Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. 8% dei pazienti di terapia intensiva ha fatto il testamento biologico

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Per l'8% dei pazienti che entrano in terapia intensiva i medici rianimatori hanno a disposizione un testamento biologico. Il documento che guida ed eventualmente limita il trattamento, in quei reparti spesso invasivo, ancora non e' ufficiale ma gia' alcuni pazienti vi fanno ricorso.
Emerge da uno studio del Giviti, il gruppo per la valutazione degli interventi in Terapia Intensiva, con sede all'Istituto Nario Negri di Bergamo a cui aderiscono piu' della meta' delle terapie Intensive Italiane.
Le prime e non definitive elaborazioni dello studio presentato oggi in via preliminare in un meeting del gruppo scientifico a Pesaro, riguardano 3648 pazienti deceduti in 84 unita' di Terapia Intensiva che nel 2005 hanno ammesso 21428 pazienti in tutto.
In oltre 80% dei pazienti studiati, questi sono stati considerati non in grado di esprimere un consenso valido al piano di cure al momento dell ammissione in Terapia Intensiva a causa dell'alterazione della coscienza, condizioni di estremo stress, anestesia. Il paziente raramente puo' decidere per se stesso e nell'8% dei casi, ha spiegato il coordinatore del Giviti, Guido Bertolini, 'e' disponibile una testimonianza formale ed anticipata delle proprie volonta': il testamento biologico. Lo studio dimostra anche come l'accanimento terapeutico viene evitato senza incidere sui tassi di mortalita' finale.
Circa 8 su 10 ricoverati nelle Terapie Intensive Italiane sopravvivono e vengono trasferiti ad altri reparti degli ospedali ma 2 su 10 muoiono. Spesso invece, ha spiegato anche Bertolini, la morte diventa espressione dell'impossibilita' di 'guarire' ed i trattamenti intensivi intrapresi 'non fanno altro che prolungare un processo di morte divenuto ormai inarrestabile'.
I dati dimostrano anche che negli ultimi 10 anni la mortalita' nelle terapie intensive che aderiscono al gruppo si e' ridotta del 10% in assoluto.
All'ammissione di un paziente in Terapia Intensiva viene abitualmente formulato in qualche modo un 'piano di cure' che, tra tante altre cose comprende anche una prima valutazione fino a dove spingere la terapia intensiva.
Nell'indagine Giviti risulta che per oltre il 90% dei casi, all'ammissione era stata decisa e attuata una terapia piena con tutti i trattamenti intensivi disponibili. Questo impegno massimo iniziale e' applicato in tutti i pazienti che presentano una condizione estremamente critica ma che potenzialmente era reversibile.
Una limitazione di uno o piu' trattamenti intensivi decisa al momento dell'ingresso del paziente, e' avvenuto nell'8% dei pazienti ed ha riguardato sia i pazienti in cui ci si attendono migliori risultati da trattamenti meno invasivi, sia i pazienti morenti.
Nessuna limitazione delle cure intensive e' stato assicurato a oltre 60% dei pazienti fino al momento del decesso. La maggior parte di essi e' morta precocemente per la gravita' delle condizioni e prima che le cure potessero mostrarsi efficaci.
Nel restante gruppo di pazienti deceduti vi e' stata una limitazione dei trattamenti intensivi. Queste decisioni avvengono piu' tardi nel decorso clinico, quando la prognosi infausta diventa evidente e la motivazioni piu' spesso riportata e' quella di evitare trattamenti senza alcuna prospettiva di dare giovamento.
'La frequenza con cui vengono prese decisioni di limitazione dei trattamenti intensivi e' molto variabile nelle Terapie Intensive italiane ma anche dove cio' non avviene praticamente mai, queste decisioni non modificano la mortalita'. Laddove non vengono praticate limitazioni dei trattamenti intensivi non muoiono meno pazienti ma muoiono piu' tardivamente, probabilmente 'peggio' e con un inutile prolungamento dell agonia'.
Un altro aspetto trattato nell'ampissimo studio italiano riguarda la sedazione e l'analgesia al momento del decesso: la percentuale di utilizzo, anche se aumentata rispetto a precedenti indagini Giviti, potrebbe migliorare.
Infine la donazione di organi: nel campione dello studio 423 pazienti (l'11% delle morti osservate nel periodo) sono stati considerati come possibili donatori e in 310 la donazione si e' realizzata. Nelle 113 mancate donazioni la causa piu' frequente era l'opposizione da parte della famiglia.
'Nelle circa 450 Terapie Intensive italiane  ogni giorno si deve decidere se e quanto insistere con i trattamenti evitando di accanirsi. Non si tratta di eutanasia, che e' la soppressione intenzionale di una persona che ne fa richiesta. Forse proprio per la confusione tra le decisioni di fine vita e il tema scottante dell'eutanasia finora vi sono state nel nostro paese gravi difficolta' a discutere apertamente di questi argomenti. E' ora che questi tabu' cadano e che da tutte le parti si cerchi di affrontare il problema con grande serieta' e senso di responsabilita''.
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