Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. 140 adesioni allo sciopero della fame per Welby

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Oltre 140 persone hanno deciso di digiunare per dare forza all'appello del co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby. Ad oggi, infatti, tante sono le adesioni all'iniziativa non violenta di sciopero della fame, aperta ai cittadini, proclamata dai Radicali e dall'Associazione Luca Coscioni rivolta al Presidente del Consiglio, ai rappresentanti istituzionali e agli esponenti della comunita' scientifica e del mondo medico, iniziato alla mezzanotte di oggi.

'Scopo dell'iniziativa -ha spiegato Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni che insieme a Rita Bernardini, Marco Pannella, Maria Antonietta Coscioni e Gilberto Corbellini ha fornito i dettagli delle adesioni- e' quello di spingere le istituzioni a dare risposta a Piergiorgio Welby che per essere un caso noto si vede negato quello che nella clandestinita' e' praticato in molti ospedali in Italia e che la Commissione di Bioetica, che puo' dare risposte venga nominata in tempi rapidi'.

'Il corpo di Welby, che da tempo si batte perche' gli venga ricosciuto il permesso di morire -ha proseguito Cappato- e' 'sequestrato' da leggi che considerano omicidi quello che di fatto e' accanimento terapeutico'. Quella che sta subendo Welby, ha quindi fatto eco Marco Pannella e' un'immonda tortura di Stato, senza precedenti, perche' e' fine a se stessa'.

COMMENTI

Un lavoro sofferto, anche per la consapevolezza di non poter dare risposte in tempi brevi, a casi come quello di Piergiorgio Welby. Cosi' Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' del Senato, descrive l'impegno della sua commissione per arrivare ad una norma sul testamento biologico.
"Anche per questo stiamo lavorando, per dare risposte a casi come quello di Piergiorgio Welby", dice Marino: un lavoro condotto "con grande sofferenza, per il fatto di non poter dare risposte legislative in poche ore".

'Penso che Welby abbia ragione'. Cosi' il ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, a margine del Forum 'Rps 2006' dedicato al sistema socio-sanitario in Italia, conviene sulla necessita' di appoggiare le richieste di Piergiorgio Welby, vicepresidente dell'Associazione Luca Coscioni e malato di distrofia muscolare progressiva, che ha chiesto in una lettera al Capo dello Stato che gli venga staccata la spina.
Ferrero ha sottolineato 'l'opportunita' di una legge sull'eutanasia', pur riconoscendo che si tratta di 'un tema estremamente delicato e difficile da affrontare'.
La vera questione, secondo il ministro, 'e' che il progresso delle tecnologie ha fatto si' che si sopravviva a condizioni che 50 anni fa non erano nemmeno pensabili.
Ora, pero', sarebbe necessario trovare un equilibrio, affinche' la vita non finisca per diventare un'imposizione'.
Altrimenti si arriva a 'considerare la pura vita biologica, dimenticando gli altri aspetti del vivere'. Per questo sarebbe giusto, conclude Ferrero, 'riconoscere il diritto di dire 'no' a cure che vadano oltre, quando e' lo stesso malato a richiederlo'.

"La battaglia per l'approvazione delle norme sul testamento biologico deve vedere la massima mobilitazione dei partiti, e le parole di Prodi sull'imminente nomina del Comitato nazionale di Bioetica rappresentano un fatto positivo". Lo dice il capogruppo dei Verdi in Commissione Affari sociali-Sanità della Camera Tommaso Pellegrino che, esprimendo solidarietà alla battaglia dei radicali, lancia un appello a tutti i partiti affinché "in sede parlamentare le varie proposte presentate in tema di testamento biologico vengano presto sintetizzate e approvate in un unico testo condiviso". "Non servono gli steccati, la priorità è venire incontro alle esigenze di chi soffre evitando inutili e sadici accanimenti terapeutici". Secondo il deputato dei Verdi, "siamo di fronte ad un problema di civiltà che va affrontato con la massima urgenza: l'auspicio è che nel nuovo Comitato di Bioetica non prevalgano i pregiudizi ideologici ma si giunga ad una comune volontà di affrontare la questione in modo compiuto".


"Nessuno puo' decidere il momento della sua morte, ma se questa e' ritardata artificialmente, non si puo' non tenere conto delle volonta' del paziente che puo' non desiderare il protrarsi di cure lesive della propria dignita'".
E' quanto dichiara Stefano Pedica, deputato di Italia dei valori.
"Occorre che, in questi malaugurati casi, ognuno abbia garantito il diritto di poter decidere su se stesso. Non sarebbe eticamente accettabile se, in una tale privata decisione, invece, dovessero entrare interessi o punti di vista di familiari piu' o meno cari, medici o tribunali". Il deputato Idv auspica un intervento immediato, per "colmare il vuoto normativo che ostacola l'attuazione del testamento biologico, quale dichiarazione di volonta' preventiva che possa garantire concretamente il diritto ad una morte dignitosa".

"Le affermazioni del ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, che parte dal caso Welby per auspicare una legge sull'eutanasia, nonch, di autorevoli esponenti della maggioranza, come Anna Finocchiaro e Ignazio Marino (ma non era cattolico?), che, prendendo spunto dalla stessa vicenda, spingono sull'acceleratore di una legge sul testamento biologico, preoccupano non poco. Perch, fanno capire che tra la prima legge e la seconda, per il Centrosinistra, non c'e' differenza". Lo afferma l'onorevole Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"Nel caso di Welby -sostiene Pedrizzi- non c'e' nessun accanimento terapeutico. Staccargli la spina, come si dice con una brutta espressione, significa porre in essere un atto eutanasico, ossia praticare un omicidio". "Una legge che consentisse di staccare la spina a Welby,  non sarebbe contro l'accanimento terapeutico, ma a favore dell'eutanasia. E se le intenzioni della maggioranza fossero quelle di legalizzare l'abbandono terapeutico e l'eutanasia attraverso una normativa sul testamento biologico, dichiarando ovviamente che l'obiettivo e' quello di evitare l'accanimento terapeutico, che e' gia' vietato dal codice deontologico della professione medica, la nostra opposizione sarebbe fermissima".

Il presunto diritto di terminare la propria esistenza con dignita' non deve costituire lo strumento attraverso cui viene di fatto introdotto nel nostro ordinamento l istituto dell eutanasia .
Lo ha dichiarato l On. Publio Fiori, Segretario politico di Rifondazione DC.
E un argomento ha concluso Fiori che, in quanto attiene a fondamentali temi etici, va affrontato dalla politica con profonda riflessione e grande rispetto ma senza cedimenti a derive pseudo-libertarie di stampo zapaterista che negano i valori naturali della nostra tradizione .
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