Italia. Associazione anestesisti: non rispettare volonta' malato che chiede di staccare spina
'Diremo ai nostri iscritti, in maniera ufficiale, di non farlo: di non prestarsi a 'staccare spine' come nel caso di Piergiorgio Welby o come chiede Giovanni Nuvoli'. Il presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino, preannuncia una dura presa di posizione da parte dell'associazione nei confronti dei propri iscritti, oltre 8.500 professionisti su un totale di 10.000 anestesisti in Italia.
'Come associazione dei medici anestesisti siano assolutamente contrari alla ipotesi del distacco della spina, anche in casi come quelli di Welby e Nuvoli. Siamo contrari, naturalmente, a che cio' avvenga in ospedale ma la nostra contrarieta' e' totale perche', per definizione, l'anestesista-rianimatore e' il medico della vita e non colui che puo' essere chiamato a dare la morte'.
Per questo, ha detto Carpino indicando la posizione della piu' importante associazione di categoria, 'non ci presteremo all'indicazione di staccare la spina' e chiediamo, ora piu' che mai, che il Parlamento legiferi sulla materia prevedendo comunque l'obiezione di coscienza per il medico, come per la legge sull'aborto. Come presidente Aaroi - ha aggiunto - disapprovo dunque un atteggiamento di apertura alla possibilita', in particolari casi, di staccare la spina, poiche' l'Aaroi non puo' accettare il principio che i medici siano in qualche modo chiamati a dare la morte; e' una vera contraddizione in termini, inaccettabile'.
Naturalmente, ha precisato il presidente degli anestesisti, 'il singolo medico e' libero di agire secondo la sua coscienza, ma la posizione della categoria e' chiara'.
Secondo Carpino, inoltre, il fatto che l'ordine dei medici di Cremona abbia archiviato il procedimento contro l'anestesista Mario Riccio, che stacco' il respiratore a Welby, ha portato ad un situazione ancora piu' confusa: 'Il fatto che non ci sia stata una risposta diversa - ha detto - ha legittimato in qualche modo l'idea di una discrezionalita' in merito a simili casi ed ha aperto le porte alla possibilita' concreta che altri medici facciano la stessa cosa'. A fronte di questa situazione, ha concluso Carpino, 'ribadiamo la nostra urgente richiesta al Parlamento, affinche' legiferi su questa materia'.
COMMENTI
Dall'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri Aaroi una 'istigazione a delinquere contro i malati'. Cosi' Marco Cappato, deputato europeo radicale e segretario dell'Associazione Coscioni, commenta la posizione del presidente Aaroi Vincenzo Carpino, che si e' dichiarato totalmente contrario alla ipotesi di 'staccare la spina'.
Carpino, rileva Cappato, 'avrebbe dichiarato, in rappresentanza della categoria, una contrarieta' totale all'ipotesi del distacco della spina in qualunque caso per definizione e richiedendo una legge in Parlamento che preveda l'obiezione di coscienza del medico'. A fronte dell'articolo 32 della Costituzione, sottolinea il segretario dell'associazione Coscioni, 'che prevede in modo inequivocabile il diritto del paziente di rifiutare un trattamento sanitario, oltre che della deontologia professionale del medico, le dichiarazioni di Carpino devono essere considerate per quelle che tecnicamente sono: istigazione a delinquere contro i malati, cioe' istigazione agli anestesisti italiani - conclude Cappato - di operare violenza contro i pazienti nel caso essi esprimano la decisione di interrompere un trattamento medico, quale la respirazione artificiale'.
Quello dell'ospedale in cui e' ricoverato Giovanni Nuvoli e' un 'no' alla sospensione del trattamento 'difficile da comprendere', secondo l'anestesista Mario Riccio, che nella notte fra il 20 e il 21 dicembre ha assistito al decesso di Welby.
Contrariamente a Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli e' ricoverato in ospedale ed e' quindi una struttura sanitaria a dire 'no' alla richiesta di sospendere le cure. 'Il mio intervento nel caso Welby e' stato un unicum, perche' io sono un medico ospedaliero, svolgo la mia attivita' in ospedale', ha detto Riccio. Quella, ha aggiunto, 'e' stata una decisione personale', una vicenda nella quale si e' trovato quasi casualmente, sulla scia del grande interesse per le questioni etiche, testimoniato dai contatti ventennali con la Consulta di Bioetica, della quale Riccio fa parte. 'Ma la mia attivita' professionale - ha precisato - non consiste nelle cure palliative domiciliari'.
Secondo Riccio, che nei giorni scorsi ha parlato con la moglie di Nuvoli, il 'no' che viene dall'ospedale e' difficile da comprendere: 'e' difficile - ha detto - considerare che la struttura non possa adempiere ai diritti dei pazienti'.
