Italia. Prove bipartisan per bloccare legge sul testamento biologico
Entrambi fino ad alcuni mesi fa erano d'accordo sulla necessita' di una legge sul testamento biologico, entrambi ora frenano e invitano a frenare. Da un lato Sandro Bondi, coordintore di Forza Italia, dall'altro Paola Binetti, senatrice della Margherita e una dei leader dei 'teodem': tutti e due sulla stessa linea, "dopo la morte di Welby il paese su questo argomento e' in confusione, e' necessario prendersi del tempo".
In un convegno organizzato sul testamento biologico dal dipartimento Sanita' di Forza Italia presieduto da Domenico Di Virgilio si e' aperto un confronto negli schieramenti sull'opportunita' di una legiferazione ad hoc. "Io -ricorda la senatrice Paola Binetti- alcuni mesi fa ho depositato un disegno di legge perche' pensavo che fosse opportuno riflettere sulla propria morte, su una legge che contemplasse la possibilita' di donare gli organi, che ribadisse l'obbligatorieta' di non essere lasciati soli e soprattutto che confermasse un no chiaro all'eutanasia. Ora sono la prima a dire: 'fermiamoci, rallentiamo'.
Lo dico ai miei colleghi della maggioranza. Ci siamo impegnati su questo argomento? C'e' nel programma? E allora prendiamoci del tempo".
Per la Binetti "il caso Welby ha nuociuto al dibattito sul testamento biologico, ha creato una confusione nell'opinione pubblica. Tutti ora pensano che si vuole introdurre l'eutanasia e quindi siccome c'e' confusione non possiamo dare scandalo, non possiamo legiferare sul problema delicato visto che il paese non e' in grado di recepire un testo di legge".
Paola Binetti infine chiede di far chiarezza sull'articolo 32 dela Costituzione altrimenti ognuno fara' come Welby e si appellera' a questo articolo".
Al termine del convegno ha preso la parola Sandro Bondi che si e' detto d'accordo con la senatrice dl: "Prima anch'io ero favorevole alla necessita' di una legge e firmai un manifesto portato avanti da Amato e Galli Della Loggia. Oggi sono dell'opinione che questa discussione potrebbe aprire la strada a qualcosa che diventera' irreversibile e quindi anche io dico: 'alt, fermiamoci'".
'Non abbiamo il dovere di fare una legge sul testamento biologico, perche' una legge non e' indispensabile: se ci sono le condizioni per fare una buona legge, bene, altrimenti e' meglio non averne alcuna'. Lo ha affermato Rocco Buttiglione, presidente dell' Udc, sottolineando che una legge non dovrebbe comunque rappresentare uno strumento per scaricare le responsabilita' da parte di medici e magistrati.
'Una legge non e' indispensabile ed in realta' e' piu' voluta da magistrati e medici, per non assumersi troppe responsabilita', che dai pazienti stessi'. Tuttavia, ha proseguito, medici e magistrati 'dovranno sempre pronunciarsi in ultima analisi su casi di questo tipo'.
Buttiglione ha inoltre ribadito come il testamento biologico 'non puo' essere uno strumento per legittimare l'eutanasia e questa non puo' passare subdolamente attraverso di esso'.
Il presidente dell' Udc ha pero' anche fatto riferimento a tre casi limite sui quali 'e' necessario discutere': 'Penso sia ad esempio lecito somministrare antidolorifici anche se questi possono ridurre la vita del paziente, cosi' come e' lecito non attuare tutte le terapie se queste possono portare benefici solo limitati al malato, ma e' invece inaccettabile privare un paziente di cibo o acqua'.
Infine, Buttiglione ha anche sottolineato come sia necessario 'costruire una politica che allevi il disagio degli anziani, perche' spesso - ha commentato - la domanda di eutanasia e' legata a queste realta', mentre anche nei pochi Paesi dove l'eutanasia e' prevista, la si sta rimettendo in discussione, a partire dall' Olanda'.
'Legiferando sul testamento biologico, non si pensi di introdurre e legittimare surrettiziamente l'Eutanasia nel nostro ordinamento. Non lo permetteremo'. Lo ha detto Isabella Bertolini (Fi) al Convegno 'Testamento biologico: opinioni a confronto' in corso di svolgimento a Roma presso la Camera dei Deputati.
