Italia. Presidente Napolitano grazia medico che tolse la vita a figlio autistico
A convincere il Capo dello Stato a concedere la grazia potrebbe essere stata quella frase lapidaria che pronuncio' al momento dell' arresto da parte dei carabinieri, 'con una tragedia e' finita la mia tragedia'.
Poche parole che sintetizzavano un dolore profondissimo, una lacerazione non ricucibile, sebbene non legittimassero un omicidio. Salvatore Piscitello il 13 giugno 2003 aveva 76 anni, quando nella sua abitazione di Roma, in via Lucrino, armo' il revolver, entro' nella camera da letto del figlio, Sergio, di 39 anni, e con due colpi gli tolse la vita. Sergio, era dalla nascita autistico e spesso aveva violenti scatti d'ira e pulsioni aggressive.
La moglie dell' omicida, madre di Sergio, Elvira Cella, insegnante in pensione, confermo' che il marito sparo' dopo l' ennesima, violenta lite.
Sulla scorta del serrato dibattito sull' eutanasia e l'etica dello staccare la spina, nell' Italia sconvolta dalle foto di Welby ridotto l'ombra di se stesso che implora la pieta' della morte a fronte dell'accanimento terapeutico, il gesto del presidente Giorgio Napolitano potrebbe anche assumere un significato: la legittimita' di una scelta pragmatica spinta dalla pieta' sovrasta la cecita' degli ordinamenti.
Il caso di Salvatore Piscitello puo' entrare nell'agone del dibattito: da medico in pensione era ben consapevole che la patologia del figlio non sarebbe migliorata, anzi, che giorno dopo giorno la sua vita e quella di sua moglie venivano messe sempre piu' in pericolo. Soprattutto, che Sergio, alla loro scomparsa, sarebbe rimasto completamente solo e forse avrebbe finito i suoi giorni in un modo terribile, da solo in una struttura per malati di mente. Non sarebbe potuto accadere diversamente: Sergio, periodicamente in osservazione da parte di assistenti sociali, da solo non faceva molta strada in nessun senso. Geograficamente, raggiungeva il bar o l'edicola sotto casa; intellettualmente ancora meno.
Il dolore, la tragedia di questa famiglia ha sempre colpito anche i piu' incalliti inquirenti per quell' atto di generosita' realizzato da un gesto crudele. Nemmeno il pm titolare dell' inchiesta, Adriano Iasillo, che lo accuso' di omicidio aggravato, se la senti' di sbatterlo subito in prigione: considerando la sua eta' e lo stato di prostrazione psicologica, ne dispose lo stato di detenzione extracarceraria in ospedale.
Al processo Salvatore Piscitello fu condannato a oltre 6 anni di reclusione. Poi, a sorpresa, l'atto di clemenza del presidente, che ieri mattina e' stato controfirmato dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Il ministero della Giustizia in una nota ha tenuto a sottolineare che Piscitello aveva costituito anche un fondo a favore del figlio nel caso in cui egli fosse morto anzitempo.
L'anziano si trova attualmente in liberta' a causa delle gravi condizioni di salute che ne rendono incompatibile la detenzione.
La coppia ha un'altra figlia, anche lei medico, che vive in un'altra citta'.
Poche parole che sintetizzavano un dolore profondissimo, una lacerazione non ricucibile, sebbene non legittimassero un omicidio. Salvatore Piscitello il 13 giugno 2003 aveva 76 anni, quando nella sua abitazione di Roma, in via Lucrino, armo' il revolver, entro' nella camera da letto del figlio, Sergio, di 39 anni, e con due colpi gli tolse la vita. Sergio, era dalla nascita autistico e spesso aveva violenti scatti d'ira e pulsioni aggressive.
La moglie dell' omicida, madre di Sergio, Elvira Cella, insegnante in pensione, confermo' che il marito sparo' dopo l' ennesima, violenta lite.
Sulla scorta del serrato dibattito sull' eutanasia e l'etica dello staccare la spina, nell' Italia sconvolta dalle foto di Welby ridotto l'ombra di se stesso che implora la pieta' della morte a fronte dell'accanimento terapeutico, il gesto del presidente Giorgio Napolitano potrebbe anche assumere un significato: la legittimita' di una scelta pragmatica spinta dalla pieta' sovrasta la cecita' degli ordinamenti.
Il caso di Salvatore Piscitello puo' entrare nell'agone del dibattito: da medico in pensione era ben consapevole che la patologia del figlio non sarebbe migliorata, anzi, che giorno dopo giorno la sua vita e quella di sua moglie venivano messe sempre piu' in pericolo. Soprattutto, che Sergio, alla loro scomparsa, sarebbe rimasto completamente solo e forse avrebbe finito i suoi giorni in un modo terribile, da solo in una struttura per malati di mente. Non sarebbe potuto accadere diversamente: Sergio, periodicamente in osservazione da parte di assistenti sociali, da solo non faceva molta strada in nessun senso. Geograficamente, raggiungeva il bar o l'edicola sotto casa; intellettualmente ancora meno.
Il dolore, la tragedia di questa famiglia ha sempre colpito anche i piu' incalliti inquirenti per quell' atto di generosita' realizzato da un gesto crudele. Nemmeno il pm titolare dell' inchiesta, Adriano Iasillo, che lo accuso' di omicidio aggravato, se la senti' di sbatterlo subito in prigione: considerando la sua eta' e lo stato di prostrazione psicologica, ne dispose lo stato di detenzione extracarceraria in ospedale.
Al processo Salvatore Piscitello fu condannato a oltre 6 anni di reclusione. Poi, a sorpresa, l'atto di clemenza del presidente, che ieri mattina e' stato controfirmato dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Il ministero della Giustizia in una nota ha tenuto a sottolineare che Piscitello aveva costituito anche un fondo a favore del figlio nel caso in cui egli fosse morto anzitempo.
L'anziano si trova attualmente in liberta' a causa delle gravi condizioni di salute che ne rendono incompatibile la detenzione.
La coppia ha un'altra figlia, anche lei medico, che vive in un'altra citta'.
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