Italia. Mons. Maggiolini: rispettare volonta' di Dio e dei medici, non quella del malato
'La differenza tra eutanasia cosiddetta 'attiva' e quella 'passiva' esiste gia' da almeno ottant'anni, non e' una notizia da prima pagina. Si e' sempre detto che un conto e' ammazzare e un conto e' lasciare che uno muoia. Il problema e' che su questi argomenti cosi' delicati, che ci toccano cosi' da vicino e cosi' nell'intimo, non si puo' discutere sulla base di formule teologiche astratte ma e' necessario un confronto tra il teologo moralista, non il biblista, e il medico, cioe' colui che sa che cosa sta capitando davvero nell'organismo di una persona'. Lo ha dichiarato in un'intervista a 'Il Giornale', mons. Alessandro Maggiolini, vescovo uscente di Como, riguardo alle affermazioni sull'eutanasia fatte dal cardinale Martini.
'Il malato non e' l'ultima istanza - ha affermato - deve confrontarsi con il medico che lo cura. Il medico, insomma, non puo' essere deresponsabilizzato'. Maggiolini ha spiegato che 'l'accanimento inizia quando cure straordinarie e sproporzionate non garantiscono piu' speranza di miglioramento e la morte e' comunque sicura'. 'Vorrei pero' aggiungere - ha precisato - che una cosa e' sospendere la somministrazione di medicinali atti a contrastare il male, un'altra togliere al paziente le risorse per sopravvivere'.
Riferendosi all'intervento del cardinal Martini sull'eutanasia, monsignor Maggiolini ha aggiunto: 'Penso, in tutta sincerita' che un cardinale dovrebbe tacere, oppure, se ha qualcosa da dire o da dissentire su certi argomenti, debba scrivere direttamente al Papa in modo riservato e personale, senza esporsi in una maniera pubblica. Premetto di aver detto, a suo tempo, che io i funerali a Welby li avrei celebrati. Ho letto sui giornali che quest'uomo, negli ultimi istanti di vita, ha pregato. Se cio' e' avvenuto, se davvero alla fine si e' affidato a Dio, bisogna tener conto del fatto che basta un sospiro di richiesta di misericordia per riscattare una vita intera'.
'Sono lontanissimo dalle sviolinature circa l'importanza del dolore e della sofferenza - ha detto Maggiolini, che e' affetto dal Parkinson - Conosco la teologia, ma devo dire che non credo necessario esaltare il soffrire. Secondo me il problema e' di mantenersi nell'atteggiamento di dipendenza dal Signore. C'e' un aspetto umano - spiega il vescovo - cioe' il riconoscersi limitati e dopo aver cercato di allontanare il piu' possibile gli elementi negativi, accettare la malattia che il destino ti assegna'.
AVVENIRE: VOLERE MALATO NON VINCOLA MEDICI E LEGGI 'Non iniziare o sospendere una cura clinicamente indispensabile significa aggravare le condizioni del malato e anticipare la sua morte: e' eutanasia'. E' quanto ribadisce oggi il quotidiano 'Avvenire', bollando questa come 'una scelta sempre ingiusta, ance se il paziente 'lo volesse, anzi se lo chiedesse - aggiunge il giornale della Cei in un editoriale citando Sant'Agostino - perche', sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l'anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene'.
La richiesta di sospensione delle cure - lasciando 'immutata la qualificazione dell'eutanasia' che per la Chiesa resta 'moralmente inaccettabile' qualunque ne siano 'i motivi e i mezzi' - secondo Avvenire 'non puo' obbligare la coscienza del medico e del legislatore'. Secondo il quotidiano dei vescovi, l'oggetto della cura e' 'il bene fondamentale della vita', che e' tale 'in qualunque circostanza, anche la malattia inguaribile e degenerativa, gli stati di ridotta o assente vigilanza e l'impossibilita' della comunicazione verbale'. Per questo 'una medicina che smettesse di curare (...) sarebbe condannata dalla gente e dalla sua stessa storia'.