'La deriva laicista e relativista di questa maggioranza ci vuole imporre la cultura della morte. Agitando lo spauracchio dell'accanimento terapeutico si vuole far credere che l'unica soluzione per i malati terminali e' staccare la spina'.
'Noi preferiamo affrontare il problema da un altro punto di vista. Di fronte alla sofferenza dei malati, occorre rispondere rafforzando ed incentivando le cure palliative, l'assistenza ai malati cronici e terminali ed ai loro familiari perche' non si sentano abbandonati ed arrivino a desiderare la morte come unica ed estrema soluzione'.
Quella sul Testamento biologico dovra' essere una legge che 'passi a grande maggioranza e considererei un fallimento una legge che passasse, invece, con pochi voti al Senato o alla Camera'. Ad affermarlo e' il presidente della Commissione Sanita' del Senato Ignazio Marino, che ribadisce come il disegno di legge all'esame nulla abbia a che fare con l'eutanasia.
'Non si tratta di una legge per 'staccare la spina' -ha affermato Marino, intervenendo oggi ad un convegno sul tema delle direttive anticipate di volonta' promosso da Forza Italia- ma per dare a ciascuno la possibilita' di scegliere cosa fare alla fine della propria esistenza quando non ci fosse piu' alcuna speranza di un ritorno all'integrita' intellettiva'. Bisogna cioe' garantire, secondo Marino, chi non vuole piu' sottoporsi ad alcuna terapia quando questa divenga futile. In altri termini, ha spiegato, 'il progresso della scienza permette oggi di mantenere artificialmente in vita corpi che definiremmo confinati ad una vita biologica e per i quali non esistono ragionevoli speranze di ritorno all'integrita' intellettiva. E' in questi casi - ha precisato - che ci si deve domandare se sia legittimo interrompere i trattamenti sanitari e porre fine a interventi che non possono offrire alcuna speranza di miglioramento, ma possono essere definiti inutile accanimento terapeutico. E situazioni cosi' sono, e diventeranno in futuro, sempre piu' frequenti'. Il Senato, ha quindi rilevato Marino, 'e' impegnato nell'elaborazione di una legge che possa riconoscere e ampliare il diritto all'autodeterminazione nelle cure, gia' riconosciuto dalla Costituzione. Non c'e' nessuno spazio, in questa proposta - ha concluso - per l'eutanasia o per una legittimazione mascherata di pratiche eutanasiche o di suicidio assistito'.
"La vita ha un valore assoluto fino all'ultimo respiro". E' il pensiero del vescovo di Como, Monsignor Diego Coletti, che, pur senza citarla direttamente, esprime la sua contrarieta' all'eutanasia "pur comprendendo lo stato di disperazione che puo' portare a desiderarla". Ma, secondo il presule lariano "e' necessario avere fede e saper respingere diaboliche tentazioni che schiacciato i valori della vita". Vescovo Diego si chiede : "Se c'e' un Dio, e' un Dio buono. Perche' non ci toglie dall'orizzonte questa prospettiva cosi' negativa come la malattia e la morte?". E nella sua riflessione trova anche una risposta: "Perche' la morte fa parte della vita ma la si deve accogliere quando il Signore ci chiama e non invocarla, desiderarla, provocarla". Una riflessione sulla vita che Vescovo Diego esprime in occasione delle sue visite che sta compiendo in questi giorni nelle strutture ospedaliere comasche per incontrare i malati, i sofferenti. "L'accettazione della sofferenza - dice - e' simbolo dell'amore verso Dio". E la risposta sull'origine del male "sta nelle Sacre scritture, nella Bibbia, nel racconto dell'uccisione di Abele da parte di Caino: "la radice del male sta nell'invidia, nella gelosia". Sentimenti, questi, che "inquinano la nostra vita, le relazioni, che generano depressioni tramutandosi in violenza e tagliando i fili della responsabilita' e della cura, del rispetto della persona". Dove riscoprire questi valori? "negli ospedali, luoghi di sofferenza e di amore. Dove si cammina a senso inverso, dove si puo' ritrovare il senso della profondita'- e il profondo valore della vita". Monsignor Coletti, parlando dell'impegno di chi giorno e notte lavora in corsia ha parlato di "vero miracolo di una liberta' umana che si affida all'amore di Dio e cerca di seguirne il metodo, di partecipare allo stesso mistero nella condivisione e in una nuova fraternita'. Un male al male e alla depressione che non si trova nelle farmacie ma interpella la liberta' ed e' in grado di procurare la guarigione del cuore umano". Vescovo Diego si lascia andare anche ad un ricordo, una confidenza: "Ben 49 anni fa mio padre mi porto' a Lourdes. Li' scoprii il mistero della sofferenza portata con fede, vissuta nella prossimita' e nell'amore".
