Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Radicali: pronti alla disobbedienza civile se Welby ce lo chiede

U.E. - ITALIA
Notizia ·
I Radicali italiani si dicono pronti all'azione di disobbedienza civile piu' volte annunciata 'in qualunque momento Pergiorgio Welby lo decida'.
La segretaria dei radicali italiani, Rita Bernardini spiega che 'ogni momento e' buono per la decisione perche' non vogliamo renderci complici della tortura cui Piergiorgio e' sottoposto e che lui stesso definisce come tale'. Sono 82 giorni che Welby sta conducendo questa iniziativa insieme ai Radicali e ai movimenti che lo sostengono e, 'come in ogni azione di disobbedienza civile - spiega Bernardini - abbiamo predisposto tutto. Nel momento in cui Piergiorgio stabilira' che e' giunto il momento, al di la' di ogni pronunciamento interverremo'. Quanto alle condizioni di Welby, Rita Bernardini racconta che 'la moglie che lo assiste 24 ore su 24 e' costretta a spostare in continuazione la cannula respiratoria che gli fa molto male per trovare posizioni diverse che gli diano un po' di sollievo. Il foro della cannula si sta restringendo - continua - gli induce crisi respiratorie ma non so se vorra' che gliela cambino'.
Welby, come i suoi familiari 'e' molto determinato', sottolinea Bernardini.

MEDICO: POTREI STACCARE IL RESPIRATORE

'Quello di staccare il respiratore non e' un compito difficile da portare a termine'. Cosi' Federico Sciarra il medico che segue Piergiorgio Welby, ai microfoni di Radio Citta' Futura. 'Se Welby mi chiedesse di staccare la spina - ha aggiunto lo pneumologo - e ci fossero i presupposti legali perche' questo non comporti problemi a chi fa queste manovre, potrei anche farlo'.
'Nel caso in cui si decidesse di interrompere le cure - ha concluso Sciarra - Welby avrebbe bisogno di essere sedato, perche' non basta spegnere soltanto il respiratore perche' soffrirebbe moltissimo, quindi c'e' bisogno di un anestesista esperto che non faccia soffrire Piergiorgio in quel momento'.

ALTRI COMMENTI

"Penso che il mio partito e l'associazione Luca Coscioni rifletteranno e prenderanno le iniziative piu' adeguate sul caso Welby". Lo ha detto il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva un commento alle dichiarazioni di Rita Bernardini, segretario dei Radicali italiani, sulla possibilita' di staccare il respiratore che tiene in vita Piergiorgio Welby prima del responso del Tribunale di Roma. La Bonino e' intervenuta a margine di un convegno contro le mutilazioni genitali sulle bambine organizzato dall'Unicef.

'Davanti alle sofferenze di Piergiorgio Welby, il Parlamento non puo' voltarsi dall'altra parte. E' necessaria una pronuncia legislativa chiara della politica, come suggerito dal Presidente della Repubblica.
Attardarsi ancora e' un errore politico, oltre che umano'. E quanto afferma Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera.

Sui temi etici e civili si deve "trovare il coraggio di ascoltare e comprendere le ragioni dei diversi approcci e ricercare, insieme, soluzioni condivise". Lo dice il segretario dei Ds, Piero Fassino, nella relazione al Consiglio nazionale toccando la questione della laicità sulla quale si misurano spesso le differenti sensibilità di Ds e Margherita.
Secondo Fassino "non possiamo rispondere in termini identitari, facendo anche di drammatici e inediti dilemmi, quali la dura sofferenza di Piergiorgio Welby, l'ennesima occasione per dividerci in modo ideologico".

'Vorrei andarlo a trovare, stargli vicino, ricordandogli la preziosita' della sua vita e condividendo la sua pena'. Lo afferma in un'intervista a 'La Repubblica' il Cardinale Ersilio Tonini affrontando il caso di Piergiorgio Welby.'Anni fa rispose ad un mio articolo - racconta il Cardinale - dissentiva, ma la sua lettera aveva un tono un po' scherzoso. Sento ancora l'eco di una sua ironia gioiosa, il gusto di discutere insieme Percio' provo un disagio infinito di fronte alla vicenda. ho ancora dinanzi a me quel suo modo di esprimersi sereno e vivace'.
'Mi viene da dire - dichiara - che se qualcuno esprime il desiderio di affrettare la fine della propria pena, non e' peccato.
Anzi, puo' essere anche un desiderio sano. Pero'... C'e' un principio a cui non possiamo sfuggire - continua . La vita e' un dono, e' sacra, e' intangibile. Lo riconoscono praticamente tutti, non solo i credenti, anche non credenti come Kant'. 'La questione va studiata approfonditamente - commenta ancora. E' chiaro che l'accanimento non e' ammesso e d'altra parte non e' ammessa l'interruzione di una vita.
Non penso solo alla dottrina cattolica - conclude - mi rifaccio alla legge italiana sui trapianti, estremamente rigorosa nelle procedure di espianto: per impedire che per salvare una vita se ne sacrifichi un'altra'.