L'anestesista, il cui comportamento e' stato giudicato 'ineccepibile dal punto di vista deontologico' il primo febbraio scorso dalla Commissione disciplinare dell'Ordine dei Medici di Cremona, ha rilevato che 'va chiarito che in questo momento in Italia esiste un diritto positivo espresso da Costituzione, Codice penale, deontologia medica e Convenzione di Oviedo, che impone al medico la sospensione o il non inizio di trattamenti non voluti dai pazienti. Vale a dire che un medico non puo' iniziare o mantenere un trattamento che il paziente non vuole'. Di conseguenza, ha aggiunto, 'non esiste alcun vuoto legislativo'. Si potrebbe piuttosto 'trovare una soluzione, come l'obiezione di coscienza, per chi non voglia andare incontro alla volonta' del paziente di interrompere una cura'.
Sono invece sovrapponibili, per Riccio, la sentenza del Tribunale Civile di Roma (nel caso Welby) e quella del Tribunale di Sassari, che archiviano la posizione del medico sull'ipotesi di violenza privata e, nello stesso tempo, ribadiscono il diritto alla sospensione delle cure da parte del paziente. 'In seguito alla sentenza del Tribunale Civile di Roma la Procura presento' un reclamo, decaduto con la morte di Welby. 'Lo informai personalmente del reclamo, chiedendogli se non valesse la pena di aspettare il risultato. Ma le sue condizioni erano tali - ha concluso Riccio - che non volle attendere oltre'.
'Non puo' essere messa in discussione la liberta' del paziente, capace di intendere, di rifiutare un atto medico e di potersi allontanare da una struttura sanitaria, se vi e' ricoverato, rispetto alla quale certo non e' in una condizione di 'detenzione''. Cosi' la bioeticista e presidente del Comitato intergovernativo sulla bioetica dell'Unesco, Cinzia Caporale, giudica il caso di Giovanni Nuvoli, sottolineando come sia nel suo pieno diritto la richiesta di sospendere le terapie cui e' sottoposto. 'Naturalmente - ha affermato Caporale - al paziente vanno spiegate le conseguenze della sua decisione ed occorre, a mio parere, tentare di dissuaderlo dalla scelta di lasciare la struttura ospedaliera a fronte di conseguenze gravi sulle sue condizioni di salute; Tuttavia - ha aggiunto - una volta assodata la sua volonta' di rinunciare alle cure, questa va rispettata, poiche' cio' e' nel suo pieno diritto sulla base dell'articolo 32 della nostra Costituzione'.
Nella discussione in atto - dopo il caso di Piergiorgio Welby ed ora alla luce della nuova richiesta di staccare la spina del respiratore che lo tiene artificialmente in vita da parte di Giovanni Nuvoli - Caporale intravede dunque un 'grave rischio': 'E' cioe' legittimo che la discussione verta sul ruolo del medico - ha spiegato - e sul quesito se per il medico possa essere una opzione, come io credo, o piuttosto un dovere assecondare la richiesta del paziente in casi come quelli di Welby e Nuvoli, ma non si puo' discutere di diritti assodati come quelli stabiliti dalla Costituzione'. Ed il 'rischio estremamente pericoloso - ha commentato la bioeticista - e' che sull'onda dell'emotivita', come sta accadendo in questi giorni, si tenda a rimettere in discussione anche valori assodati che sono diritti umani fondamentali, come appunto il principio che non si possono imporre degli atti medici. Il pericolo - ha concluso Caporale - e' che si vogliano rimettere in discussione quelle che sono liberta' sancite dalla Costituzione'.
'Sono toni offensivi e sprezzanti nei confronti della vita e di coloro che non vogliono uccidere Giovanni Nuvoli quelli dell'Associazione Luca Coscioni'. Lo hanno detto Pietro Sedda e Salvatore Pisu del comitato 'Scienza e vita' di Sassari, in una conferenza stampa per ribadire il no all'interruzione della ventilazione meccanica con cui viene mantenuto in vita Giovanni Nuvoli.
Al dibattito e' intervenuto anche Demetrio Vidili, il primario del reparto del Reparto di Rianimazione dell'Ospedale civile di Sassari Santissima Annunziata che si era rifiutato di interrompere il trattamento terapeutico su Nuvoli e nei cui confronti, nei giorni scorsi, era stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari Maria Teresa Lupinu il procedimento per violenza privata. 'Nei mesi precedenti al caso Welby - ha detto Vidili - la situazione nel nostro reparto era diversa. Pur nella sua condizione grave, Nuvoli aveva un rapporto diverso con i medici e gli infermieri. Ora c'e' un clima piu' pesante, anche a causa del pressing mediatico e politico su di lui'.
