Italia. Turco: Ddl per colmare vuoto legislativo. Legale Welby: entro domani decisione su ricorso
Un vuoto di legge da riempire anche se i tempi non saranno quelli necessari ad aiutare Pier Giorgio Welby. La sentenza del giudice del Tribunale civile di Roma passa la palla a Parlamento e Governo. Quest'ultimo, attraverso il ministro della Salute Livia Turco, ha gia' individuato una strada: l'applicazione, con decreti delegati, della convezione di Oviedo. Al suo interno sono gia' scritte norme fondamentali come il riconoscimento del testamento biologico, il no all'accanimento terapeutico e la regolamentazione del consenso informato, rimasto troppo spesso lettera morta o un atto formale non compreso da chi si deve sottoporre ad un trattamento.
Il governo ripresentera' in Parlamento un disegno di legge delega con cui attuare nel nostro ordinamento la convenzione che riguarda appunto i diritti umani e biomedicina. Una convezione gia' ratificata dall'Italia che riguarda alcuni punti al centro della polemica politica e bioetica scatenata dalla vicenda Welby.
'E' un atto dovuto, ma e' grave che dal 2001 la delega sia stata lasciata decadere'. Il ministro ha gia' contattato il collega di governo alla Giustizia, il ministro Mastella, che e' anche il ministro concertante, il quale ha assicurato la sua disponibilita' a riaffrontare la questione. La strada sarebbe in questo caso quella della legge delega e successivamente approvazione da parte del governo di alcuni decreti delegati necessari ad armonizzare la legge italiana a quanto prevede la norma della convenzione. La Convenzione di Oviedo Dalla Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea e' stata adottata a Nizza il 7 dicembre 2000, e stabilisce che il consenso libero e informato del paziente all'atto medico non vada considerato solo sotto il profilo della liceita' del trattamento, ma venga considerato prima di tutto come un vero e proprio diritto fondamentale del cittadino europeo, che riguarda il piu' generale diritto alla integrita' della persona. La Convenzione di Oviedo rappresenta, secondo il giudizio dei bioeticisti e degli organi ordinistici sanitari che ne hanno fatto sempre un punto di riferimento, uno dei documenti piu' coraggiosi ed avanzati elaborato collegialmente negli ultimi dieci anni, anche perche' in esame i diritti dell'uomo con le nuove prospettive che la ricerca scientifica rivela e i nuovi rischi che possono comprometterli.
In concreto, l'articolo 9 della Convenzione precisa che nel caso in cui per qualsiasi motivo il paziente non sia in grado di esprimere la propria volonta', si deve tener conto dei desideri precedentemente espressi: in sostanza il testamento biologico.
La seconda strada resta quella tradizionale di un nuovo testo.
Dalla commissione Sanita' al Senato usciranno le norme per il testamento biologico, provvedimento auspicato nei giorni scorsi anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
La voce 'istituzionale' della scienza arrivera' con il parere del Consiglio Superiore di Sanita', previsto per il 20 dicembre.
Il 19 si riunira' il comitato di presidenza dell'organismo che si e' imposto il voto del silenzio sul documento che verra' consegnato nelle mani del ministro della Salute Livia Turco. Ma la decisione sara' presa solo il giorno successivo in sede plenaria. Si trattera' solo di un atto tecnico d'orientamento per il ministro che ha chiesto agli esperti di sapere se le cure a Welby sono da considerare o meno accanimento terapeutico. Un parere, quindi, che non portera' di fatto a nulla nell'immediato. La decisione infatti, a legge invariata, resta quella del giudice.
PERSONALMENTE SONO CONTRARIA ALL'EUTANASIA
'Come persona ho gia' espresso il mio no, un no discreto, personale, di coscienza, all'eutanasia. Un no che, devo dirlo, la vicenda umana e la forza spirituale, mentale e vitale di Welby ha ulteriormente rafforzato'. Lo afferma in un'intervista a 'Il Tempo' il ministro della Salute Livia Turco che cosi' esprime il suo 'no' all'eutanasia, riferendosi alla vicenda di Piergiorgio Welby, il cui ricorso presentato per l'interruzione delle terapie mediche a cui e' sottoposto, e' stato respinto dal tribunale civile di Roma e dichiarato inammissibile.
'Ho seguito fin dall'inizio la drammatica vicenda di Piergiorgio Welby- spiega la Turco - con totale e grande rispetto e un forte sentimento di vicinanza. Come ministro ho avviato due iniziative: ho chiesto al Consiglio superiore di Sanita' di chiarire con un suo parere se i trattamenti cui e' sottoposto possano definirsi accanimento terapeutico e ho istituito presso il ministero una Commissione per definire entro la prossima primavera un piano nazionale per le cure palliative e per assicurare procedure e linee guida affinche' le migliaia di cittadini nelle condizioni di Welby, o comunque costretti a convivere per anni con la loro malattia, abbiano a disposizione tutti i supporti sanitari e assistenziali idonei'.
Riguardo allo stato della sanita' italiana, il ministro sottolinea che l'obiettivo e' 'ridefinire modi e forme del sistema perche' esso sia finalmente completamente orientato verso i bisogni e le esigenze dei cittadini e nella garanzia della piu' totale equita''. Infine, sul tema delle coppie di fatto la Turco conclude: 'Quello che ci unisce e' il programma dell'Unione e la volonta' politica espressa chiaramente nel capitolo dedicato alle unioni civili dove si impegna al riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facolta' delle persone che hanno parte delle unioni di fatto, al di la' della natura e della qualita' delle unioni e del loro orientamento sessuale'.
LEGALE: ENTRO MARTEDI' DECISIONE SU RICORSO
Entro martedi' si dovra' sciogliere la riserva sull'appello -una sorta di riesame che sara' avanzato al tribunale civile in sede collegiale- da presentare contro il provvedimento del giudice monocratico del Tribunale civile di Roma che ha giudicato inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby per 'staccare la spina' del respiratore che lo tiene in vita. E' la previsione di uno dei legali della famiglia Welby, il professor Vittorio Angiolini, avvocato e titolate di diritto costituzionale alla Statale di Milano.
'A tutt'oggi non e' stata ancora presa una decisione - spiega il professor Angiolini - credo che se si decidera' per il ricorso, lo si potra' fare entro martedi''. Lo stesso Professor Angiolini spiega poi che i giorni di tempo per formalizzare l'appello 'sono 10 e non 15'. 'Non e' che questo possa cambiare la situazione - osserva - ma la 'finestra di tempo e' comunque di 10 giorni'.
Nel merito del ricorso il legale della famiglia Welby preferisce non fornire dettagli. 'Posso dire soltanto - afferma - che forniremo al tribunale in sede collegiale gli strumenti per poter accogliere la richiesta di interrompere la ventilazione assistita, previa sedazione, principio che il giudice ha comunque dichiarato legittimo'.
'Faremo tutto quello che e' utile mettere in campo nei tempi dovuti. Certo una questione di incostituzionalita' non e' peregrina e non e' detto che non si possa porre in futuro. Ma questa strada prenderebbe molto tempo: tempo che Piergiorgio Welby non ha'.
CODACONS: WELBY E' INCAPACE. RADICALI QUERELANO
'Basta alle speculazioni sulla pelle di Welby, l'associazione per i diritti del malato e il Codacons se non cesseranno le speculazioni denunceranno Radicali e comitati vari alla Procura per abusi su persona incapace'. E' quanto annuncia il Codacons in un comunicato.
'Abbiamo taciuto per settimane - afferma il Codacons - ma ora nel leggere che qualcuno si candida come in un concorso di bellezza per staccare la spina al posto del Tribunale o del medico non possiamo piu' tacere. Se Welby e' in condizioni di non vita, come sostengono i sostenitori della morte dolce, e quindi di incapacita' di una vita normale, non puo' esserlo nemmeno dal punto di vista psichico e quindi non puo' decidere certo di darsi la morte'.
'Per questa ragione chi strumentalizza questa persona malata e incapace per fare una battaglia giusta per l'introduzione in Italia di norme utili e sacrosante sull'eutanasia, commette un abuso imperdonabile che deve cessare. Si facciano battaglie e manifestazioni ma si lasci in pace il malato incapace e non si continui ad annunciare distacchi improbabili di spine e omicidi consenzienti'.
