Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Famiglia cristiana: Welby non e' stato vittima di accanimento terapeutico

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"Il rifiuto delle terapie straordinarie e inutili e' piu' che legittimo, ma e' altra cosa dal dare la morte: nel primo caso, e' mettersi al servizio della vita per il tempo che resta, breve o lungo che sia; nel secondo, la si abbrevia, di volonta', sicuramente per pieta', ma questo non cambia che sia stato interrotto il cammino di una vita umana".
Lo scrive Famiglia Cristiana che sottolinea come sui media sia stata fatta confusione in merito a questa differenza: "va chiarito il concetto di accanimento terapeutico, che e' un problema tipico delle societa' tecnologicamente avanzate.
Se ieri si era sotto il dominio della natura, non si vuole cadere oggi sotto il dominio della tecnica onnipotente. Non e' sostenibile, pero', far passare per accanimento terapeutico ogni terapia che si avvale della tecnica".
Nella nota a firma del teologo Luigi Lorenzetti, il settimanale cattolico spiega la proibizione del funerale religioso con il "contesto pubblico" nel quale e' stata collocata la vicenda, specie negli ultimi tre mesi: "la negazione del funerale religioso, come atto pubblico, e' il rifiuto di prestarsi alla strumentalizzazione ideologica di quanti intendono servirsi di situazioni estreme per introdurre, per legge, l'eutanasia o suicidio assistito".
Per Famiglia Cristiana, nell'attuale "contesto sociale e culturale, il suicidio assistito (o eutanasia) e' apparentemente un esercizio maturo di liberta'; in realta', e' una liberta' fortemente condizionata che conduce a intravedere come scelte di vita quelle che sono, in realta', scelte di morte. E questo non vale solo per l'eutanasia e l'aborto, ma ugualmente per la guerra, la pena capitale e altri delitti contro la vita, che la cultura dominante riesce a giustificare o addirittura a far passare per diritti".
"La vicenda Welby ha provocato un dibattito pubblico che deve continuare. Raggiungere una consapevolezza collettiva sulla disapprovazione sia dell'eutanasia come dell'accanimento terapeutico e' necessario ma non basta. Occorre passare dalla cultura utilitarista alla cultura della gratuita' (donazione), quale via maestra per orientare la complessa casistica in tema della vita".
"La sapienza africana insegna: 'la vita quando si annuncia, la si attende; quando arriva, la si accoglie; quando s'incrina, la si raddrizza; quando se ne va, la si accompagna'.
Noi occidentali abbiamo piu' risorse degli africani per fare tutto questo, ma forse ci manca la loro sapienza. Occorrono scienza e coscienza per valutare quando una terapia giova alla salute e alla vita e, all'opposto, quando e' solo di danno alla persona.
Le situazioni sono diverse, difficilmente inquadrabili in un impossibile testo legislativo. E' preferibile rafforzare la deontologia medica e la valorizzazione dei comitati di bioetica".
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