Il medico ha anche annunciato di aver chiesto alla Asl l'acquisto di un sintetizzatore vocale che consenta al malato, che non puo' parlare, di esprimersi piu' chiaramente di come fa oggi, battendo le palpebre per comporre le parole su una lavagna in plexiglass trasparente'.
Anche il consigliere regionale Mario Bruno, algherese come Nuvoli, presente alla conferenza stampa, ha voluto ricordare di essere andato a visitarlo in ospedale: 'Nei giorni scorsi la moglie mi ha chiamato - ha detto - perche' Giovanni voleva vedermi. A me non ha detto di voler morire, ed io su quel letto ho visto un uomo vivo, non morto'.
Giovanni Nuvoli ha fatto una scelta personale e ha il massimo rispetto per chi ne fa una opposta alla sua. L'ha sottolineato la moglie, Maddalena Soro, prendendo spunto da una conferenza organizzata oggi a Sassari dal movimento cattolico 'Scienza&vita' che ha presentato una lettera scritta dalla moglie di Carlo Marongiu, un malato di Sla della provincia di Oristano che ha scelto una strada diversa.
L'uomo si trova da anni nella stessa condizione dell'ex rappresentante e arbitro algherese ma ha scelto, dalla sua casa dove e' bloccato a letto, di vivere.
'E' una scelta che rispetto - ha detto la donna - se Carlo Marongiu vuole vivere 100 anni gli auguro che Dio lo faccia vivere 100 anni. Giovanni ha fatto una scelta diversa e personale, mio marito ha deciso per se stesso e non per gli altri e non sta chiedendo ne' a Carlo Marongiu ne' a nessuno di seguirlo nella sua decisione'.
La donna ha aggiungo di conoscere bene la situazione di Carlo Marongiu e di aver parlato diverse volte con la moglie. 'Sono delle persone meravigliose e io e Giovanni rispettiamo il loro pensiero. Pero' devo dire che in Sardegna siamo un milione e mezzo di persone che vogliono vivere e Giovanni non sta chiedendo a nessuno di seguire il suo esempio. Lui ha scelto di smettere di soffrire e tutti - ha concluso - dovrebbero rispettare il suo desiderio e il suo dolore'.
'Bene il presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino, che ha preannunciato il no dell'associazione alla deriva della moltiplicazione dei casi Welby, con i medici trasformati in 'dottor morte' che staccano la spina ai malati, invece di curarli'. Lo ha affermato il responsabile di An per la famiglia, Riccardo Pedrizzi, in merito al caso di Giovanni Nuvoli.
'La domanda e': se un atto quale l'omicidio del consenziente o l'aiuto al suicidio e' vietato dalla Costituzione e dalla legge, e segnatamente dagli articoli 579 e 580 del codice penale - afferma Pedrizzi - come puo' essere deontologicamente ammissibile per un medico? Nel caso di Nuvoli, oltretutto, a differenza del caso di Welby, la magistratura ha detto 'no' in maniera chiara e inequivocabile all'atto di staccare la spina, considerandolo alla stregua del gesto di premere il grilletto, visto che tale atto provocherebbe la morte'.
'In effetti - osserva Pedrizzi - un medico che stacca la spina ad un paziente viola sia il giuramento d'Ippocrate sia il codice deontologico della professione medica, i quali vietano sia l'eutanasia che il suicidio assistito: proibiscono, cioe', di procurare la morte del malato, anche se su sua richiesta'.
Insomma, conclude Pedrizzi, 'un medico che stacca la spina ad un malato, che compie un simile gesto di morte, rinnega il suo stesso ruolo, la sua stessa missione'.
'Rispetto il loro dolore e prego per loro'. Cosi' mons. Salvatore Atzei ha commentato con l'ANSA, le parole di Maddalena Soro, moglie di Giovanni Nuvoli, che si e' detta delusa del comportamento della Chiesa ('quando lo abbiamo cercato abbiamo trovato porte chiuse').
L'arcivescovo di Sassari ha sottolineato che non c'e' stato da parte sua disinteresse. 'Non posso seguire tutte le vicende - ha spiegato - e questa la stava seguendo il loro parroco'.
Mons. Atzei si e' detto solo dispiaciuto per le parole della signora Soro. 'Preghero' per loro e li ringrazio - ha concluso - per la loro sensibilita''.
Il documento con cui ieri una quindicina di consiglieri regionali hanno richiesto alla politica e ai media di non strumentalizzare una vicenda cosi' dolorosa come quella relativa alla battaglia di Giovanni Nuvoli per ottenere la sospensione delle terapie cui e' sottoposto, 'impone una riflessione a tutti coloro che hanno raccolto il suo appello e che si stanno adoperando affinche' il suo desiderio di una fine dignitosa trovi una risposta'. Lo sostiene il coordinatore regionale della Rosa nel Pugno, Giampiero Muroni.
