Italia. Veneto. 80% cittadini dice no a vita forzata per malati gravi
I Veneti non sono contro l'eutanasia, ma quasi il 60% degli intervistati ritiene che ogni caso deve essere valutato singolarmente. La maggior parte dei cittadini sono contrari all'accanimento terapeutico, ma emerge la necessita' di definire regole precise per evitare eccessive speculazioni. Lo rileva un sondaggio di Panel Data -Istituto Veneto di Sondaggi di Padova- su un campione di 600 cittadini veneti.
Il recente caso 'Welby' ha sollevato una questione che ancora oggi non ha trovato una soluzione e che genera prese di posizione contrastanti: meno del 30% dei Veneti e' contrario all'eutanasia, ma la maggior parte ritiene che bisogna valutare ogni caso singolarmente (58,7%). Emerge la necessita' di definire regole precise perche' la questione e' molto delicata e non sono ammissibili interpretazioni differenti tra loro che possono generare speculazioni sul diritto di chi deve vivere e chi deve 'staccare la spina'.
Anche tra coloro che si dichiarano cattolici praticanti l'apertura verso questo tema e' significativa e solo il 40% si pronuncia in maniera netta contro l'eutanasia, considerando la vita un dono ed in quanto tale nessuno ha il diritto di decidere sulle sue sorti.
In maniera quasi unanime gli intervistati si schierano contro l'accanimento terapeutico, ma approvano l'utilizzo di farmaci per ridurre le sofferenze del malato, se questo viene effettuato senza eccessivi abusi. Curare si', ma senza dover a tutti i costi combattere malattie che non lasciano alcuna speranza: quasi l'80% si dichiara infatti contrario alla possibilita' di mantenere in vita una persona allo stato vegetativo e che non ha alcuna speranza di miglioramento.
Una delle questioni su cui le istituzioni e gli organi competenti dovranno discutere maggiormente sara' stabilire a chi dare la responsabilita' di 'staccare la spina' se il malato non fosse cosciente e non potesse quindi esprimere la propria volonta': per gli intervistati l'ultima parola deve spettare ai famigliari (62,8%), al di la' dei pareri dei medici e delle sentenze dei giudici, mentre permane uno 'zoccolo duro' (20,9%) che si dichiara completamente contrario all'applicazione dell'eutanasia. La possibilita' di creare un 'testamento biologico' e ricorrere dunque all'eutanasia sulla base della volonta' che il malato ha espresso quando era ancora cosciente trova il favore di oltre tre quarti degli intervistati, mentre una maggiore distribuzione delle risposte si ha considerando l'opinione dei Veneti sulla presa di posizione della Chiesa, che si oppone alla legalizzazione dell'eutanasia.
Il 36% si dichiara completamente d'accordo, mentre poco meno di un terzo si esprime in maniera opposta, soprattutto i cattolici non praticanti e quelli appartenenti ad altre religioni.
Infine facendo riferimento allo specifico caso di Welby, la possibilita' che il medico che ha staccato il respiratore possa incorrere a provvedimenti giudiziari mette nuovamente in evidenza la necessita' di definire al piu' presto delle regole precise: il 41% degli intervistati infatti ritiene giusto che venga avviato un procedimento giudiziario in quanto l'eutanasia non e' stata ancora legalizzata e non sono ancora stati definiti i criteri con i quali poterla applicare, in sostanza, tuttavia, si ritiene che una volta che verranno stabilite le regole necessarie non avra' piu' senso avviare procedimenti giudiziari e mettere in discussione la deontologia dei medici.
Il recente caso 'Welby' ha sollevato una questione che ancora oggi non ha trovato una soluzione e che genera prese di posizione contrastanti: meno del 30% dei Veneti e' contrario all'eutanasia, ma la maggior parte ritiene che bisogna valutare ogni caso singolarmente (58,7%). Emerge la necessita' di definire regole precise perche' la questione e' molto delicata e non sono ammissibili interpretazioni differenti tra loro che possono generare speculazioni sul diritto di chi deve vivere e chi deve 'staccare la spina'.
Anche tra coloro che si dichiarano cattolici praticanti l'apertura verso questo tema e' significativa e solo il 40% si pronuncia in maniera netta contro l'eutanasia, considerando la vita un dono ed in quanto tale nessuno ha il diritto di decidere sulle sue sorti.
In maniera quasi unanime gli intervistati si schierano contro l'accanimento terapeutico, ma approvano l'utilizzo di farmaci per ridurre le sofferenze del malato, se questo viene effettuato senza eccessivi abusi. Curare si', ma senza dover a tutti i costi combattere malattie che non lasciano alcuna speranza: quasi l'80% si dichiara infatti contrario alla possibilita' di mantenere in vita una persona allo stato vegetativo e che non ha alcuna speranza di miglioramento.
Una delle questioni su cui le istituzioni e gli organi competenti dovranno discutere maggiormente sara' stabilire a chi dare la responsabilita' di 'staccare la spina' se il malato non fosse cosciente e non potesse quindi esprimere la propria volonta': per gli intervistati l'ultima parola deve spettare ai famigliari (62,8%), al di la' dei pareri dei medici e delle sentenze dei giudici, mentre permane uno 'zoccolo duro' (20,9%) che si dichiara completamente contrario all'applicazione dell'eutanasia. La possibilita' di creare un 'testamento biologico' e ricorrere dunque all'eutanasia sulla base della volonta' che il malato ha espresso quando era ancora cosciente trova il favore di oltre tre quarti degli intervistati, mentre una maggiore distribuzione delle risposte si ha considerando l'opinione dei Veneti sulla presa di posizione della Chiesa, che si oppone alla legalizzazione dell'eutanasia.
Il 36% si dichiara completamente d'accordo, mentre poco meno di un terzo si esprime in maniera opposta, soprattutto i cattolici non praticanti e quelli appartenenti ad altre religioni.
Infine facendo riferimento allo specifico caso di Welby, la possibilita' che il medico che ha staccato il respiratore possa incorrere a provvedimenti giudiziari mette nuovamente in evidenza la necessita' di definire al piu' presto delle regole precise: il 41% degli intervistati infatti ritiene giusto che venga avviato un procedimento giudiziario in quanto l'eutanasia non e' stata ancora legalizzata e non sono ancora stati definiti i criteri con i quali poterla applicare, in sostanza, tuttavia, si ritiene che una volta che verranno stabilite le regole necessarie non avra' piu' senso avviare procedimenti giudiziari e mettere in discussione la deontologia dei medici.
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