"La sospensione dell'accanimento terapeutico e' un atto dovuto, previsto dal codice deontologico della professione medica. Quindi una legge sul testamento biologico o sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, che si prefigga lo scopo di evitare l'accanimento terapeutico, e' inutile". E' quanto afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale per le politiche della famiglia di An, intervenendo al convegno organizzato da Forza Italia sul testamento biologico. "E' necessario, invece- aggiunge Pedrizzi- che decisioni di questo tipo maturino all'interno del rapporto tra il medico, il paziente e la sua famiglia. Senza un tale approccio vi e' il rischio che il testamento biologico o le dichiarazioni anticipate di trattamento divengano un modo subdolo, surrettizio per legittimare pratiche di abbandono terapeutico ed eutanasiche". An potrebbe essere d'accordo con un'eventuale legge sul testamento biologico solo se essa "dicesse no sia all'eutanasia che all'abbandono terapeutico (cioe' sia all'azione che all'omissione volta a procurare la morte), oltre che all'accanimento terapeutico (cioe' alle cure ormai inefficaci), stabilendo che le indicazioni anticipate non siano obbligatorie per il paziente ne' vincolanti per il medico (si tratta appunto di dichiarazioni e non di direttive)".
Insomma, nel testamento biologico, non si potrebbero rifiutare interventi come l'aiuto alla respirazione, l'alimentazione e l'idratazione parenterali.
'A questo punto, una norma dello Stato sul Testamento biologico puo' essere opportuna'. E' questa la posizione espressa dal bioeticista ed ex presidente del Comitato nazionale di bioetica Francesco D'Agostino.
In realta', ha osservato D'Agostino intervenendo oggi ad un convegno sul tema promosso da Forza Italia, 'un adeguato Codice deontologico della professione medica basterebbe, ma purtroppo in Italia la deontologia degli ordini professionali e' molto debole ed e' comunque soggetta alle norme statali. Per questo, una norma dello Stato puo' essere opportuna'.
D'Agostino ha quindi fatto riferimento al documento in materia di testamento biologico messo a punto dal Cnb nel 2003 e che rappresenta, ha detto, 'il miglior punto di mediazione possibile tra le diverse anime bioetiche'. In quel documento, ha ricordato, il Cnb ha ritenuto che 'si possono introdurre nel Testamento biologico richieste che legittimamente un paziente capace di intendere e volere potrebbe fare ad un medico. Cio' significa 'no' alle richieste contra-legem come quella di eutanasia'. Inoltre, ha concluso, 'si e' anche affermato che il medico non deve mai essere vincolato al testamento biologico, ma sara' tenuto a indicare sulla cartella clinica le motivazioni della sua scelta'.
"Bisogna distinguere tra testamento biologico, eutanasia e accanimento terapeutico, che corrispondono a tre concetti completamente diversi". Lo afferma Carolina Lussana, deputata della Lega nord.
"La posizione della Lega Nord - aggiunge - è sempre stata quella di mettere in campo tutte le possibilità per dare più dignità possibile al momento doloroso della morte, attraverso la netta condanna dell`eutanasia sia attiva che passiva e attraverso l`espressa previsione di una norma del codice penale, ancora inesistente, che vieti l`accanimento terapeutico e preveda l`intensificazione delle cure palliative, non solo come supporto farmacologico, ma anche morale e materiale. Sostenere così i malati e le loro famiglie nell`affrontare la fase terminale della vita può aiutare a cancellare il desiderio di farla finita".
"Il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' del Senato, farebbe bene a considerare che l'approvazione di una legge sul testamento biologico non rappresenta affatto la principale ossessione degli italiani". E' quanto afferma Sandra Monacelli, senatrice dell'Udc. Marino, prosegue Monacelli, "dovrebbe non confondere con i suoi ripetuti appelli, le schematiche contrapposizioni ideologiche, che forse servono a giustificare le equivoche posizioni dei cosiddetti cattolici adulti, ma non a cancellare la consapevolezza che nasce dal ritenere che essa sia piuttosto l'induzione propagandata di un bisogno che si cerca di attribuire in nome di una presunta liberta' ed autodeterminazione".
