Giovedì 9 luglio 2026
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INPS. XXV Rapporto annuale. 'Il Paese che cambia, il welfare che unisce"

U.E. - ITALIA
Notizia ·

L'occupazione continua a crescere: nel 2025 gli assicurati INPS raggiungono quota 27,2 milioni, con un incremento di circa 244 mila unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico (+6,8%). Aumentano principalmente tra il 2019 e il 2025: giovani fino a 34 anni (+12,4%), donne (+7,8%) e lavoratori extra UE (+35,5%). Nel 2025 il numero medio di settimane lavorate si è attestato a 43,2, confermando il miglioramento registrato negli ultimi anni nell'intensità occupazionale e segnalando una maggiore stabilità dei percorsi lavorativi. I contributi sociali hanno raggiunto i 273 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto all'anno precedente. La crescita del gettito è stata sostenuta principalmente dall'espansione del lavoro dipendente e dall'aumento delle retribuzioni imponibili, confermando la solidità delle basi finanziarie del sistema previdenziale pubblico.

 

Sono questi alcuni dei principali dati riportati nelle analisi condotte nel XXV Rapporto annuale dell'INPS: un patrimonio informativo reso possibile dall'infrastruttura di dati custodita dall'Istituto, che consente di osservare con continuità l'evoluzione del mercato del lavoro, delle retribuzioni, delle contribuzioni e dei bisogni sociali. Gli archivi amministrativi dell'INPS rappresentano quindi una vera infrastruttura conoscitiva del Paese, capace di trasformare l'attività gestionale quotidiana in strumenti di analisi, programmazione e valutazione delle politiche pubbliche.

Sul fronte salariale, il Rapporto evidenzia una dinamica espansiva nel periodo successivo a quello pandemico: la retribuzione media annuale lorda dei lavoratori dipendenti è di 27.649 euro in crescita del 14,5% rispetto al 2019 e del 3,6% rispetto all'ultimo anno. Tale aumento, determinato dalla continuità e dalla intensità lavorativa non risulta ancora in grado di recuperare gli effetti della crescita dell'inflazione accumulata nel 2022-2023. Interventi di politica fiscale e contributiva hanno attenuato gli effetti dell'inflazione per i redditi medi e bassi, in modo strutturale. Ma il recupero del potere d'acquisto attraverso i salari lordi nel lungo periodo richiede crescita della produttività che dipende da investimenti, formazione e qualità del tessuto imprenditoriale.

L'analisi delle prestazioni pensionistiche ci restituisce una fotografia delle pensioni nell'attuale processo di invecchiamento della popolazione: il numero dei pensionati è stabile pari a 16,4 mln di cui il 96% percepisce una prestazione INPS. Sono stati liquidati circa 1,5 milioni di nuovi trattamenti in calo del 1,8% rispetto al 2024. Il calo ha interessato principalmente le pensioni anticipate e quelle ai superstiti, mentre sono invariate le pensioni di vecchiaia.

 

Cresce la componente assistenziale, in particolare l'indennità di accompagnamento, il cui stock è più che raddoppiato tra il 2002 e il 2026, da circa 1 milione a quasi 2,2 milioni di prestazioni. La crescita riflette sia l'aumento della popolazione anziana e molto anziana, sia la maggiore durata di permanenza nella prestazione, legata al miglioramento della sopravvivenza.

Tali dati richiamano l'attenzione sulla necessità di attivare misure per la gestione del rischio di non autosufficienza. Nel 2025 aumenta ancora l'età media alla decorrenza delle pensioni di vecchiaia e anticipate, dei lavoratori dipendenti, che è pari a 64,7 anni rispetto ai 64,5 del 2024, per effetto della graduale transizione verso il sistema contributivo che spinge i lavoratori a rimanere maggiormente al lavoro per aumentare l'assegno pensionistico, del dispiegarsi degli effetti dell'innalzamento del limite ordinamentale nel pubblico impiego e marginalmente per la restrizione dei canali di uscita anticipata.

Contestualmente emerge il fenomeno crescente dei pensionati che continuano a lavorare, a testimonianza di una relazione sempre più fluida tra attività lavorativa e pensionamento. Tra i pensionati con decorrenza 2019-2023, quasi il 6% risulta presente negli archivi dei lavoratori dipendenti del settore privato. Nell'anno di decorrenza della pensione, la continuità con il precedente datore di lavoro è molto elevata: circa nove nuovi pensionati lavoratori su dieci restano presso la stessa impresa. Sul versante famiglia, le analisi confermano l'importanza dei trasferimenti economici a sostegno della natalità e alla genitorialità, ma evidenziano soprattutto il ruolo decisivo dei servizi in grado di favorire la partecipazione al lavoro, in particolare delle donne.