'Il Codacons e l'Associazione per i diritti del malato diffidano tutti, compresi gli amici Radicali, a farla finita con queste sceneggiate e annunci illeciti, e invita il medico curante a fare il suo dovere fino in fondo anche se al fondo ci fosse l'obbligo - per far soffrire meno il malato - di non eccedere oltre in cure e terapie eccessive ed accanite'.
Risposta di Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani
Non potevano più tacere e hanno parlato: il Codacons e l'Associazione per i diritti del malato hanno aperto bocca per dire che Piergiorgio Welby è persona incapace che non può decidere alcunché sull'accanimento terapeutico che viene fatto sul suo corpo. Preannunciano denuncia nei confronti dei radicali per abuso su persona incapace. Il malato per loro non può parlare direttamente, non può essere esponente politico e tanto meno radicale e Presidente dell'Associazione Coscioni; può parlare solo attraverso di loro che lo rappresentano anche come consumatore di sanità. Pazzi per loro - come accadeva nel regime sovietico - sono coloro che non si arrendono alla violenza di istituzioni sorde e ipocrite e che con una lotta esemplare dal punto di vista della nonviolenza pongono verità scomode, comprese perfettamente dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani.
Da parte nostra, di fronte alle falsità - queste sì chiaramente speculative e strumentali - proclamate attraverso l'odierno comunicato dal Codacons e dall'Associazione per i diritti del malato, non possiamo far altro che dar mandato ai nostri legali affinché procedano per diffamazione e calunnia.
STAMPA ESTERA DEFINISCE L'ITALIA 'PAESE CATTOLICO'
(Agenzia Dire) Il caso di Piergiorgio Welby trova eco anche sulla stampa straniera. "Italy court snubs euthanasia plea" ("Corte italiana snobba richiesta di eutanasia") titola, nella sua edizione on-line, la Bbc. "Giudice romano rigetta la richiesta di un uomo di staccare il respiratore" ("Rome judge rejects man's request to be taken off a respirator"): cosi' Usa today. Colpisce, pero', come in questi articoli- pubblicati per la sentenza del Tribunale civile di Roma- "Italy" faccia coppia fissa con "Catholic country". Insomma, almeno in questa circostanza, la prima caratteristica del Paese che si offre al lettore e' la fede tradizionalmente cattolica.
Il caso di Piergiorgio Welby, si legge sul sito della Bbc, ha acceso un accanito dibattito in Italia, "A mainly Roma Catholic country were euthanasia is illegal": "Un Paese prevalentemente cattolico, dove l'eutanasia e' illegale". Sull'International Herald Tribune, edizione web (ma l'articolo e' preso dall'Associated press), dopo l'annuncio del rigetto della richiesta di Welby, l'Italia viene subito etichettata come una "traditionally Catholic nation". Usa today spiega che "la richiesta dell'uomo ha acceso un nuovo dibattito sull'eutanasia nella "traditionally catholic Italy".
Il caso ha spaccato la "predominantly Catholic country", secondo la Reuters. E gli esempi si moltiplicano, fino al Daily India, che presenta l'Italia come "the Roman Catholic country".
D'AGOSTINO E MARINO: PRIMA STACCARE RESPIRATORE, POI SEDARE
Staccare il respiratore a Piergiorgio Welby e, immediatamente dopo, somministrargli la sedazione terminale da lui richiesta e che lo 'porterebbe alla morte', ma non il contrario. Il presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco D'Agostino, sottolinea come seguendo questa via sarebbe possibile soddisfare la richiesta di Welby 'senza che ci sia bisogno di una legge'.
'L'equivoco da evitare a mio avviso - ha affermato D'Agostino intervenendo oggi alla trasmissione radiofonica 'Radio 3 Mondo', durante la quale ha anche affermato che Welby ha diritto a rifiutare le terapie - e' quello di dire che la sedazione definita 'non reversibile' che Piergiorgio Welby richiede debba precedere la sospensione delle terapie. Debba cioe' precedere il dovere del medico che stacca la spina. Se infatti si somministra al paziente una sedazione irreversibile che porta a morte il malato, risulta poi superfluo staccare la spina'. In altre parole, ha spiegato, 'se viene sospesa la terapia, e quindi staccato il respiratore meccanico, e successivamente, anche pochi attimi dopo, somministrata la sedazione, cio' puo' avvenire senza che ci sia bisogno di una legge e di un appello al Parlamento'.
Welby, ha sottolineato D'Agostino, 'rifiuta la terapia alla quale e' sottoposto. Questo e' un diritto fondamentale, direi un diritto costituzionale di qualunque paziente e riguarda qualunque tipo di terapia, anche molto elementare, non salvavita. Come riguarda, allo stesso modo, anche eventuali terapie salvavita'.
Secondo il bioeticista, 'se facciamo riferimento al caso particolare di Piergiorgio Welby, ammesso e non concesso che il paziente sia sottoposto ad accanimento terapeutico, il problema andrebbe superato dal fatto che egli rifiuta la terapia -nel caso specifico il respiratore meccanico- ed ha il diritto di rifiutarla. Non c'e' dunque nessuna lacuna nel nostro ordinamento normativo, perche' il rifiuto della terapia - ha affermato - e' un principio giuridicamente consolidato ed eticamente condiviso da tutti'.
Allo stesso tempo, D'Agostino ha pero' precisato che 'e' chiaro che quando un paziente rifiuta una terapia il medico non lo abbandona. Il medico - ha detto - ha il dovere di non praticare la terapia che il paziente rifiuta e allo stesso tempo ha il dovere di applicare tutte quelle cure compassionevoli, tutte quelle tecniche relative alla terapia del dolore, che possano andare a beneficio del paziente medesimo. Naturalmente, purch, non si confonda la terapia del dolore con l'eutanasia. La terapia del dolore ha infatti come obiettivo quello di ridurre al minimo le sofferenze del paziente'.
'Ogni medico ha il dovere di praticare la terapia del dolore secondo le esigenze del singolo paziente. E' inutile creare un caso su un'ipotesi che e' tragica ma che appartiene alla comune pratica clinica'.
D'accordo con il presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica Francesco D'Agostino. Pieno appoggio a D'Agostino arriva dal presidente della Commissione Sanita' del Senato Ignazio Marino.
Nel caso di Piergiorgio Welby infatti, ha spiegato Marino, 'la sedazione terminale dovrebbe necessariamente essere talmente profonda da determinare la morte del paziente. Tale atto dunque, se effettuato prima del distacco del respiratore, equivarrebbe ad un atto eutanasico'. Al contrario, ha proseguito Marino, staccando prima il respiratore e somministrando immediatamente dopo la sedazione terminale, Welby avrebbe un'autonomia respiratoria molto limitata ma che gli consentirebbe di non soffrire: 'Il paziente cioe' - ha precisato Marino - non arriverebbe ad uno stato di sofferenza, poiche' questa sarebbe determinata appunto dall'insufficienza respiratoria, ma la sedazione immediata impedirebbe a Welby di raggiungere lo stadio di insufficienza respiratoria. Con la sedazione Welby si 'addormenterebbe' e andrebbe lentamente verso la morte, senza soffrire'. Una 'soluzione', quella indicata, che metterebbe il medico nelle condizioni, da un lato, di sospendere le terapie non volute dal paziente (ovvero il respiratore automatico) e dall'altro di prestargli la dovuta assistenza per impedire che soffra (attraverso la somministrazione della sedazione). Una 'via' che pero', tiene a precisare Marino, 'nulla ha a che vedere con l'eutanasia: Ribadiamo il nostro 'no' all'eutanasia - ha affermato il presidente della Commissione Sanita' - ne' ci sono oggi in discussione ipotesi che possano portare a cio' e chi dice il contrario vuole solo agitare le acque per creare confusione'.
Resta invece il fatto, ha aggiunto, che un paziente 'ha assolutamente il diritto, insormontabile, di decidere autonomamente circa le terapie cui vuole essere sottoposto'.
Nel dibattito attuale sul caso Welby, 'che ha portato finora solo a vuote parole - ha concluso Marino - la via indicata da D'Agostino e' uno spiraglio per un possibile percorso pratico al fine di arrivare ad una soluzione condivisa'.
ALTRI COMMENTI
"Ci dispiace vedere una persona soffrire così, ma siamo cattolici e difendiamo la vita fino in fondo". Lo ha detto il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, parlando di Piergiorgio Welby nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio.
"Quindi - ha proseguito - solidarietà alla persona ma non può diventare l'occasione per introdurre l'eutanasia nel nostro paese. C'è bisogno di fare una legge sull'argomento, faremo una battaglia per questo".