"Una legge sul testamento biologico rappresenta un vero e proprio atto di civilta': l'auspicio e' che si registri una ampia convergenza in Parlamento". Lo sostiene il capogruppo dei Verdi in Commissione Affari sociali-Sanita' alla Camera Tommaso Pellegrino, promotore di un'apposita proposta di legge sul consenso informato e contro l'accanimento terapeutico.
"Bisogna colmare al piu' presto il vuoto legislativo esistente sul tema del fine-vita, senza cadere in contrapposizioni ideologiche.
Occorre, inoltre - dice infine - venire incontro anche alle esigenze dei medici, che non vanno lasciati soli".
"Nella scorsa legislatura profittando dell'incuranza e del silenzio della gran parte di coloro che adesso alzano la voce, abbiamo fatto varare in Commissione all'unanimita' un ddl sul testamento biologico che ha ricevuto apprezzamenti anche dalla Chiesa e dal Comitato Nazionale di Bioetica. Tuttora ritengo quello l'unico percorso per dire un autentico no all'eutanasia, all'accanimento terapeutico, all'abbandono terapeutico, ma un si' convinto al rispetto delle volonta' del paziente nell'ambito del riconosciuto diritto all'autodeterminazione". E' quanto afferma Antonio Tomassini, senatore di Fi. "E' necessario - spiega -, con l'enorme sviluppo del scienza, garantire, con una adeguata informazione, i cittadini perche' venga rispettato il principio costituzionale dell'art.32 e la Convenzione di Oviedo sottoscritta dal nostro Paese: su questo punto il Cardinale Martini e tanti autorevoli esponenti della Chiesa sono stati categorici. Mi pare che ora ad interrompere l' approfondito percorso della legge in Aula siano intervenuti molti fattori ed ostruzionismi che possono portare al naufragio dell'iniziativa: la vicenda Welby nella sua strumentalizzazione, il laicismo esasperato, cosi' come l'integralismo cattolico esasperato, cercano di negare questa esigenza per rimanere piuttosto nell'indeterminatezza. Chi lo fa si assume una serie di responsabilita': io continuero' a difendere, per i cittadini e per gli operatori, la necessita' di chiarire con trasparenza gli aspetti regolatori".
In un convegno organizzato sul testamento biologico dal dipartimento Sanita' di Forza Italia presieduto da Domenico Di Virgilio si e' aperto un confronto negli schieramenti sull'opportunita' di una legiferazione ad hoc. "Io -ricorda la senatrice Paola Binetti- alcuni mesi fa ho depositato un disegno di legge perche' pensavo che fosse opportuno riflettere sulla propria morte, su una legge che contemplasse la possibilita' di donare gli organi, che ribadisse l'obbligatorieta' di non essere lasciati soli e soprattutto che confermasse un no chiaro all'eutanasia. Ora sono la prima a dire: 'fermiamoci, rallentiamo'.
Lo dico ai miei colleghi della maggioranza. Ci siamo impegnati su questo argomento? C'e' nel programma? E allora prendiamoci del tempo".
Per la Binetti "il caso Welby ha nuociuto al dibattito sul testamento biologico, ha creato una confusione nell'opinione pubblica. Tutti ora pensano che si vuole introdurre l'eutanasia e quindi siccome c'e' confusione non possiamo dare scandalo, non possiamo legiferare sul problema delicato visto che il paese non e' in grado di recepire un testo di legge".
Paola Binetti infine chiede di far chiarezza sull'articolo 32 dela Costituzione altrimenti ognuno fara' come Welby e si appellera' a questo articolo".
Al termine del convegno ha preso la parola Sandro Bondi che si e' detto d'accordo con la senatrice dl: "Prima anch'io ero favorevole alla necessita' di una legge e firmai un manifesto portato avanti da Amato e Galli Della Loggia. Oggi sono dell'opinione che questa discussione potrebbe aprire la strada a qualcosa che diventera' irreversibile e quindi anche io dico: 'alt, fermiamoci'".
