Italia. 'L'amore al tempo dei morti' di Robert Silverberg
Scegliere quando morire? In una societa' come quella immaginata da Robert Silverberg ne 'La partenza', dove si arriva ultracentenari in ottima salute, potrebbe essere possibile. A spiegarlo e' lo stesso Silverberg, in questi giorni a Roma, di cui Fazi editore ha appena pubblicato 'L'amore al tempo dei morti' (pp 206, euro 14,50) che raccoglie due romanzi brevi: quello che da' il titolo al libro e 'La Partenza' appunto.
Amico di Philip K. Dick, definito da Isaac Asimov, "il futuro della fantascienza", Silverberg, 71 anni, dice: "viviamo in una societa' che vuole far finta che la morte non sia inevitabile. Manteniamo la vita artificialmente, anche quando non ha piu' un valore. Da un lato e' un grande trionfo per la scienza pero' diventa quasi una cosa stupida. Ne 'La partenza' si parla di una societa' diversa, in cui si e' fatta un'altra scelta".
Ambientato nel 2095, 'La partenza' vede al centro il compositore Henry Staunt, vicino al suo centotrentaseiesimo compleanno, decidere che e' "giunta l'ora di Andare", come viene definita la morte. Inizia cosi' tutta una procedura burocratica che lo porta all'Ufficio del Compimento per poi passare a una delle migliori Residenze di Commiato, pagata dai contribuenti per assistere chi vuole fare largo alle nuove generazioni. E se di eutanasia si puo' parlare sarebbe molto diversa da quella a cui siamo abituati perche' in questo caso si parte da una condizione di salute, non di malattia. "La domanda sull'eutanasia - sottolinea lo scrittore - in realta' non e' nuova, c'e' sempre stata. Gia' all'epoca dei greci e dei romani si dibatteva sulla questione. Ma io parlo di una societa' diversa dalla nostra, in cui le persone possono vivere 150 anni e anche in buona salute. A questo punto uno deve scegliere di Andarsene".
Considerato con Dick e J.C. Ballard uno degli autori che meglio sa creare utopie visionarie per raccontare il nostro presente, Silverberg ci mette di fronte con questi due romanzi, usciti in America all'inizio degli anni '70, alle domande eterne dell'uomo sulla vita, la morte, il tempo, anticipando le evoluzioni della bioetica. Ne 'L'amore al tempo dei morti' immagina che si possa chiedere di essere rianimati dopo la morte. Il protagonista, Jorge, non si rassegna alla morte della moglie, e' convinto che lei stia camminando da qualche altra parte e anche se le regole sociali vietano contatti tra i morti e i vivi, si getta in una disperata e grottesca ricerca di lei che portera' anche lui in un'altra dimensione. "La storia del primo racconto - sottolinea Silverberg - e' inverosimile , non credo che si potranno rianimare i morti, la seconda e' invece una societa' piu' possibile. Negli Stati Uniti questi due racconti erano usciti insieme a un terzo sul fanatismo religioso. Ora ho capito perche' Fazi ha pubblicato solo questi due, perche' si parlano".
Una cosa che Silverberg non si era chiesto all'epoca e' se questi morti "rianimati" possono morire di nuovo. "Potrebbe essere la trama di un altra storia" dice ora. Silverberg, che da un anno si occupa di giardinaggio a San Francisco, dove vive, sottolinea che in letteratura ci sono due grandi temi: "la vita e la morte e quello che li separa e' il tempo. Il potere della fantascienza e' mostrarmi cosa ci sara' dopo la mia morte, farmi vedere cose che non potrei vedere". Tra i numerosi titoli dell'autore, tutti usciti in Italia (la maggior parte per Urania, alcuni per Bompiani) c'e' un libro del 2003 dedicato all'Impero romano, che non e' mai uscito nel nostro Paese: "E' una storia parallela a quella vera. Immagino in dodici racconti che l'Impero romano sia continuato fino ai tempi moderni, che non ci siano stati il cristianesimo e l'Islam". Fazi che nel 2004 ha pubblicato 'Il libro dei teschi' che dovrebbe diventare un film di William Friedkin, ha intenzione di pubblicare con nuove traduzioni le opere piu' importanti dello scrittore.
