Martedì 9 giugno 2026
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Legalizzazione cannabis. Veronesi vuole liberalizzare

U.E. - ITALIA
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''Vorrei che si riaprisse anche in Italia il dibattito per la liberalizzazione delle droghe leggere. Ã arrivato il momento di superare le barriere ideologiche e ammettere che proibire non serve a ridurre il consumo. La sentenza della Consulta, che dichiara incostituzionale la legge Fini-Giovanardi, dimostra, ancora una volta, la visione civilmente più avanzata dei nostri giudici rispetto al Parlamento''. Lo scrive Umberto Veronesi in un intervento su Repubblica. ''Le esperienze di paesi europei come la Svizzera, l'Olanda e recentemente il Portogallo, che hanno adottato politiche di liberalizzazione nei confronti della droga, parlano chiaro: se liberalizziamo la droga, non ne aumentiamo l'uso, riduciamo invece la mortalità da overdose e la criminalità collegata alla produzione e allo spaccio'', osserva Veronesi. ''Secondo molti esperti la liberalizzazione estesa metterebbe in ginocchio i grandi trafficanti e le economie che si basano sul narcotraffico come quella talebana in Afganistan e quella colombiana in Sud America. Da noi, la mafia''. ''Sin dal secondo dopo guerra sento parlare di lotta alla mafia da parte di tutti i governi, senza aver mai visto un minimo risultato. Io credo che per togliere potere alla mafia bisogna 'tagliarle gli alimenti' e il suo sostentamento principale è senza dubbio il traffico illegale di droga'', sottolinea l'ex ministro della Sanità. ''Se proibire è deleterio, legalizzare non basta. Bisogna educare e trasmettere il principio non che la droga è illegale, ma che ha un valore socialmente e individualmente negativo, informando tutti, a partire dalle scuole, sui rischi reali per la salute'', prosegue Veronesi, secondo cui ''è anche il momento per ridare alla cannabis lo spazio che merita nella cura del dolore''.

"Non sono d'accordo con il professor Veronesi sulla liberalizzazione della cannabis. Per due ragioni. La prima è legata a dati medico-scientifici e sociali. Gli effetti del consumo di marijuana sono devastanti e inoltre è molto preoccupante il calo dell'età di chi utilizza stupefacenti. La seconda riguarda la questione criminalità. Ricordo a Veronesi quanto sostenne un simbolo della lotta alla mafia, il giudice Paolo Borsellino, nel 1989. Già allora, a chi gli chiedeva se la liberalizzazione della droga aiutasse a combatterne il traffico clandestino, Borsellino diceva che era da dilettanti di criminologia pensare una cosa del genere. Andiamoci cauti, quindi. Le posizioni di chi vuole liberalizzare la droga vanno completamente ribaltate. I danni derivanti dal consumo e la possibilità per la criminalità organizzata di allargare i suoi traffici moltiplicano. Lo diciamo anche a chi intende guidare il prossimo governo. In Parlamento contrasteremo con determinazione ogni ipotesi di questo genere". Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri (FI).

"Il professor Umberto Veronesi lancia un appello a liberalizzare la cannabis, ma va fuori tema e presenta argomentazioni superficiali. Dopo la sentenza della Consulta sulla Fini-Giovanardi, la vera priorita' e' discutere di depenalizzazioni e nel caso di ipotesi di legalizzazione". E' quanto dichiarano i deputati del Partito democratico Michele Anzaldi e Federico Gelli, componente della commissione Affari Sociali della Camera. "Invece di discutere di liberalizzazioni - spiegano i due deputati Pd - lo Stato deve risolvere in maniera rapida i problemi che derivano dalla sentenza della Corte, a partire da coloro che sono stati spediti in carcere con pene pesantissime per il consumo di droghe leggere, circa 10mila persone detenute ingiustamente. Deve essere il legislatore a garantire una seria depenalizzazione e, se ci sono le condizioni, a valutare forme di legalizzazione uguali per tutte le regioni. Parlare di liberalizzazione significa cercare titoli a effetto, senza pensare a soluzioni concrete e realizzabili". "Veronesi, sensibile ai diritti e alla questione sociale delle carceri, - aggiungono Gelli e Anzaldi - potrebbe utilizzare la sua grande visibilita' per aiutare a sensibilizzare l'opinione pubblica per un dibattito serio, invece di alimentare luoghi comuni e facili appelli".

La cannabis è ''una droga pericolosa tutt'altro che leggera". Lo afferma la presidente dell'Associazione scientifica Gruppo Tossicologi Forensi Italiani (Gtfi), Elisabetto Bertol, commentando le affermazioni di Umberto Veronesi in merito all'opportunità di liberalizzare le droghe leggere. ''La 'droga' è 'droga' - sottolinea Bertol in una nota - e non è né pesante né leggera. Ciò soprattutto nei confronti della condotta di cessione a terzi, sia in minimi che rilevanti quantitativi, come nella condotta di detenzione a fini di cessione. Sono queste, infatti le sole condotte perseguibili penalmente, essendo l'uso personale o la detenzione ai fini di uso personale condotte già depenalizzate nel nostro ordinamento e sanzionate solo nella sfera amministrativa''. Paesi da cui ''vogliamo trarre l'esempio - rileva - perseguivano penalmente anche il solo 'possesso' e noi invece siamo ora a proporre questa sorta di confusione giuridica tra legalizzazione, depenalizzazione e liberalizzazione che denota solo analfabetismo culturale''. Secondo l'esperta, ''il così diffuso uso di cannabis è fondamentalmente dovuto proprio alla sottostima dei gravi effetti comportamentali a causa del falso mito della sua presunta innocuità, oggi più che mai da sfatare per la più elevata concentrazione del principio attivo nelle preparazioni a causa di coltivazioni forzate o geneticamente modificate''. Una elevata concentrazione, avverte Bertol, ''che può portare anche a irreversibili danni a livello neuronale''. La presidente dei tossicologi forensi ribadisce, pertanto, la ''pericolosità della cannabis, così come dell'alcol, del tabacco e di altre sostanze farmacologicamente attive'' ma ''ingannevoli, perché generalmente non uccidono per overdose bensì, molto più subdolamente - conclude - per patologie correlate e per comportamenti a rischio anche a danno dell'incolumità altrui''.

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