, in esplicazione degli art. 13 e 32 Cost., la volontà del paziente.
Ordinanze come questa rischiano di gettare grande confusione sia negli operatori sanitari, sia nei pazienti che, stando a quanto scritto dal GIP, parrebbero poter disporre di un diritto di autodeterminazione 'variabile'; 'pieno' nel caso in cui al medico venga chiesto di astenersi dal praticare terapie salvavita, 'limitato', dall'inviolabile diritto alla vita, nel caso in cui al medico sia richiesto di interrompere una terapia che abbia come conseguenza la morte.
"Diritto alla vita come limite invalicabile e no alla discrezionalità del medico. Le motivazioni dell`ordinanza del GIP di Roma nei confronti del dottor Riccio sono assolutamente incontestabili. La pura e semplice applicazione delle leggi in vigore spazza via ogni retorica relativista, che vuole poter disporre di qualsiasi cosa, compreso della vita di una persona". Lo afferma Isabella Bertolini, Vicepresidente dei Deputati di Forza Italia.
"Il principio dell'intangibilità della vita, anche la più penalizzante e la più sfortunata - prosegue- prevale quindi sulla cultura della morte. La martellante campagna mediatica sul caso Welby aveva ingenerato l`equivoco nella pubblica opinione che certe pratiche potessero essere ammesse. L`ordinanza del Giudice Laviola, invece, ci ricorda giustamente che l`eutanasia è un reato e come tale va perseguito. Non vorremmo però che i progetti di legge sul testamento biologico, in discussione in Parlamento, potessero essere l`occasione per legalizzare l`eutanasia. Di fronte a una tale evenienza la nostra contrarietà sarà totale".
'Siamo sorprese dalle dichiarazioni del senatore Ignazio Marino di voler dire si' all'interruzione terapeutica'. Lo affermano le senatrici dell'Ulivo Emanuela Baio e Paola Binetti, commentando le affermazioni del presidente della Commissione Sanita' di Palazzo Madama, che ha detto di aver interrotto le cure, quando lavorava negli Usa, a pazienti senza speranza.
Per Baio e Binetti, 'se si vuole proseguire nell'iter della legge sul testamento biologico', su cui sta lavorando la Commissione, 'la cosa migliore sia continuare un percorso di dialogo, ascolto e condivisione perche' e' importante dare risposte a molti cittadini che credono di trovarsi di fronte a un percorso eutanasico e che su questo esprimono preoccupazione, paura, incertezza. Bisogna cercare di approvare una legge rassicurante - sottolineano - che fughi ogni dubbio di eutanasia, di interruzione terapeutica. Che prima di tutto dica si' all'accompagnamento terapeutico nella fase terminale della vita''.
'In Senato ci sono disegni di legge che raccolgono visioni antropologiche diverse e in alcuni casi molto distanti - continuano - ma dobbiamo essere in grado di garantire, almeno sulle questioni piu' importanti, punti di condivisione profondi nella societa'. Nel gruppo dell'Ulivo al Senato stiamo facendo questo sforzo, di incontro e di dialogo. E' davvero un peccato se qualcuno si allontana da questo clima con fughe in avanti che non potrebbero che rallentarne il percorso'.
Il rinvio a giudizio dell'anestesista Mario Riccio per il caso di eutanasia di Giorgio Welby lascia 'attoniti'. E' il commento dei Radicali Lucani.
'Eutanasia passiva? Omicidio del consenziente? Io credo semplicemente che quello di Riccio sia stato un grande gesto d'amore e di rispetto nei confronti di Piero Welby' - dichiara Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani e consigliere dell'Associazione Coscioni. Secondo Bolognetti 'certo, la politica, pure quella giudiziaria, non si fa con i sentimenti, ma Riccio, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, ha consentito a Piero Welby quella 'morte opportuna' da lui richiesta e la fine di una vita avvertita dal co-presidente dell'Associazione Coscioni come inaccettabile tortura'.
'Se mi e' consentito - sottolinea ancora Bolognetti - io affermerei che Riccio ha aiutato Welby a liberarsi dalle catene che lo inchiodavano a una 'non vita', a quella che Welby avvertiva come una non vita'. Bolognetti esprime a Riccio solidarieta' e sostegno. Ha avviato pertanto una raccolta fondi in Basilicata per sostenere le spese processuali.
