Italia. Marino: impossibile definire per legge l'accanimento terapeutico
E' 'impossibile definire per legge il concetto di accanimento terapeutico'. Ad affermarlo e' il presidente della commissione sanita' del Senato Ignazio Marino (Ds), secondo il quale, alla luce dell'attuale dibattito e dei casi di cronaca degli ultimi mesi, solo nella 'profonda' relazione tra medico e paziente si puo' stabilire cio' che e' o no 'accanimento' in riferimento a una particolare situazione.
La questione e' stata al centro di un incontro promosso dall'Associazione 'Scienza e vita'. E proprio da Scienza e vita arriva un invito a 'fare chiarezza' sull'argomento: 'Se ne parla tanto - ha affermato la co-presidente dell'associazione, Maria Luisa Di Pietro - ma c'e' una reale difficolta' nel capire questi concetti, poiche' parole come eutanasia o accanimento vengono spesso utilizzate con accezioni diverse. Ci vorrebbe invece maggiore rigore, dal momento che si ha a che fare con la vita delle persone'. Opinione condivisa dal co-presidente Scienza e vita Bruno Dallapiccola, secondo il quale su questo argomento 'e' comunque possibile arrivare ad una posizione condivisa'. Una questione complessa che, secondo Marino, e' quindi difficile definire per legge: 'Ma questo aspetto e' cosa diversa dall'obiettivo di arrivare ad una legge sul Testamento biologico'. Sulla stessa linea anche il presidente della Federazione degli Ordini dei medici e odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco: 'Mi auguro che non venga fatto 'accanimento legislativo' sul tema dell'accanimento terapeutico, e questo perche' il concetto di accanimento non e' un paradigma tecnico-professionale'. In altri termini, ha spiegato Bianco, 'un trattamento si puo' configurare come accanimento in un caso e non in un altro e non si puo' dire che un determinato trattamento terapeutico sia, di per se stesso, configurabile come accanimento, anche se c'e' oggi una certa tendenza della medicina alla 'onnipotenza' e alle facili promesse'. A fare riferimento ad un 'deviante' senso di onnipotenza della medicina e' stato anche il primario di anestesia e rianimazione dell'ospedale Molinette di Torino, Pier Paolo Donadio: 'A volte non si vuole ammettere che l'obiettivo non puo' piu' essere la cura, bensi' il migliore accompagnamento possibile alla morte inevitabile'.
Dal direttore del dipartimento emergenza e accettazione del Policlinico Gemelli di Roma, Rodolfo Proietti, arriva infine un invito alla chiarezza: 'E' invece indispensabile arrivare ad una definizione condivisa e applicabile di accanimento e questo per consentire ai medici di agire con serenita'. Una definizione che spetta alle istituzioni dare'.
ALTRI COMMENTI
Dichiarazione di Donatella Poretti, deputata della Rosa nel Pugno:
Sono pienamente d'accordo con quanto detto oggi dal presidente della Commissione Igiene e Sanita' al Senato, Ignazio Marino: "E'impossibile definire per legge il concetto di accanimento terapeutico" in quanto solo grazie alla "profonda relazione tra medico e paziente si puo' stabilire cio' che e' o meno 'accanimento' in riferimento ad una particolare situazione".
L'impossibilita' di stabilire delle regole precise su un argomento delicato e cosi' attinente alla sfera personale di ognuno di noi, e' emerso in questi ultimi mesi sia con il caso di Piergiorgio Welby sia con il caso Salvatore Crisafulli. Tanto l'uno ha voluto morire, non accettando piu' l'intromissione nel suo corpo di un respiratore artificiale, tanto l'altro desidera vivere, seppur in condizioni gravissime. Due sofferenze estreme vissute in due modi diversi che difficilmente potrebbero trovare una disciplina nella esatta definizione di accanimento terapeutico.
Aspettando di poter votare il testo sul testamento biologico alla Camera, mi auguro che la posizione del senatore Marino risulti quella vincente al Senato.
La questione e' stata al centro di un incontro promosso dall'Associazione 'Scienza e vita'. E proprio da Scienza e vita arriva un invito a 'fare chiarezza' sull'argomento: 'Se ne parla tanto - ha affermato la co-presidente dell'associazione, Maria Luisa Di Pietro - ma c'e' una reale difficolta' nel capire questi concetti, poiche' parole come eutanasia o accanimento vengono spesso utilizzate con accezioni diverse. Ci vorrebbe invece maggiore rigore, dal momento che si ha a che fare con la vita delle persone'. Opinione condivisa dal co-presidente Scienza e vita Bruno Dallapiccola, secondo il quale su questo argomento 'e' comunque possibile arrivare ad una posizione condivisa'. Una questione complessa che, secondo Marino, e' quindi difficile definire per legge: 'Ma questo aspetto e' cosa diversa dall'obiettivo di arrivare ad una legge sul Testamento biologico'. Sulla stessa linea anche il presidente della Federazione degli Ordini dei medici e odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco: 'Mi auguro che non venga fatto 'accanimento legislativo' sul tema dell'accanimento terapeutico, e questo perche' il concetto di accanimento non e' un paradigma tecnico-professionale'. In altri termini, ha spiegato Bianco, 'un trattamento si puo' configurare come accanimento in un caso e non in un altro e non si puo' dire che un determinato trattamento terapeutico sia, di per se stesso, configurabile come accanimento, anche se c'e' oggi una certa tendenza della medicina alla 'onnipotenza' e alle facili promesse'. A fare riferimento ad un 'deviante' senso di onnipotenza della medicina e' stato anche il primario di anestesia e rianimazione dell'ospedale Molinette di Torino, Pier Paolo Donadio: 'A volte non si vuole ammettere che l'obiettivo non puo' piu' essere la cura, bensi' il migliore accompagnamento possibile alla morte inevitabile'.
Dal direttore del dipartimento emergenza e accettazione del Policlinico Gemelli di Roma, Rodolfo Proietti, arriva infine un invito alla chiarezza: 'E' invece indispensabile arrivare ad una definizione condivisa e applicabile di accanimento e questo per consentire ai medici di agire con serenita'. Una definizione che spetta alle istituzioni dare'.
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Dichiarazione di Donatella Poretti, deputata della Rosa nel Pugno:
Sono pienamente d'accordo con quanto detto oggi dal presidente della Commissione Igiene e Sanita' al Senato, Ignazio Marino: "E'impossibile definire per legge il concetto di accanimento terapeutico" in quanto solo grazie alla "profonda relazione tra medico e paziente si puo' stabilire cio' che e' o meno 'accanimento' in riferimento ad una particolare situazione".
L'impossibilita' di stabilire delle regole precise su un argomento delicato e cosi' attinente alla sfera personale di ognuno di noi, e' emerso in questi ultimi mesi sia con il caso di Piergiorgio Welby sia con il caso Salvatore Crisafulli. Tanto l'uno ha voluto morire, non accettando piu' l'intromissione nel suo corpo di un respiratore artificiale, tanto l'altro desidera vivere, seppur in condizioni gravissime. Due sofferenze estreme vissute in due modi diversi che difficilmente potrebbero trovare una disciplina nella esatta definizione di accanimento terapeutico.
Aspettando di poter votare il testo sul testamento biologico alla Camera, mi auguro che la posizione del senatore Marino risulti quella vincente al Senato.
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