'Se un medico staccasse il respiratore a Piergiorgio Welby, non e' assolutamente detto che venga condannato...'. Lo ha detto Roberto Villetti, presidente del gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno, a margine di un convegno sulle mutilazioni genitali femminili. Secondo Villetti 'ci sono tutte le condizioni per cui questo atto possa essere inteso non come una forma di eutanasia ma come un accanimento terapeutico'.
'Non mi spaventa - ha aggiunto il presidente del gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno - la disubbidienza civile in questi campi annunciata da Rita Bernardini dei Radicali italiani, ma il problema va definito in base a uno spazio che gia' esiste nel nostro ordinamento'.

'Chi sceglie di non avvalersi della tecnologia che lo tiene in vita deve essere ascoltato.
Piergiorgio Welby ha diritto di presentare ricorso in tribunale. Siamo di fronte ad un caso di accanimento terapeutico, lo dico come medico e come senatore'. Lo afferma ai microfoni di Ecoradio il presidente della commissione Sanita' del Senato, Ignazio Marino, commentando il caso Welby.
'Non si tratta di eutanasia, perche' -spiega- non viene somministrata ad un paziente una sostanza che interrompe la sua vita.
Qui si tratta di sospendere un intervento esterno che porterebbe il paziente a morire in maniera naturale e nessuno puo' imporre un mantenimento in vita forzato'.

"Io non credo che materie come l'eutanasia si possano affrontare con il discrimine destra-sinistra, perché qui è in gioco il diritto di ciascuno di decidere non sulla morte, che è un fatto naturale, ma sul morire". Così il professore Stefano Rodotà, intervenuto al dibattito di 'Omnibus' su La7, ha commentato il caso di Piergiorgio Welby, "Il problema a mio avviso - ha proseguito Rodotà - non è l'accanimento terapeutico, ma la decisione individuale di ciascuno di rifiutare le cure".

'Non ci aspettavamo che il noto giurista Stefano Rodota' scadesse alle dichiarazioni odierne'.
Lo afferma Luca Volonte', capogruppo dell'Udc alla Camera commentando la posizione espressa dal professore di diritto civile a proposito del caso Welby.
'Il suo tentativo di giustificare l'omicidio di Welby e' abberrante e squalificante anche per il suo impegno laicista e individualista. Evidentemente - aggiunge - si era convinto di poter essere nominato a presiedere il Comitato Nazionale per la Bioetica: la civilta' italiana si e' evitata un grave danno'.

"Sarebbe piu' opportuno che la vita e la morte non le decidessero i tribunali... francamente che la vita o la morte di una persona sia decisa da un tribunale mi lascia abbastanza perplesso". E' quanto sostiene Clemente Mastella, interpellato dai cronisti sul caso Welby.
Puntualizza comunque il ministro della Giustizia: "Io sono socratico, se la norma lo consente vuol dire che e' possibile che il tribunale possa decidere, ma allora significa che la politica ha il dovere di recuperare nei vuoti che sono occupati da altri organi a questo preposti".

'La riunione finale dell'assemblea del Consiglio superiore di sanita' sul caso Welby sara' tra il 19 e il 22 dicembre. Quindi il nostro parere sara' formalizzato sicuramente prima di Natale'. Lo afferma a Rai Utile, il presidente del Consiglio superiore di sanita', Franco Cuccurullo. 'Rimane comunque difficile -spiega- individuare una regola generale univoca, perche' ogni caso e' diverso dall'altro. Ci puo' essere un indirizzo, ma rimangono le specificita' di casi clinici e pazienti'.