'Non abbiamo il dovere di fare una legge sul testamento biologico, perche' una legge non e' indispensabile: se ci sono le condizioni per fare una buona legge, bene, altrimenti e' meglio non averne alcuna'. Lo ha affermato Rocco Buttiglione, presidente dell' Udc, sottolineando che una legge non dovrebbe comunque rappresentare uno strumento per scaricare le responsabilita' da parte di medici e magistrati.
'Una legge non e' indispensabile ed in realta' e' piu' voluta da magistrati e medici, per non assumersi troppe responsabilita', che dai pazienti stessi'. Tuttavia, ha proseguito, medici e magistrati 'dovranno sempre pronunciarsi in ultima analisi su casi di questo tipo'.
Buttiglione ha inoltre ribadito come il testamento biologico 'non puo' essere uno strumento per legittimare l'eutanasia e questa non puo' passare subdolamente attraverso di esso'.
Il presidente dell' Udc ha pero' anche fatto riferimento a tre casi limite sui quali 'e' necessario discutere': 'Penso sia ad esempio lecito somministrare antidolorifici anche se questi possono ridurre la vita del paziente, cosi' come e' lecito non attuare tutte le terapie se queste possono portare benefici solo limitati al malato, ma e' invece inaccettabile privare un paziente di cibo o acqua'.
Infine, Buttiglione ha anche sottolineato come sia necessario 'costruire una politica che allevi il disagio degli anziani, perche' spesso - ha commentato - la domanda di eutanasia e' legata a queste realta', mentre anche nei pochi Paesi dove l'eutanasia e' prevista, la si sta rimettendo in discussione, a partire dall' Olanda'.
'Legiferando sul testamento biologico, non si pensi di introdurre e legittimare surrettiziamente l'Eutanasia nel nostro ordinamento. Non lo permetteremo'. Lo ha detto Isabella Bertolini (Fi) al Convegno 'Testamento biologico: opinioni a confronto' in corso di svolgimento a Roma presso la Camera dei Deputati.
'La deriva laicista e relativista di questa maggioranza ci vuole imporre la cultura della morte. Agitando lo spauracchio dell'accanimento terapeutico si vuole far credere che l'unica soluzione per i malati terminali e' staccare la spina'.
'Noi preferiamo affrontare il problema da un altro punto di vista. Di fronte alla sofferenza dei malati, occorre rispondere rafforzando ed incentivando le cure palliative, l'assistenza ai malati cronici e terminali ed ai loro familiari perche' non si sentano abbandonati ed arrivino a desiderare la morte come unica ed estrema soluzione'.
Quella sul Testamento biologico dovra' essere una legge che 'passi a grande maggioranza e considererei un fallimento una legge che passasse, invece, con pochi voti al Senato o alla Camera'. Ad affermarlo e' il presidente della Commissione Sanita' del Senato Ignazio Marino, che ribadisce come il disegno di legge all'esame nulla abbia a che fare con l'eutanasia.
'Non si tratta di una legge per 'staccare la spina' -ha affermato Marino, intervenendo oggi ad un convegno sul tema delle direttive anticipate di volonta' promosso da Forza Italia- ma per dare a ciascuno la possibilita' di scegliere cosa fare alla fine della propria esistenza quando non ci fosse piu' alcuna speranza di un ritorno all'integrita' intellettiva'. Bisogna cioe' garantire, secondo Marino, chi non vuole piu' sottoporsi ad alcuna terapia quando questa divenga futile. In altri termini, ha spiegato, 'il progresso della scienza permette oggi di mantenere artificialmente in vita corpi che definiremmo confinati ad una vita biologica e per i quali non esistono ragionevoli speranze di ritorno all'integrita' intellettiva. E' in questi casi - ha precisato - che ci si deve domandare se sia legittimo interrompere i trattamenti sanitari e porre fine a interventi che non possono offrire alcuna speranza di miglioramento, ma possono essere definiti inutile accanimento terapeutico. E situazioni cosi' sono, e diventeranno in futuro, sempre piu' frequenti'. Il Senato, ha quindi rilevato Marino, 'e' impegnato nell'elaborazione di una legge che possa riconoscere e ampliare il diritto all'autodeterminazione nelle cure, gia' riconosciuto dalla Costituzione. Non c'e' nessuno spazio, in questa proposta - ha concluso - per l'eutanasia o per una legittimazione mascherata di pratiche eutanasiche o di suicidio assistito'.
