Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Eutanasia in rianimazione? Gip dice 'no' ad archiviazione

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il gip ha detto 'no' all'archiviazione degli atti relativi all'inchiesta sulle sei morti sospette succedutesi nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Ravenna fra il 22 gennaio e il 12 febbraio del 2004. Contestualmente ha fissato per la seconda metà del mese di settembre la camera di consiglio per una approfondita valutazione degli atti, assieme ai due pubblici ministeri che hanno condotto l'indagine preliminare e hanno chiesto l'archiviazione, e al difensore dell'indagato, un medico rianimatore ravennate. La richiesta di archiviazione era stata avanzata a metà di marzo dai pm Gianluca Chiapponi e Stefano Stargiotti, ma il giudice Corrado Schiaretti ha ritenuto di non poter mandare in archivio la delicata indagine senza prima coltivare, se possibile, ulteriori strade.
L'inchiesta prese avvio nel marzo di due anni fa sulla base di un esposto presentato in Procura dall'avvocato Giovanni Scudellari per conto dell'Ausl ravennate. Nel documento venivano evidenziati alcuni dati oggettivi: un'impennata delle morti, in rianimazione, per improvviso arresto cardiaco da asistolia, ben sedici, nel periodo fra il 30 novembre 2003 e il 12 febbraio 2004; non chiari comportamenti di un medico rianimatore sempre presente in quei casi di morte; il recupero da un cestino dei rifiuti, di fiale 'sospette' ivi riposte dallo stesso medico con atteggiamento ritenuto quasi clandestino; il rinvenimento, a un'analisi sommaria, in una delle fiale, di «un'alta concentrazione di ione potassio». L'esposto riportava anche brani di 'interviste' ad alcune infermiere del reparto che senza tante perifrasi indicavano nel medico colui che in qualche modo provocava quelle 'dolci morti'. L'indagine preliminare scattò immediatamente e i magistrati disposero la riesumazione di sei salme, ovvero di quei pazienti la cui data di morte era la più ravvicinata possibile nel tempo. Se infatti si poteva ipotizzare l'utilizzo di potassio iniettato nel paziente per provocare l'immediato arresto cardiaco per asistolia, si doveva tenere in considerazione la circostanza per cui non è scientificamente possibile valutare il tasso di concentrazione del potassio intracellulare in un cadavere a tanti giorni di distanza dalla morte: nel caso concreto la morte più vicina nel tempo al momento dell'autopsia risaliva a quasi un mese. I consulenti scientifici del pm, fra cui il medico legale e tossicologo Davide Ferrara considerato uno dei massimi esperti del settore a livello internazionale, hanno ben chiarito che il dato del tasso di potassio riscontrato nel sangue dei deceduti è sì «apparentemente corrispondente a livelli di tossicità letale nella persona vivente», ma che questo dato «non può tradursi in giudizio di certezza o probabilità circa la sussistenza di eventuali livelli tossici» immediatamente prima o immediatamente dopo il momento del decesso. I consulenti hanno infatti chiarito che la dinamica del potassio è conosciuta negli intervalli soprattutto di 12 e 24 ore dalla morte, mentre per i periodi successivi sia a causa di «fenomeni autolitico-trasformativi» sia per «l'assenza di studi retrospettivi o prospettici sulla tanatochimica del potassio in cadaveri inumati da tempo» è impossibile dare un senso ai livelli di potassio riscontrato in concreto nei sei cadaveri.
Proprio questa insormontabile incapacità ad acquisire quel determinante dato scientifico ha indotto i due magistrati a chiedere l'archiviazione, pur a fronte del forte quadro testimoniale accusatorio nei confronti di quel medico rianimatore offerto quasi esclusivamente dal personale infermieristico negli interrogatori resi ai due pm.
In altri termini quella parte dell'indagine svoltasi attraverso la testimonianza delle infermiere (molto meno dei medici colleghi dell'indagato) evidenzia condotte del rianimatore indagato fortemente indizianti in relazione all'ipotesi di eutanasia attiva nei confronti dei pazienti ricoverati, ma a fronte di questo cospicuo materiale testimoniale è venuto a mancare il dato scientifico relativo al potassio, il solo che possa trasformare quegli indizi offerti dai testimoni in certezza giudiziaria.
Di qui la richiesta di archiviazione.
(Fonte: Il Resto del Carlino)
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