'Gli esponenti dell'associazione 'Luca Coscioni', locali e nazionali che sono accorsi ad ascoltare la richiesta di aiuto di Giovanni Nuvoli e di sua moglie, hanno ben presente - spiega l'esponente di Rnp - il rischio di apparire come dei 'profittatori' di una tragedia personale a fini politici e si sono accostati alla vicenda con tutta la delicatezza e la sensibilita' possibile, evitando di impadronirsene scavalcando i protagonisti. Il rischio opposto pero', quello di ignorare la vicenda relegandola nell?ambito dei drammi privati in cui la politica nulla puo' dire o fare, appare ancora piu' pericoloso, perche' equivarrebbe a un'abdicazione ai poteri e alle responsabilita' che alle istituzioni civili competono e a un volgersi dall?altra parte proprio quando un cittadino, il piu' debole e indifeso dei cittadini, a quelle istituzioni si rivolge per avere soddisfazione di un diritto rivendicato'.
'La domanda da indirizzare ai consiglieri firmatari del documento e' un'altra: se la politica non si occupa di storie come quella di Giovanni Nuvoli, di cos'altro dovrebbe occuparsi?
Nessuno ? ne' i radicali, ne' i preti e nemmeno i consiglieri regionali ? possono modificare i termini del dramma umano rappresentato dallo stato finale della vita del sig. Nuvoli, ma un intervento legislativo che chiarisca i limiti del diritto di ciascuno a dire la parola finale sulla propria vita quando questa e' alimentata esclusivamente dall'intervento di altri, questo si' e' - conclude Muroni - un preciso dovere della politica, se essa ha a cuore il proprio compito'.
'Il legislatore e' sordo o condizionato da una qualche guerra di religione che anche qui mi sembra non entrarci molto con le vicende di questi malati'. E' quanto sottolinea il deputato dei Comunisti Italiani Elias Vacca, algherese come Giovanni Nuvoli.
'Ho a lungo temuto che sulla vicenda si scatenasse - spiega Vacca - il 'caso mediatico'. Infatti quando mi sono recato a trovarlo, lo scorso autunno, l'ho fatto in forma privata. La vicenda di Welby, quella di Nuvoli, quella della moglie di un mio compagno che di SLA e' morta lo scorso autunno e prima ancora quella di R., uno dei miei amici piu' cari, colpito ed ucciso dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica mi spingevano a sentirmi coinvolto, mi imponevano di assumere una iniziativa. Ho cosi' deciso di studiare l'argomento e di iscrivermi alla associazione Luca Coscioni, che, contrariamente a quello che comunemente si pensa non e' patrimonio di una parte politica, ma e' un piccolo esercito di persone sensibili e competenti che cercano di spronare alla ricerca scientifica in funzione della lotta alle malattie genetiche rare e terribili'.
'Ho sondato la disponibilita' del legislatore, essendo io stesso per la millesima parte 'il legislatore', alla formulazione di una legge che rispondesse - sostiene l'esponente di Pdci - alle domande che recentemente i magistrati del Tribunale di Sassari hanno posto. Ho letto le proposte di legge gia' presentate e mi sono documentato. Ho ritenuto che non occorresse sollevare un altro caso mediatico per spronare le Camere ad approvare una legge, in ogni caso non sarei stato io a sollevarlo. Probabilmente mi sbagliavo considerato che spesso il legislatore agisce sotto l'impulso dei casi mediatici. Ora il caso mediatico comunque esiste e probabilmente ne esploderanno altri'.
Per l'on. Vacca e' difficile accettare che persone che non sono piu' corpo ('sono 'solo' intelletto e sentimenti') possano essere tenute in ostaggio 'dalla nostra non accettazione della morte, in una combinazione micidiale di accanimento terapeutico ed espropriazione dell'esistenza che una certa scienza medica ed una certa confessione religiosa sembrano voler imporre. Allora ha davvero ragione il pm Paolo Piras quando scrive che il legislatore non puo' nel contempo affermare il diritto delle persone al rifiuto di certe cure e non prevedere le norme che pongano al riparo i sanitari e le persone piu' vicine ai malati dalle sanzioni dalla legge stessa'.
'Il legislatore non e' pero' a mio avviso - conclcude - 'schizoide', e' semplicemente codardo e succube, anche in questo caso, di una impostazione ideologica e confessionale che porta a fornire sempre e comunque, anche in assenza delle cognizioni mediche e giuridiche necessarie, l'interpretazione autentica delle decisioni altrui. Non parlero' oltre di questa vicenda limitandomi ha dire che Nuvoli ha secondo me diritto di scegliere se restare o lasciarci, e soprattutto come farlo; ha anche diritto di ripensarci fino a che sara' possibile. A me ha chiesto di aiutarlo ad andarsene nel modo migliore e, soprattutto, di aiutare tutti quelli nella sua condizione, a fare la propria scelta, anche quella di morire, senza doversi di volta in volta scontrare con un primario, un prete o semplicemente con i soliti benpensanti sulla pelle altrui'.
