Italia. Libro su Terri Schiavo: "La nutrizione ai confini della vita"
E' un appello per una rapida introduzione del testamento biologico, ma non solo, il libro 'La nutrizione ai confini della vita' di Franco Contaldo, edito da Alfredo Guida editore. Partendo dalla vicenda di Terri Schiavo, che nel 2005 porto' per la prima volta alla ribalta della cronaca il problema dell'accanimento terapeutico, l'autore, ordinario di Medicina interna all'universita' di Napoli, fa una riflessione profonda sul rapporto dell'uomo con gli ultimi momenti della vita, e sul ruolo che il medico deve avere in questi casi.
Il tema ricorrente del libro e' il problema della nutrizione artificiale, e della sua interruzione in soggetti in stato vegetativo, come nel caso di Terri Schiavo. La domanda che si pone l'autore e' se questa sia una terapia, per cui sospendibile perche' passibile dell'attributo di accanimento terapeutico, o una forma di assistenza, che quindi non puo' essere interrotta. Per cercare di dare una risposta Contaldo ripercorre non solo il caso Schiavo e gli analoghi esempi in tutto il mondo, ma anche la letteratura scientifica sull'argomento, e i vari pareri che si sono succeduti dei comitati di Bioetica. Un capitolo e' dedicato anche alle posizioni delle varie religioni.
La conclusione a cui giunge Contaldo e' che e' un diritto scegliere se e quando interrompere terapie come la nutrizione assistita. 'E' ovvio che i testamenti biologici rappresentano oggi una utile guida per comprendere il modo di pensare di un paziente, se impossibilitato ad esprimersi coscientemente al momento della malattia inguaribile. Tocca al medico, meglio se con una valutazione condivisa a piu' voci, valutare l'appropriatezza di quel documento'.
'L'intervento medico deve essere compassionevole, cioe' tenere conto della cultura del paziente e dei suoi familiari, per favorire un processo di morte il piu' sereno possibile'.
Il tema ricorrente del libro e' il problema della nutrizione artificiale, e della sua interruzione in soggetti in stato vegetativo, come nel caso di Terri Schiavo. La domanda che si pone l'autore e' se questa sia una terapia, per cui sospendibile perche' passibile dell'attributo di accanimento terapeutico, o una forma di assistenza, che quindi non puo' essere interrotta. Per cercare di dare una risposta Contaldo ripercorre non solo il caso Schiavo e gli analoghi esempi in tutto il mondo, ma anche la letteratura scientifica sull'argomento, e i vari pareri che si sono succeduti dei comitati di Bioetica. Un capitolo e' dedicato anche alle posizioni delle varie religioni.
La conclusione a cui giunge Contaldo e' che e' un diritto scegliere se e quando interrompere terapie come la nutrizione assistita. 'E' ovvio che i testamenti biologici rappresentano oggi una utile guida per comprendere il modo di pensare di un paziente, se impossibilitato ad esprimersi coscientemente al momento della malattia inguaribile. Tocca al medico, meglio se con una valutazione condivisa a piu' voci, valutare l'appropriatezza di quel documento'.
'L'intervento medico deve essere compassionevole, cioe' tenere conto della cultura del paziente e dei suoi familiari, per favorire un processo di morte il piu' sereno possibile'.
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