"La magistratura testimonia di avere piu' buon senso del centro sinistra". E' l'opinione di Sandra Monacelli (Udc), che ricorda di aver "solo qualche mese fa apprezzato il tar del lazio per la bocciatura del decreto Turco sul raddoppio delle dosi personali, oggi un gip sul caso Welby spiega cio' che e' evidente: "Il diritto alla vita nella sua sacralita', inviolabilita' e indisponibilita', costituisce un limite per tutti gli altri diritti" e quindi in quel caso non si e' interrotto un accanimento terapeutico".
Non serve, prosegue l'esponente Udc, "una legge sul testamento biologico che introduca l'eutanasia in maniera surrettizia, ma al massimo una migliore definizione del rapporto medico paziente".
"La decisione del gip di Roma, Renato La Viola, di respingere la richiesta dei pm di archiviare la posizione del dottor Mario Riccio, l'anestesista che stacco' la spina a Piergiorgio Welby, ordinando di formulare l'imputazione a suo carico, e' ineccepibile e doverosa: in Italia l'eutanasia, sia essa attiva, passiva od omissiva, e' illegale". Lo afferma Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di Alleanza nazionale, secondo cui "si vuol far credere che solo l'iniezione letale sia eutanasia, facendo passare tutto il resto per sospensione dell'accanimento terapeutico, per interruzione di semplici atti medici, di meri trattamenti sanitari, delle cure insomma, e dunque per rispetto della volonta' del paziente, del principio della sua autonomia, della sua autodeterminazione e, in definitiva, della sua liberta'. Ma- prosegue Pedrizzi- cosi' non e': l'eutanasia e' non solo quella attiva, ma anche quella passiva ed omissiva".
Per l'esponente di via della Scrofa, "distaccare un respiratore o non attaccarlo, ad esempio, e' eutanasia, cioe' azione od omissione volta a provocare, a procurare la morte. Una condotta che configura un reato- sottolinea Pedrizzi- perche' per la nostra legge, e segnatamente per gli articoli 579 ('Omicidio del consenziente') e 580 ('Istigazione o aiuto al suicidio') del codice penale, se la morte sopraggiunge per mano di un terzo, quest'ultimo ne diventa responsabile, anche se vi e' il consenso alla propria morte da parte della vittima".
"Leggendo dalle agenzie le motivazioni del GIP, mi pare utile e necessario mettere insieme due frasi, fin troppo eloquenti sulla esplicita volontà del GIP di connotare in modo negativo, e considerare rilevante in senso deteriore nella sua Ordinanza, la politica in generale, e quella radicale in particolare". Lo sottolinea Marco Cappato,Segretario Associazione Coscioni .
"Prima frase: "(il medico anestesista) è un medico in contatto con un`associazione vicina ad esponenti di un partito politico, dichiaratosi disponibile ad attuare la volontà espressa da Welby di interrompere la terapia di respirazione artificiale".
Seconda frase: 'L'evidente connotazione politica data al caso Welby e la forte esposizione mediatica, hanno, in qualche modo, determinato una sovrapposizione di piani che invece dovevano rimanere distinti'. Sorge spontanea - conclude Cappato - una domanda: che rilevanza - e connotazione negativa - può avere il contatto con l`Associazione Coscioni e il Partito radicale nell`ordinanza, visto che lo stesso Welby era Co-Presidente radicale dell`Associazione Luca Coscioni?"
"Desta sconcerto la decisione del gip di Roma, Renato la Viola, di respingere la richiesta archiviazione del pm disponendo l'imputazione coatta nei confronti del dottor Mario Riccio l'anestesista che interruppe la ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby il 20 dicembre scorso. Il rinvio a giudizio del medico per il reato di omicidio del consenziente appare incomprensibile, posto che il medico ha semplicemente rispettato il diritto di autodeterminazione del malato e di rifiuto delle terapie, riconosciuto dall'articolo 32 della Costituzione secondo cui 'nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge'". Lo ha dichiarato il senatore del Prc-Se Salvatore Bonadonna.