"La vita ha un valore assoluto fino all'ultimo respiro". E' il pensiero del vescovo di Como, Monsignor Diego Coletti, che, pur senza citarla direttamente, esprime la sua contrarieta' all'eutanasia "pur comprendendo lo stato di disperazione che puo' portare a desiderarla". Ma, secondo il presule lariano "e' necessario avere fede e saper respingere diaboliche tentazioni che schiacciato i valori della vita". Vescovo Diego si chiede : "Se c'e' un Dio, e' un Dio buono. Perche' non ci toglie dall'orizzonte questa prospettiva cosi' negativa come la malattia e la morte?". E nella sua riflessione trova anche una risposta: "Perche' la morte fa parte della vita ma la si deve accogliere quando il Signore ci chiama e non invocarla, desiderarla, provocarla". Una riflessione sulla vita che Vescovo Diego esprime in occasione delle sue visite che sta compiendo in questi giorni nelle strutture ospedaliere comasche per incontrare i malati, i sofferenti. "L'accettazione della sofferenza - dice - e' simbolo dell'amore verso Dio". E la risposta sull'origine del male "sta nelle Sacre scritture, nella Bibbia, nel racconto dell'uccisione di Abele da parte di Caino: "la radice del male sta nell'invidia, nella gelosia". Sentimenti, questi, che "inquinano la nostra vita, le relazioni, che generano depressioni tramutandosi in violenza e tagliando i fili della responsabilita' e della cura, del rispetto della persona". Dove riscoprire questi valori? "negli ospedali, luoghi di sofferenza e di amore. Dove si cammina a senso inverso, dove si puo' ritrovare il senso della profondita'- e il profondo valore della vita". Monsignor Coletti, parlando dell'impegno di chi giorno e notte lavora in corsia ha parlato di "vero miracolo di una liberta' umana che si affida all'amore di Dio e cerca di seguirne il metodo, di partecipare allo stesso mistero nella condivisione e in una nuova fraternita'. Un male al male e alla depressione che non si trova nelle farmacie ma interpella la liberta' ed e' in grado di procurare la guarigione del cuore umano". Vescovo Diego si lascia andare anche ad un ricordo, una confidenza: "Ben 49 anni fa mio padre mi porto' a Lourdes. Li' scoprii il mistero della sofferenza portata con fede, vissuta nella prossimita' e nell'amore".
"La sospensione dell'accanimento terapeutico e' un atto dovuto, previsto dal codice deontologico della professione medica. Quindi una legge sul testamento biologico o sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, che si prefigga lo scopo di evitare l'accanimento terapeutico, e' inutile". E' quanto afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale per le politiche della famiglia di An, intervenendo al convegno organizzato da Forza Italia sul testamento biologico. "E' necessario, invece- aggiunge Pedrizzi- che decisioni di questo tipo maturino all'interno del rapporto tra il medico, il paziente e la sua famiglia. Senza un tale approccio vi e' il rischio che il testamento biologico o le dichiarazioni anticipate di trattamento divengano un modo subdolo, surrettizio per legittimare pratiche di abbandono terapeutico ed eutanasiche". An potrebbe essere d'accordo con un'eventuale legge sul testamento biologico solo se essa "dicesse no sia all'eutanasia che all'abbandono terapeutico (cioe' sia all'azione che all'omissione volta a procurare la morte), oltre che all'accanimento terapeutico (cioe' alle cure ormai inefficaci), stabilendo che le indicazioni anticipate non siano obbligatorie per il paziente ne' vincolanti per il medico (si tratta appunto di dichiarazioni e non di direttive)".
Insomma, nel testamento biologico, non si potrebbero rifiutare interventi come l'aiuto alla respirazione, l'alimentazione e l'idratazione parenterali.
'A questo punto, una norma dello Stato sul Testamento biologico puo' essere opportuna'. E' questa la posizione espressa dal bioeticista ed ex presidente del Comitato nazionale di bioetica Francesco D'Agostino.
In realta', ha osservato D'Agostino intervenendo oggi ad un convegno sul tema promosso da Forza Italia, 'un adeguato Codice deontologico della professione medica basterebbe, ma purtroppo in Italia la deontologia degli ordini professionali e' molto debole ed e' comunque soggetta alle norme statali. Per questo, una norma dello Stato puo' essere opportuna'.