'Il no all'eutanasia deve essere un no radicale che deve essere accertato e verificato in base al principio della difesa del diritto alla vita'. Lo afferma Gianni Alemanno, deputato di An, ospite del dibattito sul caso Welby di 'Omnibus' su La7.
'Nel caso Welby - aggiunge Alemanno - come in altri casi analoghi, ci deve essere la responsabilita' e la lucidita' di chi deve decidere e dire se siamo di fronte, oppure no, ad un accanimento terapeutico'.

"Fra le priorità di cui i liberali dell'Internazionale devono occuparsi in Italia vi sono i diritti della vita e della morte.
Un passo importante è stato compiuto con la Carta dei diritti dell'Unione Europea, che ha collocato nel primo titolo dei diritti fondamentali la dignità della persona, specificando che il diritto alla vita comporta anzitutto il diritto all'integrità fisica e psichica nelle pratiche della medicina e della biologia". Così il senatore dell'Ulivo Valerio Zanone in un'articolo su Europa interviene nel dibattito sull'eutanasia.
Risponde a Federico Orlando, che aveva sottolineato il silenzio dei liberali 'storici' sui tanti eventi e problemi quotidiani che invece richiamano una voce liberale. Zanone, in proposito, sottolinea che: "All'inizio della legislatura si è usata una certa prudenza nel discutere di eutanasia, anche per non intralciare la preparazione della legge sul testamento biologico.
Ma da quando il Presidente Napolitano ha rivolto al parlamento la drammatica richiesta di Piergiorgio Welby, il raccordo fra il rifiuto dell'accanimento terapeutico e la domanda di eutanasia passiva si è fatto esplicito".
"La legge sul testamento biologico - scrive Zanone - non elude la questione ma la apre, ponendo in primo piano la dignità della persona e del diritto di poter disporre liberamente della propria vita. Ciascuno - afferma - deve essere libero di considerare la vita non un diritto umano ma un dono divino e comportarsi di conseguenza. Ciò che la legge non può fare è costringere la persona a comportarsi come se credesse, perché la fede non s'impone per legge. Sulle scelte bioetiche - conclude - i liberali devono alzare la propria voce, nel rispetto della libertà degli altri ma con ostinato rigore".

'Visto che a prendere la decisione sul caso Welby e' chiamata Angela Salvio, giudice della prima sezione civile del Tribunale di Roma, legata alla corrente di Magistratura democratica e balzata agli onori della cronaca nel 2004, quando infarci' una sentenza in materia di procreazione medicalmente assistita con sue opinioni personali contro la legge 40, vale la pena di ribadire che il compito dei giudici e' quello di applicare le leggi, non quello di scriverle, riscriverle o interpretarle alla luce dei propri orientamenti culturali e dei propri convincimenti ideologici'. Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An e responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
'E le leggi, in questo campo, -sottolinea Pedrizzi- sono chiare ed inequivocabili. L'articolo 579 del codice penale ('Omicidio del consenziente') recita: 'Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, e' punito con la reclusione da sei a quindici anni'.
L'articolo 580 del codice penale ('Istigazione o aiuto al suicidio') recita: 'Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, e' punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, e' punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima'.
'La stessa Costituzione italiana, inoltre, -continua il membro dell'esecutivo di An- afferma esclusivamente il diritto alla vita e non interviene sulla disponibilita' o meno di tale diritto. Nemmeno l'articolo 32, quello sul diritto alla salute, sancisce l'esistenza di un ipotetico diritto a lasciarsi morire: non esime dall'effettuare interventi salvavita, atti giuridicamente dovuti, da parte di chi riveste una posizione di garanzia, ne' attribuisce al malato facolta' tali da permettergli, attraverso l'esercizio del diritto di rifiutare trattamenti sanitari non imposti dalla legge, di essere arbitro della propria vita'.
'E comunque, -prosegue Pedrizzi- quelli a cui e' sottoposto Welby non sono trattamenti sanitari, ma mezzi dovuti di supporto alla vita. Per capirci: la macchina che lo aiuta a respirare, cioe' a vivere, e' come un by-pass. Nel nostro ordinamento, dunque, non esiste in alcun luogo normativo un diritto alla morte, che e' giuridicamente insussistente. Il giudice Salvio -conclude Pedrizzi- non puo' che rigettare il ricorso'.