'I tempi della politica non permettono a Welby di risolvere il suo anelito ad interrompere la sofferenza senza via d'uscita. Il gruppo dei Radicali sta valutando, insieme a lui e ai familiari, la possibilita' di un atto di disobbedienza civile. Ma non e' una scelta facile'. Lo afferma in un'intervista a 'La Repubblica' il leader storico del movimento radicale e ministro per le politiche comunitarie Emma Bonino riferendosi alla vicenda di Piergiorgio Welby, malato da quarant'anni, il cui ricorso presentato per l'interruzione delle terapie mediche a cui e' sottoposto, e' stato respinto dal Tribunale civile di Roma e dichiarato inammissibile.
'Ormai e' stato accertato e confermato - prosegue la Bonino - anche a livello di opinione pubblica, che esiste per ogni persona il diritto a rifiutare l'accanimento terapeutico. Il problema e' che c'e' una sorta di nebulosa giuridica che impedisce di capire quello che si puo' fare dopo che l'accanimento terapeutico e' stato accertato.
Ricorreremo contro la sentenza del Tribunale civile di Roma, ma il tempo e' tiranno. Non solo per Piergiorgio Welby, ma per le centinaia di persone senza nome che vivono il suo stesso dramma umano ed etico'. 'Nel caso di Piergiorgio Welby non si tratta assolutamente di eutanasia', sottolinea la Bonino aggiungendo che pero' 'chi vuole aiutarlo ad interrompere la sua sofferenza disumana diventa soggetto del Codice penale, grazie ad una norma che risale alla legislazione fascista'.
'Un caso straziante strumentalizzato per fini politici. Chi porta avanti la battaglia per l'eutanasia e usa Welby per aprire una breccia dimentica che dietro tutto questo c'e' la solitudine e il dolore di un essere umano'. Lo ha detto in un'intervista al 'Corriere della Sera' Giuseppe Casale, il medico palliativista che si e' rifiutato di esaudire la richiesta di eutanasia a Piergiorgio Welby. 'Sono contrario all'eutanasia - ha aggiunto - Se cosi' non fosse non avrei scelto di dedicarmi alle cure palliative. E' la risposta sbagliata di una societa' che non sa prendersi cura di chi soffre'.
'Ho proposto di assistere Piergiorgio a casa con farmaci, sostegno psicologico e spirituale, oppure con ansiolitici e antidepressivi - ha ricordato il medico - Non ha accettato. Infine gli ho prospettato una sedazione non per accelerare la morte, ma per smettere di soffrire. Ma lui vuole essere addormentato e subito staccato dal respiratore. E' una persona molto sofferente non nel fisico, ma nella psiche e nello spirito - ha spiegato ancora Casale - Un dolore intimo, profondo, tipico di chi non riesce a dare piu' senso alla vita. E rabbia'.
'Gli stralci della motivazione, riportati dalla stampa, con cui il giudice Angela Salvio ha respinto il ricorso di PierGiorgio Welby che chiedeva la sospensione della ventilazione assistita sotto sedazione, suscitano sorpresa e perplessita''. Lo dichiara in una nota la Consulta di Bioetica commentando ia decisione del Tribunale civile di Roma di respingere e dichiarare inammissibile il ricorso presentato da Piergiorgio Welby di interrompere le terapie mediche a cui e' sottoposto.
'Si legge che Welby non puo' far valere il diritto di rifiutare le cure che la Costituzione gli riconosce con ben 2 articoli, 13 e 32, perche' manca nel nostro ordinamento una legge che preveda e tuteli tale diritto - prosegue la Consulta - La Consulta non condivide questa impostazione perche' le leggi ci sono ma si tratta di darne applicazione. Ci si riferisce alla legge 833 del 1978, che ha istituito il sistema sanitario italiano, e alla legge 180 sulla salute mentale, sempre richiamate quando si parla di consenso informato, che all' art. 33 e all'art.1 stabiliscono, senza possibilita' di equivoci, che i trattamenti sanitari sono di norma volontari'. 'Per potere imporre un trattamento occorre, sempre secondo quanto previsto dalle leggi citate, dal nostro ordinamento piu' in generale e dal codice di deontologia medica, che questo sia previsto obbligatorio da una legge - conclude la nota - E alla Consulta non risulta che vi sia una legge che imponga a Welby di proseguire la ventilazione assistita contro la sua volonta''.
"Mentre si dibatte di accanimento terapeutico, tanti non hanno nemmeno accesso alle cure o almeno a cure consistenti, così che la morte diventa il loro destino". Lo afferma in un editoriale l'Osservatore Romano, commentando il messaggio del Papa per la Pace in cui Benedetto XVI difende la vita dall'inizio fino al suo termine naturale. Senza citare mai il caso di Piergiorgio Welby, il quotidiano vaticano sottolinea che "si fa scialo della vita umana in tante e diverse situazioni.
Si afferma in taluni Paesi - afferma il quotidiano d'Oltretevere - il diritto alla morte con l'eutanasia. Sono situazioni che il Messaggio del Papa richiama con forza".
"La pace - scrive Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio - si deve fondare su una cultura capace di recepire il valore di ogni persona umana, qualunque sia il suo volto, la sua condizione, la sua storia". E tuttavia, questo è un tempo in cui "la vita umana è troppo spesso dimenticata come priva di valore, manipolata come un oggetto, umiliata in tante dolorose situazioni di singoli e di popoli interi".
"Se, come ha giustamente ribadito la Corte d'Appello di Milano, quello a cui e' sottoposta Eluana Englaro non e' accanimento terapeutico, e quindi non le si puo' staccare la spina, a maggior ragione non lo e' quello a cui e' sottoposto Piergiorgio Welby, e dunque non gli si puo' staccare la spina". Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"L'aiuto alla respirazione, l'alimentazione e l'idratazione parenterali -sottolinea Pedrizzi- non sono atti medici, non sono trattamenti sanitari, ma mezzi dovuti di sostentamento vitale, di supporto alla vita. Si tratta pertanto di pratiche che nulla hanno a che fare con l'accanimento terapeutico e che non sono rifiutabili, ne' da parte dei malati coscienti ne', mediante il testamento biologico, da parte di quelli incoscienti. In questo campo, insomma, non c'e' nessun vuoto normativo, perche' l'eutanasia, l'omicidio del consenziente, l'aiuto al suicidio o il suicidio assistito che dir si voglia, quale sarebbe l'atto di staccare la spina ad Eluana Englaro o a Piergiorgio Welby, sono vietati dalla legge".
Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha aderito alla raccolta di firme per la discussione in parlamento delle poposte di legge sull'eutanasia. Il primo cittadino partenopeo ha aderito alla raccolta in atto da parte dell'associazione Luca Coscioni, impegnata sul caso di Piegiorgio Welby, in via Verdi, mentre si recava ad una seduta del Consiglio comunale.
"Le pur legittime e doverose distinzioni tra accanimento terapeutico ed eutanasia o tra testamento biologico ed eutanasia non possono incoraggiare un percorso di morte anticipata e di sentenza pronunciata dall'uomo su un dono gratuito, qual è quello della vita, il cui inizio e fine spetta solo a Dio deciderlo". Monsignor Cesare Nosiglia, vescovo di Vicenza, si pronuncia in questi termini sul tema dell'eutanasia che prende spunto dal caso di Piergiorgio Welby.
Il presule, riferisce il Sir, ha messo in particolare in guardia dalla "tentazione di percorrere vie di morte e non di vita, anche quando la vita sembra inutile, finita, irrimediabilmente perduta e la sofferenza del corpo estrema e devastante. Anche allora, soprattutto allora - ha ammonito il vescovo - resti la viva coscienza dell'anima ad opporsi al rifiuto di vivere", a partire dalla consapevolezza che "ogni persona va sostenuta, amata e curata, senza eccezioni, fino alla fine naturale della vita, non lasciandola sola, alleviando le sue sofferenze con tutti i mezzi leciti possibili, accompagnandola con amore e forza verso quella meta che Dio vorrà e quando Dio vorrà". "E` questa - ha concluso mons. Nosiglia - una legge di natura sancita da Dio nella coscienza di ogni uomo ed assunta da ogni medico come assoluta e inderogabile nella sua professione".
'Come per la Ru486, anche in tema di eutanasia l'Aduc non perde occasione per sparare a zero in base ai propri istinti politici'. Lo afferma Luca Volonte', capogruppo Udc alla Camera dei deputati.