'Come associazione dei medici anestesisti siano assolutamente contrari alla ipotesi del distacco della spina, anche in casi come quelli di Welby e Nuvoli. Siamo contrari, naturalmente, a che cio' avvenga in ospedale ma la nostra contrarieta' e' totale perche', per definizione, l'anestesista-rianimatore e' il medico della vita e non colui che puo' essere chiamato a dare la morte'.
Per questo, ha detto Carpino indicando la posizione della piu' importante associazione di categoria, 'non ci presteremo all'indicazione di staccare la spina' e chiediamo, ora piu' che mai, che il Parlamento legiferi sulla materia prevedendo comunque l'obiezione di coscienza per il medico, come per la legge sull'aborto. Come presidente Aaroi - ha aggiunto - disapprovo dunque un atteggiamento di apertura alla possibilita', in particolari casi, di staccare la spina, poiche' l'Aaroi non puo' accettare il principio che i medici siano in qualche modo chiamati a dare la morte; e' una vera contraddizione in termini, inaccettabile'.
Naturalmente, ha precisato il presidente degli anestesisti, 'il singolo medico e' libero di agire secondo la sua coscienza, ma la posizione della categoria e' chiara'.
Secondo Carpino, inoltre, il fatto che l'ordine dei medici di Cremona abbia archiviato il procedimento contro l'anestesista Mario Riccio, che stacco' il respiratore a Welby, ha portato ad un situazione ancora piu' confusa: 'Il fatto che non ci sia stata una risposta diversa - ha detto - ha legittimato in qualche modo l'idea di una discrezionalita' in merito a simili casi ed ha aperto le porte alla possibilita' concreta che altri medici facciano la stessa cosa'. A fronte di questa situazione, ha concluso Carpino, 'ribadiamo la nostra urgente richiesta al Parlamento, affinche' legiferi su questa materia'.
COMMENTI
Dall'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri Aaroi una 'istigazione a delinquere contro i malati'. Cosi' Marco Cappato, deputato europeo radicale e segretario dell'Associazione Coscioni, commenta la posizione del presidente Aaroi Vincenzo Carpino, che si e' dichiarato totalmente contrario alla ipotesi di 'staccare la spina'.
Carpino, rileva Cappato, 'avrebbe dichiarato, in rappresentanza della categoria, una contrarieta' totale all'ipotesi del distacco della spina in qualunque caso per definizione e richiedendo una legge in Parlamento che preveda l'obiezione di coscienza del medico'. A fronte dell'articolo 32 della Costituzione, sottolinea il segretario dell'associazione Coscioni, 'che prevede in modo inequivocabile il diritto del paziente di rifiutare un trattamento sanitario, oltre che della deontologia professionale del medico, le dichiarazioni di Carpino devono essere considerate per quelle che tecnicamente sono: istigazione a delinquere contro i malati, cioe' istigazione agli anestesisti italiani - conclude Cappato - di operare violenza contro i pazienti nel caso essi esprimano la decisione di interrompere un trattamento medico, quale la respirazione artificiale'.
Quello dell'ospedale in cui e' ricoverato Giovanni Nuvoli e' un 'no' alla sospensione del trattamento 'difficile da comprendere', secondo l'anestesista Mario Riccio, che nella notte fra il 20 e il 21 dicembre ha assistito al decesso di Welby.
Contrariamente a Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli e' ricoverato in ospedale ed e' quindi una struttura sanitaria a dire 'no' alla richiesta di sospendere le cure. 'Il mio intervento nel caso Welby e' stato un unicum, perche' io sono un medico ospedaliero, svolgo la mia attivita' in ospedale', ha detto Riccio. Quella, ha aggiunto, 'e' stata una decisione personale', una vicenda nella quale si e' trovato quasi casualmente, sulla scia del grande interesse per le questioni etiche, testimoniato dai contatti ventennali con la Consulta di Bioetica, della quale Riccio fa parte. 'Ma la mia attivita' professionale - ha precisato - non consiste nelle cure palliative domiciliari'.
Secondo Riccio, che nei giorni scorsi ha parlato con la moglie di Nuvoli, il 'no' che viene dall'ospedale e' difficile da comprendere: 'e' difficile - ha detto - considerare che la struttura non possa adempiere ai diritti dei pazienti'.