'Siamo determinati, a questo punto, a non aspettare tempi burocratici indefiniti e siamo pronti a realizzare la volonta' di Piergiorgio quando lo chiedera' e quando lo vorra''. Cosi' Marco Cappato, europarlamentare e segretario dell'Associazione Luca Coscioni, si e' espresso questa mattina in un'intervista a RTL 102.5 sul caso Welby. 'Noi crediamo - ha proseguito - che la Costituzione e il buon senso impongano il rispetto per la volonta' di una persona nelle condizioni di Welby, che in questo momento e' torturata, pur avendo diritto a sospendere il trattamento? in questo modo sono sequestrati il suo corpo e la sua anima, per cio' siamo determinati a non aspettare piu''.

'Sul caso Welby assistiamo ad uno scaricabarile. Secondo la prima decisione della Procura di Roma, teoricamente Welby ha il diritto di disporre della sua vita, ma subito dopo la responsabilita' viene scaricata sul medico. Dopo aver considerato tutti i pareri, tutte le opinioni, i codici deontologici, c'e' la necessita' di regole che il Paese deve darsi su questi casi'.
Cosi' il sottosegretario alla Salute, Serafino Zucchelli, ha commentato a RaiUtile la decisione della Procura di Roma sul caso Welby.

"La domanda di sospendere tutte le cure, comprese quelle ordinarie, è oggettivamente una domanda di eutanasia": lo scrive il teologo Luigi Lorenzetti commentando per 'Famiglia cristiana' il caso di Piergiorgio Welby. "Che questo si compia per pietà non cambia il fatto che in questo modo si pone fine a una vita umana", sostiene.
Il settimanale dei Paolini, che specifica di non voler "entrare in merito" alla "triste vicenda" di Welby, solleva però il dubbio che la ventilazione e l'alimentazione artificiali di cui egli gode vadano considerati "terapia straordinaria" e dunque possano essere interrotti senza ricadere nella fattispecie dell'eutanasia.

"Su temi come accanimento terapeutico, testamento biologico ed eutanasia, il Senato si confronta da mesi, coi tempi che materie così delicate esigono. Sul ricorso presentato all'autorità giudiziaria il Tribunale di Roma, riservandosi la decisione, ha fatto sapere che sarà necessario qualche giorno: non si tratta di uno sfratto per finita locazione, sarà pure ammissibile una riflessione approfondita".
Lo afferma Alfredo Mantovano, senatore di An.
"Ma tutto questo - aggiunge - non basta ai vari Cappato e Bernardini: il corpo martoriato di Piergiorgio Welby è per loro in questo momento lo strumento principale di propaganda. Infatti, al di là del merito del 'caso', è odiosa propaganda l'uso del dolore per esigere il varo immediato di una legge o di una sentenza; è odiosa propaganda la proclamata intenzione di staccare loro stessi la spina del ventilatore; è odiosa propaganda annunciare questo e poi non realizzarlo, per mantenere in piedi il più possibile il ricatto della suggestione".
"Chiunque abbia un minimo di sensibilità - conclude Mantovano - prova angoscia per la sorte di un ammalato grave e senza speranza: proprio per questo si sente leso nell'intimo da chi calpesta questa angoscia per proseguire una battaglia politica disumana".

Dichiarazione di Silvio Viale, medico di EXIT-Italia:
"La senatrice Paola Binetti si appella alle decisioni, in scienza e coscienza, del medico. L'on. Luciano Violante ci spiega, buon ultimo, che non si tratta di eutanasia, ma di accanimento terapeutico. Persino il senatore Roberto Castelli, anticipando le conclusioni della magistratura, parla di ordinanza equilibrata contro l'accanimento terapeutico. Credo che sia l'ora di uscire dall'ipocrisia, perché tutti costoro non possono non sapere che dopo l'intervento del medico - che provvederà ai sedativi prima della sospensione della ventilazione, che sospenderà la ventilazione e che somministrerà, in "scienza e coscienza", i farmaci che renderanno "serena" la morte di Welby - ci saranno i giudici della procura e l'ordine dei medici. A meno che si pretenda (ma allora lo si dica) che tutti dovranno chiudere gli occhi davanti al desiderio del paziente Welby, per quel medico non potranno che valere le norme attuali sul consenso, sulla somministrazione dei farmaci (dosi ed indicazioni) e sulle circostanze create o sopravvenute.
Proprio perché non esiste una definizione legale di accanimento terapeutico, tutti ne parlano senza assumersi alcuna responsabilità. Il codice deontologico, di cui è annunciata una revisione, contiene, all'articolo 36, un ostacolo a tutte le aperture contemplate negli altri articoli. Ricordo che l'Ordine dei Medici di Torino convocò un collega, che aveva curato la madre in casa fino alla morte, per chiedergli conto di dosaggi e farmaci utilizzati.
Insomma, è ora di uscire dall'ipocrisia, iniziando a discutere del testo del consenso informato e delle procedure che si ritengono proponibili a Welby. Altrimenti, anche per rispetto alla sua vicenda, ci si limiti al rituale pistolotto contro l'eutanasia."