'L'Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori si occupi una buona volta di fornire dati scientifici in nome della verita', evitando di scagliarsi in malafede contro la magistratura, ma soprattutto tentando di interferire sul suo lavoro'.
'Accusare l'Autorita' giudiziaria di non conoscere la Costituzione repubblicana, dunque chi e' preposto dalla legge stessa a verificare se una condotta sia lecita o meno, e' un atto di prepotenza e di supponenza che non puo' trovare alcuna giustificazione'.
'I medici non vanno lasciati soli. La politica non pu' rimanere sorda e insensibile'. Lo afferma Tommaso Pellegrino, capogruppo dei Verdi in commissione Affari sociali-Sanita' alla Camera.
'Serve un dibattito in Parlamento', prosegue Pellegrino rilanciando la necessita' di un confronto in Aula su testamento biologico e lotta all'accanimento teurapeutico e sottolinenando di avere anche presentato recentemente una proposta di legge, che 'mi auguro venga discussa al piu' presto'.
'Occorre inoltre - conclude l'esponente del Sole che ride - venire incontro alle esigenze dei medici, che non vanno lasciati soli in situazioni cosi' intrise di sofferenza e dolore'.
"Il richiamo alla Convenzione di Oviedo per legittimare una legge sul testamento biologico non e' adeguato per ragioni di merito e di metodo". Lo afferma l'Associazione "Scienza e Vita" evidenziando che "la Convenzione stessa, pur dando particolare rilievo nell'art. 9 ai desideri precedentemente espressi dal paziente e sottolineando che essi saranno tenuti in considerazione, non fa riferimento ne' a volonta' del paziente, ne' a doveri del medico".
"La Convenzione di Oviedo - spiega una nota - non indica ne' in quale modo tali desideri debbano essere recepiti, ne' che questo debba essere oggetto di una legge: appare, dunque, alquanto pretestuoso invocarla per giustificare una norma le cui criticita' sono molteplici ed evidenti, tra cui le implicazioni eutanasiche presenti in quasi tutti i progetti di legge in discussione al Senato".
Scienza e Vita fa notare anche che al "paragrafo 62 del Rapporto esplicativo si ribadisce che tenere presenti i desideri del paziente non significa che essi debbano essere necessariamente eseguiti, perche', ad esempio, potrebbero non aver tenuto conto dei progressi scientifici e delle nuove terapie disponibili". "Su questi presupposti - rileva la nota - come gia' evidenziato anche dal Comitato Nazionale per la bioetica, non si puo' assolutamente pretendere che tali desideri siano vincolanti per il medico".
Per l'associazione dunque e' necessario che "continui il dibattito sul tema e che si stia attenti a non autorizzare in modo surrettizio pratiche non rispettose per la vita e la dignita' umane".
"Quella di Welby e' la vicenda personale di un uomo che, di fronte a una fine certa, chiede almeno che gli siano risparmiate sofferenze che potrebbero essere evitate se l'accanimento dei medici cessasse ed egli potesse affrontare la fine sedato. E' un suo diritto sacrosanto, che le istituzioni hanno il dovere di garantire". Cosi' Mauro Bulgarelli, senatore dei "Verdi-Pdci", che continua: "Il pronunciamento del Tribunale civile di Roma, che riconosce il diritto di Welby a rifiutare le cure, affermando tuttavia che non esistono leggi in grado di tutelarlo, lascia veramente perplessi, visto che esistono articoli della Costituzione che potrebbero essere fatti valere in tal senso'.
'Tuttavia e' importante che il Tribunale riconosca il diritto di Welby a rifiutare l'accanimento terapeutico; su tale scorta sta ora alla politica dare applicazione al dettato costituzionale -in particolare all'art. 13 e 32 della Carta, che stabiliscono che la liberta' personale e' inviolabile e che nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge- e garantire -conclude Bulgarelli- che il diritto di Welby sia tutelato".
Valerio Zanone, senatore della Margherita, ha firmato il ddl Villone che attua l'articolo 32 della Costituzione; in una intervista a RadioRadicale ha tra l'altro dichiarato: 'Questo disegno di legge e' la risposta che lo stesso tribunale ha detto di attendere per trovare una soluzione rapida al caso Welby e ai molti casi simili. Si tratta di una legge molto impervia per via della responsabilita' che richiede ma facile nella sua stesura: il diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari e' stabilito dall'articolo 32 della nostra Costituzione come principio generale cui si puo' derogare solo in casi eccezionali fissati per legge, ovvero quando e' in discussione l'interesse della collettivita' o di altri soggetti. Ad esempio in caso di vaccinazioni per impedire un contagio o in caso di malati mentali che possono danneggiare altre persone. Al di fuori di questi casi eccezionali che giustificano una norma di deroga, il principio deve essere stabilito'.
'Chi passa attraverso le malattie si ricorda qual e' il problema delle cose. Io Welby andrei a trovarlo solo perche' uno che vuole morire, probabilmente si sente solo. Forse una vicinanza maggiore di tutti noi, di tutti quelli che pensano ad altro, probabilmente lo aiuterebbero'. lo ha detto Umberto Bossi in un'intervista a Telelombardia che la mandera' in onda questa sera.
Alla domanda di un giudizio sulla decisione di Berlusconi di lasciare liberta' di coscienza sulla legge per l'eutanasia, Bossi ha spiegato: 'Dato che non me l'ha detto, non abbiamo deciso insieme, non so. Berlusconi e' portato sempre a fare il liberale. Quindi a lasciar liberta' di coscienza. La liberta' di coscienza uno se la prende ugualmente perche' quando vota e' da solo, per cui decide lui cosa vota'.
'La liberta' di coscienza - ha concluso - ce l'abbiamo sempre. Pero' e' inutile dirlo. Dirlo vuol dire un'altra cosa, significa che non si piglia la strada, che si e' contrari all'eutanasia. Lasciare liberta' di coscienza vuol dire che si e' contrari all'eutanasia. Personalmente poi penso che abbiamo gia' tante cose da fare e bisogna lasciar pur qualcosa da fare al padreterno'.
'Che si applichi subito quanto stabilisce l'articolo 32 della nostra Costituzione, predisponendo gli adeguati strumenti legislativi al piu' presto'. E' quanto chiede Ivana Bartoletti, responsabile nazionale Diritti civili dei Ds, dopo che il ricorso di Piergiorgio Welby e' stato respinto. 'Non e' ammissibile questo vuoto legislativo -aggiunge-, dal momento che indicazioni gia' ci sono: penso all'articolo 32 della Costituzione che prevede l'assolutezza del diritto al rifiuto'.
'La vicenda umana e dolorosa di Welby dimostra come purtroppo prevalgano i si e i no su leggi e su norme gia' esistenti, come ad esempio la convenzione di Oviedo, e che semmai andrebbero tradotti e resi applicabili. Ritengo -prosegue l'esponente dei Ds- che si dovra' poi aprire una discussione serena e laica sul testamento biologico'.
'Per laica -spiega Bartoletti- intendo una discussione che riconosca che nessuno ha alcuna verita' in tasca: ne' chi ritiene irrazionali le motivazioni dei credenti, ne' chi reputa prive di senso quelle dei non credenti. Queste -conclude- possono convivere nell'orizzonte condiviso di chi ha a cuore la dignita' della persona nella vita cosi' come nella morte'.
"Approviamo la presa di posizione del ministro Turco sulla conversione in legge della Convenzione di Oviedo. Certo, i tempi non corrispondono alle esigenze di Welby".
L'Associazione Coscioni e' favorevole al disegno di legge annunciato dal ministro Livia Turco sul consenso informato e il testamento biologico. Il vicesegretario dell'associazione, Rocco Berardo, dice: "In particolare l'articolo 9 permettera', nei casi simili a quello di Piergiorgio Welby, di tenere conto dei desideri espressi dai pazienti".
Per quanto riguarda invece il caso specifico di Welby, sottolinea Berardo, oggi resta la necessita' di una legge che autorizzi a chiedere l'interruzione del respiratore: "Il diritto a chiedere lo stop dei trattamenti esiste, ma la legge per la sedazione manca".
In ogni caso, sottolinea Berardo, "siamo pronti a corrispondere alla sua domanda, cioe' a staccare il respiratore e sedarlo. Non e' una disobbedienza civile ma, al contrario, un'obbedienza civile, come l'hanno anche definita Marco Pannella e Rita Berardini".