L'anestesista, il cui comportamento e' stato giudicato 'ineccepibile dal punto di vista deontologico' il primo febbraio scorso dalla Commissione disciplinare dell'Ordine dei Medici di Cremona, ha rilevato che 'va chiarito che in questo momento in Italia esiste un diritto positivo espresso da Costituzione, Codice penale, deontologia medica e Convenzione di Oviedo, che impone al medico la sospensione o il non inizio di trattamenti non voluti dai pazienti. Vale a dire che un medico non puo' iniziare o mantenere un trattamento che il paziente non vuole'. Di conseguenza, ha aggiunto, 'non esiste alcun vuoto legislativo'. Si potrebbe piuttosto 'trovare una soluzione, come l'obiezione di coscienza, per chi non voglia andare incontro alla volonta' del paziente di interrompere una cura'.
Sono invece sovrapponibili, per Riccio, la sentenza del Tribunale Civile di Roma (nel caso Welby) e quella del Tribunale di Sassari, che archiviano la posizione del medico sull'ipotesi di violenza privata e, nello stesso tempo, ribadiscono il diritto alla sospensione delle cure da parte del paziente. 'In seguito alla sentenza del Tribunale Civile di Roma la Procura presento' un reclamo, decaduto con la morte di Welby. 'Lo informai personalmente del reclamo, chiedendogli se non valesse la pena di aspettare il risultato. Ma le sue condizioni erano tali - ha concluso Riccio - che non volle attendere oltre'.
'Non puo' essere messa in discussione la liberta' del paziente, capace di intendere, di rifiutare un atto medico e di potersi allontanare da una struttura sanitaria, se vi e' ricoverato, rispetto alla quale certo non e' in una condizione di 'detenzione''. Cosi' la bioeticista e presidente del Comitato intergovernativo sulla bioetica dell'Unesco, Cinzia Caporale, giudica il caso di Giovanni Nuvoli, sottolineando come sia nel suo pieno diritto la richiesta di sospendere le terapie cui e' sottoposto. 'Naturalmente - ha affermato Caporale - al paziente vanno spiegate le conseguenze della sua decisione ed occorre, a mio parere, tentare di dissuaderlo dalla scelta di lasciare la struttura ospedaliera a fronte di conseguenze gravi sulle sue condizioni di salute; Tuttavia - ha aggiunto - una volta assodata la sua volonta' di rinunciare alle cure, questa va rispettata, poiche' cio' e' nel suo pieno diritto sulla base dell'articolo 32 della nostra Costituzione'.
Nella discussione in atto - dopo il caso di Piergiorgio Welby ed ora alla luce della nuova richiesta di staccare la spina del respiratore che lo tiene artificialmente in vita da parte di Giovanni Nuvoli - Caporale intravede dunque un 'grave rischio': 'E' cioe' legittimo che la discussione verta sul ruolo del medico - ha spiegato - e sul quesito se per il medico possa essere una opzione, come io credo, o piuttosto un dovere assecondare la richiesta del paziente in casi come quelli di Welby e Nuvoli, ma non si puo' discutere di diritti assodati come quelli stabiliti dalla Costituzione'. Ed il 'rischio estremamente pericoloso - ha commentato la bioeticista - e' che sull'onda dell'emotivita', come sta accadendo in questi giorni, si tenda a rimettere in discussione anche valori assodati che sono diritti umani fondamentali, come appunto il principio che non si possono imporre degli atti medici. Il pericolo - ha concluso Caporale - e' che si vogliano rimettere in discussione quelle che sono liberta' sancite dalla Costituzione'.
'Sono toni offensivi e sprezzanti nei confronti della vita e di coloro che non vogliono uccidere Giovanni Nuvoli quelli dell'Associazione Luca Coscioni'. Lo hanno detto Pietro Sedda e Salvatore Pisu del comitato 'Scienza e vita' di Sassari, in una conferenza stampa per ribadire il no all'interruzione della ventilazione meccanica con cui viene mantenuto in vita Giovanni Nuvoli.
Al dibattito e' intervenuto anche Demetrio Vidili, il primario del reparto del Reparto di Rianimazione dell'Ospedale civile di Sassari Santissima Annunziata che si era rifiutato di interrompere il trattamento terapeutico su Nuvoli e nei cui confronti, nei giorni scorsi, era stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari Maria Teresa Lupinu il procedimento per violenza privata. 'Nei mesi precedenti al caso Welby - ha detto Vidili - la situazione nel nostro reparto era diversa. Pur nella sua condizione grave, Nuvoli aveva un rapporto diverso con i medici e gli infermieri. Ora c'e' un clima piu' pesante, anche a causa del pressing mediatico e politico su di lui'.
Il medico ha anche annunciato di aver chiesto alla Asl l'acquisto di un sintetizzatore vocale che consenta al malato, che non puo' parlare, di esprimersi piu' chiaramente di come fa oggi, battendo le palpebre per comporre le parole su una lavagna in plexiglass trasparente'.