"Altrettanto incomprensibile - ha affermato - appare, nel contesto specifico, l'affermazione del gip, secondo cui "il diritto alla vita nella sua sacralita', inviolabilita' e indisponibilita' costituisce un limite per tutti gli altri diritti, come quello affermato nell'articolo 32 della Costituzione. Insomma, Welby poteva o no scegliere il rifiuto delle terapie? Se si', non appare giustificato il rinvio a giudizio del dottor Riccio, se no, siamo in presenza di una violazione di un diritto costituzionalmente riconosciuto. Se ha ragione il gip La Viola, noi che sosteniamo il diritto del paziente all'interruzione del trattamento siamo allora tutti imputabili per concorso morale".
"Esprimo la mia piena solidarieta' - ha concluso - alla moglie Mina, alla sorella Carla, e all'associazione Luca Coscioni che ha sostenuto Welby nella sua battaglia per una fine serena e indolore".
'L'anestesista Mario Riccio e' stato rinviato a giudizio con una motivazione etica, che si richiama ai principi di un'etica confessionale. Non con un'argomentazione giuridica. Peraltro, con le parole del giudice si svuota di senso e di valore tutta la giurisprudenza esistente sul consenso informato'. E' questa l'opinione del professor Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina, sull'ordinanza del Gip di Roma nei confronti di Mario Riccio, ordinanza che definisce 'grottesca e allo stesso tempo raccapricciante' e ancora 'una sentenza da stato teocratico e totalitario. In questo Paese si e' perso il senso del limite su questioni tremendamente importanti'.
'Il giudice - sostiene Corbellini - afferma che esistono principi e valori che stanno al di sopra della Costituzione formale e delle leggi internazionali'. Secondo il professore si tratta di 'un'interpretazione chiaramente religiosa del diritto'. 'E' una sentenza da stato etico - incalza - dove non si definisce una situazione in base al diritto positivo e dove si interpreta il diritto alla vita con l'obbligo alla vita, in contrasto con gli articoli 13 e 32 della Costituzione'.
'Si chiede poi di stabilire per legge cosa e' l'accanimento terapeutico. Ma se ancora valgono la Costituzione e quindi il principio del consenso informato, quando un paziente e' cosciente solo lui puo' decidere che cosa e' accanimento e cosa no. Affidare al medico la decisione significa ripristinare il paternalismo medico e negare l'autonomia del paziente. Questa sentenza fa parte, in realta', di un'operazione politica delle forze cattoliche integraliste, volta a impedire la legge sulle direttive anticipate che il senatore Marino sta tentando di portare anche in questo paese. Perch, quello di cui abbiamo bisogno non e' negare il diritto all'autodeterminazione, ma garantire la liberta' di decidere anticipatamente quali trattamenti non si e' disposti ad accettare nell'eventualita' in cui ci si trovasse privi di coscienza'. Il professor Corbellini punta l'indice contro politici, medici e bioeticisti cattolici e definisce la loro un'operazione 'astuta' per 'trasformare lo stato laico in uno stato etico'. 'Bisogna riconoscere - conclude - che in questo paese i medici tendono a non sopportano l'ingerenza del paziente nelle loro decisioni. Ma le cose sono cambiate e i pazienti sono piu' consapevoli dei loro diritti, incluso il diritto di decidere in autonomia e non sulla base di qualche autorita' precostituita come e quando e' dignitoso continuare a vivere'.
Definisce 'strano il comportamento dell'anestesista Mario Riccio', ma non apprezza 'i magistrati che lamentano lacune del diritto positivo'. Il giurista Francesco D'Agostino, ex presidente del comitato nazionale di bioetica, commentando le decisioni del Gip di Roma sull'anestesista di Cremona, si rivolge direttamente alla classe medica: 'Sono convinto che se i medici prendessero consapevolezza della deontologia sarebbero i primi a dire che non c'e' bisogno di una legge. La legge e' chiesta perche' e' in crisi profonda la medicina ippocratica e la deontologia medica: proprio perche' i medici hanno fatto un giuramento devono fare affidamento alla deontologia se chiedono una legge devono smettere di giurare'. E fa riferimento alla legge sul testamento biologico che, spiega, 'e' stato inserito proprio nel codice di deontologia medica e un paziente una volta che redige le sue volonta' dovrebbe avere la sicurezza che sara' il medico a farle rispettare'.
Il professore si dice consapevole che la 'difficolta' giuridica', in particolare nel caso Welby 'sta nel fatto che bisogna rispettare l'articolo 32 della Costituzione e prendere atto del Codice penale'. 'Nel nostro ordinamento - prosegue - la cooperazione al suicidio e' proibita, l'interruzione delle cure e' permessa. Dobbiamo anche dire che non c'e' bisogno di un medico per staccare la spina io mi chiedo perche' Riccio e' partito da Cremona e' arrivato a Roma e in poche ore ha risolto staccando la spina. Ritengo sia fondamentale nel rapporto medico-paziente l'alleanza terapeutica che non si puo' creare in poche ore: mi e' sembrato strano il suo atteggiamento. Se fosse stato il suo medico avrei avuto meno dubbi'.
'Non ho mai apprezzato - ribadisce il giurista - i magistrati che lamentano lacune nel diritto positivo, uno dei loro compiti e' proprio quello di interpretare le norme ordinamentali. Lamentare una lacuna significa auspicare che ci sia una modifica, chiedere una diversa normativa: il giudice deve risolvere casi concreti partendo dal diritto positivo'.
Secondo D'Agostino 'il cuore del problema e' capire cosa ha fatto Mario Riccio, se ha somministrato un anestetico lieve e quindi non ha operato attivamente'.
"Ignazio Marino non si capisce perche' non sia rimasto negli Stati Uniti, nessuno gli ha chiesto di candidarsi, ne' di fare il presidente squilibrato della Commissione al Senato. Ha contribuito a far morire molte persone?
Buon per lui, ne rispondera' alla sua coscienza se ne dispone e comunque al Padre Eterno". E' l'opinione di Luca Volonte', capogruppo dell'Udc alla Camera dei deputati, secondo cui, con riferimento alla legge sul testamento biologico, da martedi' in discussione in commissione Sanita', al Senato, "cio' non toglie che il percorso ricordato dalle senatrici Binetti e Baio Dossi, e' lineare e non suscettibile di accelerazioni".
"Io stesso- va avanti Volonte'- ho conservato centinaia di mail di minacce e insulti, la stessa Wikpedia nazionale mi ricorda solo per le parole sull'omicidio del consenziente Welby, oggi Marino vorrebbe accellerare una legge per salvarsi la coscienza e salvare Riccio? Le istituzioni vanno rispettate- prosegue l'esponente Udc- ci vuole una moralita' negli incarichi pubblici, se Marino si sente troppo dipendente dalla Coscioni Association, si dimetta o torni negli Usa, il suo contributo al dialogo nel Paese, e' sinora stato molto, molto scarso e parziale e- chiude Volonte'- per nulla consono al ruolo che ricopre."
Il gip Laviola spiega, in premessa, che il caso di Piergiorgio Welby 'presenta caratteristiche peculiari in quanto, molto avvertita anche da questo giudice, e' l'esigenza di rispettare la volonta' del paziente nella fase finale della propria vita'.
Ma poi aggiunge: 'In merito non si puo' che ribadire la necessita' di una disciplina normativa che preveda delle regole alle quali attenersi in simili casi, fissando in particolare, il momento in cui la condotta del medico rientri nel divieto di accanimento terapeutico. In assenza di tale disciplina normativa, pero', al principio sancito dall'art 32 della Costituzione o alle altre norme internazionali di grado secondario, non puo' essere riconosciuta una estensione tale da superare il limite insuperabile del diritto alla vita'. Dopo aver spiegato che Piergiorgio Welby 'era una persona costretta alla completa immobilita', senza possibilita' di guarigione ma non in fase terminale e, anzi, con una non breve aspettativa di vita', Laviola spiega che sulla morte dell'esponente radicale 'hanno influito media e politica'. 'L'evidente connotazione politica data al caso Welby e la forte esposizione mediatica - osserva il gip - hanno, in qualche modo, determinato una sovrapposizione di piani che invece dovevano rimanere distinti'. 'Suscitano forti perplessita', almeno in questo giudice, le modalita' seguite per dare attuazione a un diritto costituzionalmente garantito e pacificamente riconosciuto (il diritto di rifiuto delle terapie)'.