Rispetto alla riunione del Consiglio superiore della sanita', che deve decidere se vi sia o meno accanimento terapeutico nel caso di Welby, c'e' una sostanziale indifferenza. "Sinceramente non riteniamo che la decisione che verra' presa sia influente per questo caso- conclude Berardo-, e a noi interessa che sia accolta subito la sua domanda, se nessuno dara' una risposta, noi la esaudiremo".
Il governo ripresentera' in Parlamento un disegno di legge delega con cui attuare nel nostro ordinamento la convenzione che riguarda appunto i diritti umani e biomedicina. Una convezione gia' ratificata dall'Italia che riguarda alcuni punti al centro della polemica politica e bioetica scatenata dalla vicenda Welby.
'E' un atto dovuto, ma e' grave che dal 2001 la delega sia stata lasciata decadere'. Il ministro ha gia' contattato il collega di governo alla Giustizia, il ministro Mastella, che e' anche il ministro concertante, il quale ha assicurato la sua disponibilita' a riaffrontare la questione. La strada sarebbe in questo caso quella della legge delega e successivamente approvazione da parte del governo di alcuni decreti delegati necessari ad armonizzare la legge italiana a quanto prevede la norma della convenzione. La Convenzione di Oviedo Dalla Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea e' stata adottata a Nizza il 7 dicembre 2000, e stabilisce che il consenso libero e informato del paziente all'atto medico non vada considerato solo sotto il profilo della liceita' del trattamento, ma venga considerato prima di tutto come un vero e proprio diritto fondamentale del cittadino europeo, che riguarda il piu' generale diritto alla integrita' della persona. La Convenzione di Oviedo rappresenta, secondo il giudizio dei bioeticisti e degli organi ordinistici sanitari che ne hanno fatto sempre un punto di riferimento, uno dei documenti piu' coraggiosi ed avanzati elaborato collegialmente negli ultimi dieci anni, anche perche' in esame i diritti dell'uomo con le nuove prospettive che la ricerca scientifica rivela e i nuovi rischi che possono comprometterli.
In concreto, l'articolo 9 della Convenzione precisa che nel caso in cui per qualsiasi motivo il paziente non sia in grado di esprimere la propria volonta', si deve tener conto dei desideri precedentemente espressi: in sostanza il testamento biologico.
La seconda strada resta quella tradizionale di un nuovo testo.
Dalla commissione Sanita' al Senato usciranno le norme per il testamento biologico, provvedimento auspicato nei giorni scorsi anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
La voce 'istituzionale' della scienza arrivera' con il parere del Consiglio Superiore di Sanita', previsto per il 20 dicembre.
Il 19 si riunira' il comitato di presidenza dell'organismo che si e' imposto il voto del silenzio sul documento che verra' consegnato nelle mani del ministro della Salute Livia Turco. Ma la decisione sara' presa solo il giorno successivo in sede plenaria. Si trattera' solo di un atto tecnico d'orientamento per il ministro che ha chiesto agli esperti di sapere se le cure a Welby sono da considerare o meno accanimento terapeutico. Un parere, quindi, che non portera' di fatto a nulla nell'immediato. La decisione infatti, a legge invariata, resta quella del giudice.
PERSONALMENTE SONO CONTRARIA ALL'EUTANASIA
'Come persona ho gia' espresso il mio no, un no discreto, personale, di coscienza, all'eutanasia. Un no che, devo dirlo, la vicenda umana e la forza spirituale, mentale e vitale di Welby ha ulteriormente rafforzato'. Lo afferma in un'intervista a 'Il Tempo' il ministro della Salute Livia Turco che cosi' esprime il suo 'no' all'eutanasia, riferendosi alla vicenda di Piergiorgio Welby, il cui ricorso presentato per l'interruzione delle terapie mediche a cui e' sottoposto, e' stato respinto dal tribunale civile di Roma e dichiarato inammissibile.
'Ho seguito fin dall'inizio la drammatica vicenda di Piergiorgio Welby- spiega la Turco - con totale e grande rispetto e un forte sentimento di vicinanza. Come ministro ho avviato due iniziative: ho chiesto al Consiglio superiore di Sanita' di chiarire con un suo parere se i trattamenti cui e' sottoposto possano definirsi accanimento terapeutico e ho istituito presso il ministero una Commissione per definire entro la prossima primavera un piano nazionale per le cure palliative e per assicurare procedure e linee guida affinche' le migliaia di cittadini nelle condizioni di Welby, o comunque costretti a convivere per anni con la loro malattia, abbiano a disposizione tutti i supporti sanitari e assistenziali idonei'.
Riguardo allo stato della sanita' italiana, il ministro sottolinea che l'obiettivo e' 'ridefinire modi e forme del sistema perche' esso sia finalmente completamente orientato verso i bisogni e le esigenze dei cittadini e nella garanzia della piu' totale equita''. Infine, sul tema delle coppie di fatto la Turco conclude: 'Quello che ci unisce e' il programma dell'Unione e la volonta' politica espressa chiaramente nel capitolo dedicato alle unioni civili dove si impegna al riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facolta' delle persone che hanno parte delle unioni di fatto, al di la' della natura e della qualita' delle unioni e del loro orientamento sessuale'.
LEGALE: ENTRO MARTEDI' DECISIONE SU RICORSO
Entro martedi' si dovra' sciogliere la riserva sull'appello -una sorta di riesame che sara' avanzato al tribunale civile in sede collegiale- da presentare contro il provvedimento del giudice monocratico del Tribunale civile di Roma che ha giudicato inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby per 'staccare la spina' del respiratore che lo tiene in vita. E' la previsione di uno dei legali della famiglia Welby, il professor Vittorio Angiolini, avvocato e titolate di diritto costituzionale alla Statale di Milano.
'A tutt'oggi non e' stata ancora presa una decisione - spiega il professor Angiolini - credo che se si decidera' per il ricorso, lo si potra' fare entro martedi''. Lo stesso Professor Angiolini spiega poi che i giorni di tempo per formalizzare l'appello 'sono 10 e non 15'. 'Non e' che questo possa cambiare la situazione - osserva - ma la 'finestra di tempo e' comunque di 10 giorni'.
Nel merito del ricorso il legale della famiglia Welby preferisce non fornire dettagli. 'Posso dire soltanto - afferma - che forniremo al tribunale in sede collegiale gli strumenti per poter accogliere la richiesta di interrompere la ventilazione assistita, previa sedazione, principio che il giudice ha comunque dichiarato legittimo'.
'Faremo tutto quello che e' utile mettere in campo nei tempi dovuti. Certo una questione di incostituzionalita' non e' peregrina e non e' detto che non si possa porre in futuro. Ma questa strada prenderebbe molto tempo: tempo che Piergiorgio Welby non ha'.
CODACONS: WELBY E' INCAPACE. RADICALI QUERELANO
'Basta alle speculazioni sulla pelle di Welby, l'associazione per i diritti del malato e il Codacons se non cesseranno le speculazioni denunceranno Radicali e comitati vari alla Procura per abusi su persona incapace'. E' quanto annuncia il Codacons in un comunicato.
'Abbiamo taciuto per settimane - afferma il Codacons - ma ora nel leggere che qualcuno si candida come in un concorso di bellezza per staccare la spina al posto del Tribunale o del medico non possiamo piu' tacere. Se Welby e' in condizioni di non vita, come sostengono i sostenitori della morte dolce, e quindi di incapacita' di una vita normale, non puo' esserlo nemmeno dal punto di vista psichico e quindi non puo' decidere certo di darsi la morte'.
'Per questa ragione chi strumentalizza questa persona malata e incapace per fare una battaglia giusta per l'introduzione in Italia di norme utili e sacrosante sull'eutanasia, commette un abuso imperdonabile che deve cessare. Si facciano battaglie e manifestazioni ma si lasci in pace il malato incapace e non si continui ad annunciare distacchi improbabili di spine e omicidi consenzienti'.
'Il Codacons e l'Associazione per i diritti del malato diffidano tutti, compresi gli amici Radicali, a farla finita con queste sceneggiate e annunci illeciti, e invita il medico curante a fare il suo dovere fino in fondo anche se al fondo ci fosse l'obbligo - per far soffrire meno il malato - di non eccedere oltre in cure e terapie eccessive ed accanite'.