'Il rispetto del diritto di Piergiorgio Welby a decidere di morire non contrasta con l'esigenza di praticare assistenza a un malato terminale secondo le regole delle cure palliative e della terapia del dolore'. Lo sostiene Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, all'indomani del rinvio da parte del Tribunale di Roma, chiamato a decidere sul caso.
'Non condividiamo quindi - prosegue la Petrangolini - il clamore per la notizia che il medico di Welby si oppone a staccare la spina. Non si tratta infatti di staccare tout court una spina, provocando una morte per soffocamento, ma di avviare una procedura di sedazione che consenta un decesso 'fisiologico', senza sofferenza e soprattutto senza piu' accanimento. Sara' poi il medico a decidere in quale punto di questo percorso debba essere 'staccata la spina''.

La fondazione 'Magna Carta' esprime dei dubbi sul fatto che la 'grande folla al capezzale di Piergiorgio Welby' e 'l'attenzione suscitata dal caso sara' utile a tutti quelli che giacciono nelle sue stesse condizioni e in generale ad una migliore consapevolezza pubblica sui temi della vita e della morte'.
'Piu' si amplia il dibattito mediatico, tecnico e giuridico sul tema dell'eutanasia, piu' esso si fa oscuro, ingarbugliato, controverso e specioso', afferma il comunicato della fondazione, sostenendo che 'il significato stesso delle parole diventa ambiguo, ambivalente, varia a seconda delle tesi che si intendono sostenere'.
Il risultato, fra l'altro e' 'la morte ridotta ad un guazzabuglio burocratico, stiracchiata di qui e di la' per meglio adattarla all'ideologia preferita, privata del suo mistero ed esposta alla luce cruda di una pubblica vivisezione', e 'infine posta nella mani capienti dei magistrati, dove ogni cosa di questo paese sembra destinata a finire'. 'Cosi', tra un grado e l'altro di giudizio e confortati dei nostri collegi difensivi potremo finalmente spirare - conclude 'Magna Carta' - in nome del popolo italiano'.

Se si facesse avanti un medico disposto a staccare la spina al respiratore che tiene in vita Piergiorgio Welby "non e' assolutamente detto che verrebbe condannato". Lo ha detto il presidente del gruppo della Rosa nel Pugno, Roberto Villetti, a margine del convegno sulle mutilazioni genitali femminili organizzato proprio dalla Rosa del Pugno.
Per Villetti ci sono "tutte le condizioni perche' questo atto possa essere inteso non come una forma d'eutanasia, ma come interruzione di un accanimento terapeutico". Riguardo all'eventuale atto di disobbedienza civile annunciato dai Radicali nel caso in cui Welby chieda di sospendere le terapie prima del pronunciamento dei giudici di Roma, Villetti e' stato cauto. "Non mi spaventano le azioni di disobbedienza civile", ha detto, "ma il problema va definito in base allo spazio che, secondo me, gia' esiste nel nostro ordinamento".

La concitazione di questi giorni nell'Aula del Senato non ci ha lascia indifferenti e ciechi di fronte alla sofferenza di Piergiorgio Welby. E' questo il senso della dichiarazione della senatrice Magda Negri, che nell'Aula del Senato ha voluto ricordare l'iniziativa che vedrà parlamentari di tutti gli schieramenti salire in Campidoglio sabato alle 21 per essere accanto nella sofferenza di Welby. "Apprendiamo oggi dagli organi di informazione che le condizioni di salute di Piergiorgio Welby si stanno duramente aggravando - ha detto Magda Negri nell'aula del Senato - Su di lui, sulla sua richiesta di essere accompagnato oltre la vita in piena consapevolezza, si esprimeranno quelli che sono gli attuali decisori. Ognuno di noi sulla linea di confine che passa tra l'accanimento terapeutico e l'eutanasia ha opinioni, dubbi, oppure certezze.Oggi voglio solo rivolgere un pensiero a Welby che, come punta di un iceberg di un mondo più vasto di persone sofferenti, chiede attenzione, ascolto e dignità - ha continuato la senatrice Negri - Oggi più di 130 colleghi alla Camera, sia di maggioranza che di minoranza e, all'interno dei diversi schieramenti, di ogni cultura, hanno espresso la propria disponibilità a testimoniare e dare un segnale di attenzione, sabato sera, a questa richiesta di dignità. Ripeto, 130 nostri colleghi hanno detto in qualche modo che saranno accanto alla sofferenza di Welby. Desidero solo lasciare testimonianza in quest'Aula che la concitazione di questi giorni non ci ha resi insensibili, né ciechi, né indifferenti, di fronte a questa stoica e straziata battaglia. Ha scritto Barbara Spinelli domenica scorsa su "La Stampa" - ha proseguito Magda Negri - 'Il volto di Piero Welby che da tempo ci accompagna con il suo sguardo non è un volto pacificato, passivo, docile. E' un volto molto severo che interroga, un volto d'intranquillità che esige da ciascuno di noi pensiero profondo'. Non ho voluto né sono in grado di lasciare un pensiero profondo. Desidero solo lasciare traccia in questa Aula di un pensiero di gratitudine, di omaggio all'uomo Piergiorgio Welby, e di profondo e quasi intimidito rispetto. Ma anche un pensiero di speranza. La speranza che in questi giorni che corrono e che si stanno per lui consumando - come dice il professore Umberto Veronesi - la sua battaglia non sia vana".

'No a astaccare la spina per Welby. Io proseguirei con le cure. Oggi ci sono tanti casi che col tempo sono diventati curabili perche' i medici non hanno gettato la spugna. Portare il paziente verso la morte e' contrario ad ogni principio della buona medicina. Ritengo tuttavia che la responsabilita' della vita sia di chi abbia la vita, io da medico, interpreterei il suo 'io voglio morire' come 'aiutatemi a vivere''.
Lo ha affermato Paul Byrne, neonatologo dell'universita' St. Vincent's Medical Center (Usa) alla presentazione del libro 'Finis vitae. Is brain death still life?' redatto da diversi studiosi e presentato nella sede del Centro nazionale delle ricerche.
'Per quanto riguarda le volonta' in vita - ha detto ancora Byrne - queste violano due principi della medicina: il primo e' che non si puo' fare una terapia sul passato ed il secondo e che le terapie cambiano con tempo e le cose incurabili diventano curabili.
Non si puo' vendere una assicurazione sulla morte', volonta' che si basano sull'immaginazione e non sul caso reale'.

'Si tratta di accanimento terapeutico su un paziente che sta morendo. Secondo il mio parere non si potrebbe parlare di problema etico. Sarebbe moralmente lecito accompagnarlo verso la fine in maniera umana'. Lo ha affermato Rosangela Barcaro, bieticista presso il Centro Nazionale delle Ricerche in occasione della presentazione del libro 'Finis vitae. Is brain death still life?' redatto da diversi studiosi e presentato nella sede del Cnr, in merito al caso di Piergiorgio Welby.

'Che il dibattito politico continui pure sull'eutanasia, perche' e' la politica che deve occuparsi di questo. Ma che delle condizioni di Welby si occupino il paziente con i suoi medici, perche' sono gli unici titolati ad assumere decisioni di tipo terapeutico'. Lo afferma Roberto Santi, il medico che nei giorni scorsi si e' offerto di 'staccare la spina' a Piergiorgio Welby, nel corso di Sky Tg 24 Pomeriggio, l'approfondimento a cura di Maria Latella oggi dedicato al tema dell'eutanasia.
'Questo e' un caso di accanimento terapeutico -aggiunge il dottore- quante volte un chirurgo 'apre' perche' c'e' un tumore e poi decide di non operare perche' c'e' metastasi ovunque? In quel momento decide di rinunciare ad un atto terapeutico. Questo e' un caso di accanimento terapeutico, c'e' una terapia messa in atto che nuoce gravemente al paziente e il medico -sottolinea- ha il dovere di interromperla'.

"La vita e' un diritto indisponibile. Sono contrario all'eutanasia, mi ritrovo pero' nelle dolci parole di oggi del cardinale Tonini, non certo nei proclami dei cattolici guerrafondai. L'uomo non ha il diritto di interrompere la sua vita, ma verso chi soffre la cifra dell'amore e' solo la comprensione". Cosi' il segretario della Democrazia Cristiana, senatore Gianfranco Rotondi, interviene nel dibattito sull'eutanasia.

