Giovedì 11 giugno 2026
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Iniziati i lavori della International drug enforcement conferenc

U.E. - ITALIA
Notizia ·
È iniziata martedì 17 giugno la XXXI conferenza Idec, International drug enforcement conference, la riunione annuale dei capi delle agenzie antidroga mondiali.
A questa edizione, la prima in Italia, partecipano 500 delegati di 129 Paesi. La conferenza si svolgerà dal 17 al 19 giugno, organizzata dalla Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell'Interno, con il patrocinio della Drug enforcement administration, Dea, statunitense ha "l'obiettivo di coordinare le politiche antidroga, condividere le politiche antidroga e sviluppare una strategia operativa tesa al contrasto del traffico illecito di stupefacenti".
All'apertura dei lavori, presieduti dal Direttore centrale per i servizi antidroga, il generale della guardia di finanza Andrea De Gennaro, hanno presenziato il capo della polizia Alessandro Pansa e il ministro dell'Interno Angelino Alfano.
Il prefetto Pansa nel corso del suo articolato intervento alla conferenza ha sottolineato come "da molti anni gli investigatori hanno imparato a seguire i flussi finanziari che fanno capo alle organizzazioni criminali perché i flussi finanziari sono quelli che ti consentono di raggiungere i vertici, e oggi noi italiani probabilmente siamo tra i più bravi nel mondo nel sequestrare i beni, i patrimoni dei criminali".
Il capo della polizia ha anche messo in luce che "nel nostro Paese esiste una normativa, un'esperienza, una metodologia di lavoro che ci ha portato negli ultimi anni a sequestrare miliardi di beni che la criminalità organizzata aveva accumulato grazie ai suoi traffici illeciti, alle sue attività criminali". "Per questo motivo - ha continuato il prefetto - noi siano impegnati nel combattere il traffico della droga e i suoi aspetti finanziari collegati, e lo saremo ancora di più soprattutto nella capacità di sviluppare collaborazioni di diversi settori con tutti i colleghi con tutti i Paesi qui presenti e qui rappresentati, e ci impegneremo sotto tanti e vari aspetti: il primo è cercare di individuare dove i criminali nascondono le loro ricchezze, come fanno a trasportare droga e soldi nelle varie parti del mondo e come fanno a trasformare il contante che è il momento iniziale della vendita dello stupefacente, sfruttando i circuiti finanziari internazionali e anche le grandi reti telematiche che coprono l'intero Paese".
A chiudere i lavori introduttivi della conferenza Idec è stato il ministro dell'Interno Angelino Alfano che ha ricordato come "Il giro d'affari complessivo dell'industria della droga ammonti a 320 miliardi di dollari. L'enormità di questa cifra fa capire che non si tratta solamente di un problema transnazionale di pubblica sicurezza, infatti ben più pericoloso è il nesso tra la criminalità organizzata e la destabilizzazione di interi Paesi per non dire l'uso del narcotraffico per finanziare il terrorismo". Angelino Alfano ha evidenziato "l'Italia da sempre è in prima linea per ridurre sia la domanda sia l'offerta di sostanze stupefacenti e per contrastare il narcotraffico. In questo senso consideriamo fondamentale la dimensione multilaterale della collaborazione. Anche a livello europeo la cooperazione svolge un ruolo di fondamentale importanza per la lotta al narcotraffico". Il ministro ha anche sottolineato come sia "fondamentale anche lo scambio di esperti antidroga e lo scambio di informazioni fino alle forme più avanzate di cooperazione di polizia come le operazioni sotto copertura o le operazioni congiunte". "Tre infatti - ha spiegato Alfano - sono le criticità nel contrasto al narcotraffico: la prima ha a che fare con la produzione di nuove sostanze psicoattive, il secondo problema è la centralità dell'Africa come crocevia di traffici e dell'Africa come importante mercato globale del consumo di stupefacenti, il terzo punto da considerare è costituito dalla crescita del traffico della droga via mare. Per fare fronte a queste tre criticità - ha concluso il ministro - occorre in primo luogo una maggior disponibilità di dati su tutti gli aspetti del fenomeno droga, in secondo luogo una più sistematica e mirata azione di monitoraggio delle cessioni e dei volumi di tutti gli stupefacenti in entrata, e infine una più stretta collaborazione con le competenti agenzie nazionali".
Nell'ambito della conferenza stampa sia Andrea De Gennaro, capo della Direzione centrale per i servizi antidroga e James Capra, vice amministratore e capo delle operazioni della Dea statunitense hanno sottolineato come la legalizzazione delle droghe leggere non sia funzionale al contrasto del traffico internazionale di stupefacenti, anzi. "Ho fortissimi dubbi - ha sottolineato De Gennaro, come già in audizione alla Camera - sull'efficacia della legalizzazione, non mi sembra la via migliore per il contrasto alla vendita delle droghe, sia per un discorso complessivo giuridico, si tratterebbe infatti di modificare alcune convenzioni Onu, sia riguardo all'aspetto operativo specifico nel nostro Paese". Infatti "in Italia, dove operano le organizzazioni criminali tra le più strutturate, che hanno nella droga tra le prime fonti di finanziamento, ho fortissimi dubbi che la legalizzazione ne possa inficiare o diminuire le attività e i proventi, si creerebbe comunque un mercato parallelo". Contrario anche il numero due dell'Antidroga statunitense, sebbene negli Usa, alcuni Stati sperimentino la depenalizzazione o la legalizzazione del reato, "le organizzazioni criminali sfrutteranno qualsiasi azione venga intrapresa in tal senso per vendere droga e - ha aggiunto Capra - a fronte delle giovani generazioni, che sono le più vulnerabili, le sperimentazioni in termini di legalizzazione, nel lungo termine, si trasformeranno in un problema". "Dal punto di vista politico - ha concluso tranchant il ministro dell'Interno Alfano - sono del tutto contrario ad ogni forma di legalizzazione".
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