Dichiarazione dell'Avv. Giuseppe Rossodivita, legale del dottor Mario Riccio:
L'ordinanza del GIP Laviola, con la quale è stata disposta l'imputazione coatta nei confronti del dr. Mario Riccio, anche ad un primo esame, pare viziata da una intrinseca contraddittorietà ed illogicità.
Il GIP infatti, riconosce che nel nostro ordinamento il diritto di autodeterminazione del malato e di rifiuto delle terapie, di cui agli artt. 13 e 32 Cost., possono giungere sino al punto di rifiutare terapie salvavita, dovendo riconoscere al paziente la più ampia possibilità di scelta e di decisione.
Successivamente, però,lo stesso GIP afferma, che nel caso di specie, in ragione delle modalità concrete dell'intervento del dr. Riccio, sarebbe stato superato il limite invalicabile del diritto alla vita.
Ma il limite del diritto alla vita o è invalicabile, sempre, anche quando in senso diverso disponga la volontà del paziente o non lo è mai; certo non possono essere le modalità concrete di intervento, o di non intervento, a determinarne il superamento.
Sul piano squisitamente penale, il GIP pare dimentico dell'art. 40 del c.p., il quale prevede che non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Da questo punto di vista la posizione del dr. Riccio, che secondo le chiare ed in equivoche volontà di Welby, attivamente ha interrotto il ventilatore artificiale non è differente da quella - valutata come lecita dal GIP in osservanza peraltro di una copiosa giurisprudenza in materia - del medico che omette, ad esempio, una trasfusione salvavita, perché in tal senso si è espressa, in esplicazione degli art. 13 e 32 Cost., la volontà del paziente.
Ordinanze come questa rischiano di gettare grande confusione sia negli operatori sanitari, sia nei pazienti che, stando a quanto scritto dal GIP, parrebbero poter disporre di un diritto di autodeterminazione 'variabile'; 'pieno' nel caso in cui al medico venga chiesto di astenersi dal praticare terapie salvavita, 'limitato', dall'inviolabile diritto alla vita, nel caso in cui al medico sia richiesto di interrompere una terapia che abbia come conseguenza la morte.
"Diritto alla vita come limite invalicabile e no alla discrezionalità del medico. Le motivazioni dell`ordinanza del GIP di Roma nei confronti del dottor Riccio sono assolutamente incontestabili. La pura e semplice applicazione delle leggi in vigore spazza via ogni retorica relativista, che vuole poter disporre di qualsiasi cosa, compreso della vita di una persona". Lo afferma Isabella Bertolini, Vicepresidente dei Deputati di Forza Italia.
"Il principio dell'intangibilità della vita, anche la più penalizzante e la più sfortunata - prosegue- prevale quindi sulla cultura della morte. La martellante campagna mediatica sul caso Welby aveva ingenerato l`equivoco nella pubblica opinione che certe pratiche potessero essere ammesse. L`ordinanza del Giudice Laviola, invece, ci ricorda giustamente che l`eutanasia è un reato e come tale va perseguito. Non vorremmo però che i progetti di legge sul testamento biologico, in discussione in Parlamento, potessero essere l`occasione per legalizzare l`eutanasia. Di fronte a una tale evenienza la nostra contrarietà sarà totale".
'Siamo sorprese dalle dichiarazioni del senatore Ignazio Marino di voler dire si' all'interruzione terapeutica'. Lo affermano le senatrici dell'Ulivo Emanuela Baio e Paola Binetti, commentando le affermazioni del presidente della Commissione Sanita' di Palazzo Madama, che ha detto di aver interrotto le cure, quando lavorava negli Usa, a pazienti senza speranza.
Per Baio e Binetti, 'se si vuole proseguire nell'iter della legge sul testamento biologico', su cui sta lavorando la Commissione, 'la cosa migliore sia continuare un percorso di dialogo, ascolto e condivisione perche' e' importante dare risposte a molti cittadini che credono di trovarsi di fronte a un percorso eutanasico e che su questo esprimono preoccupazione, paura, incertezza. Bisogna cercare di approvare una legge rassicurante - sottolineano - che fughi ogni dubbio di eutanasia, di interruzione terapeutica. Che prima di tutto dica si' all'accompagnamento terapeutico nella fase terminale della vita''.
'In Senato ci sono disegni di legge che raccolgono visioni antropologiche diverse e in alcuni casi molto distanti - continuano - ma dobbiamo essere in grado di garantire, almeno sulle questioni piu' importanti, punti di condivisione profondi nella societa'. Nel gruppo dell'Ulivo al Senato stiamo facendo questo sforzo, di incontro e di dialogo. E' davvero un peccato se qualcuno si allontana da questo clima con fughe in avanti che non potrebbero che rallentarne il percorso'.
Il rinvio a giudizio dell'anestesista Mario Riccio per il caso di eutanasia di Giorgio Welby lascia 'attoniti'. E' il commento dei Radicali Lucani.
'Eutanasia passiva? Omicidio del consenziente? Io credo semplicemente che quello di Riccio sia stato un grande gesto d'amore e di rispetto nei confronti di Piero Welby' - dichiara Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani e consigliere dell'Associazione Coscioni. Secondo Bolognetti 'certo, la politica, pure quella giudiziaria, non si fa con i sentimenti, ma Riccio, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, ha consentito a Piero Welby quella 'morte opportuna' da lui richiesta e la fine di una vita avvertita dal co-presidente dell'Associazione Coscioni come inaccettabile tortura'.
'Se mi e' consentito - sottolinea ancora Bolognetti - io affermerei che Riccio ha aiutato Welby a liberarsi dalle catene che lo inchiodavano a una 'non vita', a quella che Welby avvertiva come una non vita'. Bolognetti esprime a Riccio solidarieta' e sostegno. Ha avviato pertanto una raccolta fondi in Basilicata per sostenere le spese processuali.
"La magistratura testimonia di avere piu' buon senso del centro sinistra". E' l'opinione di Sandra Monacelli (Udc), che ricorda di aver "solo qualche mese fa apprezzato il tar del lazio per la bocciatura del decreto Turco sul raddoppio delle dosi personali, oggi un gip sul caso Welby spiega cio' che e' evidente: "Il diritto alla vita nella sua sacralita', inviolabilita' e indisponibilita', costituisce un limite per tutti gli altri diritti" e quindi in quel caso non si e' interrotto un accanimento terapeutico".
Non serve, prosegue l'esponente Udc, "una legge sul testamento biologico che introduca l'eutanasia in maniera surrettizia, ma al massimo una migliore definizione del rapporto medico paziente".
"La decisione del gip di Roma, Renato La Viola, di respingere la richiesta dei pm di archiviare la posizione del dottor Mario Riccio, l'anestesista che stacco' la spina a Piergiorgio Welby, ordinando di formulare l'imputazione a suo carico, e' ineccepibile e doverosa: in Italia l'eutanasia, sia essa attiva, passiva od omissiva, e' illegale". Lo afferma Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di Alleanza nazionale, secondo cui "si vuol far credere che solo l'iniezione letale sia eutanasia, facendo passare tutto il resto per sospensione dell'accanimento terapeutico, per interruzione di semplici atti medici, di meri trattamenti sanitari, delle cure insomma, e dunque per rispetto della volonta' del paziente, del principio della sua autonomia, della sua autodeterminazione e, in definitiva, della sua liberta'. Ma- prosegue Pedrizzi- cosi' non e': l'eutanasia e' non solo quella attiva, ma anche quella passiva ed omissiva".
Per l'esponente di via della Scrofa, "distaccare un respiratore o non attaccarlo, ad esempio, e' eutanasia, cioe' azione od omissione volta a provocare, a procurare la morte. Una condotta che configura un reato- sottolinea Pedrizzi- perche' per la nostra legge, e segnatamente per gli articoli 579 ('Omicidio del consenziente') e 580 ('Istigazione o aiuto al suicidio') del codice penale, se la morte sopraggiunge per mano di un terzo, quest'ultimo ne diventa responsabile, anche se vi e' il consenso alla propria morte da parte della vittima".
"Leggendo dalle agenzie le motivazioni del GIP, mi pare utile e necessario mettere insieme due frasi, fin troppo eloquenti sulla esplicita volontà del GIP di connotare in modo negativo, e considerare rilevante in senso deteriore nella sua Ordinanza, la politica in generale, e quella radicale in particolare". Lo sottolinea Marco Cappato,Segretario Associazione Coscioni .