'Come una dichiarazione anticipata del paziente - conclude Avvenire con riferimento al 'testamento biologico' - potrebbe trasformare il medico in un mero esecutore di volonta' 'testamentarie' che gli imponessero di abbandonare la buona cura che egli e' sempre chiamato ad avere verso verso tutti i malati?'.
BINDI: DIRE NO ALL'EUTANASIA E' MODERNITA' 'Il no all'eutanasia e' un grande segno di progresso e modernita'' del paese. Lo dice il ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi, in una intervista a 'Repubblica Tv'. Commentando il dato per cui oltre la meta' degli italiani sarebbe favorevole all'eutanasia, Bindi respinge l'ipotesi che la classe dirigente del paese sia piu' indietro della societa' civile. Bisogna 'innanzitutto stabilire cosa vuol dire essere piu' indietro o piu' avanti', premette.
E poi spiega: 'La civilta' di un paese o la sua modernita' non si misura sul fatto che voti una legge sull'eutanasia'. 'Il no all'eutanasia e' un grande segno di progresso e modernita', come lo e' il no all'accanimento terapeutico', insiste Bindi. 'La civilta' di un paese -sottolinea- si misura se c'e' la dignita' della vita fino all'ultimo momento'.
'La battaglia per l'eutanasia e' l'ultima frontiera dei diritti civili e mantenere i divieti sulle decisioni di fine vita non puo' essere considerato un segno di progresso e di modernita' ma e' oscurantismo'. A sottolinearlo e' il medico dirigente di Exit-Italia ed esponente radicale della Rosa nel Pugno, Silvio Viale che, replicando al ministro alla Famiglia Rosy Bindi, osserva che 'questo gli italiani lo hanno capito anche se tendono a confinare al privato le decisioni di fine vita, convinti che al momento opportuno qualcuno nell'ombra dara' loro un aiuto'.
Secondo Viale 'cio' che temono i contrari all'eutanasia e' la dimensione pubblica, poiche' vorrebbero che la stessa riservatezza che copre i suicidi per malattia, circondasse le storie delle persone che chiedono di morire'. Il medico torinese ricorda poi i dati Eurispes secondo cui 'in vent'anni i favorevoli all'eutanasia sono passati dal 24 a quasi 70%, mentre i contrari sono scesi dal 40 al 26%. Si tratta di una tendenza comune a tutti i paesi occidentali trascinata dall'esperienza olandese. Perche' mai -conclude- l'Italia non sarebbe pronta per una legge come quella olandese?'.
'Il malato non e' l'ultima istanza - ha affermato - deve confrontarsi con il medico che lo cura. Il medico, insomma, non puo' essere deresponsabilizzato'. Maggiolini ha spiegato che 'l'accanimento inizia quando cure straordinarie e sproporzionate non garantiscono piu' speranza di miglioramento e la morte e' comunque sicura'. 'Vorrei pero' aggiungere - ha precisato - che una cosa e' sospendere la somministrazione di medicinali atti a contrastare il male, un'altra togliere al paziente le risorse per sopravvivere'.
Riferendosi all'intervento del cardinal Martini sull'eutanasia, monsignor Maggiolini ha aggiunto: 'Penso, in tutta sincerita' che un cardinale dovrebbe tacere, oppure, se ha qualcosa da dire o da dissentire su certi argomenti, debba scrivere direttamente al Papa in modo riservato e personale, senza esporsi in una maniera pubblica. Premetto di aver detto, a suo tempo, che io i funerali a Welby li avrei celebrati. Ho letto sui giornali che quest'uomo, negli ultimi istanti di vita, ha pregato. Se cio' e' avvenuto, se davvero alla fine si e' affidato a Dio, bisogna tener conto del fatto che basta un sospiro di richiesta di misericordia per riscattare una vita intera'.
