Venerdì 30 ottobre 2026
Menu

Giudici dicono no a figlio da marito in coma

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Vuole avere un figlio dal marito che mesi fa e' scivolato in coma irreversibile per un tumore al cervello, ma oggi il Tribunale di Vigevano ha respinto la richiesta di procedere con la procreazione assistita che e' stata avanzata dal padre dell'uomo, in qualita' di tutore.
Si e' concluso cosi' il primo round di quella che si preannuncia una battaglia giudiziaria con al centro una coppia di Vigevano, lei originaria dell'Europa dell'Est, lui un operaio ora ricoverato in gravissime condizioni alla clinica Maugeri di Pavia, e il loro desiderio di un bambino. Battaglia giudiziaria perche' il legale della famiglia, l'avvocato Carlo Diani, impugnera' il provvedimento del Tribunale. Anche se, parallelamente, la famiglia potrebbe rivolgersi a qualche centro all'estero per andare avanti lungo la strada scelta.
I giudici civili, presieduti da Anna Maria Peschiera, che e' anche presidente del Tribunale della cittadina della Lomellina, questa mattina, dopo aver svolto istruttoria e aver acquisito il parere negativo sia del giudice tutelare sia del pm, hanno depositato la loro decisione.
Il padre dell'uomo in coma (tecnicamente si chiama 'interdicendo') qualche mese fa aveva, infatti, chiesto di ricostruire la volonta' del figlio per ottenere, in qualita' di tutore, il permesso di esprimerla e, quindi, il consenso per l'accesso alla procreazione medicalmente assistita. Procreazione voluta dalla moglie dopo che il marito si era ammalato.
L'istanza e' stata rigettata anche sulla base del fatto che, in seguito alle testimonianze di familiari e medici dell'uomo, non e' stato possibile ricostruire la sua volonta' di accedere alla procreazione medicalmente assistita. Non ci sarebbero quindi elementi - a differenza di quanto accaduto per il caso, sebbene ben diverso, di Eluana Englaro - per stabilire che lui, nel pieno delle facolta', avesse manifestato la decisione, qualora si fosse trovato nelle condizioni attuali, di avere un figlio ricorrendo alla fecondazione assistita. Secondo il collegio mancherebbe, inoltre, un requisito previsto dalle legge 40, cioe' quello relativo all'infertilita' della coppia.
Il caso, venuto alla ribalta all'inizio dell'anno, ha visto lo scorso febbraio il professor Severino Antinori prelevare al paziente del liquido seminale che ora e' conservato nella banca del seme di Roma. 'Quella di oggi e' una sentenza talebana e religiosa, in un paese piu' teocratico e clericale e meno laico di quanto dovrebbe essere - ha commentato oggi Antinori - Faremo ovviamente ricorso alla Cassazione, in cui ripongo grande fiducia ma e' chiaro che ora la donna prendera' gli spermatozoi del marito e se ne andra' all'estero. Probabilmente lo fara', e credo che la incitero' io stesso in questo senso'.
L'avvocato Claudio Diani, che assiste la famiglia dell'uomo, ha annunciato infatti che impugnera' il provvedimento. 'Da un punto di vista giuridico e medico - ha detto ricordando di aver chiesto ai giudici di sentire sette testimoni da lui indicati - le motivazioni di questo rigetto, a nostro avviso, non stanno in piedi. Comunque, parallelamente all'iter giudiziario italiano, con tutta probabilita' andremo all'estero'. Un'esigenza, questa, che si sarebbe resa necessaria, visto la lentezza delle procedure in Italia, dopo che la settimana scorsa le condizioni dell'operaio si sono ulteriormente aggravate. 'Non sono nemmeno sicuro - si e' lasciato sfuggire l'avvocato - che il seme dell' uomo si trovi ancora in Italia'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →