Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Ass. Anestesisti: no a rispetto volonta' del malato su interruzione terapie

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Ogni giorno in prima linea nelle 450 Rianimazioni e Terapie intensive italiane e nelle oltre 5000 sale operatorie, e sempre con lo steso obiettivo: sostenere le funzioni vitali del paziente anche in quella stretta linea di confine che separa la vita dalla morte. E' il ruolo degli anestesisti rianimatori che ieri, in un documento ufficiale approvato dall'associazione di categoria (Aaroi), hanno voluto chiarire la loro posizione rispetto ai tanti, potenziali 'casi Welby' in Italia: 'no' a 'staccare la spina' e 'no' alla eutanasia come atto medico, e' la posizione dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani.
Una presa di posizione ufficiale, dopo la vicenda Welby e alla luce del nuovo caso Nuvoli, che suona come un forte invito a tutti gli iscritti, ben 8.500 su 10.000 professionisti italiani. Il consiglio nazionale dell'Aaroi, ha sottolineato il presidente Vincenzo Carpino, 'ha espresso un forte richiamo ad attenersi a queste indicazioni'. Questo non significa che il singolo anestesista non sia libero di decidere secondo 'scienza e coscienza' nel caso gli venisse richiesto da un paziente di 'staccare la spina' in casi estremi, ma certamente l'AAroi ha segnato una linea di confine: comportamenti contrari passeranno al vaglio dei vertici dell'associazione e saranno suscettibili di provvedimenti. Staccare la spina dunque, secondo l'Aaroi equivale all'eutanasia, da qui la piu' netta contrarieta': 'Il non abbandonare il paziente inguaribile alla propria sofferenza, garantendone la dignita' con ogni strumento utile a sottrarlo ad una inutile sofferenza e' atto doveroso. Non e', invece, proponibile -si legge nel documento- alcun atto medico che volontariamente sopprima la vita. L'esperienza ci insegna che molto spesso l'idea di porre fine alla vita nasce da una inadeguata risposta alle sofferenze. Gli Anestesisti Rianimatori non accettano, quindi, di sposare quella linea rinunciataria che sembra minare l'alleanza terapeutica tra medico e paziente e tenta di far rientrare l'eutanasia attiva tra i compiti della professione medica'. Ma l'Aaroi esprime anche un secco 'no' all'accanimento terapeutico ed una apertura al confronto rispetto alla questione del Testamento biologico.
Rispetto all'accanimento, 'si concretizza da una parte nella desistenza a continuare cure evidentemente inutili a causa dell'evoluzione terminale della malattia, dall'altra nel sostegno del proprio paziente fino agli ultimi istanti della sua esistenza terrena. La nostra legislazione, il Codice deontologico, i documenti della Chiesa e le linee guida delle Societa' Scientifiche sono esaustive in merito ed appaiono ben chiare nel discriminare, non approvandolo, l'atto che provoca intenzionalmente la morte (eutanasia attiva), dalla desistenza terapeutica'. Altro nodo, il Testamento biologico che 'merita, invece, un approfondimento legislativo che, opportunamente modulato  deve essere inquadrato come un preventivo consenso/dissenso informato della persona, relativamente a possibili futuri trattamenti di mantenimento in vita in situazioni di patologie croniche irreversibili e che trova il suo sostegno nella Costituzione'.
Dall'Aaroi arriva inoltre un netto rifiuto all'ipotesi di impedire al medico l'obiezione di coscienza rispetto alla volonta' del paziente di rifiutare le cure in casi estremi: 'Gli Anestesisti chiedono che il medico sia lasciato libero di manifestare o meno l'obiezione di coscienza. E' inaccettabile che ci sia una regolamentazione per Legge'.
Ed ancora: 'occorre rinsaldare nel Paese la certezza che ognuno ricevera' cure adeguate e che, prima di pensare alla sospensione dei trattamenti, verra' garantita al malato ogni possibile, proporzionata e adeguata forma di trattamento'.
Insomma, il messaggio e' chiaro: 'Non si puo' chiedere a questi medici specialisti dell'area critica di fare il possibile per salvare vite umane e, nello stesso tempo, di staccare la spina spegnendole'.

L'Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) continua a "non rispettare la volonta' del paziente che, eventualmente, rifiuta un trattamento sanitario". Ad affermarlo e' Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, secondo il quale il documento presentato oggi dall'Aaroi "prosegue sulla linea dell'istigazione a delinquere inaugurata nei giorni scorsi dal suo presidente, Vincenzo Carpino". E per far luce sull'argomento il segretario dell'Associazione chiede a Parlamento e governo un'indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina.
"Nel caso di richiesta di interruzione di un trattamento sanitario la funzione del medico non e' quella di 'staccare la spina', ma semmai di garantire che questo atto possa essere realizzato sotto sedazione, cioe' evitando di condannare il paziente a morire tra sofferenze atroci".
Assistere il malato nell'interruzione di una terapia non piu' voluta ed evitarne la sofferenza, sostiene Cappato, "e' preciso dovere deontologico del medico, e la struttura sanitaria che si rifiuta di assolvere questo compito, si rende responsabile di violenza nei confronti del paziente stesso".
Il segretario e' dispiaciuto che "Carpino e il suo sindacato preferiscano fare politica e preoccuparsi di una inesistente pressione nei medici affinche' 'stacchino le spine', invece di preoccuparsi del rispetto della Costituzione e della volonta' dei pazienti quotidianamente calpestata negli ospedali e al capezzale dei malati terminali in Italia". Anche per questo, conclude Cappato, "rinnoviamo a Parlamento e Governo l'invito ad avviare una grande indagine conoscitiva sulla 'morte all'italiana', cioe' sull'eutanasia clandestina, sulla disponibilita' di assistenza e terapia del dolore ai malati terminali e sull'effettivo rispetto della volonta' di sospendere le cure".

PRESIDENTE ORDINE MEDICI SASSARI, DIFFERENZE FRA WELBY E NUVOLI- E' una situazione diversa da quella di Welby, per mille motivi". Lo ha detto Agostino Sussarellu, presidente dell'ordine dei medici di Sassari e anestesista nel reparto di rianimazione dell'ospedale, sardo dove e' ricoverato Giovanni Nuvoli. L'Agi lo ha raggiunto a margine del convegno su "eutanasia, cure palliative e testamento biologico", tenutosi oggi a Roma. Diverso "innanzitutto perche' Welby era a casa e Giovanni Nuvoli e' in ospedale da circa un anno. Ci sono problematiche complesse e ambientali che lo hanno spinto a ricorrere all'ospedale." Di piu' non dice il medico ma informa sulle attuali condizioni del paziente. "Ho chiamato stamane alle dieci in reparto per avere notizie. Mi hanno confermato che e' stazionario. Ieri c'e stata la necessita' di somministrargli dei farmaci che hanno impedito al notaio di sentirlo. Ieri sera ha poi ha accettato una trasfusione di sangue perche' gli e' stato chiesto espressamente".
Secondo Sussarellu, tra i due casi, ci sono delle differenze ancora piu' forti sotto il profilo umano. "La campagna mediatica che c'e' stata su Welby, che era un uomo politico e come tale l'ha scelta lui, credo proprio giovi meno di tutti al paziente che e' cosciente e dunque tutta questa mediaticita' puo' essere impegnativa per lui stesso. Inoltre, secondo il medico, quello di nuvoli "non e' un caso lineare. E' un caso umano molto pensante, ma non ha una linearita' particolare altrimenti non avrebbe un giorno rifiutato la terapia antibiotica, ieri una trasfusione di sangue e l'altro giorno una terapia salvavita". Come medico, nel caso qualcuno gli chiedesse di fare quello che Mario Riccio ha fatto per Piergiorgio Welby, Sussarellu sente di rispondere solo che: "la decisione va presa paziente per paziente ed e' necessario che ogni caso venga valutato indipendentemente e a fondo".
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