Risposta di Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani
Non potevano più tacere e hanno parlato: il Codacons e l'Associazione per i diritti del malato hanno aperto bocca per dire che Piergiorgio Welby è persona incapace che non può decidere alcunché sull'accanimento terapeutico che viene fatto sul suo corpo. Preannunciano denuncia nei confronti dei radicali per abuso su persona incapace. Il malato per loro non può parlare direttamente, non può essere esponente politico e tanto meno radicale e Presidente dell'Associazione Coscioni; può parlare solo attraverso di loro che lo rappresentano anche come consumatore di sanità. Pazzi per loro - come accadeva nel regime sovietico - sono coloro che non si arrendono alla violenza di istituzioni sorde e ipocrite e che con una lotta esemplare dal punto di vista della nonviolenza pongono verità scomode, comprese perfettamente dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani.
Da parte nostra, di fronte alle falsità - queste sì chiaramente speculative e strumentali - proclamate attraverso l'odierno comunicato dal Codacons e dall'Associazione per i diritti del malato, non possiamo far altro che dar mandato ai nostri legali affinché procedano per diffamazione e calunnia.
STAMPA ESTERA DEFINISCE L'ITALIA 'PAESE CATTOLICO'
(Agenzia Dire) Il caso di Piergiorgio Welby trova eco anche sulla stampa straniera. "Italy court snubs euthanasia plea" ("Corte italiana snobba richiesta di eutanasia") titola, nella sua edizione on-line, la Bbc. "Giudice romano rigetta la richiesta di un uomo di staccare il respiratore" ("Rome judge rejects man's request to be taken off a respirator"): cosi' Usa today. Colpisce, pero', come in questi articoli- pubblicati per la sentenza del Tribunale civile di Roma- "Italy" faccia coppia fissa con "Catholic country". Insomma, almeno in questa circostanza, la prima caratteristica del Paese che si offre al lettore e' la fede tradizionalmente cattolica.
Il caso di Piergiorgio Welby, si legge sul sito della Bbc, ha acceso un accanito dibattito in Italia, "A mainly Roma Catholic country were euthanasia is illegal": "Un Paese prevalentemente cattolico, dove l'eutanasia e' illegale". Sull'International Herald Tribune, edizione web (ma l'articolo e' preso dall'Associated press), dopo l'annuncio del rigetto della richiesta di Welby, l'Italia viene subito etichettata come una "traditionally Catholic nation". Usa today spiega che "la richiesta dell'uomo ha acceso un nuovo dibattito sull'eutanasia nella "traditionally catholic Italy".
Il caso ha spaccato la "predominantly Catholic country", secondo la Reuters. E gli esempi si moltiplicano, fino al Daily India, che presenta l'Italia come "the Roman Catholic country".
D'AGOSTINO E MARINO: PRIMA STACCARE RESPIRATORE, POI SEDARE
Staccare il respiratore a Piergiorgio Welby e, immediatamente dopo, somministrargli la sedazione terminale da lui richiesta e che lo 'porterebbe alla morte', ma non il contrario. Il presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco D'Agostino, sottolinea come seguendo questa via sarebbe possibile soddisfare la richiesta di Welby 'senza che ci sia bisogno di una legge'.
'L'equivoco da evitare a mio avviso - ha affermato D'Agostino intervenendo oggi alla trasmissione radiofonica 'Radio 3 Mondo', durante la quale ha anche affermato che Welby ha diritto a rifiutare le terapie - e' quello di dire che la sedazione definita 'non reversibile' che Piergiorgio Welby richiede debba precedere la sospensione delle terapie. Debba cioe' precedere il dovere del medico che stacca la spina. Se infatti si somministra al paziente una sedazione irreversibile che porta a morte il malato, risulta poi superfluo staccare la spina'. In altre parole, ha spiegato, 'se viene sospesa la terapia, e quindi staccato il respiratore meccanico, e successivamente, anche pochi attimi dopo, somministrata la sedazione, cio' puo' avvenire senza che ci sia bisogno di una legge e di un appello al Parlamento'.
Welby, ha sottolineato D'Agostino, 'rifiuta la terapia alla quale e' sottoposto. Questo e' un diritto fondamentale, direi un diritto costituzionale di qualunque paziente e riguarda qualunque tipo di terapia, anche molto elementare, non salvavita. Come riguarda, allo stesso modo, anche eventuali terapie salvavita'.
Secondo il bioeticista, 'se facciamo riferimento al caso particolare di Piergiorgio Welby, ammesso e non concesso che il paziente sia sottoposto ad accanimento terapeutico, il problema andrebbe superato dal fatto che egli rifiuta la terapia -nel caso specifico il respiratore meccanico- ed ha il diritto di rifiutarla. Non c'e' dunque nessuna lacuna nel nostro ordinamento normativo, perche' il rifiuto della terapia - ha affermato - e' un principio giuridicamente consolidato ed eticamente condiviso da tutti'.
Allo stesso tempo, D'Agostino ha pero' precisato che 'e' chiaro che quando un paziente rifiuta una terapia il medico non lo abbandona. Il medico - ha detto - ha il dovere di non praticare la terapia che il paziente rifiuta e allo stesso tempo ha il dovere di applicare tutte quelle cure compassionevoli, tutte quelle tecniche relative alla terapia del dolore, che possano andare a beneficio del paziente medesimo. Naturalmente, purch, non si confonda la terapia del dolore con l'eutanasia. La terapia del dolore ha infatti come obiettivo quello di ridurre al minimo le sofferenze del paziente'.
'Ogni medico ha il dovere di praticare la terapia del dolore secondo le esigenze del singolo paziente. E' inutile creare un caso su un'ipotesi che e' tragica ma che appartiene alla comune pratica clinica'.
D'accordo con il presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica Francesco D'Agostino. Pieno appoggio a D'Agostino arriva dal presidente della Commissione Sanita' del Senato Ignazio Marino.
Nel caso di Piergiorgio Welby infatti, ha spiegato Marino, 'la sedazione terminale dovrebbe necessariamente essere talmente profonda da determinare la morte del paziente. Tale atto dunque, se effettuato prima del distacco del respiratore, equivarrebbe ad un atto eutanasico'. Al contrario, ha proseguito Marino, staccando prima il respiratore e somministrando immediatamente dopo la sedazione terminale, Welby avrebbe un'autonomia respiratoria molto limitata ma che gli consentirebbe di non soffrire: 'Il paziente cioe' - ha precisato Marino - non arriverebbe ad uno stato di sofferenza, poiche' questa sarebbe determinata appunto dall'insufficienza respiratoria, ma la sedazione immediata impedirebbe a Welby di raggiungere lo stadio di insufficienza respiratoria. Con la sedazione Welby si 'addormenterebbe' e andrebbe lentamente verso la morte, senza soffrire'. Una 'soluzione', quella indicata, che metterebbe il medico nelle condizioni, da un lato, di sospendere le terapie non volute dal paziente (ovvero il respiratore automatico) e dall'altro di prestargli la dovuta assistenza per impedire che soffra (attraverso la somministrazione della sedazione). Una 'via' che pero', tiene a precisare Marino, 'nulla ha a che vedere con l'eutanasia: Ribadiamo il nostro 'no' all'eutanasia - ha affermato il presidente della Commissione Sanita' - ne' ci sono oggi in discussione ipotesi che possano portare a cio' e chi dice il contrario vuole solo agitare le acque per creare confusione'.
Resta invece il fatto, ha aggiunto, che un paziente 'ha assolutamente il diritto, insormontabile, di decidere autonomamente circa le terapie cui vuole essere sottoposto'.
Nel dibattito attuale sul caso Welby, 'che ha portato finora solo a vuote parole - ha concluso Marino - la via indicata da D'Agostino e' uno spiraglio per un possibile percorso pratico al fine di arrivare ad una soluzione condivisa'.
ALTRI COMMENTI
"Ci dispiace vedere una persona soffrire così, ma siamo cattolici e difendiamo la vita fino in fondo". Lo ha detto il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, parlando di Piergiorgio Welby nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio.
"Quindi - ha proseguito - solidarietà alla persona ma non può diventare l'occasione per introdurre l'eutanasia nel nostro paese. C'è bisogno di fare una legge sull'argomento, faremo una battaglia per questo".
'I tempi della politica non permettono a Welby di risolvere il suo anelito ad interrompere la sofferenza senza via d'uscita. Il gruppo dei Radicali sta valutando, insieme a lui e ai familiari, la possibilita' di un atto di disobbedienza civile. Ma non e' una scelta facile'. Lo afferma in un'intervista a 'La Repubblica' il leader storico del movimento radicale e ministro per le politiche comunitarie Emma Bonino riferendosi alla vicenda di Piergiorgio Welby, malato da quarant'anni, il cui ricorso presentato per l'interruzione delle terapie mediche a cui e' sottoposto, e' stato respinto dal Tribunale civile di Roma e dichiarato inammissibile.