L'Assegno Unico e Universale ha raggiunto nel 2025 un tasso di copertura quasi del 95%, con effetti positivi sulla probabilità di avere un secondo figlio per alcuni gruppi della popolazione. Il Bonus Asilo Nido si conferma una delle misure più efficaci nel ridurre i costi di cura e sostenere l'occupazione femminile: il tasso di utilizzo è passato dal 4% nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. Le famiglie a basso reddito, pur avendo diritto ad importi più alti, fanno meno ricorso alla misura. Quando usato il bonus ha favorito l'occupazione delle madri: i risultati delle analisi mostrano un aumento del 17% nella probabilità di occupazione tra le beneficiarie.

 

La sfida demografica va affrontata prima che i suoi effetti si riflettano pienamente sulla spesa pensionistica, intervenendo già oggi sul mercato del lavoro, sulle politiche familiari e sull'inclusione. Rafforzare l'occupazione, non solo in termini quantitativi ma anche di qualità e continuità contributiva, significa ampliare e rendere più solida la platea di lavoratori che finanzierà il sistema previdenziale e che, domani, ne beneficerà. In questo quadro si rafforza il ruolo dell'INPS come istituzione capace di accompagnare le persone lungo tutte le fasi della vita, declinando i cinque valori guida (centralità della persona, responsabilità sociale, equità, integrità e innovazione) in azioni concrete. Dalla nascita all'ingresso nel mondo del lavoro, dalla genitorialità al pensionamento, l'Istituto sta sviluppando un modello sempre più proattivo, fondato sull'anticipazione dei bisogni e sulla semplificazione dell'accesso alle prestazioni attraverso servizi personalizzati, digitali e integrati. L'obiettivo non è più soltanto erogare prestazioni, ma costruire percorsi integrati di accesso ai diritti, sviluppando piattaforme e servizi capaci di aggregare informazioni e opportunità provenienti anche da altre amministrazioni pubbliche. Una trasformazione che punta a rendere lo Stato sempre più percepito come un sistema unitario, semplice e accessibile, in cui il cittadino possa trovare in un unico punto di accesso le risposte ai propri bisogni. In tale contesto, sono illustrate le innovazioni dell'Istituto che riguardano il Portale INPS per i Giovani e il Portale della Famiglia e della Genitorialità. Nel 2025, il primo ha fatto registrare 3 milioni di visite, con un tasso di conversione dalla landing page all'area personale pari al 20%, e 1,6 milioni tra visualizzazioni e interazioni sui canali social, attraverso caroselli, stories, quiz, sondaggi e content creator; il secondo, che in un unico spazio digitale raccoglie oltre 40 prestazioni INPS e circa 300 servizi di altre Pubbliche Amministrazioni, ha superato 500 mila accessi in quattro mesi, con una media di 120 mila accessi mensili, triplicati rispetto alla fase precedente. È il segno di una capacità crescente dell'Istituto di aggregare servizi, informazioni e percorsi di accesso ai diritti, superando la frammentazione amministrativa e contribuendo alla costruzione di un welfare più unitario, accessibile e vicino alle persone.

 

Il presidente INPS, Gabriele Fava, ha dichiarato: "La transizione demografica è una delle sfide più profonde per il nostro modello di protezione sociale. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti: si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. La pensione non inizia il giorno in cui una persona lascia il lavoro. Comincia molto prima: nel primo contratto, nella continuità contributiva, nei salari, nella possibilità di conciliare lavoro, cura e famiglia. La previdenza è il punto di arrivo di una storia sociale ed economica. Se quella storia è fragile, anche il sistema ne porta il peso. L'INPS non è solo l'ente che paga le pensioni ma può essere considerato come un'Officina del welfare, un'infrastruttura pubblica attiva, capace non solo di erogare diritti, ma di organizzarli, semplificarli e renderli accessibili. Il grande tema dei prossimi anni sarà la predittività, cioè leggere le transizioni prima che diventino fratture". Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, nel suo intervento ha precisato che: "Tra i nostri obiettivi ha un ruolo centrale quello di avvicinare lo Stato alle persone. Lo perseguiamo con ogni leva a nostra disposizione, compresa l'attività di indirizzo, vigilanza e coordinamento sull'INPS, consapevoli che la rete capillare delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Istituto rappresenta il primo volto della Repubblica in un ufficio pubblico. Ma anche attraverso la rete digitale nella gestione dell'INPS, che oggi consente di leggere i fenomeni, anticipare i bisogni, velocizzare l'analisi degli impatti delle politiche pubbliche. Siamo coscienti che i dati diventano conoscenza, che le prestazioni diventano relazioni, che il welfare diventa una piattaforma di cittadinanza attiva. È questa la direzione che guida la nostra azione: trasformare un sistema di erogazione in un sistema di accompagnamento, capace di vedere le persone nei loro percorsi di vita. L'obiettivo ultimo resta quello indicato dalla nostra Costituzione: promuovere il lavoro in tutte le sue forme, perché il lavoro è la prima infrastruttura della dignità, della libertà e della sostenibilità del Paese".

(Dire)

 

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