'Sono lontanissimo dalle sviolinature circa l'importanza del dolore e della sofferenza - ha detto Maggiolini, che e' affetto dal Parkinson - Conosco la teologia, ma devo dire che non credo necessario esaltare il soffrire. Secondo me il problema e' di mantenersi nell'atteggiamento di dipendenza dal Signore. C'e' un aspetto umano - spiega il vescovo - cioe' il riconoscersi limitati e dopo aver cercato di allontanare il piu' possibile gli elementi negativi, accettare la malattia che il destino ti assegna'.
AVVENIRE: VOLERE MALATO NON VINCOLA MEDICI E LEGGI 'Non iniziare o sospendere una cura clinicamente indispensabile significa aggravare le condizioni del malato e anticipare la sua morte: e' eutanasia'. E' quanto ribadisce oggi il quotidiano 'Avvenire', bollando questa come 'una scelta sempre ingiusta, ance se il paziente 'lo volesse, anzi se lo chiedesse - aggiunge il giornale della Cei in un editoriale citando Sant'Agostino - perche', sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l'anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene'.
La richiesta di sospensione delle cure - lasciando 'immutata la qualificazione dell'eutanasia' che per la Chiesa resta 'moralmente inaccettabile' qualunque ne siano 'i motivi e i mezzi' - secondo Avvenire 'non puo' obbligare la coscienza del medico e del legislatore'. Secondo il quotidiano dei vescovi, l'oggetto della cura e' 'il bene fondamentale della vita', che e' tale 'in qualunque circostanza, anche la malattia inguaribile e degenerativa, gli stati di ridotta o assente vigilanza e l'impossibilita' della comunicazione verbale'. Per questo 'una medicina che smettesse di curare (...) sarebbe condannata dalla gente e dalla sua stessa storia'.
'Come una dichiarazione anticipata del paziente - conclude Avvenire con riferimento al 'testamento biologico' - potrebbe trasformare il medico in un mero esecutore di volonta' 'testamentarie' che gli imponessero di abbandonare la buona cura che egli e' sempre chiamato ad avere verso verso tutti i malati?'.
BINDI: DIRE NO ALL'EUTANASIA E' MODERNITA' 'Il no all'eutanasia e' un grande segno di progresso e modernita'' del paese. Lo dice il ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi, in una intervista a 'Repubblica Tv'. Commentando il dato per cui oltre la meta' degli italiani sarebbe favorevole all'eutanasia, Bindi respinge l'ipotesi che la classe dirigente del paese sia piu' indietro della societa' civile. Bisogna 'innanzitutto stabilire cosa vuol dire essere piu' indietro o piu' avanti', premette.
E poi spiega: 'La civilta' di un paese o la sua modernita' non si misura sul fatto che voti una legge sull'eutanasia'. 'Il no all'eutanasia e' un grande segno di progresso e modernita', come lo e' il no all'accanimento terapeutico', insiste Bindi. 'La civilta' di un paese -sottolinea- si misura se c'e' la dignita' della vita fino all'ultimo momento'.
'La battaglia per l'eutanasia e' l'ultima frontiera dei diritti civili e mantenere i divieti sulle decisioni di fine vita non puo' essere considerato un segno di progresso e di modernita' ma e' oscurantismo'. A sottolinearlo e' il medico dirigente di Exit-Italia ed esponente radicale della Rosa nel Pugno, Silvio Viale che, replicando al ministro alla Famiglia Rosy Bindi, osserva che 'questo gli italiani lo hanno capito anche se tendono a confinare al privato le decisioni di fine vita, convinti che al momento opportuno qualcuno nell'ombra dara' loro un aiuto'.
Secondo Viale 'cio' che temono i contrari all'eutanasia e' la dimensione pubblica, poiche' vorrebbero che la stessa riservatezza che copre i suicidi per malattia, circondasse le storie delle persone che chiedono di morire'. Il medico torinese ricorda poi i dati Eurispes secondo cui 'in vent'anni i favorevoli all'eutanasia sono passati dal 24 a quasi 70%, mentre i contrari sono scesi dal 40 al 26%. Si tratta di una tendenza comune a tutti i paesi occidentali trascinata dall'esperienza olandese. Perche' mai -conclude- l'Italia non sarebbe pronta per una legge come quella olandese?'.
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