'Ormai e' stato accertato e confermato - prosegue la Bonino - anche a livello di opinione pubblica, che esiste per ogni persona il diritto a rifiutare l'accanimento terapeutico. Il problema e' che c'e' una sorta di nebulosa giuridica che impedisce di capire quello che si puo' fare dopo che l'accanimento terapeutico e' stato accertato.
Ricorreremo contro la sentenza del Tribunale civile di Roma, ma il tempo e' tiranno. Non solo per Piergiorgio Welby, ma per le centinaia di persone senza nome che vivono il suo stesso dramma umano ed etico'. 'Nel caso di Piergiorgio Welby non si tratta assolutamente di eutanasia', sottolinea la Bonino aggiungendo che pero' 'chi vuole aiutarlo ad interrompere la sua sofferenza disumana diventa soggetto del Codice penale, grazie ad una norma che risale alla legislazione fascista'.
'Un caso straziante strumentalizzato per fini politici. Chi porta avanti la battaglia per l'eutanasia e usa Welby per aprire una breccia dimentica che dietro tutto questo c'e' la solitudine e il dolore di un essere umano'. Lo ha detto in un'intervista al 'Corriere della Sera' Giuseppe Casale, il medico palliativista che si e' rifiutato di esaudire la richiesta di eutanasia a Piergiorgio Welby. 'Sono contrario all'eutanasia - ha aggiunto - Se cosi' non fosse non avrei scelto di dedicarmi alle cure palliative. E' la risposta sbagliata di una societa' che non sa prendersi cura di chi soffre'.
'Ho proposto di assistere Piergiorgio a casa con farmaci, sostegno psicologico e spirituale, oppure con ansiolitici e antidepressivi - ha ricordato il medico - Non ha accettato. Infine gli ho prospettato una sedazione non per accelerare la morte, ma per smettere di soffrire. Ma lui vuole essere addormentato e subito staccato dal respiratore. E' una persona molto sofferente non nel fisico, ma nella psiche e nello spirito - ha spiegato ancora Casale - Un dolore intimo, profondo, tipico di chi non riesce a dare piu' senso alla vita. E rabbia'.
'Gli stralci della motivazione, riportati dalla stampa, con cui il giudice Angela Salvio ha respinto il ricorso di PierGiorgio Welby che chiedeva la sospensione della ventilazione assistita sotto sedazione, suscitano sorpresa e perplessita''. Lo dichiara in una nota la Consulta di Bioetica commentando ia decisione del Tribunale civile di Roma di respingere e dichiarare inammissibile il ricorso presentato da Piergiorgio Welby di interrompere le terapie mediche a cui e' sottoposto.
'Si legge che Welby non puo' far valere il diritto di rifiutare le cure che la Costituzione gli riconosce con ben 2 articoli, 13 e 32, perche' manca nel nostro ordinamento una legge che preveda e tuteli tale diritto - prosegue la Consulta - La Consulta non condivide questa impostazione perche' le leggi ci sono ma si tratta di darne applicazione. Ci si riferisce alla legge 833 del 1978, che ha istituito il sistema sanitario italiano, e alla legge 180 sulla salute mentale, sempre richiamate quando si parla di consenso informato, che all' art. 33 e all'art.1 stabiliscono, senza possibilita' di equivoci, che i trattamenti sanitari sono di norma volontari'. 'Per potere imporre un trattamento occorre, sempre secondo quanto previsto dalle leggi citate, dal nostro ordinamento piu' in generale e dal codice di deontologia medica, che questo sia previsto obbligatorio da una legge - conclude la nota - E alla Consulta non risulta che vi sia una legge che imponga a Welby di proseguire la ventilazione assistita contro la sua volonta''.
"Mentre si dibatte di accanimento terapeutico, tanti non hanno nemmeno accesso alle cure o almeno a cure consistenti, così che la morte diventa il loro destino". Lo afferma in un editoriale l'Osservatore Romano, commentando il messaggio del Papa per la Pace in cui Benedetto XVI difende la vita dall'inizio fino al suo termine naturale. Senza citare mai il caso di Piergiorgio Welby, il quotidiano vaticano sottolinea che "si fa scialo della vita umana in tante e diverse situazioni.
Si afferma in taluni Paesi - afferma il quotidiano d'Oltretevere - il diritto alla morte con l'eutanasia. Sono situazioni che il Messaggio del Papa richiama con forza".
"La pace - scrive Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio - si deve fondare su una cultura capace di recepire il valore di ogni persona umana, qualunque sia il suo volto, la sua condizione, la sua storia". E tuttavia, questo è un tempo in cui "la vita umana è troppo spesso dimenticata come priva di valore, manipolata come un oggetto, umiliata in tante dolorose situazioni di singoli e di popoli interi".
"Se, come ha giustamente ribadito la Corte d'Appello di Milano, quello a cui e' sottoposta Eluana Englaro non e' accanimento terapeutico, e quindi non le si puo' staccare la spina, a maggior ragione non lo e' quello a cui e' sottoposto Piergiorgio Welby, e dunque non gli si puo' staccare la spina". Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"L'aiuto alla respirazione, l'alimentazione e l'idratazione parenterali -sottolinea Pedrizzi- non sono atti medici, non sono trattamenti sanitari, ma mezzi dovuti di sostentamento vitale, di supporto alla vita. Si tratta pertanto di pratiche che nulla hanno a che fare con l'accanimento terapeutico e che non sono rifiutabili, ne' da parte dei malati coscienti ne', mediante il testamento biologico, da parte di quelli incoscienti. In questo campo, insomma, non c'e' nessun vuoto normativo, perche' l'eutanasia, l'omicidio del consenziente, l'aiuto al suicidio o il suicidio assistito che dir si voglia, quale sarebbe l'atto di staccare la spina ad Eluana Englaro o a Piergiorgio Welby, sono vietati dalla legge".
Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha aderito alla raccolta di firme per la discussione in parlamento delle poposte di legge sull'eutanasia. Il primo cittadino partenopeo ha aderito alla raccolta in atto da parte dell'associazione Luca Coscioni, impegnata sul caso di Piegiorgio Welby, in via Verdi, mentre si recava ad una seduta del Consiglio comunale.
"Le pur legittime e doverose distinzioni tra accanimento terapeutico ed eutanasia o tra testamento biologico ed eutanasia non possono incoraggiare un percorso di morte anticipata e di sentenza pronunciata dall'uomo su un dono gratuito, qual è quello della vita, il cui inizio e fine spetta solo a Dio deciderlo". Monsignor Cesare Nosiglia, vescovo di Vicenza, si pronuncia in questi termini sul tema dell'eutanasia che prende spunto dal caso di Piergiorgio Welby.
Il presule, riferisce il Sir, ha messo in particolare in guardia dalla "tentazione di percorrere vie di morte e non di vita, anche quando la vita sembra inutile, finita, irrimediabilmente perduta e la sofferenza del corpo estrema e devastante. Anche allora, soprattutto allora - ha ammonito il vescovo - resti la viva coscienza dell'anima ad opporsi al rifiuto di vivere", a partire dalla consapevolezza che "ogni persona va sostenuta, amata e curata, senza eccezioni, fino alla fine naturale della vita, non lasciandola sola, alleviando le sue sofferenze con tutti i mezzi leciti possibili, accompagnandola con amore e forza verso quella meta che Dio vorrà e quando Dio vorrà". "E` questa - ha concluso mons. Nosiglia - una legge di natura sancita da Dio nella coscienza di ogni uomo ed assunta da ogni medico come assoluta e inderogabile nella sua professione".
'Come per la Ru486, anche in tema di eutanasia l'Aduc non perde occasione per sparare a zero in base ai propri istinti politici'. Lo afferma Luca Volonte', capogruppo Udc alla Camera dei deputati.
'L'Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori si occupi una buona volta di fornire dati scientifici in nome della verita', evitando di scagliarsi in malafede contro la magistratura, ma soprattutto tentando di interferire sul suo lavoro'.
'Accusare l'Autorita' giudiziaria di non conoscere la Costituzione repubblicana, dunque chi e' preposto dalla legge stessa a verificare se una condotta sia lecita o meno, e' un atto di prepotenza e di supponenza che non puo' trovare alcuna giustificazione'.