Anche il consigliere regionale Mario Bruno, algherese come Nuvoli, presente alla conferenza stampa, ha voluto ricordare di essere andato a visitarlo in ospedale: 'Nei giorni scorsi la moglie mi ha chiamato - ha detto - perche' Giovanni voleva vedermi. A me non ha detto di voler morire, ed io su quel letto ho visto un uomo vivo, non morto'.
Giovanni Nuvoli ha fatto una scelta personale e ha il massimo rispetto per chi ne fa una opposta alla sua. L'ha sottolineato la moglie, Maddalena Soro, prendendo spunto da una conferenza organizzata oggi a Sassari dal movimento cattolico 'Scienza&vita' che ha presentato una lettera scritta dalla moglie di Carlo Marongiu, un malato di Sla della provincia di Oristano che ha scelto una strada diversa.
L'uomo si trova da anni nella stessa condizione dell'ex rappresentante e arbitro algherese ma ha scelto, dalla sua casa dove e' bloccato a letto, di vivere.
'E' una scelta che rispetto - ha detto la donna - se Carlo Marongiu vuole vivere 100 anni gli auguro che Dio lo faccia vivere 100 anni. Giovanni ha fatto una scelta diversa e personale, mio marito ha deciso per se stesso e non per gli altri e non sta chiedendo ne' a Carlo Marongiu ne' a nessuno di seguirlo nella sua decisione'.
La donna ha aggiungo di conoscere bene la situazione di Carlo Marongiu e di aver parlato diverse volte con la moglie. 'Sono delle persone meravigliose e io e Giovanni rispettiamo il loro pensiero. Pero' devo dire che in Sardegna siamo un milione e mezzo di persone che vogliono vivere e Giovanni non sta chiedendo a nessuno di seguire il suo esempio. Lui ha scelto di smettere di soffrire e tutti - ha concluso - dovrebbero rispettare il suo desiderio e il suo dolore'.
'Bene il presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino, che ha preannunciato il no dell'associazione alla deriva della moltiplicazione dei casi Welby, con i medici trasformati in 'dottor morte' che staccano la spina ai malati, invece di curarli'. Lo ha affermato il responsabile di An per la famiglia, Riccardo Pedrizzi, in merito al caso di Giovanni Nuvoli.
'La domanda e': se un atto quale l'omicidio del consenziente o l'aiuto al suicidio e' vietato dalla Costituzione e dalla legge, e segnatamente dagli articoli 579 e 580 del codice penale - afferma Pedrizzi - come puo' essere deontologicamente ammissibile per un medico? Nel caso di Nuvoli, oltretutto, a differenza del caso di Welby, la magistratura ha detto 'no' in maniera chiara e inequivocabile all'atto di staccare la spina, considerandolo alla stregua del gesto di premere il grilletto, visto che tale atto provocherebbe la morte'.
'In effetti - osserva Pedrizzi - un medico che stacca la spina ad un paziente viola sia il giuramento d'Ippocrate sia il codice deontologico della professione medica, i quali vietano sia l'eutanasia che il suicidio assistito: proibiscono, cioe', di procurare la morte del malato, anche se su sua richiesta'.
Insomma, conclude Pedrizzi, 'un medico che stacca la spina ad un malato, che compie un simile gesto di morte, rinnega il suo stesso ruolo, la sua stessa missione'.
'Rispetto il loro dolore e prego per loro'. Cosi' mons. Salvatore Atzei ha commentato con l'ANSA, le parole di Maddalena Soro, moglie di Giovanni Nuvoli, che si e' detta delusa del comportamento della Chiesa ('quando lo abbiamo cercato abbiamo trovato porte chiuse').
L'arcivescovo di Sassari ha sottolineato che non c'e' stato da parte sua disinteresse. 'Non posso seguire tutte le vicende - ha spiegato - e questa la stava seguendo il loro parroco'.
Mons. Atzei si e' detto solo dispiaciuto per le parole della signora Soro. 'Preghero' per loro e li ringrazio - ha concluso - per la loro sensibilita''.
Il documento con cui ieri una quindicina di consiglieri regionali hanno richiesto alla politica e ai media di non strumentalizzare una vicenda cosi' dolorosa come quella relativa alla battaglia di Giovanni Nuvoli per ottenere la sospensione delle terapie cui e' sottoposto, 'impone una riflessione a tutti coloro che hanno raccolto il suo appello e che si stanno adoperando affinche' il suo desiderio di una fine dignitosa trovi una risposta'. Lo sostiene il coordinatore regionale della Rosa nel Pugno, Giampiero Muroni.
