Venerdì 12 giugno 2026
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Italia. Convegno di Forza Italia sul testamento biologico

U.E. - ITALIA
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Legge sul testamento biologico e' davvero necessaria? E' intorno a questo interrogativo che si appuntano le riflessioni dei partecipanti al convegno Testamento biologico: opinioni a confronto, organizzato dal dipartimento Sanita' di Forza Italia. Enrico La Loggia, vice presidente del gruppo parlamentare di FI alla Camera cerca di interpretare le preoccupazioni che animano, su questi temi, il partito guidato da Silvio Berlusconi: "Qual e' la societa' che vogliamo costruire? Non riusciamo a immaginare una societa' in cui non c'e' rispetto per la vita dalla nascita alla fine. Non accettiamo un modello in cui si sceglie di porre fine a un'esistenza per 'non far soffrire' una persona". L'esponente forzista indica anche i "paletti" di una eventuale legge sulle direttive anticipate di trattamento di cui ancora si deve discutere il "se" e il "come". Un provvedimento che intervenga in questa materia secondo La Loggia non puo' prescindere dalla considerazione che un malato al quale non si impongano sofferenze atroci "non puo' essere messo nelle condizioni di non respirare o di morire di fame e di sete per la mancata idratazione".
E' Ignazio Marino (Ds), presidente della commissione Sanita' del Senato a indicare invece l'urgenza di un testo che disciplini il testamento biologico, sulla scia di casi che hanno coinvolto anche l'opinione pubblica. "La legge serve! Non per 'staccare la spina' ma per scegliere che trattamento terapeutico si vuole al termine della propria vita. Un lavoro gia' iniziato nella precedente legislatura con la proposta del senatore forzista Antonio Tomassini, votata in commissione Sanita' e arenatasi successivamente".
Marino difende il lavoro svolto nella XII commissione di Palazzo Madama che ha abbreviato il ciclo di audizioni degli esperti in campo scientifico, giuridico e filosofico, abbassandolo da oltre 100 a 37. Marino, consapevole della maggioranza risicata di cui gode l'Unione al Senato, formula altresi' un auspicio: "Questa legge necessita di una grande maggioranza, sarebbe un fallimento se passasse con pochi voti".
Ma nella maggioranza c'e' chi come Paola Binetti, senatrice teodem della Margherita, chiede di non bruciare le tappe in vista di una legge sulle direttive anticipate: "Si sta rischiando di fare passi affrettati" ammonisce l'esponente dei Dl. Si', quindi, a una normativa sul testamento biologico purche' non si trasformi in "una gara di velocita': bisogna darsi il tempo di riflettere e di educare la popolazione alla cultura della salute" auspica Binetti. In tal senso secondo l'esponente della Margherita, il caso Welby ha "nuociuto al dibattito" in corso perche' "ha creato confusione nei cittadini fra il concetto di volonta' anticipate di fine vita ed eutanasia. In realta' nei disegni di legge al vaglio del Senato non c'e' nemmeno un accenno alla 'dolce morte'". Se nell'opinione pubblica si crea confusione, "il nostro compito diventa ancora piu' difficile. Dal momento che nel programma di governo c'e' la volonta' di legiferare - si chiede la senatrice teodem - per quale motivo ci mettiamo fretta?".
Eppure la cronaca registra un nuovo caso di richiesta espressa di eutanasia, che torna a dividere la politica, la scienza e la scocieta' civile. Giovanni Nuvoli, malato di sclerosi amiotrofica laterale, la stessa malattia di cui soffriva Welby, chiede di poter essere aiutato a morire.
Domenico Di Virgilio, responsabile del dipartimento Sanita' di Forza Italia, pur sottolineando le divisioni che sussistono anche in campo medico sulla necessita' di definire per legge concetti come quello di accanimento terapeutico, condivide la necessita' di vincoli normativi di una eventuale normativa: "Sono favorevole a una legge sul testamento biologico purche' si pongano dei freni: no sia all'accanimento terapeutico sia all'eutanasia". Anche Rocco Buttiglione paventa il rischio che una normativa sulle dichiarazioni di volonta' del paziente possa diventare il grimaldello per introdurre in modo surrettizio la "dolce morte". Timore espresso, fra gli altri, anche da Riccardo Pedrizzi di An. Il presidente dell'Udc, contrario a una distinzioni tra eutanasia attiva e passiva perche' "sbagliata" in se', sottolinea inoltre che "'forse' vale la pena di fare una legge in materia di testamento biologico ma non puo' trattarsi di una qualsiasi legge". Tanto piu' che l'urgenza di legiferare su questo tema discende "della fine del rapporto medico paziente. E' inoltre difficile - sottolinea Buttiglione - che una legge di questo tipo possa sollevare da responsabilita' i medici per cui la magistratura sara' sempre chiamata a intervenire per determinare alcune situazioni. Quindi non si puo' introdurre per questa via uno 'scarico di responsabilita'".
Per Francesco D'Agostino, gia' presidente del Comitato nazionale di bioetica, basterebbe invece un "adeguato codice deontologico. Anche se in Italia questa dei medici e' una normativa fragile. Solo in queste condizioni una legge dello Stato sul testamento biologico diventa 'opportuna' per ragioni pratiche". Ritorna cosi' d'attualita' il parere che nel 2003 il Cnb diede sulle direttive anticipate, negando che in esse potessero trovar spazio sia richieste "contra legem" sia dichiarazioni vincolanti per il medico che sara' tenuto solo a motivare il suo assenso e dissenso rispetto alla volonta' del paziente. Perche', sottolinea D'Agostino, "per definizione scienza e coscienza sono libere". Le conclusioni del convegno sono affidate a Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, che su questo tema esprime una valutazione in sintonia con quella di Paola Binetti:" Prima anch'io - ha spiegato Bondi - ero favorevole alla necessita' di una legge e firmai un manifesto portato avanti da Amato e Galli Della Loggia. Oggi - aggiunge l'esponente forzista - sono dell'opinione che questa discussione potrebbe aprire la strada a qualcosa che diventera' irreversibile e quindi anche io dico: 'alt, fermiamoci'".
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