Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Lobkowicz: la nuova tentazione di sbarazzarsi dell'uomo

U.E. - GERMANIA
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L'asburgico Nikolaus Lobkowicz e' uno dei piu' acuti intellettuali viventi, un frammento di vecchia Mitteleuropa erede dell'omonima casata ceca. Nato a Praga nel 1931, dove "i comunisti, grazie a Dio, non hanno avuto soldi a sufficienza per distruggere la bellezza", per dieci anni e' stato rettore dell'Universita' di Monaco. Nel 1984 fondo' l'Universita' Cattolica di Eichstätt e dopo il crollo del Muro diede vita al Centro Studi per l'Europa centro-orientale. È un filosofo politico e morale fra i piu' raffinati del dopoguerra, allievo di Guardini, Bochenski e von Balthasar. Nell'ultimo numero della rivista Liberal, dedicata a Dio con una serie di importanti interventi, Lobkowicz spiega perche' l'uomo non puo' fare a meno della sua dimensione pubblica trascendente. Almeno a prima vista, il problema se, nel Ventunesimo secolo, abbiamo ancora bisogno di Dio, appare assurdo. Ma la domanda e' sempre la stessa: possiamo conservare i fondamenti etici della nostra cultura senza essere convinti che non siamo noi (almeno virtualmente) i signori e padroni dell'universo e che, sopra di noi, c'e' qualcuno al quale noi dobbiamo la nostra vita e la nostra essenza e anche l'ispirazione per il riconoscimento di una giusta condotta di vita?". Lobkowicz racconta il caso dei neopositivisti austriaci (poi per lo piu' fuggiti in America) come Carnap, Popper o Bergmann, "alcuni dei quali io stesso ho avuto la fortuna di conoscere: come ebrei laici, avevano rinunciato alla propria fede ma erano rimasti ugualmente uomini con un profondo senso morale, che si sono opposti con passione a ogni forma di umiliazione e persecuzione. La domanda non e' pertanto se un singolo individuo puo' essere allo stesso tempo ateo e moralmente irreprensibile, ma se un ateo puo', nel lungo termine, creare discepoli con un autentico senso morale. Detto in altre parole: se generazioni di atei non corrano il pericolo di sbarazzarsi un giorno di ogni profondamente radicata legge morale come se fosse uno scomodo vestito".
Il pericolo e' in "una cultura elevatissima sul piano tecnologico, ma barbarica. Una cultura nella quale la dignita' dell'uomo, di ogni uomo, non contera' piu' nulla e tutto sara' egoisticamente deciso sulla base di considerazioni tecniche e probabilmente anche economiche. Un mondo nel quale nessuno vivrebbe serenamente, perche' ognuno di noi potrebbe improvvisamente vedersi passare dalla condizione di capo a quella di vittima". Quando gli olandesi hanno varato la legge che permetteva l'eutanasia, in Germania gli esponenti di tutti i partiti politici hanno sollevato grida di protesta. "Il ricordo dell'Olocausto era ancora molto vivo. Tuttavia un sondaggio ha mostrato che oltre la meta' dei tedeschi riteneva di avere il diritto, se ne avesse avuto il desiderio, di farsi fare un'iniezione mortale. Quindi, la domanda se si debba approvare una legge di questo tipo si pone oggi anche per la Germania. In tutte le conferenze cui partecipo, ricordo sempre agli ascoltatori piu' giovani che devono prepararsi al fatto che, quando saranno vecchi e decrepiti, i loro figli li esorteranno continuamente a morire, pur chiedendogli il loro consenso. Uno Stato di diritto democratico si deve percio' sforzare, per il suo stesso prioritario interesse, a educare i propri cittadini verso determinate convinzioni e virtu'".
Ora, secondo Lobkowicz la religione e' il modo piu' semplice per conservare e comunicare una tradizione. "Il primo paragrafo della Costituzione tedesca proclama che la dignita' dell'uomo e' inviolabile. Benissimo; che cosa succede pero' se improvvisamente la popolazione decide che determinate categorie di persone devono essere considerate 'inferiori'? Sotto Hitler, si giudicavano in questo modo gli ebrei e quindi si e' potuto sterminarli. Per gli sgherri delle SS, gli ebrei erano soltanto dei dannosi parassiti. Il filosofo americano Peter Singer ha sostenuto, non molto tempo fa, che, sebbene non si possa assolutamente uccidere una scimmia antropomorfa, si puo' benissimo sopprimere un malato inguaribile, che e' soltanto un peso per tutti. Un gruppo di socialdemocratici spagnoli ha recentemente avanzato una proposta di legge in base alla quale deve essere accordato alle scimmie antropomorfe il diritto alla liberta' e all'incolumita' fisica. E inoltre: non devono forse essere considerati essere umani anche i feti ancora nel grembo della madre? Oggi, in Europa, ogni giorno ne vengono sopressi a migliaia, anzi si potrebbe certo dire: assassinati". Ma quale Dio, chiede l'intellettuale tedesco? "Praticamente piu' nessuno sa che i primi a legalizzare l'aborto sono stati i nazisti e i bolscevichi. Sarebbe diverso se tutti fossimo convinti che esiste Dio? E quale Dio? Il Dio uno e trino, che noi cristiani adoriamo? Oppure l'Allah dei musulmani, per il quale soltanto l'uomo conta, mentre la donna e' un essere inferiore? Oppure Krishna, il dio guerriero e irascibile degli indiani?".
Questo studioso di Tommaso, Hegel e Marx pensa dunque che oggi non abbia piu' senso parlare di uno scontro fra "la Dinamo e la Vergine", per usare le parole con cui Henry Adams descrisse la battaglia fra progresso e tradizione. Perche' oggi preme sulla medicina e la societa' l'idea che se un essere umano non si comporta come normalmente ci aspettiamo si debba comportare, o se un embrione non e' empiricamente come un bambino gia' nato, allora semplicemente non e' un essere umano. Per questo, conclude Lobkowicz, solo per una persona che e' disponibile, almeno come spunto, a pensare metafisicamente, cio' si distingue dall'affermazione che per esempio si puo' sparare a un uomo se e' cosi' lontano che lo si vede solo piu' come un puntino e non piu' come persona. L'illuminismo ha iniziato a rivoltarsi contro se stesso, come avevano capito Adorno e Horkheimer.
(da Il Velino)
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