Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Universita' Cattolica: perche' il Governo insiste sul testamento biologico?

U.E. - ITALIA
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"Malgrado discussioni, riserve e critiche, il Governo italiano vuole introdurre il Testamento biologico o dichiarazione anticipata di trattamento, e in questi giorni e' iniziato, presso la commissione Sanita' del Senato, l'esame delle varie proposte di legge al riguardo". Lo rileva una nota del Centro di Bioetica dell'Universita' Cattolica pubblicata con grande rilievo dal settimanale "Famiglia Cristiana". Il testo si colloca sulla stessa linea della Conferenza Episcopale Italiana che in materia ha invitato a "non legiferare troppo, per non ingabbiare i medici".
"L'accanimento terapeutico  e' sbagliato, ma non sempre rianimazione e idratazione artificiali sono accanimento terapeutico, anzi a volte salvano la vita ed evitano sofferenze: dipende dalle situazioni, difficilmente prevedibili in un testamento preventivo e generico. E per non essere sottoposti ad accanimento terapeutico non e' necessario chiederlo, e' un diritto riconosciuto dai medici e dall'intera societa'".
"A che cosa serve davvero questo testamento?", si chiede il direttore del Centro di Bioetica della Cattolica, prof. Adriano Pessina. "Alcuni suoi difensori negano che serva per introdurre l'eutanasia (accettare la richiesta del malato e causarne la morte con sostanze letali), o il suicidio assistito (cooperare alla morte di una persona, su sua richiesta, anche sospendendo sostegni vitali non sproporzionati), o l'abbandono terapeutico (astenersi da trattamenti necessari e proporzionati alla situazione del malato). Costoro dicono che vogliono soltanto tutelare la volonta' dei malati. Ma che cosa vogliamo quando siamo malati? Vogliamo essere guariti, e se non possiamo guarire vogliamo essere curati e assistiti, vogliamo essere liberati dal dolore, essere ascoltati, essere trattati sempre con rispetto, anche quando non siamo piu' in grado di intendere e volere, vogliamo che nessuno ci consideri di peso o di troppo soltanto perche' nel nostro corpo e nella nostra mente si manifestano i limiti della condizione umana".
Secondo il prof. Pessina, "tra i diritti elencati non c'e' nessun diritto di morire perche' la morte non e' un bene che vada tutelato, o messo a disposizione della volonta' umana.
Servono scelte propositive per affrontare persino i momenti di disperazione dei malati, senza imporre atti eroici, ma anche senza cedere alla tentazione del farla finita. La morte verra', comunque: non anticipiamo cio' che gia' e' necessario. Sarebbe una vera sconfitta se la nostra civilta' passasse dal desiderio di liberazione dalla morte alla prassi di liberalizzazione della morte, magari con una semplice carta depositata da un notaio".
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