Legalizzazione cannabis. Fict contraria
"Perché parlare, ora che la scienza ha ampiamente dimostrato i danni della cannabis sul sistema nervoso specie in giovane età, di legalizzazione della cannabis?": se lo chiede don Mimmo Battaglia, presidente della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (Fict), intervenendo nel dibattito di questi giorni. "E' forse un modo in più per fare cassa per un paese in affanno? O una strategia per ricercare consenso facile da parte di una classe politica dall'immagine a dir poco appannata?" si chiede il sacerdote. "Non è la canna libera, o meglio controllata, che può salvarci oggi, ma la ricostruzione lenta e faticosa di un sistema autentico di valori che abbiamo smarrito. O forse preferiamo mantenere calme le acque di questa palude, anestetizzare le menti, tranquillizzare per tranquillizzarci, magari fumandoci su? - dice ancora il presidente della Fict - non voglio arrendermi al pensiero che l'unico modo per risolvere un problema sia smettere di chiamarlo problema normalizzandolo, all'idea che solo il fatto che una pratica sia diffusa la renda dapprima normale e poi legale. Se questo vale per il fumo di cannabis perché non dovrebbe valere anche per l'evasione fiscale e la corruzione?". Secondo don Battaglia "se la produzione e la distribuzione della marijuana diventasse legale non si correrebbe nemmeno il solo rischio di cambiare padrone (dalla mafia allo Stato), ma si creerebbero due mercati paralleli come già succede per parecchi prodotti". "Il ravvivarsi del dibattito sembra partire dal numero di carcerati legati a reati connessi con la droga. Anche se ancora non mi è chiaro quanto l'uso di cannabis incida su queste carcerazioni, ho sempre pensato che il carcere sia la struttura non idonea per questi reati e per tanti altri" aggiunge per poi concludere: "I nostri sforzi, le nostre competenze hanno bisogno di trovare un alleato importante nello Stato e nelle istituzioni, così da permettere il diritto alla cura anche per chi, utilizzando marijuana, ne rimanga in qualche modo compromesso. Ma la sfida più importante resta quella educativa". ADUC è indipendente
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