"Prima frase: "(il medico anestesista) è un medico in contatto con un`associazione vicina ad esponenti di un partito politico, dichiaratosi disponibile ad attuare la volontà espressa da Welby di interrompere la terapia di respirazione artificiale".
Seconda frase: 'L'evidente connotazione politica data al caso Welby e la forte esposizione mediatica, hanno, in qualche modo, determinato una sovrapposizione di piani che invece dovevano rimanere distinti'. Sorge spontanea - conclude Cappato - una domanda: che rilevanza - e connotazione negativa - può avere il contatto con l`Associazione Coscioni e il Partito radicale nell`ordinanza, visto che lo stesso Welby era Co-Presidente radicale dell`Associazione Luca Coscioni?"
"Desta sconcerto la decisione del gip di Roma, Renato la Viola, di respingere la richiesta archiviazione del pm disponendo l'imputazione coatta nei confronti del dottor Mario Riccio l'anestesista che interruppe la ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby il 20 dicembre scorso. Il rinvio a giudizio del medico per il reato di omicidio del consenziente appare incomprensibile, posto che il medico ha semplicemente rispettato il diritto di autodeterminazione del malato e di rifiuto delle terapie, riconosciuto dall'articolo 32 della Costituzione secondo cui 'nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge'". Lo ha dichiarato il senatore del Prc-Se Salvatore Bonadonna.
"Altrettanto incomprensibile - ha affermato - appare, nel contesto specifico, l'affermazione del gip, secondo cui "il diritto alla vita nella sua sacralita', inviolabilita' e indisponibilita' costituisce un limite per tutti gli altri diritti, come quello affermato nell'articolo 32 della Costituzione. Insomma, Welby poteva o no scegliere il rifiuto delle terapie? Se si', non appare giustificato il rinvio a giudizio del dottor Riccio, se no, siamo in presenza di una violazione di un diritto costituzionalmente riconosciuto. Se ha ragione il gip La Viola, noi che sosteniamo il diritto del paziente all'interruzione del trattamento siamo allora tutti imputabili per concorso morale".
"Esprimo la mia piena solidarieta' - ha concluso - alla moglie Mina, alla sorella Carla, e all'associazione Luca Coscioni che ha sostenuto Welby nella sua battaglia per una fine serena e indolore".
'L'anestesista Mario Riccio e' stato rinviato a giudizio con una motivazione etica, che si richiama ai principi di un'etica confessionale. Non con un'argomentazione giuridica. Peraltro, con le parole del giudice si svuota di senso e di valore tutta la giurisprudenza esistente sul consenso informato'. E' questa l'opinione del professor Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina, sull'ordinanza del Gip di Roma nei confronti di Mario Riccio, ordinanza che definisce 'grottesca e allo stesso tempo raccapricciante' e ancora 'una sentenza da stato teocratico e totalitario. In questo Paese si e' perso il senso del limite su questioni tremendamente importanti'.
'Il giudice - sostiene Corbellini - afferma che esistono principi e valori che stanno al di sopra della Costituzione formale e delle leggi internazionali'. Secondo il professore si tratta di 'un'interpretazione chiaramente religiosa del diritto'. 'E' una sentenza da stato etico - incalza - dove non si definisce una situazione in base al diritto positivo e dove si interpreta il diritto alla vita con l'obbligo alla vita, in contrasto con gli articoli 13 e 32 della Costituzione'.
'Si chiede poi di stabilire per legge cosa e' l'accanimento terapeutico. Ma se ancora valgono la Costituzione e quindi il principio del consenso informato, quando un paziente e' cosciente solo lui puo' decidere che cosa e' accanimento e cosa no. Affidare al medico la decisione significa ripristinare il paternalismo medico e negare l'autonomia del paziente. Questa sentenza fa parte, in realta', di un'operazione politica delle forze cattoliche integraliste, volta a impedire la legge sulle direttive anticipate che il senatore Marino sta tentando di portare anche in questo paese. Perch, quello di cui abbiamo bisogno non e' negare il diritto all'autodeterminazione, ma garantire la liberta' di decidere anticipatamente quali trattamenti non si e' disposti ad accettare nell'eventualita' in cui ci si trovasse privi di coscienza'. Il professor Corbellini punta l'indice contro politici, medici e bioeticisti cattolici e definisce la loro un'operazione 'astuta' per 'trasformare lo stato laico in uno stato etico'. 'Bisogna riconoscere - conclude - che in questo paese i medici tendono a non sopportano l'ingerenza del paziente nelle loro decisioni. Ma le cose sono cambiate e i pazienti sono piu' consapevoli dei loro diritti, incluso il diritto di decidere in autonomia e non sulla base di qualche autorita' precostituita come e quando e' dignitoso continuare a vivere'.