'I medici non vanno lasciati soli. La politica non pu' rimanere sorda e insensibile'. Lo afferma Tommaso Pellegrino, capogruppo dei Verdi in commissione Affari sociali-Sanita' alla Camera.
'Serve un dibattito in Parlamento', prosegue Pellegrino rilanciando la necessita' di un confronto in Aula su testamento biologico e lotta all'accanimento teurapeutico e sottolinenando di avere anche presentato recentemente una proposta di legge, che 'mi auguro venga discussa al piu' presto'.
'Occorre inoltre - conclude l'esponente del Sole che ride - venire incontro alle esigenze dei medici, che non vanno lasciati soli in situazioni cosi' intrise di sofferenza e dolore'.
"Il richiamo alla Convenzione di Oviedo per legittimare una legge sul testamento biologico non e' adeguato per ragioni di merito e di metodo". Lo afferma l'Associazione "Scienza e Vita" evidenziando che "la Convenzione stessa, pur dando particolare rilievo nell'art. 9 ai desideri precedentemente espressi dal paziente e sottolineando che essi saranno tenuti in considerazione, non fa riferimento ne' a volonta' del paziente, ne' a doveri del medico".
"La Convenzione di Oviedo - spiega una nota - non indica ne' in quale modo tali desideri debbano essere recepiti, ne' che questo debba essere oggetto di una legge: appare, dunque, alquanto pretestuoso invocarla per giustificare una norma le cui criticita' sono molteplici ed evidenti, tra cui le implicazioni eutanasiche presenti in quasi tutti i progetti di legge in discussione al Senato".
Scienza e Vita fa notare anche che al "paragrafo 62 del Rapporto esplicativo si ribadisce che tenere presenti i desideri del paziente non significa che essi debbano essere necessariamente eseguiti, perche', ad esempio, potrebbero non aver tenuto conto dei progressi scientifici e delle nuove terapie disponibili". "Su questi presupposti - rileva la nota - come gia' evidenziato anche dal Comitato Nazionale per la bioetica, non si puo' assolutamente pretendere che tali desideri siano vincolanti per il medico".
Per l'associazione dunque e' necessario che "continui il dibattito sul tema e che si stia attenti a non autorizzare in modo surrettizio pratiche non rispettose per la vita e la dignita' umane".
"Quella di Welby e' la vicenda personale di un uomo che, di fronte a una fine certa, chiede almeno che gli siano risparmiate sofferenze che potrebbero essere evitate se l'accanimento dei medici cessasse ed egli potesse affrontare la fine sedato. E' un suo diritto sacrosanto, che le istituzioni hanno il dovere di garantire". Cosi' Mauro Bulgarelli, senatore dei "Verdi-Pdci", che continua: "Il pronunciamento del Tribunale civile di Roma, che riconosce il diritto di Welby a rifiutare le cure, affermando tuttavia che non esistono leggi in grado di tutelarlo, lascia veramente perplessi, visto che esistono articoli della Costituzione che potrebbero essere fatti valere in tal senso'.
'Tuttavia e' importante che il Tribunale riconosca il diritto di Welby a rifiutare l'accanimento terapeutico; su tale scorta sta ora alla politica dare applicazione al dettato costituzionale -in particolare all'art. 13 e 32 della Carta, che stabiliscono che la liberta' personale e' inviolabile e che nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge- e garantire -conclude Bulgarelli- che il diritto di Welby sia tutelato".
Valerio Zanone, senatore della Margherita, ha firmato il ddl Villone che attua l'articolo 32 della Costituzione; in una intervista a RadioRadicale ha tra l'altro dichiarato: 'Questo disegno di legge e' la risposta che lo stesso tribunale ha detto di attendere per trovare una soluzione rapida al caso Welby e ai molti casi simili. Si tratta di una legge molto impervia per via della responsabilita' che richiede ma facile nella sua stesura: il diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari e' stabilito dall'articolo 32 della nostra Costituzione come principio generale cui si puo' derogare solo in casi eccezionali fissati per legge, ovvero quando e' in discussione l'interesse della collettivita' o di altri soggetti. Ad esempio in caso di vaccinazioni per impedire un contagio o in caso di malati mentali che possono danneggiare altre persone. Al di fuori di questi casi eccezionali che giustificano una norma di deroga, il principio deve essere stabilito'.
'Chi passa attraverso le malattie si ricorda qual e' il problema delle cose. Io Welby andrei a trovarlo solo perche' uno che vuole morire, probabilmente si sente solo. Forse una vicinanza maggiore di tutti noi, di tutti quelli che pensano ad altro, probabilmente lo aiuterebbero'. lo ha detto Umberto Bossi in un'intervista a Telelombardia che la mandera' in onda questa sera.
Alla domanda di un giudizio sulla decisione di Berlusconi di lasciare liberta' di coscienza sulla legge per l'eutanasia, Bossi ha spiegato: 'Dato che non me l'ha detto, non abbiamo deciso insieme, non so. Berlusconi e' portato sempre a fare il liberale. Quindi a lasciar liberta' di coscienza. La liberta' di coscienza uno se la prende ugualmente perche' quando vota e' da solo, per cui decide lui cosa vota'.
'La liberta' di coscienza - ha concluso - ce l'abbiamo sempre. Pero' e' inutile dirlo. Dirlo vuol dire un'altra cosa, significa che non si piglia la strada, che si e' contrari all'eutanasia. Lasciare liberta' di coscienza vuol dire che si e' contrari all'eutanasia. Personalmente poi penso che abbiamo gia' tante cose da fare e bisogna lasciar pur qualcosa da fare al padreterno'.
'Che si applichi subito quanto stabilisce l'articolo 32 della nostra Costituzione, predisponendo gli adeguati strumenti legislativi al piu' presto'. E' quanto chiede Ivana Bartoletti, responsabile nazionale Diritti civili dei Ds, dopo che il ricorso di Piergiorgio Welby e' stato respinto. 'Non e' ammissibile questo vuoto legislativo -aggiunge-, dal momento che indicazioni gia' ci sono: penso all'articolo 32 della Costituzione che prevede l'assolutezza del diritto al rifiuto'.
'La vicenda umana e dolorosa di Welby dimostra come purtroppo prevalgano i si e i no su leggi e su norme gia' esistenti, come ad esempio la convenzione di Oviedo, e che semmai andrebbero tradotti e resi applicabili. Ritengo -prosegue l'esponente dei Ds- che si dovra' poi aprire una discussione serena e laica sul testamento biologico'.
'Per laica -spiega Bartoletti- intendo una discussione che riconosca che nessuno ha alcuna verita' in tasca: ne' chi ritiene irrazionali le motivazioni dei credenti, ne' chi reputa prive di senso quelle dei non credenti. Queste -conclude- possono convivere nell'orizzonte condiviso di chi ha a cuore la dignita' della persona nella vita cosi' come nella morte'.
"Approviamo la presa di posizione del ministro Turco sulla conversione in legge della Convenzione di Oviedo. Certo, i tempi non corrispondono alle esigenze di Welby".
L'Associazione Coscioni e' favorevole al disegno di legge annunciato dal ministro Livia Turco sul consenso informato e il testamento biologico. Il vicesegretario dell'associazione, Rocco Berardo, dice: "In particolare l'articolo 9 permettera', nei casi simili a quello di Piergiorgio Welby, di tenere conto dei desideri espressi dai pazienti".
Per quanto riguarda invece il caso specifico di Welby, sottolinea Berardo, oggi resta la necessita' di una legge che autorizzi a chiedere l'interruzione del respiratore: "Il diritto a chiedere lo stop dei trattamenti esiste, ma la legge per la sedazione manca".
In ogni caso, sottolinea Berardo, "siamo pronti a corrispondere alla sua domanda, cioe' a staccare il respiratore e sedarlo. Non e' una disobbedienza civile ma, al contrario, un'obbedienza civile, come l'hanno anche definita Marco Pannella e Rita Berardini".
Rispetto alla riunione del Consiglio superiore della sanita', che deve decidere se vi sia o meno accanimento terapeutico nel caso di Welby, c'e' una sostanziale indifferenza. "Sinceramente non riteniamo che la decisione che verra' presa sia influente per questo caso- conclude Berardo-, e a noi interessa che sia accolta subito la sua domanda, se nessuno dara' una risposta, noi la esaudiremo".
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