'La mia e' una adesione ideale alla veglia organizzata per Piergiorgio Welby. Una adesione per sensibilizzare la politica e l'opinione pubblica su una delicata materia'. E' quanto sostiene Chiara Moroni parlamentare di Forza Italia e componente della commissione Affari sociali della Camera.
'Resto convinta che il Parlamento, senza steccati ideologici e lavorando con il mondo scientifico, debba assumersi la responsabilita' di legiferare in questa materia. Non puo' essere la magistratura -sottolinea l'esponente azzurra- a decidere sostituendosi alla politica ed e' difficile decidere per un medico in assenza di un chiaro quadro legislativo di riferimento'.
'E' necessaria una legge per tutelare la libera scelta del malato e per evitare l'accanimento terapeutico. Non conosco, se non per aver letto i giornali, la condizione di Piergiorgio Welby ma credo -conclude Moroni- che ci si trovi di fronte ad uno ingiustificato accanimento terapeutico'.

"Sono perfettamente d'accordo con il presidente della Camera, quando afferma che Piergiorgio Welby si trovi in una 'particolarissima situazione' che va trattata con grande rispetto. Questo, tuttavia, non può essere usato come un'arma per accelerare i lavori parlamentari. Il Senato sta già discutendo sui progetti di legge che riguardano il testamento biologico e l'eutanasia, e le petizioni assegnate alle commissioni della Camera dovranno seguire il normale iter previsto". Lo afferma, in una nota, il vicepresidente della Commissione Affari Sociali alla Camera, Luisa Capitanio Santolini. "Ricordo - spiega l'esponente centrista - come il ministro Rutelli abbia già affermato in aula che ' l'eutanasia clandestina non esiste', e dunque non si può usare questa argomentazione per convincere gli italiani sull'urgenza di provvedimenti che sono oggetto di un profondo e ampio dibattito nel Paese". "Non si capisce, inoltre, quale nesso ci sia tra 'l'importanza della conoscenza' sul fenomeno dell'eutanasia clandestina e la volontà di 'capire e decidere in maniera consapevole'.
L'eutanasia clandestina -continua Santolini - nulla ha a che vedere con il caso di Piergiorgio Welby, che ha deciso di portare il suo caso su tutti i media e non solo". "Vorrei invitare infine l'onorevole Bertinotti - conclude Santolini - a essere e restare il Presidente di tutti, con equilibrio ed equidistanza dalle posizioni che si confrontano nel Paese.

'Chi vorrebbe la legalizzazione dell'eutanasia dice che il nulla e' preferibile ad una vita che non e' degna di essere vissuta. Ma domandiamoci: chi puo' decidere se una vita ha valore o e' inutile?'. E' una delle frasi pronunciate nel pomeriggio dall'arcivescovo di Siracusa, mons. Giuseppe Costanzo, nel corso del tradizionale discorso dal balcone in occasione della festa della patrona Santa Lucia. 'Dobbiamo fare attenzione - ha continuato l'arcivescovo - a non investire di pieta' cio' che, in verita', e' egoismo o scorciatoia per ridurre la spesa pubblica, o rifiuto dell'impegno umano e clinico a fianco del malato, o una fuga di fronte alla paura della morte, che fa tanto piu' paura quanto meno e' illuminata dalla luce della fede. Si sta sviluppando un'idea di 'qualita' della vita' misurata su standard di salute, di efficienza, di forma fisica: una vita senza questo tipo di 'qualita' non sarebbe degna di essere vissuta'.
'Mi permettano i medici di ricordare loro - ha aggiunto - che l'eutanasia non e' assolutamente un atto medico, perche' il medico e' per la vita e non per la morte. Mi permettano i politici di ricordare loro che va salvaguardato anzitutto il diritto alla salute e ad un'equa ridistribuzione delle risorse sanitarie, anche per i malati terminali e per le loro famiglie'.

"E' una vicenda così dolorosa che io, che sono forzatamente implicato in tante vicende dolorose, da questa mi sono tenuto lontano. Ho visto le foto, ma non ho gli elementi per dare un giudizio". Così Silvio Berlusconi, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, commenta il caso Welby, non esprimendo un parere sulla possibilità che lo stesso possa ricorrere all'eutanasia.
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