D'Agostino ha quindi fatto riferimento al documento in materia di testamento biologico messo a punto dal Cnb nel 2003 e che rappresenta, ha detto, 'il miglior punto di mediazione possibile tra le diverse anime bioetiche'. In quel documento, ha ricordato, il Cnb ha ritenuto che 'si possono introdurre nel Testamento biologico richieste che legittimamente un paziente capace di intendere e volere potrebbe fare ad un medico. Cio' significa 'no' alle richieste contra-legem come quella di eutanasia'. Inoltre, ha concluso, 'si e' anche affermato che il medico non deve mai essere vincolato al testamento biologico, ma sara' tenuto a indicare sulla cartella clinica le motivazioni della sua scelta'.
"Bisogna distinguere tra testamento biologico, eutanasia e accanimento terapeutico, che corrispondono a tre concetti completamente diversi". Lo afferma Carolina Lussana, deputata della Lega nord.
"La posizione della Lega Nord - aggiunge - è sempre stata quella di mettere in campo tutte le possibilità per dare più dignità possibile al momento doloroso della morte, attraverso la netta condanna dell`eutanasia sia attiva che passiva e attraverso l`espressa previsione di una norma del codice penale, ancora inesistente, che vieti l`accanimento terapeutico e preveda l`intensificazione delle cure palliative, non solo come supporto farmacologico, ma anche morale e materiale. Sostenere così i malati e le loro famiglie nell`affrontare la fase terminale della vita può aiutare a cancellare il desiderio di farla finita".
"Il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' del Senato, farebbe bene a considerare che l'approvazione di una legge sul testamento biologico non rappresenta affatto la principale ossessione degli italiani". E' quanto afferma Sandra Monacelli, senatrice dell'Udc. Marino, prosegue Monacelli, "dovrebbe non confondere con i suoi ripetuti appelli, le schematiche contrapposizioni ideologiche, che forse servono a giustificare le equivoche posizioni dei cosiddetti cattolici adulti, ma non a cancellare la consapevolezza che nasce dal ritenere che essa sia piuttosto l'induzione propagandata di un bisogno che si cerca di attribuire in nome di una presunta liberta' ed autodeterminazione".
"Una legge sul testamento biologico rappresenta un vero e proprio atto di civilta': l'auspicio e' che si registri una ampia convergenza in Parlamento". Lo sostiene il capogruppo dei Verdi in Commissione Affari sociali-Sanita' alla Camera Tommaso Pellegrino, promotore di un'apposita proposta di legge sul consenso informato e contro l'accanimento terapeutico.
"Bisogna colmare al piu' presto il vuoto legislativo esistente sul tema del fine-vita, senza cadere in contrapposizioni ideologiche.
Occorre, inoltre - dice infine - venire incontro anche alle esigenze dei medici, che non vanno lasciati soli".
"Nella scorsa legislatura profittando dell'incuranza e del silenzio della gran parte di coloro che adesso alzano la voce, abbiamo fatto varare in Commissione all'unanimita' un ddl sul testamento biologico che ha ricevuto apprezzamenti anche dalla Chiesa e dal Comitato Nazionale di Bioetica. Tuttora ritengo quello l'unico percorso per dire un autentico no all'eutanasia, all'accanimento terapeutico, all'abbandono terapeutico, ma un si' convinto al rispetto delle volonta' del paziente nell'ambito del riconosciuto diritto all'autodeterminazione". E' quanto afferma Antonio Tomassini, senatore di Fi. "E' necessario - spiega -, con l'enorme sviluppo del scienza, garantire, con una adeguata informazione, i cittadini perche' venga rispettato il principio costituzionale dell'art.32 e la Convenzione di Oviedo sottoscritta dal nostro Paese: su questo punto il Cardinale Martini e tanti autorevoli esponenti della Chiesa sono stati categorici. Mi pare che ora ad interrompere l' approfondito percorso della legge in Aula siano intervenuti molti fattori ed ostruzionismi che possono portare al naufragio dell'iniziativa: la vicenda Welby nella sua strumentalizzazione, il laicismo esasperato, cosi' come l'integralismo cattolico esasperato, cercano di negare questa esigenza per rimanere piuttosto nell'indeterminatezza. Chi lo fa si assume una serie di responsabilita': io continuero' a difendere, per i cittadini e per gli operatori, la necessita' di chiarire con trasparenza gli aspetti regolatori".
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