'Gli esponenti dell'associazione 'Luca Coscioni', locali e nazionali che sono accorsi ad ascoltare la richiesta di aiuto di Giovanni Nuvoli e di sua moglie, hanno ben presente - spiega l'esponente di Rnp - il rischio di apparire come dei 'profittatori' di una tragedia personale a fini politici e si sono accostati alla vicenda con tutta la delicatezza e la sensibilita' possibile, evitando di impadronirsene scavalcando i protagonisti. Il rischio opposto pero', quello di ignorare la vicenda relegandola nell?ambito dei drammi privati in cui la politica nulla puo' dire o fare, appare ancora piu' pericoloso, perche' equivarrebbe a un'abdicazione ai poteri e alle responsabilita' che alle istituzioni civili competono e a un volgersi dall?altra parte proprio quando un cittadino, il piu' debole e indifeso dei cittadini, a quelle istituzioni si rivolge per avere soddisfazione di un diritto rivendicato'.
'La domanda da indirizzare ai consiglieri firmatari del documento e' un'altra: se la politica non si occupa di storie come quella di Giovanni Nuvoli, di cos'altro dovrebbe occuparsi?
Nessuno ? ne' i radicali, ne' i preti e nemmeno i consiglieri regionali ? possono modificare i termini del dramma umano rappresentato dallo stato finale della vita del sig. Nuvoli, ma un intervento legislativo che chiarisca i limiti del diritto di ciascuno a dire la parola finale sulla propria vita quando questa e' alimentata esclusivamente dall'intervento di altri, questo si' e' - conclude Muroni - un preciso dovere della politica, se essa ha a cuore il proprio compito'.
'Il legislatore e' sordo o condizionato da una qualche guerra di religione che anche qui mi sembra non entrarci molto con le vicende di questi malati'. E' quanto sottolinea il deputato dei Comunisti Italiani Elias Vacca, algherese come Giovanni Nuvoli.
'Ho a lungo temuto che sulla vicenda si scatenasse - spiega Vacca - il 'caso mediatico'. Infatti quando mi sono recato a trovarlo, lo scorso autunno, l'ho fatto in forma privata. La vicenda di Welby, quella di Nuvoli, quella della moglie di un mio compagno che di SLA e' morta lo scorso autunno e prima ancora quella di R., uno dei miei amici piu' cari, colpito ed ucciso dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica mi spingevano a sentirmi coinvolto, mi imponevano di assumere una iniziativa. Ho cosi' deciso di studiare l'argomento e di iscrivermi alla associazione Luca Coscioni, che, contrariamente a quello che comunemente si pensa non e' patrimonio di una parte politica, ma e' un piccolo esercito di persone sensibili e competenti che cercano di spronare alla ricerca scientifica in funzione della lotta alle malattie genetiche rare e terribili'.
'Ho sondato la disponibilita' del legislatore, essendo io stesso per la millesima parte 'il legislatore', alla formulazione di una legge che rispondesse - sostiene l'esponente di Pdci - alle domande che recentemente i magistrati del Tribunale di Sassari hanno posto. Ho letto le proposte di legge gia' presentate e mi sono documentato. Ho ritenuto che non occorresse sollevare un altro caso mediatico per spronare le Camere ad approvare una legge, in ogni caso non sarei stato io a sollevarlo. Probabilmente mi sbagliavo considerato che spesso il legislatore agisce sotto l'impulso dei casi mediatici. Ora il caso mediatico comunque esiste e probabilmente ne esploderanno altri'.
Per l'on. Vacca e' difficile accettare che persone che non sono piu' corpo ('sono 'solo' intelletto e sentimenti') possano essere tenute in ostaggio 'dalla nostra non accettazione della morte, in una combinazione micidiale di accanimento terapeutico ed espropriazione dell'esistenza che una certa scienza medica ed una certa confessione religiosa sembrano voler imporre. Allora ha davvero ragione il pm Paolo Piras quando scrive che il legislatore non puo' nel contempo affermare il diritto delle persone al rifiuto di certe cure e non prevedere le norme che pongano al riparo i sanitari e le persone piu' vicine ai malati dalle sanzioni dalla legge stessa'.
'Il legislatore non e' pero' a mio avviso - conclcude - 'schizoide', e' semplicemente codardo e succube, anche in questo caso, di una impostazione ideologica e confessionale che porta a fornire sempre e comunque, anche in assenza delle cognizioni mediche e giuridiche necessarie, l'interpretazione autentica delle decisioni altrui. Non parlero' oltre di questa vicenda limitandomi ha dire che Nuvoli ha secondo me diritto di scegliere se restare o lasciarci, e soprattutto come farlo; ha anche diritto di ripensarci fino a che sara' possibile. A me ha chiesto di aiutarlo ad andarsene nel modo migliore e, soprattutto, di aiutare tutti quelli nella sua condizione, a fare la propria scelta, anche quella di morire, senza doversi di volta in volta scontrare con un primario, un prete o semplicemente con i soliti benpensanti sulla pelle altrui'.
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