Definisce 'strano il comportamento dell'anestesista Mario Riccio', ma non apprezza 'i magistrati che lamentano lacune del diritto positivo'. Il giurista Francesco D'Agostino, ex presidente del comitato nazionale di bioetica, commentando le decisioni del Gip di Roma sull'anestesista di Cremona, si rivolge direttamente alla classe medica: 'Sono convinto che se i medici prendessero consapevolezza della deontologia sarebbero i primi a dire che non c'e' bisogno di una legge. La legge e' chiesta perche' e' in crisi profonda la medicina ippocratica e la deontologia medica: proprio perche' i medici hanno fatto un giuramento devono fare affidamento alla deontologia se chiedono una legge devono smettere di giurare'. E fa riferimento alla legge sul testamento biologico che, spiega, 'e' stato inserito proprio nel codice di deontologia medica e un paziente una volta che redige le sue volonta' dovrebbe avere la sicurezza che sara' il medico a farle rispettare'.
Il professore si dice consapevole che la 'difficolta' giuridica', in particolare nel caso Welby 'sta nel fatto che bisogna rispettare l'articolo 32 della Costituzione e prendere atto del Codice penale'. 'Nel nostro ordinamento - prosegue - la cooperazione al suicidio e' proibita, l'interruzione delle cure e' permessa. Dobbiamo anche dire che non c'e' bisogno di un medico per staccare la spina io mi chiedo perche' Riccio e' partito da Cremona e' arrivato a Roma e in poche ore ha risolto staccando la spina. Ritengo sia fondamentale nel rapporto medico-paziente l'alleanza terapeutica che non si puo' creare in poche ore: mi e' sembrato strano il suo atteggiamento. Se fosse stato il suo medico avrei avuto meno dubbi'.
'Non ho mai apprezzato - ribadisce il giurista - i magistrati che lamentano lacune nel diritto positivo, uno dei loro compiti e' proprio quello di interpretare le norme ordinamentali. Lamentare una lacuna significa auspicare che ci sia una modifica, chiedere una diversa normativa: il giudice deve risolvere casi concreti partendo dal diritto positivo'.
Secondo D'Agostino 'il cuore del problema e' capire cosa ha fatto Mario Riccio, se ha somministrato un anestetico lieve e quindi non ha operato attivamente'.
"Ignazio Marino non si capisce perche' non sia rimasto negli Stati Uniti, nessuno gli ha chiesto di candidarsi, ne' di fare il presidente squilibrato della Commissione al Senato. Ha contribuito a far morire molte persone?
Buon per lui, ne rispondera' alla sua coscienza se ne dispone e comunque al Padre Eterno". E' l'opinione di Luca Volonte', capogruppo dell'Udc alla Camera dei deputati, secondo cui, con riferimento alla legge sul testamento biologico, da martedi' in discussione in commissione Sanita', al Senato, "cio' non toglie che il percorso ricordato dalle senatrici Binetti e Baio Dossi, e' lineare e non suscettibile di accelerazioni".
"Io stesso- va avanti Volonte'- ho conservato centinaia di mail di minacce e insulti, la stessa Wikpedia nazionale mi ricorda solo per le parole sull'omicidio del consenziente Welby, oggi Marino vorrebbe accellerare una legge per salvarsi la coscienza e salvare Riccio? Le istituzioni vanno rispettate- prosegue l'esponente Udc- ci vuole una moralita' negli incarichi pubblici, se Marino si sente troppo dipendente dalla Coscioni Association, si dimetta o torni negli Usa, il suo contributo al dialogo nel Paese, e' sinora stato molto, molto scarso e parziale e- chiude Volonte'- per nulla consono al ruolo che ricopre."
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