(Fonte: Ansa)
Amico di Philip K. Dick, definito da Isaac Asimov, "il futuro della fantascienza", Silverberg, 71 anni, dice: "viviamo in una societa' che vuole far finta che la morte non sia inevitabile. Manteniamo la vita artificialmente, anche quando non ha piu' un valore. Da un lato e' un grande trionfo per la scienza pero' diventa quasi una cosa stupida. Ne 'La partenza' si parla di una societa' diversa, in cui si e' fatta un'altra scelta".
Ambientato nel 2095, 'La partenza' vede al centro il compositore Henry Staunt, vicino al suo centotrentaseiesimo compleanno, decidere che e' "giunta l'ora di Andare", come viene definita la morte. Inizia cosi' tutta una procedura burocratica che lo porta all'Ufficio del Compimento per poi passare a una delle migliori Residenze di Commiato, pagata dai contribuenti per assistere chi vuole fare largo alle nuove generazioni. E se di eutanasia si puo' parlare sarebbe molto diversa da quella a cui siamo abituati perche' in questo caso si parte da una condizione di salute, non di malattia. "La domanda sull'eutanasia - sottolinea lo scrittore - in realta' non e' nuova, c'e' sempre stata. Gia' all'epoca dei greci e dei romani si dibatteva sulla questione. Ma io parlo di una societa' diversa dalla nostra, in cui le persone possono vivere 150 anni e anche in buona salute. A questo punto uno deve scegliere di Andarsene".
Considerato con Dick e J.C. Ballard uno degli autori che meglio sa creare utopie visionarie per raccontare il nostro presente, Silverberg ci mette di fronte con questi due romanzi, usciti in America all'inizio degli anni '70, alle domande eterne dell'uomo sulla vita, la morte, il tempo, anticipando le evoluzioni della bioetica. Ne 'L'amore al tempo dei morti' immagina che si possa chiedere di essere rianimati dopo la morte. Il protagonista, Jorge, non si rassegna alla morte della moglie, e' convinto che lei stia camminando da qualche altra parte e anche se le regole sociali vietano contatti tra i morti e i vivi, si getta in una disperata e grottesca ricerca di lei che portera' anche lui in un'altra dimensione. "La storia del primo racconto - sottolinea Silverberg - e' inverosimile , non credo che si potranno rianimare i morti, la seconda e' invece una societa' piu' possibile. Negli Stati Uniti questi due racconti erano usciti insieme a un terzo sul fanatismo religioso. Ora ho capito perche' Fazi ha pubblicato solo questi due, perche' si parlano".
Una cosa che Silverberg non si era chiesto all'epoca e' se questi morti "rianimati" possono morire di nuovo. "Potrebbe essere la trama di un altra storia" dice ora. Silverberg, che da un anno si occupa di giardinaggio a San Francisco, dove vive, sottolinea che in letteratura ci sono due grandi temi: "la vita e la morte e quello che li separa e' il tempo. Il potere della fantascienza e' mostrarmi cosa ci sara' dopo la mia morte, farmi vedere cose che non potrei vedere". Tra i numerosi titoli dell'autore, tutti usciti in Italia (la maggior parte per Urania, alcuni per Bompiani) c'e' un libro del 2003 dedicato all'Impero romano, che non e' mai uscito nel nostro Paese: "E' una storia parallela a quella vera. Immagino in dodici racconti che l'Impero romano sia continuato fino ai tempi moderni, che non ci siano stati il cristianesimo e l'Islam". Fazi che nel 2004 ha pubblicato 'Il libro dei teschi' che dovrebbe diventare un film di William Friedkin, ha intenzione di pubblicare con nuove traduzioni le opere piu' importanti dello scrittore.
(Fonte: Ansa)
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